La vocazione alla santità nella Chiesa si manifesta attraverso diversi percorsi, che conducono i fedeli a dedicare la propria esistenza al Signore. I consacrati sono coloro che, in risposta a una chiamata divina, scelgono di adottare uno stile di vita simile a quello di Gesù Cristo. Questa dedizione non è esclusiva dei religiosi, ma si estende anche ai laici, i quali, attraverso la professione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, si sono pienamente dedicati al Signore.
La consacrazione è una testimonianza della cultura dell'incontro e chiama i suoi aderenti al dialogo e all'apertura, rendendoli partecipi della missione della Chiesa nel mondo. L'obiettivo ultimo è quello di conformare la propria vita all'esempio di Gesù e all'insegnamento offerto ai suoi discepoli. La vita consacrata si articola in specifici Istituti, società organizzate dalla Chiesa secondo una legislazione propria, comprendente costituzioni, regole o statuti. Essere consacrati implica un impegno costante nella edificazione della Chiesa, mantenendo vivi i valori e i principi evangelici e manifestando i doni divini anche nelle fragilità umane.

Forme di Vita Consacrata
La vita consacrata si esprime in numerose forme, tutte volte a testimoniare la Chiesa e l'azione dello Spirito Santo. Tra le più antiche si annovera la vita eremitica, incentrata sull'isolamento e spesso caratterizzata dalla professione di voti. Il monachesimo, invece, promuove una dimensione di altruismo, pace e umiltà, attraverso una vita comunitaria animata da uno spirito di solitudine interiore. Uomini e donne che scelgono queste vie vanno oltre la consacrazione battesimale, ricercando una profonda vita interiore rivolta a Dio e legandosi ai consigli evangelici.
Il Processo di Canonizzazione: Dalla Fama di Santità al Riconoscimento Papale
La canonizzazione è il processo attraverso il quale la Chiesa cattolica dichiara ufficialmente una persona santa. Questo percorso, che può durare molti anni, richiede il riconoscimento di miracoli attribuiti all'intercessione del candidato. La decisione finale spetta al papa, che sancisce la conclusione del processo con un atto pontificio.
Sebbene la venerazione di figure cristiane significative sia sorta molto presto, un vero e proprio processo di canonizzazione si sviluppa solo nel secondo millennio. Nei primi secoli, la venerazione si concentrava sui martiri, coloro che offrivano la vita per testimoniare la fede. Con la fine delle persecuzioni, il culto si estese ai confessori, fedeli che avevano subito persecuzioni o che si erano distinti per una vita ascetica e penitenziale, senza un processo formale.

L'Evoluzione Storica del Processo di Canonizzazione
Con il declino dell'Impero romano e l'inizio del Medioevo, emerse una forma embrionale di processo di canonizzazione gestito dai vescovi, che autorizzavano la venerazione dopo indagini sommarie e la redazione della Vita del santo. Questo periodo è noto come "canonizzazione vescovile". La figura del santo iniziò a distinguersi da quella dei martiri e dei confessori, venendo percepita sempre più come un intercessore di grazie divine.
La Sede Apostolica iniziò a intervenire per garantire decisioni più autorevoli. Il termine "canonizzazione" apparve nei documenti di papa Benedetto VIII. Viborada di San Gallo fu la prima donna dichiarata santa da un pontefice nel 1047. A partire da Giovanni XV, il ricorso al giudizio papale divenne più frequente. Verso la fine dell'XI secolo, i Papi affermarono il loro diritto esclusivo di autorizzare la venerazione dei santi, sottraendolo ai vescovi. Le virtù e i miracoli delle persone proposte alla pubblica venerazione dovevano essere approvati nei concili.
Papa Alessandro III, nel XII secolo, rivendicò a sé il potere di riconoscere una persona come santo per mantenere l'uniformità del culto, inserendo definitivamente i processi di canonizzazione nelle causae maiores Ecclesiae. Papa Innocenzo III promulgò una bolla che confermava le regole introdotte da Alessandro III. Nel 1215, il Concilio Lateranense IV vietò la venerazione delle reliquie senza il consenso papale. L'introduzione del breve Audivimus di papa Alessandro III nelle Decretali di Gregorio IX consacrò la "riserva papale" in materia di canonizzazione.

