La Liturgia nel Carisma del Beato Giacomo Alberione

Il Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, ha impresso una spiritualità e una visione della vita cristiana che trovano nella liturgia una delle sue espressioni più profonde e specifiche, intrisa di quello che egli stesso definiva «colore paolino».

La Genesi di una Visione Liturgica: L'Esperienza Fondante di Don Alberione

Don Giacomo Alberione nacque il 4 aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Italia). Ancora giovane seminarista, nella notte tra il secolo XIX e il XX, durante una lunga adorazione eucaristica, visse un'intensa esperienza spirituale. In essa percepì con chiarezza la sua futura missione: vivere e dare al mondo Gesù Cristo Via e Verità e Vita, utilizzando tutti i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso umano offre per la comunicazione tra le persone. Questa notte, che divise il secolo scorso dal corrente, fu decisiva per la specifica missione e lo spirito particolare in cui sarebbe nato e vissuto il suo futuro apostolato.

Avendo letto l'invito di Leone XIII a pregare per il secolo che incominciava, una particolare luce gli venne dall'Ostia santa, portando a una maggiore comprensione dell'invito di Gesù «venite ad me omnes». Gli parve di comprendere il cuore del grande Papa, gli inviti della Chiesa, la missione vera del sacerdote. Vagando con la mente nel futuro, gli pareva che nel nuovo secolo anime generose avrebbero sentito quanto egli sentiva. L'Eucaristia, il Vangelo, il Papa, il nuovo secolo, i mezzi nuovi e la necessità di una nuova schiera di apostoli si fissarono così nella sua mente e nel suo cuore, dominando poi sempre i suoi pensieri, la preghiera, il lavoro interiore e le aspirazioni.

Per realizzare questa missione, fondò la Famiglia Paolina, composta da cinque Congregazioni religiose, quattro Istituti di consacrati secolari e un'Associazione di laici. Il suo primo ideale fu la ricerca di una profonda intimità con Dio, attuata attraverso l'impegno di una sempre più piena conformazione a Gesù Maestro, Via, Verità e Vita, sull'esempio dell'apostolo san Paolo, che poté scrivere di sé: «Vivo, però non più io, ma vive in me Cristo» (Gal 2, 20). In tal senso coltivò un'intensa vita spirituale, alimentata alle sorgenti della Scrittura e dell'Eucaristia.

Ritratto del Beato Giacomo Alberione con simboli eucaristici e paolini

Il "Colore Paolino" nella Liturgia

Da tempo si avvertiva negli Istituti della Famiglia Paolina il desiderio di rinnovare, arricchendo e completando, l'edizione delle «Celebrazioni proprie della Famiglia Paolina», ormai esaurita. Si è così provveduto al riordinamento del Calendario e dei testi propri, sia delle Messe sia della Liturgia delle Ore, secondo le indicazioni liturgiche generali. Ne è derivato un nuovo «Proprio», che il competente Dicastero pontificio ha approvato in data 26 luglio e 20 agosto 1993. Sono state aggiunte celebrazioni nuove, sostituiti e migliorati alcuni testi, al fine di accentuare la specifica spiritualità paolina. L'obiettivo era anche quello di far sì che di tutti gli Istituti paolini fossero riportate le solennità titolari e le feste, convinti che proprio le celebrazioni liturgiche possono grandemente favorire quel processo di comunione nella Famiglia Paolina così felicemente e tenacemente perseguito in questi anni, come rinnovata fedeltà al Fondatore.

È noto che don Alberione non si stancava di promuovere «la preghiera della Chiesa e con la Chiesa» (AD 72), ma al tempo stesso insisteva perché tale preghiera fosse "colorata" di quella particolare tonalità derivante dal carisma proprio, che egli definiva appunto «colore paolino». Questo "colore" attinge principalmente a tre sorgenti luminose:

  • la figura di Cristo come Maestro e Pastore, Via e Verità e Vita;
  • la devozione alla Santissima Vergine, Madre e Maestra e Regina degli Apostoli perché lei stessa Apostola e Pastora;
  • la sequela di Paolo, apostolo delle genti in unità con Pietro, capo di tutta la Chiesa.

Gesù Cristo, Via, Verità e Vita: Il Cuore della Spiritualità

Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» (Gv 14, 2-7).

