Il Catechismo dei Bambini: Tendenze, Statistiche e Nuove Proposte nell'Iniziazione Cristiana

Ogni giorno sulla terra si compie la meraviglia di nuove vite umane che vengono alla luce. I bambini e le bambine sono una parte importante della comunità umana e costituiscono un mondo: il mondo dei bambini. La missione che Gesù Cristo ha affidato ai suoi discepoli di annunciare ad ogni creatura il suo Vangelo ha come destinatari tutti i bambini. La Chiesa italiana ha preparato un catechismo come libro della fede e per educare nella fede. È giusto domandarsi: un catechismo può essere scritto per bambini che non sanno leggere? Nel catechismo dei bambini le verità sono presentate in modo adatto alla comunicazione e diventano per loro nutrimento. Questo catechismo è dei bambini che vivono la prima stagione della loro esistenza. Sono loro i protagonisti, i veri destinatari, anche se è posto nelle mani dei genitori e degli educatori.

Il Contesto Attuale: Statistiche sulla Pratica Religiosa in Italia

Analizzando i dati del 2022, si osserva che la frequenza settimanale ad un rito religioso comunitario è la più bassa che si riscontra nella storia recente del nostro paese. Negli ultimi 20 anni, dal 2001 al 2022, il numero dei «praticanti regolari» si è quasi dimezzato, passando dal 36% al 19%, mentre i «mai praticanti» sono di fatto raddoppiati, dal 16% al 31%.

Il dato del 19% di italiani che ogni settimana si reca in chiesa o in un luogo di culto attesta senza dubbio che anche in Italia la frequenza regolare ai riti religiosi è sempre più un fenomeno di minoranza. Tuttavia, il nostro paese non si allinea ancora agli scenari ormai prevalenti nella maggior parte delle nazioni del Centro-Nord Europa, di cultura sia cattolica sia protestante, dove la partecipazione regolare al culto coinvolge dal 3% al 7-8% della popolazione.

Una riflessione importante riguarda l’andamento della pratica religiosa nel periodo della pandemia da Covid-19. Lo scrollo causa Covid-19 per la pratica religiosa sembra essersi puntualmente verificato, ed è individuabile nel 25% circa di soggetti in meno che, nel 2022, mancano all’appello rispetto all’anno precedente la pandemia (2019). Il calo della pratica religiosa negli anni post-Covid è una tendenza non solo italiana, ma che coinvolge tutti i paesi occidentali, anche con percentuali assai superiori.

infografica: trend della frequenza religiosa in Italia dal 2001 al 2022

Il Sorpasso dei Non Praticanti e le Differenze Regionali

Da sempre le regioni del Sud presentano dei tassi di religiosità superiori a quelli che si riscontrano nelle regioni del Nord e soprattutto in quelle del Centro Italia. Questo dato di fondo è una costante anche degli ultimi 20 anni, nei quali vi è stato un sensibile calo della pratica religiosa su tutto il territorio nazionale.

Un'altra indicazione rilevante, secondo le rilevazioni ISTAT, concerne l’anno in cui è avvenuto in Italia il sorpasso dei non praticanti su quanti dichiarano una pratica religiosa assidua. Si tratterebbe del 2018, quando, per la prima volta nella storia recente del nostro paese, i non-churchgoers hanno avuto il sopravvento per un soffio (25% rispetto al 24,9%). Questa tendenza è poi cresciuta in modo deciso negli anni successivi, soprattutto nel dopo Covid, sino al dato ultimo del 2022 che individua, sull’insieme della popolazione nazionale, i «mai praticanti» al 32% e i «praticanti assidui» al 19%.

L'Andamento delle Iscrizioni al Catechismo: Un Campanello d'Allarme

Negli ultimi anni, alcune comunità hanno registrato una progressiva diminuzione degli iscritti al catechismo. Ciò non è riconducibile solo alla denatalità, ma anche ad altri fattori come il cambio repentino delle abitudini delle famiglie, gli impegni dei bambini e la morfologia abitativa del territorio parrocchiale, ad esempio, l'aumento di abitanti di religione musulmana e di famiglie giovani che si sono trasferite in periferia.

Considerando il periodo che va dall’anno catechistico 2012-2013 all’anno catechistico 2014-2015, si riscontra un aumento di 10 unità ogni anno. Nell’anno catechistico 2015-2016 si è, invece, verificato un decremento di 6 unità, per poi nei due anni successivi (2016-2017 e 2017-2018) ottenere un incremento prima di 8 e poi di 3 unità rispetto al precedente. Nel successivo anno 2018-2019 si è registrata una leggera decrescita di 4 unità, ma, a partire dall’anno catechistico 2019-2020 e nei successivi, si assiste a un importante decremento nelle iscrizioni che vede la perdita prima di 30, poi di 12, ancora di 10 nel 2021-2022 e per concludere di 18 unità nel 2022-2023.

Questo trend rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare: negli ultimi anni, i ragazzi che terminano il percorso formativo e sacramentale sono sempre maggiori rispetto a coloro che lo iniziano, portando il numero di iscritti a una diminuzione sempre più accentuata che potrebbe determinare, nel corso degli anni, l'assenza di un ricambio generazionale all’interno della comunità parrocchiale. Invertire la rotta non è semplice e richiede strategie significative sia a livello di comunità parrocchiale sia a livello amministrativo.