Riforme e Procedure Moderne
Nel XIV secolo, il papa iniziò ad autorizzare il culto di alcuni santi a livello locale prima del completamento del processo. Interventi significativi avvennero con Sisto V, che creò la Congregazione dei riti nel 1588, e con Urbano VIII, che articolò ulteriormente la procedura con la lettera apostolica Coelestis Hierusalem Cives (1634), riservando esclusivamente alla Sede Apostolica il diritto di canonizzazione e beatificazione.
Prospero Lambertini, futuro Benedetto XIV, elaborò le procedure nel suo De Servorum Dei beatificatione et de Beatorum canonizatione, opera che regolò le canonizzazioni fino al 1917. La normativa millenaria fu poi rielaborata nel Codice di Diritto Canonico del 1917.
L'eccessivo positivismo della prima codificazione, che aveva allungato e complicato le procedure, indusse Paolo VI a riformare la canonizzazione, separando una sezione dalla Congregazione dei riti e semplificando il processo in due fasi: un'istruttoria a livello locale e una dibattimentale a Roma. Nel 1939 fu abolito il processo apostolico per cause storiche, semplificazione estesa nel 1969 alle cause recenti.
La costituzione apostolica Divinus Perfectionis Magister (1983) e le successive istruzioni della Congregazione per le cause dei santi hanno continuato il processo di semplificazione. Nonostante le riforme, non è stata eliminata la figura del Promotor Fidei, comunemente noto come "Avvocato del Diavolo".

Le Tappe del Processo di Canonizzazione
Il processo di canonizzazione è strutturato nelle seguenti tappe:
- Servo di Dio: Il candidato è definito tale dal momento in cui viene aperta l'inchiesta diocesana.
- Venerabile: Riconosciuto dopo la dichiarazione di eroicità delle virtù o del martirio.
- Beato: Dichiarato tale a seguito del riconoscimento di un miracolo attribuito all'intercessione del Venerabile (salvo dispensa papale o caso di martirio).
- Santo: Proclamato tale dopo il riconoscimento di un secondo miracolo (salvo dispensa papale).
I santi sono coloro che godono della visione beatifica di Dio in Paradiso. La santità è considerata un dono divino. La maggior parte dei santi della Chiesa cattolica, oltre diecimila, sono stati proclamati per acclamazione popolare, mentre circa trecento sono stati canonizzati attraverso la procedura formale. Molti papi sono stati canonizzati, quasi tutti durante il primo millennio.
Don Margini: avviato il processo di canonizzazione
La Legge della Consacrazione
La consacrazione, nel contesto del Cristianesimo, significa mettere a parte qualcosa o qualcuno come santo per l'opera del Signore. I santi degli ultimi giorni dedicano volontariamente il loro tempo, i loro talenti e i loro mezzi per stabilire il regno di Dio, motivati dalla carità e da un crescente desiderio di servire. Nel tempio, i membri della Chiesa fanno alleanza di vivere la legge della consacrazione.
Quando si consacra qualcosa a Dio, lo si dedica per l'edificazione del regno del Signore. Sebbene si possano consacrare tempo, talenti e mezzi, la consacrazione per eccellenza consiste nel "dare sé stessi a Dio". Questo processo non è un evento o un rituale di rinuncia, ma un percorso che aiuta a conoscere il Padre Celeste e Gesù Cristo. Richiede tempo e impegno, come insegnato in Dottrina e Alleanze 4:2, che invita a servire Dio con "tutto il cuore, facoltà, mente e forza".
Il Signore può anche benedirci consacrando, o santificando, le nostre prove. Nel Libro di Mormon, Lehi disse a suo figlio Giacobbe che il Signore "consacrerà le tue afflizioni per il tuo profitto" (2 Nefi 2:1-2).
Il presidente Russell M. Nelson ha invitato i giovani adulti a consacrare parte del loro tempo allo studio di Gesù Cristo, promettendo che ciò aumenterà l'amore per Lui, la capacità di resistere al peccato e il desiderio di osservare i comandamenti.
Consacrare qualcosa a Dio per il Suo uso può sembrare difficile, ma una vita consacrata è costruita attraverso le scelte quotidiane. Come ha insegnato il presidente Dieter F. Uchtdorf, persino il più piccolo atto di discepolato o la più piccola quantità di credo possono diventare il falò ardente di una vita consacrata.