L'Anno Liturgico ci presenta Gesù Cristo: tempo natalizio, tempo quaresimale, tempo di passione, tempo pasquale; dal presepio all'Ascensione è compresa la vita privata, il ministero pubblico, la redenzione, la glorificazione di Gesù Cristo. Dura circa sei mesi dell'anno ecclesiastico. Poi vengono i sei mesi, circa, del tempo dopo Pentecoste: in essi la Chiesa ci presenta e spiega l'insegnamento, l'esempio, i mezzi di grazia offerti da Gesù Cristo agli uomini: perché si risvegli in noi la fede, per addestrarci a vivere secondo Gesù Cristo, per usare i mezzi di grazia da Lui stabiliti.

In questo tempo (dalla festa di Pentecoste fino all'ultima settimana dopo Pentecoste) ricordiamo e meditiamo quanto Gesù ha predicato nei tratti di Vangelo che la Chiesa ci propone nelle singole Domeniche; riflettiamo sopra gli esempi santissimi in ogni virtù lasciatici da Gesù Cristo; si accoglie e si vive sotto l'azione dello Spirito Santo operante in mirabili modi, ma specialmente nei Sacramenti e nella preghiera liturgica.

Il messalino (Berruti - Torino) così chiarisce: «Durante il primo semestre dell'anno liturgico (Avvento-Pentecoste) la Chiesa ricostruisce e presenta ai fedeli la vita di Gesù Cristo. Durante il secondo semestre (Pentecoste-Avvento) mostra la vita di Gesù Cristo nella Chiesa, la quale lavora a riprodurre nei santi il Maestro Divino. Questo secondo tempo è l'eco fedele del primo: ne approfondisce gli insegnamenti, propone la via della santificazione, e le feste dei santi che sono intercalate diventano il commento vivo della parola del Divino Maestro». Si tratta ogni anno di sentire una nuova lezione-istruzione sopra Gesù Cristo, per crescere sempre più nella conoscenza, imitazione e partecipazione della sua vita: elevazione continua, sino alla pienezza dell'età di Cristo.

Beato Giacomo Alberione - Omelia alla Famiglia Paolina

Il Culto Cristiano e la Centralità della Messa

L'uomo deve prestare a Dio degno culto. Questo può essere interno od esterno. L'interno dà all'esterno il suo valore e significato; l'esterno vivifica ed esprime l'interno. Siccome l'uomo è socievole e vive in società, deve anche prestare un culto sociale ed ufficiale. Questo sarà retto da un'autorità che lo regoli, lo diriga, metta gli ufficiali per compierli: l'autorità è in Gesù Cristo e nella Chiesa, esercitata per mezzo del Papa, specialmente. Il culto sociale ben regolato secondo l'uso tradizionale è detto Liturgia. La Liturgia è il complesso delle preghiere, atti, parole, pratiche pubbliche stabilite da Gesù Cristo e dalla Chiesa.

Gesù Cristo non è solo il supremo legislatore, è insieme il vero Liturgo, il ministro principale, cioè l'attore essenziale. Egli prega, offre, cancella i peccati, comunica la grazia, adora, ringrazia, soddisfa, supplica ecc. Gli esecutori del culto sono come i ministri secondari, come organi del Cristo e rappresentanti della Chiesa. «Per mezzo di Gesù Cristo, dice S. Paolo, abbiamo gli uni e gli altri accesso al Padre, mediante un medesimo spirito».

Il culto cristiano si può considerare in tre atti:

  1. Dio, a cui l'uomo dà gloria, soddisfazioni, ringraziamenti, suppliche;
  2. l'uomo, che va a Dio; l'uomo, a cui Dio come padre comunica i suoi beni;
  3. e Gesù Cristo, che sta in mezzo, in quanto è sempre il mediatore, la via per cui l'uomo sale a Dio, e Dio discende all'uomo; in Gesù Cristo l'uomo diventa come un dio: «Dii estis», partecipe della vita divina; tralci uniti alla vite. In Gesù Cristo si incontrano l'uomo e Dio, come in Lui sono unite in un'unica persona la natura divina e la natura umana. «Per mezzo di Lui, con Lui ed in Lui, o Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria».

