Bernardino di Betto (1454 ca. - 1513), meglio noto come Pinturicchio - o anche Sordicchio, per una sua certa sordità - è stato uno dei grandi pittori del Rinascimento italiano. Nato a Perugia, si distinse per uno stile caratterizzato dall’eleganza decorativa, dai dettagli minuziosi e da una straordinaria sensibilità narrativa.
La Formazione e lo Stile di Pinturicchio
Pinturicchio si formò a Perugia, probabilmente nella bottega del maestro Pietro Perugino, di pochi anni più anziano di lui, con il quale collaborò in alcune opere giovanili, come la decorazione di due riquadri degli sportelli del Gonfalone di San Bernardino nel 1473. Influenzato dallo stile delicato e luminoso del Perugino, Pinturicchio sviluppò una propria cifra stilistica, arricchendola con dettagli decorativi e un vivace senso narrativo. Il suo stile riflette l’influenza della Scuola Umbra, ma si distingue per un maggiore interesse verso il decorativismo e una narrazione più diretta e accessibile.
Le opere di Pinturicchio si caratterizzano per il ricco uso dell’oro, dei colori brillanti e delle decorazioni raffinate, che conferiscono alle sue creazioni un’eleganza quasi fiabesca. Esse presentano un forte senso del racconto e un'attenzione ai dettagli narrativi, evidenti in abiti, architetture e paesaggi. Pinturicchio fu un maestro nella narrazione pittorica, apprezzato per la sua capacità di raccontare storie complesse attraverso immagini ricche e decorative. Anche se talvolta è stato considerato un artista “minore” rispetto ai grandi del Rinascimento, il suo contributo all’arte italiana è significativo per la sua capacità di fondere decorazione e narrazione.
Il Contesto: La Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma
La storia della Basilica di Santa Maria del Popolo inizia a Roma, subito dopo l’ingresso nord della città, la Porta Flaminia (attuale Piazza del Popolo). Nel 1099, papa Pasquale II fece costruire una piccola cappella dedicata alla Vergine sul luogo dove si diceva fosse il sepolcro di Nerone. La chiesa fu eretta a spese del Popolo Romano, ovvero del Comune, e per questo da allora fu denominata Santa Maria del Popolo.
Tra gli obiettivi di papa Sisto IV vi era anche quello di fare della basilica un mausoleo della sua famiglia. Per questo motivo, le cappelle laterali furono affidate a personaggi appartenenti alla casata Della Rovere o ad essa collegati. Tra queste, Vasari loda in particolare la prima entrando a destra, la Cappella di Domenico della Rovere, cardinale di San Clemente e nipote di quel papa.
La Cappella di San Girolamo (o del Presepio) e la Natività
La Cappella di San Girolamo, o Cappella del Presepio, fu fatta erigere dal cardinale Domenico Della Rovere, cardinale dal 1478 ed esponente di primo piano nella Curia romana, tra il 1488 e il 1490. L'affresco della Natività in questa cappella costituisce la prima opera nota di Pinturicchio a Roma. La cappella è dedicata a Maria Vergine Madre di Dio e a San Girolamo, come recita l'iscrizione dedicatoria.
La volta della cappella, in origine decorata con preziosi motivi "all’antica", fu successivamente ricoperta da un fondo blu con stelle dorate a causa del cattivo stato. Nelle lunette si trovano cinque affreschi con Storie di san Girolamo, che sono stati staccati e trasferiti su tela durante le modifiche settecentesche. Questi raffigurano vari episodi della vita di San Girolamo, tra cui il santo nello studio intento a scrivere, e il tumultuoso scambio di lettere fra i due grandi Dottori della Chiesa.

Descrizione della Natività (Presepio) di Pinturicchio
La Natività di Bernardino di Betto, detta Pinturicchio, è una delle espressioni più delicate e raffinate della pittura rinascimentale italiana. Dedicata a Maria Vergine Madre di Dio e a San Girolamo, si distingue per la sua luminosità cromatica, la minuzia dei dettagli e la dolcezza delle figure, elementi distintivi dello stile dell’artista perugino.