Vivere la Legge della Consacrazione
La legge della consacrazione è eterna e fu vissuta anticamente dai seguaci di Dio, essendo stata restaurata negli ultimi giorni. Vivere questa legge significa aiutare gli altri a soddisfare le loro necessità materiali e spirituali e far avanzare l'opera del Signore sulla terra. Ciò può avvenire attraverso il ministero, la decima, le offerte di digiuno, i progetti umanitari e altri atti di servizio.
Un altro modo di vivere la legge della consacrazione è adempiere con diligenza le chiamate e gli incarichi nella Chiesa. Come ha insegnato il presidente Henry B. Eyring, una chiamata a servire riguarda soprattutto il cuore e l'obbedienza ai comandamenti del Maestro.
Consacrarsi a Dio significa dedicare la propria vita a Lui, vivere e testimoniare il Vangelo, essere missionari del Suo amore nella comunità, nella Chiesa e nel mondo. È una scelta profonda e personale che richiede una incessante ricerca del volto di Dio e della santità, sperimentando la gioia e la felicità di appartenere a Lui.
La consacrazione si esprime nella vita personale e comunitaria, nella preghiera, nello studio, nel lavoro e, soprattutto, nell'amore verso gli altri. Consacrarsi completamente a Dio richiede di vivere in sintonia con Lui, ricercare e contemplare il Suo Volto, abbracciando i valori fondamentali della spiritualità, come l'unità e il non avere nulla di proprio.
Quando una persona sceglie di consacrarsi attraverso la professione solenne dei voti, decide di incarnare la scelta di vita di Gesù e della Vergine Maria. Questa scelta non si traduce in un'esistenza limitata, ma rappresenta un'opportunità per espandere i propri confini e approfondire nella libertà il significato dell'Amore.

Consacrazione nel Cristianesimo: Significati Diversi
Nel Cristianesimo, la consacrazione implica un atto di dedicarsi interamente a Dio, essenziale per la santità e la purezza morale. Nell'Ortodossia orientale è un rito sacro. Nel Cattolicesimo, assume un significato cruciale durante la Messa, dove il pane e il vino vengono trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo, un momento centrale della cerimonia. In origine, il termine designava l'ordinazione di un vescovo.
La consacrazione permette al credente di accedere direttamente a Dio e di fungere da Suo rappresentante. È un atto di completa sottomissione a Dio, riconoscendo l'obbligo di essere posseduti da Lui. Viene vista come il fondamento della vera santità e purezza morale. Le parole pronunciate dal sacerdote durante la Messa costituiscono la forma di questo sacramento, trasformando la sostanza del pane e del vino, pur mantenendo i loro "accidenti".
Per essere elevati all'onore degli altari, occorrono tre cose: essere morti, aver fatto un miracolo e subire un processo canonico. La canonizzazione di papi come Karol Wojtyla e Angelo Giuseppe Roncalli nel 2014 evidenzia la vicinanza della Chiesa ai fedeli e l'importanza di ribadire il concetto che tutti i battezzati sono santi.
Santità: Un Dono e un Percorso
Per la Chiesa cattolica, tutti i battezzati sono santi in senso letterale, poiché santificati dal battesimo, che li rende figli di Dio e membri della Chiesa. San Paolo si rivolgeva ai fedeli come "santi". La Chiesa è definita anche "Comunione dei santi", la comunità che riunisce tutti i battezzati.
Tuttavia, esistono santi "di serie A", ovvero quei battezzati che hanno dimostrato una fedeltà speciale al Signore: i martiri, uccisi per la loro fede, e i confessori, testimoni della fede senza il sacrificio supremo della vita.
La Chiesa utilizza il diritto canonico per stabilire chi è santo. Un codice che si è evoluto nel tempo: se un tempo si diventava santi per acclamazione popolare, dal Concilio di Trento (1545) la Chiesa ha adottato norme specifiche per evitare confusioni e abusi.
Il processo per diventare santo prevede diverse fasi: il candidato deve essere morto da almeno cinque anni (salvo dispensa papale), qualcuno deve proporre l'apertura del processo, e il vescovo locale deve accogliere la richiesta. La prima parte del processo si svolge a livello diocesano, con la raccolta di documenti e testimonianze.
L'Avvocato del Diavolo (Promotore di Fede) e il postulatore, l'avvocato difensore, si confrontano nel processo. Il candidato viene definito Servo di Dio, poi Venerabile, poi Beato e infine Santo. Il grado eroico delle virtù è dato dalla continuità e intensità con cui sono state vissute.
Per essere proclamato beato, un venerabile deve aver compiuto un miracolo attribuito alla sua intercessione. La guarigione deve essere completa, definitiva e permanente. Per giungere alla canonizzazione, è necessario il riconoscimento di un secondo miracolo.
Il Papa ha l'ultima parola e può decidere scorciatoie, come nel caso di Giovanni XXIII, proclamato santo per fama di santità, senza il riconoscimento di un secondo miracolo. Esistono anche casi di canonizzazione equipollente o confermazione del cultus, in cui il Papa estende il culto di un santo già riconosciuto senza ulteriori indagini.
La differenza principale tra beatificazione e canonizzazione risiede nella natura e portata dell'atto. La beatificazione è un atto con valenza locale, mentre la canonizzazione è un atto che afferma un diritto universale.