Mira perciò a due fini la liturgia sacra: cioè a dare a Dio il debito culto e a santificare l'anima nostra: sempre per mezzo di Gesù Cristo: «Per Christum Dominum nostrum». La nostra santificazione attraverso la Liturgia è la più feconda sorgente di grazia, che per mezzo del nostro Capo si effonde nelle sue mistiche membra. Dalla Messa, dai Sacramenti, si ha la comunicazione dell'umore vitale che dalla vite passa ai tralci: «Io sono la vite, voi i tralci: chi sta unito a me porta abbondanti frutti» di grazia e di apostolato.

Illustrazione della Messa come centro del culto cristiano

La Messa: Centro del Culto e Fonte di Vita

Centro del culto è la Messa; primi raggi, i sette Sacramenti; raggi secondari, tutte le altre pratiche liturgiche. Queste pratiche ed atti sono raccolti nei libri liturgici: Messale, Rituale, Breviario, Pontificale.

Parlando del centro liturgico, cioè della Messa: Essa è stata istituita da Gesù Cristo stesso, che dopo la consacrazione dell'ultima cena ordinò agli Apostoli: «Fate questo in memoria di me». Essa ha, secondo la teologia, quattro fini: adorare, ringraziare, soddisfare, supplicare. Ha pure quattro frutti: generalissimo, generale, particolare e particolarissimo.

Perciò ascoltare la Santa Messa è l'atto essenziale, più utile e meritorio. Ma la Messa deve essere ben compresa e ben ascoltata. Pio X nel 1903 scriveva: «la partecipazione attiva ai sacrosanti misteri ed alla pubblica e solenne preghiera della Chiesa è la prima e più indispensabile sorgente del vero spirito cristiano». La Santa Messa possibilmente sia accompagnata dalla Comunione «infra Missam»; e non manchi ante, od infra, o post Missam la meditazione delle verità divine.

Quando è possibile, è assai utile l'uso del Messalino: almeno nella seconda Messa, dopo che già gli aspiranti sono da un po' di tempo in Casa e sono capaci, dietro la guida del maestro o dell'assistente, ad usarlo. Ci sono alcune parti della Messa riservate al Sacerdote ed altre destinate al popolo. Queste i presenti possono dire, con l'inserviente, nelle Messe lette dialogate. Anzitutto il popolo può dire ad alta voce ed in latino tutte le risposte date dall'inserviente, poiché questi parla a nome di tutti. Inoltre i fedeli, col permesso dell'Autorità Diocesana, possono recitare anche in latino col celebrante tutte le preghiere che dovrebbero essere cantate dal popolo nelle Messe cantate: Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei. Si può anche dire ad alta voce tre volte col Sacerdote il Domine non sum dignus, che egli recita nel momento in cui ci mostra l'Ostia che siamo per ricevere. Infatti egli non dice quelle parole per sé, avendole già recitate prima di comunicare se stesso. Nel rituale degli infermi si richiede che l'ammalato reciti col sacerdote tale preghiera. E la Comunione dei malati, si sa, non differisce essenzialmente dalla Comunione fatta durante la Messa. Secondo le nostre Costituzioni, si curi di assistere ad una seconda Messa nei giorni festivi: rendendola più solenne per il servizio all'altare e per il canto. Questo amore entra tra i segni rivelatori di vocazione.

Schema dei quattro fini e quattro frutti della Messa

Direttive e Pratiche Liturgiche Specifiche della Famiglia Paolina

Insegnamento della Sacra Liturgia e Formazione

In ogni noviziato la scuola di liturgia, di canto, di cerimonie forma parte importante. Giovano le parti storiche e tecniche, diciamole così, ma soprattutto sempre tre punti sono da rilevarsi: l'interpretazione delle preghiere e cerimonie sotto il triplice aspetto: fede, morale e culto. Siano le scuole indirizzate alla vita pia. Nel progredire dell'anno liturgico giova tenere presenti i tre elementi della sacra liturgia: l'elemento domenicale, l'elemento mariale, l'elemento santoriale; questo per una più completa interpretazione.

Il breviario ben recitato ha vantaggi immensi per la vita religiosa e sacerdotale. Per il nostro indirizzo nelle funzioni liturgiche e private, i religiosi, sacerdoti, discepoli terranno presenti i due fini cui hanno consacrato la loro vita: la propria santificazione e l'esercizio dell'apostolato. Perciò chiederanno sempre un duplice ordine di grazie.

