La Resurrezione di Pericle Fazzini nell'Aula Paolo VI

La Resurrezione che campeggia nell'Aula Nervi, oggi nota come Aula Paolo VI, rappresenta una delle opere scultoree più imponenti e significative del Novecento. Commissionata nel 1965 da Papa Paolo VI al grande scultore marchigiano Pericle Fazzini, l'opera è divenuta nel tempo il fulcro visivo degli incontri pontifici, fungendo da sfondo a decenni di udienze trasmesse in mondovisione.

Veduta d'insieme della scultura monumentale

Genesi e realizzazione dell'opera

Il rapporto tra Papa Montini e Fazzini fu caratterizzato da una profonda sintonia spirituale e artistica, guidata dall'urgenza di evangelizzare una modernità che si era allontanata dalla luce della fede. Il pontefice cercò insistentemente Fazzini per decorare la grande Aula delle udienze, affidata all'architetto Pier Luigi Nervi nel 1964.

Il processo creativo fu lungo e complesso, articolato in diverse fasi:

  • 1965: Papa Paolo VI affida a Fazzini l'incarico iniziale.
  • 1970-1975: L'artista lavora al modello in polistirolo all'interno della chiesa sconsacrata di San Lorenzo in Piscibus.
  • 1972: Viene assegnato ufficialmente il tema della "Resurrezione".
  • 1972-1977: Realizzazione della fusione in bronzo e ottone, che richiese un lavoro fisico e spirituale estenuante.

Per la realizzazione, Fazzini utilizzò una tecnica all'avanguardia per l'epoca, lavorando tronchi di ulivo e polistirolo con ferri caldi. I pezzi vennero poi fusi presso la fonderia Michelucci di Pistoia, un centro d'eccellenza per la metallurgia artistica italiana. L'opera, composta da centinaia di pezzi numerati, fu trasportata in Vaticano e saldata in loco.

Schema tecnico o infografica che illustra le dimensioni monumentali dell'opera: 20 metri di lunghezza, 7 di altezza e 3 di profondità.

Simbolismo e linguaggio artistico

L'opera è una traduzione visiva potente della Pasqua come "nuova creazione". Fazzini stesso descrisse la sua intuizione: «Ebbi l’idea di far risorgere Cristo dall’orto di Getsemani sconvolto come da una esplosione nucleare».

Gli elementi primordiali

Il Cristo emerge da un intrico di rami, radici, rocce e terra squarciata. L'artista evoca il fuoco, il vento e la terra, elementi primordiali che, in questa composizione, assumono una valenza teologica:

  • Il vento: Rappresenta la forza dello Spirito che sospinge il Salvatore verso l'alto.
  • Il fuoco: Simboleggia la potenza distruttrice della morte che viene vinta dalla luce.
  • La terra: Evoca sia il giardino del Getsemani, sia il paesaggio marchigiano natio dello scultore.

È suggestivo notare come, in questo dinamismo cosmico, il volto di Cristo rimanga sereno e amorevole, testimoniando una vittoria sulla morte che non si distacca dalla sorte degli uomini, ma offre a tutti, senza discriminazioni, la speranza della vita nuova.

Il restauro conservativo

Di recente, l'immensa scultura ha beneficiato di un importante restauro conservativo, coordinato dalla facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli. L'intervento ha permesso di ripulire le superfici, facendo riemergere lo splendore originario dei gialli dell'ottone, che ora illuminano il volto e le mani del Cristo, creando un dialogo sapiente tra il bronzo e il metallo prezioso.

L'eredità spirituale

Oltre al valore estetico, la Resurrezione di Fazzini è una vera e propria preghiera in bronzo. Come suggerito nelle meditazioni di Giovanni Cesare Pagazzi nel libro Il garbo del Vincitore, l'opera riflette la "finezza di maniere" di un Cristo che vince il male non con la violenza, ma con l'offerta della propria vita. Fazzini, definito da Ungaretti "lo scultore del vento", ha saputo dare corpo a questa ansia evangelizzatrice, lasciando ai posteri un'immagine potente di un Dio che irrompe nella storia per restituire innocenza e libertà alla creazione.

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