Nuove Proposte e Riforme nell'Iniziazione Cristiana

In risposta a queste sfide, alcune diocesi stanno sperimentando nuove modalità di iniziazione cristiana. In cinque prefetture di una diocesi, diciassette parrocchie avvieranno la sperimentazione di un nuovo approccio. Questo progetto, nato da un gruppo di lavoro di 25 persone tra laici e consacrati, intende verificare la bontà di alcune scelte innovative.

Anticipazione dei Sacramenti e Nuovo Ordine

Il primo elemento di novità è l’anticipazione dell’iniziazione, coinvolgendo il bambino in un’età più precoce e mettendolo a contatto prima con la Parola, creando un unico percorso con il quale completare l’iniziazione cristiana cominciata con il Battesimo. Ciò significa che tra i 6 e i 9 anni il bambino si accosterà a tutti e tre i sacramenti: la Confessione, la Comunione e la Cresima.

Come spiega don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico del Vicariato, questo avverrà «con un ordine inverso rispetto a quello cui siamo tradizionalmente abituati, che in realtà è quello indicato dal Catechismo della Chiesa cattolica e che segue l’ordine teologico dei sacramenti». Così, a 6 anni, in corrispondenza della frequenza del primo anno di scuola primaria, il bambino si accosterà alla Cresima, un sacramento che non ha un’età specifica e che rappresenta il completamento e la pienezza del Battesimo. La scelta di far celebrare la Confermazione in età adolescenziale, spiega Cavallini, nacque da «un tentativo pastorale recente dei vescovi, che nel 1968 ritennero di utilizzare la preparazione a questo sacramento per fare catechesi ai giovani, ma sono scelte contestualizzate al periodo storico».

Al termine del secondo anno di scuola elementare, il bambino si accosterà alla prima Comunione, mentre sarà alla fine della classe terza, e dunque a 8 anni, che riceverà il sacramento della Confessione. Questo avviene dopo aver vissuto la Messa domenicale con continuità, poiché, come osserva Cavallini, «capita oggi spesso che il bambino arrivi a ricevere la prima Comunione e poi smetta di prendere parte all’Eucarestia, non vivendo più quindi il sacramento cui ora Battesimo e Cresima abiliteranno». A 8 anni il bambino perviene alla consapevolezza morale e quindi la Confessione in questa fase risulta essere in armonia con il suo sviluppo, anche se questo non vuol dire che il tema del bene e del male, e dunque del peccato, non venga affrontato in precedenza.

diagramma: schema del nuovo percorso di iniziazione cristiana con l'ordine dei sacramenti

Riforme Diocesane: L'Esempio di Palermo

Anche la Diocesi palermitana lavora da anni su problemi legati al calo delle cresime e dei cattolici praticanti. Una riforma che suona come una vera e propria rivoluzione per le famiglie cattoliche palermitane è in preparazione, con l'obiettivo di "familiarizzare" come Comunità Diocesana con la nuova proposta. Il nuovo progetto sarà operativo a partire dall'anno pastorale 2025-2026, introducendo cambiamenti significativi nell'approccio alle Comunioni e Cresime.

Il Ruolo Fondamentale dei Catechisti e della Famiglia

Per affrontare le sfide attuali, l'Ufficio catechistico propone corsi di formazione per i catechisti. Il principio generale è che «la catechesi si fa in presenza», afferma Cavallini, nel rispetto delle norme, ma adattandosi alle esigenze specifiche. Ogni parrocchia valuterà la propria situazione sulla base degli spazi di cui dispone, del numero dei bambini e ragazzi e del numero dei catechisti, regolandosi di conseguenza. Il momento più "certo" di incontro reale con gli altri sarà la Messa domenicale, e si invita a tenere in conto la possibilità di “spalmare” i diversi gruppi di catechismo invitandoli a partecipare all’Eucaristia in orari diversi.

Riguardo ai percorsi e ai contenuti della catechesi vera e propria, Cavallini sottolinea che non è sempre possibile fare un programma dettagliato a lunga scadenza, invitando a muoversi attorno ai «quattro pilastri della vita cristiana»: fede, liturgia, carità e preghiera. Questi sono anzitutto quattro esperienze che i catechisti fanno fare ai bambini e ai ragazzi. L’indicazione offerta è quella di «puntare all’essenziale», immaginando «un percorso minimo, eventualmente da ampliare». Per quanto riguarda gli spazi, è consigliabile privilegiare l’uso dello spazio esterno, sia parrocchiale che non, dando via libera a incontri e riunioni nei parchi, in case private con giardino o in luoghi significativi per la vita della città.

