L'Arcivescovo Massimiano e i Mosaici di Ravenna

L'arcivescovo Massimiano, il ventisettesimo successore di Apollinare, sedette sulla cattedra episcopale ravennate tra il 546 e il 556. Come ebbe a scrivere Giovanni Lucchesi, egli «divenne per le sue qualità uno dei personaggi di maggior rilievo in Italia nel sec. VI».

Mosaico dell'arcivescovo Massimiano nella Basilica di San Vitale, Ravenna

Massimiano: Vescovo, Costruttore e Committente

Maestranze ravennate contribuirono all'opera di Massimiano. Andrea Agnello, nel Liber Pontificalis della chiesa ravennate, ci restituisce una biografia articolata, una delle più ampie e ricche di notizie, probabilmente ricavata da ricerche d’archivio, dagli scritti dello stesso Massimiano, senza dimenticare i monumenti e le iscrizioni che, al tempo dello Storico, nel IX secolo, erano maggiori di quanti non se ne siano conservati oggi. Il racconto del ritrovamento di un tesoro sotterraneo da parte del presule lascia trapelare la sua notevole disponibilità di denaro, che gli consentì di attuare grandi opere monumentali, configurandosi come un vescovo costruttore.

Le sue attività si estesero a tutta l'Italia, di cui a tutti gli effetti fu primate durante le lunghe assenze forzate da Roma di papa Vigilio, e i suoi sforzi furono incentrati in particolar modo sul ripristino dell'armonia e dell'unità all'interno delle Chiese divise dallo scisma dei Tre Capitoli. Mantenne sempre stretti rapporti con la corte imperiale bizantina.

Le Opere Edilizie

L'episcopato di Massimiano è caratterizzato da un'ampia attività edilizia: «La sua operosità costruttiva - scrive Mazzotti - è semplicemente gigantesca tanto più se si tien conto che il suo episcopato non ha raggiunto il decennio pieno. I più meravigliosi capolavori dell’arte nostra ravennate del secolo VI sono opere sue». A lui si deve non solo la consacrazione ufficiale dei templi, ma anche, e ciò che più conta, nel suo concetto e nella sua esecuzione, la grande decorazione musiva. In tal senso portò a termine due magnifiche chiese:

  • la Basilica di San Vitale, dedicata nel 546;
  • la Basilica di Sant'Apollinare in Classe, dedicata nel 549.

Se questi due straordinari monumenti ancora oggi custodiscono il suo nome, e altri andrebbero giustamente ricordati - solo per citarne alcuni si pensi a San Michele in Africisco, a Sant’Agnese, alla Basilica Probiana, ai lavori in Episcopio… - non possiamo non parlare, seppur come accenno, della Basilica di Sant'Andrea Maggiore. Questo edificio di culto appartiene a quella serie di chiese che durante il suo episcopato furono oggetto di interventi: «con ogni cura la fece sostenere da colonne di marmo e, tolte le vecchie strutture di legno di noce, la decorò di marmo del Proconneso» leggiamo nel Liber Pontificalis. In questa Basilica Massimiano depose una reliquia dell'apostolo Andrea e lì, come accennato, desiderò essere sepolto, vicino all'altare.

Dettaglio della Basilica di Sant'Apollinare in Classe

La Cattedra Vescovile di Massimiano

Ne è riprova della sua importanza la magnifica Cattedra vescovile, fatta costruire per lui a Costantinopoli, dono munifico di Giustiniano. Essa era composta in origine da ventisei pannelli d'avorio scolpito, rappresentanti due cicli narrativi distinti. La ricchezza della decorazione e la rarità del materiale impiegato la rendono un esemplare eccezionale di scultura paleocristiana in avorio.

Cattedra di Massimiano, dettaglio dell'avorio scolpito

La Cronaca Ravenate

Massimiano fu autore di una cronaca ravennate, oggi perduta, ma a suo tempo utilizzata dal cronista Agnello.

Il Mosaico di Massimiano nella Basilica di San Vitale

Nel cantiere di San Vitale, Massimiano curò la realizzazione dei celebri mosaici con i ritratti di corte di Giustiniano e dell’Imperatrice Teodora, per affermare, anche visivamente, il primato politico di Bisanzio. L’ente ecclesiastico che ne ha la custodia, scrive infatti che «entrare in San Vitale è una specie di esperienza mistica. San Vitale t’inebria, ti avvolge e ti culla». All’esterno la Basilica si presenta in modo semplice, senza tanti fronzoli, con mattoni a vista e pareti rivestite da finestre, ma è l’interno a lasciare stupiti.