In riguardo ai Discepoli in particolare, l'articolo 213 delle Costituzioni dice: «Per quanto riguarda l'istruzione, non solo bisogna insegnare ad essi la dottrina cristiana e le nozioni almeno elementari delle altre materie sacre, specialmente la sacra liturgia ed il canto ecclesiastico, in quel modo e grado che, a giudizio dei Superiori, possa essere loro utile; ma in modo particolare occorre istruirli in ciò che è necessario per un efficace esercizio dell'apostolato, soprattutto nell'arte tecnica e nella propaganda».

Norme per gli Edifici Sacri e i Paramenti

I paramenti sacri siano confezionati secondo l'uso romano. L'Enciclica pontificia sopra la liturgia dice espressamente di guardarsi dallo spirito di innovazione e dall'assecondare troppo facilmente usi particolari. Ciò vale anche per la costruzione delle chiese (e dell'arte sacra in generale), a riguardo delle quali è uscita una speciale istruzione del Santo Ufficio. Nelle nuove chiese nostre e nel funzionamento delle piccole cappelle, interne od esterne, assicuriamo con pietà il decoro, il buon gusto artistico, l'osservanza delle leggi liturgiche, sempre nella maniera possibile.

L'Apostolato Liturgico e le Edizioni Paoline

Le Costituzioni stabiliscono che l'apostolato deve dare la dottrina dogmatica, morale e liturgica (articoli 224 e 225): cioè fede, morale e culto. Un esempio concreto di questo impegno è la vasta produzione di edizioni liturgiche della Famiglia Paolina, tra cui:

  • Andaloro, La Santa Messa spiegata al popolo.
  • Badenchini, Sacre Cerimonie.
  • Batzill, Mente et corde psallite.
  • Brocchieri, La Messa del popolo.
  • Casini, L'anno ecclesiastico spiegato al popolo.
  • Comerson, Vivere la nostra Messa.
  • Cendron, Le fonti della grazia. Le sacre ordinazioni.
  • Gattesco, La Santa Messa ascoltata collettivamente.
  • Mistrorigo, Novena dell'Immacolata con musica.
  • Putz, La nostra Messa.
  • Ruggeri, Il Santo Sacrificio.
  • Sparacio, Novena del Santo Natale con musica.
  • Vaggini, La Messa fonte di Vita Cristiana. - La Messa del Fanciullo. - Messale Romano Quotidiano (Latino-italiano). - Messalino Romano Festivo (Edizione completa) - Messalino Romano Festivo (Edizione ridotta). - Messale Ambrosiano Quotidiano (latino-italiano). - Messalino Festivo Ambrosiano (latino-italiano). - Missale Defunctorum. - Come servire la S. Messa - Come assistere alla S. Messa. - Piccolo Ufficio della Beata Vergine. - Ufficio della Settimana Santa. - I Vespri. - Novena e supplica alla Madonna di Pompei. - Ricordo agli sposi.

Devozioni e Meditazioni

Si va introducendo in varie diocesi «il mese del Paradiso». Vi si dedica spesso gennaio, oppure agosto. Ecco uno schema di argomenti per le meditazioni:

  1. Il nostro fine.
  2. Importanza di salvarsi.
  3. Il paradiso è premio, mercede, corona di giustizia.
  4. Il paradiso è disuguale ed uguale.
  5. La risurrezione di Gesù Cristo.
  6. L'ascensione di Gesù al cielo.
  7. L'assunzione di Maria al cielo.
  8. L'incoronazione di Maria.
  9. La visione, il possesso ed il gaudio di Dio.
  10. Il paradiso è eterno.
  11. La risurrezione finale.
  12. Gli Angeli con i nove cori.
  13. La gloria degli Apostoli.
  14. La gloria dei Martiri.
  15. La gloria dei Vergini.
  16. La gloria dei Confessori (Pontefici e non Pontefici).
  17. La gloria di S. Giuseppe e di tutti i Patriarchi del V.T.
  18. Il paradiso dei religiosi e degli apostoli.
  19. La via dell'innocenza.
  20. La via della penitenza.
  21. Evitare il purgatorio.
  22. Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
  23. Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
  24. Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.
  25. Beati i famelici e sitibondi di giustizia, perché saranno saziati.
  26. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
  27. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
  28. Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.
  29. Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
  30. Credo il paradiso, lavoro per il paradiso, aspiro al paradiso.