Il Coinvolgimento delle Famiglie e la Catechesi Domestica

L’obbligo del distanziamento e la gestione ordinaria del catechismo offrono una possibilità in più di coinvolgimento delle famiglie, in vari sensi. Anzitutto, «si può chiedere aiuto ai genitori per la catechesi in parrocchia» ma si può anche chiedere «ai più preparati e disponibili» di «fare catechismo a casa propria ai loro figli e a un piccolo gruppetto di bambini, che magari sono amici o compagni di classe», preparandoli a ricevere la prima comunione. È possibile anche proporre «una vera e propria catechesi familiare, suggerendo alle famiglie un buon testo da leggere insieme, genitori e figli». Concretamente, «se si divide il gruppo di catechesi in due sottogruppi più piccoli che partecipano a settimane alterne, nella settimana in cui i bambini non hanno l’incontro in parrocchia si può proporre loro uno schema semplice di incontro da vivere in casa con la propria famiglia».

La Qualità del Catechista: Un Esempio Virtuoso

Mettere le menti migliori a fare catechismo, soprattutto quello dei bambini, è una priorità. Per far innamorare i bambini di Gesù bisogna esserne davvero innamorati, cercare con tutto il cuore di somigliargli, perché i bambini hanno un radar raffinatissimo che sente puzza di falsità o di mediocrità da chilometri. Loro si infiammano per le cose vere e grandi, e solo per quelle. L'esempio di Padre Maurizio Botta, che fa catechismo ai più piccoli a Chiesa Nuova a Roma, è significativo. Non delega nessuno e non manca un incontro, svolgendo il catechismo con la talare per sottolineare la solennità del momento. In quella stanza, dopo le prime intemperanze, i bambini capiscono che si sta in silenzio, percependo una grande serietà e sentendosi ascoltati con estrema attenzione e gravità. Non c’è nessuna domanda troppo stupida per essere fatta, né da liquidare con leggerezza; ogni quesito viene affrontato con la massima dedizione.

La Pedagoga del Catechismo per l'Infanzia

I bambini hanno bisogno di essere amati e di amare; sono capaci di meraviglia, di stupore e di gioia. Dalle domande e dai discorsi dei bambini ci accorgiamo di ciò che vogliono sapere e di ciò che possono capire. D’altronde, la loro curiosità e il loro bisogno di sicurezza li rendono attenti ai discorsi religiosi. I bambini sono pronti a credere in Dio che è Padre, perché sono capaci di affidarsi completamente a chi li ha chiamati all’esistenza. Essi sanno invocare il Padre buono che è nei cieli, che va al di là di ogni modello paterno pur buono. Chi conduce al Padre è Gesù attraverso il dono dello Spirito.

Il compito dei genitori e degli educatori è anzitutto quello di lasciare che i bambini vadano a Gesù. La tenera età dei bambini non giustifica la rinuncia a rispondere alle loro domande e a soddisfare i loro bisogni, né le difficoltà di fede negli adulti debbono scoraggiare chi ha il dovere di provvedere alla loro educazione. Per comunicare con i bambini basta uno sguardo, un sorriso, una voce, un canto, uno scambio di messaggi. Adulti e bambini sono chiamati a camminare insieme. I bambini chiedono agli adulti attenzione, cura e impegno costante, ma a loro volta favoriscono la crescita degli adulti nella fede e nella capacità di sperare e di amare, offrendo loro il dono della semplicità e della spontaneità. Tutti insieme sono chiamati a salvarsi, divenendo parte viva della Chiesa.

La Famiglia come "Chiesa Domestica"

Le bambine e i bambini, come Gesù, sono chiamati a crescere in sapienza, statura e grazia, davanti a Dio e agli uomini. Noi adulti: genitori, educatori, familiari, con gradualità facciamo il cammino insieme con loro. Nel Battesimo i figli dell’uomo diventano figli d’adozione del Signore. Non sono più stranieri ma familiari di Dio. Le famiglie degli sposi cristiani sono comunità del popolo di Dio, un’intima comunità di vita e di amore. Proprio in queste comunità domestiche, anche in quelle più umili ed emarginate, vive e agisce il Signore Gesù. Egli ha detto: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,20). Ogni bambino concepito rende gli sposi genitori per sempre.

Con la parola e la vita i genitori sono chiamati a portare la buona notizia che il peccato, la morte, satana non fanno più paura: Gesù ci ha salvati, Dio ci ama. La catechesi familiare ha una sua originalità e una sua efficacia, perché in famiglia le parole, quanto mai semplici, spontanee e dette quando se ne offre l’occasione, fanno un tutt’uno con l’insegnamento trasmesso con la vita quotidiana.

Appello alla Riflessione e al Rinnovamento

L'analfabetismo generale sulla fede è un problema serio, che richiederebbe un rinnovamento profondo, partendo dalle basi: il catechismo dei bambini. In un deserto culturale spaventoso bisogna salvare il seme, e il seme sono prima di tutto i bambini. Loro soli sono capaci di accogliere il catechismo con tanta serietà, ponendo domande profonde e spontanee che talvolta mettono in crisi anche gli adulti. Le domande grandi dei bambini e le risposte ponderate dei catechisti capaci possono provocare una riflessione anche negli adulti, offrendo uno sguardo nuovo e più rigoroso sulla fede. Spiegare le cose a un altro è un modo per comprendere se le si conosce davvero.

tags: #quanti #bambini #fanno #catechismo #e #quanti