Mosaici con Giustiniano e Teodora - Basilica di San Vitale a Ravenna

La Rappresentazione nel Mosaico

Il volto solenne di Massimiano si può ammirare ancora oggi nel presbiterio della Basilica di San Vitale, dove è raffigurato accanto all’imperatore Giustiniano, un’immagine corredata dall’iscrizione musiva Maximianus. Mazzotti, a commento di questo straordinario mosaico, spende parole profonde: Massimiano «ha in mano la croce gemmata, lo precedono i suoi diaconi, lo segue Giustiniano, che sta per trasmettergli le offerte liturgiche. È raffigurato nella pienezza della sua dignità e delle sue funzioni vescovili (…). Ha di contro l’Augusta e sopra il Cristo trionfatore.»

Il corteo di Giustiniano è maestoso: l’imperatore porta sulle mani una patena d’oro ed è preceduto da un suddiacono che porta il turibolo, da un diacono che porta l’Evangeliario e dal vescovo Massimiano. L’imperatore è circondato da tre alti dignitari ed è seguito da un gruppo di soldati di guardia.

Anche il corteo dell’imperatrice Teodora è riccamente raffigurato: Teodora incede portando sulle mani un calice d’oro tempestato di gemme. La Basilissa (imperatrice) è preceduta da due dignitari civili ed è seguita da un gruppo di dame di corte. L’imperatrice è ricoperta da un manto di porpora che nella parte inferiore reca un ricamo d’oro raffigurante i Re Magi che portano doni. Il paragone è ovvio: come i Magi portarono doni a Gesù Bambino, così «noi, Giustiniano e Teodora, offriamo i nostri doni a Cristo». La scena si inserisce nella tradizione del rilievo storico romano; il fine propagandistico è evidente ed è rafforzato dal fatto che si tratti di una cerimonia simbolica. Indossa un prezioso diadema di perle e gemme, una lunga veste bianca e una clamide color porpora e oro; sull’orlo del mantello sono ricamati i Re Magi che portano i doni, forse una chiara allusione alla stessa imperatrice che sta offrendo il calice del vino per la cerimonia.

Alta è la vibrazione del tono cromatico dei mosaici. Anche il corteo, che capiamo muoversi da destra verso sinistra, è sciolto da ogni profondità; tutte le figure sembrano tendere alla geometria, sono frontali e senza alcuna materialità corporea. In tutta questa staticità a risaltare è solo la figura di Teodora che è inserita in una nicchia dal catino a forma di conchiglia. Una donna che visse due vite, diverse ma intense, e che ancora oggi ci osserva da lì, dal suo mosaico nella Basilica di San Vitale, con il suo contegno regale e con quei grandi occhi scuri che incantarono Giustiniano, l’Imperatore d’Oriente.

La Descrizione Fisica di Massimiano

«Massimiano era di alta statura, di corporatura esile, macilento in volto, calvo sul capo, con pochi capelli e occhi azzurri, bello nell’aspetto generale». Con queste parole prende avvio il testo agnelliano, una descrizione, questa, che non può non ricordare il volto solenne di Massimiano come ancora oggi si può ammirare nel presbiterio della Basilica di San Vitale.

La Sepoltura di Massimiano

Andrea Agnello non solo è testimone oculare del fatto che ancora ai suoi tempi lì fossero custodite le spoglie mortali del santo vescovo, ma anche della ricognizione della sua sepoltura: «Nell’anno quindicesimo dell’arcivescovo Petronace, mentre noi singolarmente lo esortavamo con le nostre parole a togliere da sottoterra e collocare più in alto il corpo predetto del beato Massimiano, un giorno, rientrando in sè, ordinò che tutti noi sacerdoti andassimo con lui nella chiesa di Sant’Andrea; detta una preghiera nei nostri cuori, egli ordinò ai muratori di sollevare la lapide (…). Sollevata la pietra che chiudeva l’arca, apparvero le ossa del beato Massimiano in mezzo all’acqua perché l’urna era piena d’acqua. Quando vedemmo, cominciammo a piangere intensamente insieme col nostro vescovo, e piangendo dicevamo tra di noi: «Dove sono, pastore Massimiano, le tue pecore, dove il tuo gregge e il tuo popolo, che acquisti per il Signore? Dove sono i tuoi moniti, le tue dolci parole, la tua santa predicazione, la tua dottrina?»

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