Questo schema di meditazioni, sebbene non strettamente liturgico nel senso rituale, riflette la profonda dimensione escatologica e la tensione alla santificazione che caratterizzano la spiritualità alberioniana, indirizzando il fedele verso il fine ultimo della vita cristiana.

Preghiere e Invocazioni ispirate dal Beato Alberione

Numerose preghiere riflettono lo spirito e la missione del Beato Alberione, spesso incluse nelle celebrazioni liturgiche della Famiglia Paolina:

O Trinità divina, Padre, Figlio e Spirito Santo, presente e operante nella Chiesa e nella profondità della mia anima, io ti adoro, ti ringrazio, ti amo! A te, Gesù Maestro, mi offro, dono e consacro come fratello e discepolo. A te, Spirito Santo, mi offro, dono e consacro come “tempio vivo” per essere consacrato e santificato. O Maria, Madre della Chiesa e Madre mia, tu che sei nella Trinità divina, insegnami a vivere, per mezzo della liturgia e dei sacramenti, in comunione sempre più intima con le tre divine Persone, affinché tutta la mia vita sia un «gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo».

Padre misericordioso, che hai rivelato al beato Giacomo Alberione la persona di Cristo, “forma” perfetta di ogni vero discepolo, donaci la stessa fede che lo ha reso padre di molte comunità di consacrati e apostoli per il nostro tempo.

Accetta, Signore, i doni che portiamo al tuo altare nella festa del beato Giacomo Alberione, e trasformaci in una lode vivente della tua gloria.

O Padre, che hai suscitato nella Chiesa il beato Giacomo Alberione, sacerdote, per annunciare al mondo il tuo Figlio Via e Verità e Vita, con le molteplici forme della comunicazione, fa’ che, imitando il suo esempio, dedichiamo le nostre forze per portare il Vangelo a tutte le genti. Rendici tuoi discepoli, Signore, ed esaudiscici. Tu hai sostenuto nelle difficoltà il beato Alberione con l’assicurazione: «Io sono con voi.». Facci essere sempre sale che purifica e preserva, luce del mondo, città posta sul monte.

Beato Giacomo Alberione - Omelia alla Famiglia Paolina

Il Ruolo del Sacerdote e l'Apostolato

O Gesù Maestro Divino, ringraziamo e benediciamo il vostro Cuore amantissimo per l'istituzione del Sacerdozio e per la nostra vocazione. I Sacerdoti sono mandati da Voi, come Voi foste mandato dal Padre. Siate, o Gesù, eterno e sommo Sacerdote, per noi Via, Verità e Vita. Che siamo sempre sale che purifica e preserva; che siamo sempre luce del mondo; che siamo sempre la città posta sul monte! Manda buoni operai alla tua messe, o Gesù. Tu leggi nella mente di Dio i figli che Egli chiama e per essi hai preghiera, grazia, luce e conforti speciali.

Noi dobbiamo corrispondere a tutta la tua altissima volontà, arrivare al grado di perfezione e gloria celeste cui ci hai destinati, e santamente esercitare l'apostolato delle edizioni. Ma ci vediamo debolissimi, ignoranti, incapaci, insufficienti in tutto: nello spirito, nella scienza, nell'apostolato, nella povertà. Tu invece sei la Via e la Verità e la Vita, la Risurrezione, il nostro unico e sommo Bene. Per parte nostra, promettiamo e ci obblighiamo: a cercare in ogni cosa e con pieno cuore, nella vita e nell'apostolato, solo e sempre, la tua gloria e la pace degli uomini. E contiamo che da parte tua voglia darci spirito buono, grazia, scienza, mezzi di bene. Moltiplica, secondo la immensa tua bontà e le esigenze della nostra vocazione speciale, i frutti del nostro lavoro spirituale, del nostro studio, del nostro apostolato, della nostra povertà.

«Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Quale è dunque la mia ricompensa? Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno» (1 Cor 9, 16-22).

«Fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. in modo da poterlo dirigere? (Sap 9,13; Is 40,13). Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo. R. E’ piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. R. noi predichiamo Cristo crocifisso» (1 Cor 2, 1-16).

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