La scena si sviluppa secondo la tradizionale rappresentazione della nascita di Cristo: la Vergine Maria e San Giuseppe, in atteggiamento devoto, adorano il Bambino appena nato, avvolto in fasce e adagiato su un giaciglio di paglia, con il capo poggiato su un fascio di spighe, un evidente riferimento all’Eucaristia. La Sacra Famiglia, riscaldata dall’asinello e dal bue che da dietro una paratia di vimini intercettano lo sguardo dello spettatore, incornicia la figura centrale del Figlio, rappresentato in atteggiamento vivace e spontaneo.
La semplicità dell’impianto compositivo è solo apparente, poiché l'opera ospita più di un livello di lettura e di narrazione: il soggetto principale è il Presepio e l’adorazione dei pastori, ma insieme a questo si nota l’adorazione di san Girolamo, e sullo sfondo già si intravede il corteo dei Magi. Questo equilibrio compositivo, tipico dell’arte del Pinturicchio, è reso ancor più suggestivo dall’uso di colori vivaci e dorature che donano all’insieme una grande luminosità. Nella Natività, ogni figura è caratterizzata da un’eleganza composta e da un’armonia formale che trasmettono un senso di pace e serenità. La finezza dei panneggi, i volti delicati e l’attenzione ai particolari architettonici e paesaggistici rivelano il suo debito nei confronti delle esperienze artistiche di Perugino e di Raffaello, ma anche una sensibilità tutta personale, fatta di grazia e raffinatezza.
Lo Scenario Architettonico e Paesaggistico
La capanna del Presepio, nella sua apparente semplicità, è in realtà una struttura maestosa, costruita su due rovine diverse: in primo piano un pilastro a mattoni e dall’altro una parete arcata a conci di pietra, memori del mondo antico pagano, ora sostituito dall’avvento della nuova era cristiana. In questo si distinguono edifici a metà tra la fantasia e la realtà. Proprio l’arcata diruta incornicia un’altra serie di arcate, quelle di un ponte sul fiume, evidentemente il Tevere.
Il ponte, per le sue arcate delimitate da semicolonne, ricorda molto uno dei pochi che all’epoca esistevano a Roma, quello di Castel Sant’Angelo, costruito dall’imperatore Adriano. Questo ponte era il più importante, perché costituiva il principale e più agevole attraversamento del Tevere per i pellegrini che, giunti da nord ed entrati da Porta Flaminia, si recavano in Vaticano. A questo luogo sacro sembra alludere anche il campanile con cuspide a piramide e pareti traforate da bifore, molto simile a quello che un tempo inaugurava la piazza dell’antica basilica di San Pietro.
Punto di Fuga e Simbolismo
Il punto di fuga prospettico è posto lungo il fusto dell’albero collocato in corrispondenza con l’asse principale dello spazio pittorico. La sua è un’ulteriore direttrice visiva, che spinge lo sguardo verso l’alto, a scoprire l’angelo che dal cielo annuncia la venuta del Figlio di Dio ai pastori, i quali, insieme alle loro pecore, si trovano sulla parte più alta della montagna rocciosa a sinistra. Contemporaneamente, da una sorta di arcata naturale creatasi proprio sotto i piedi del gregge, sbuca il corteo dei re magi.
La contemporaneità spaziale e temporale dei due gruppi indica come Dio si sia fatto uomo per tutti e come si sia reso riconoscibile ai sapienti come ai semplici. Lo stesso concetto è ribadito dalla presenza di San Girolamo in primo piano. Il santo sapiente, il Padre della Chiesa, in questa scena condivide con i pastori l’adorazione per il bimbo Gesù.
Pinturicchio, Natività con san Girolamo, Roma, s. Maria del Popolo (manortiz) 1080
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