Santuario della Madonna del Faggio di Tornolo: Storia, Leggende e Devozione

La storia del Santuario della Madonna del Faggio, un piccolo oratorio immerso nei boschi dell'Appennino bolognese, affonda le sue radici in un'antica leggenda legata all'apparizione della Vergine a un pastorello. Si narra che l'immagine della Madonna sia comparsa sotto un grande faggio, dove il giovane era solito condurre al pascolo le sue greggi. La Vergine chiese di essere venerata in quel luogo e che la notizia fosse portata al parroco di Castelluccio.

Inizialmente, il pastorello fu colto da un dubbio sulla credibilità della sua testimonianza, ma la Madonna lo rassicurò con un "Và e non ti preoccupare". Al momento di raccontare l'accaduto al parroco, il giovane si ritrovò con il collo storto, una condizione che si risolse solo al termine del suo racconto, a riprova della veridicità dell'evento.

Statua della Madonna del Faggio in una fioriera, appoggiata al tronco del vecchio faggio conservato

La Nascita del Santuario: Volontà Popolare e Costruzione

La costruzione della chiesa ebbe inizio il 16 luglio 1722. Il nome originario del luogo era "Madonna del Rio Scorticato", dal nome della località in cui sorge. La realizzazione di questo oratorio fu possibile grazie alla forte volontà popolare degli abitanti di Castelluccio, Capugnano e Monte Acuto. La data certa di inizio dei lavori è documentata nel diario tenuto da Don Giuseppe Pranzini di Castelluccio, che annotava meticolosamente tutti gli avvenimenti legati alla costruzione, comprese le entrate e le uscite di denaro.

I lavori di costruzione si estesero negli anni successivi: nel 1727 venne eretto un piccolo campanile a vela, diverso da quello attuale, e solo nel 1735 fu lastricato il pavimento della chiesa. Successivi restauri furono effettuati tra il 1752 e il 1754. Nel 1763, la volta in muratura, costata 100 lire, fu interamente pagata da don Giacomo Zappoli. Due anni dopo, venne costruito il muraglione sotto la chiesa, con il contributo di sette muratori e dodici manovali.

Feste e Processioni: Tradizioni che Uniscono e Dividono

Dal 26 luglio 1756 iniziò la consuetudine di celebrare la festa di Santa Anna, un evento di grande importanza per la comunità, particolarmente sentito almeno fino al secolo scorso, data la scarsità di occasioni di festa. La celebrazione prevedeva una Messa solenne e una Messa cantata. Al termine della funzione, l'immagine della Vergine veniva portata in processione lungo il sentiero dietro al Santuario fino al faggio, che nella tradizione popolare divenne noto come il "Faggio dell’Apparizione".

Un'altra importante occasione di festa era la processione dell'Ascensione. Similmente alla processione della Madonna di San Luca, la Madonna del Faggio veniva trasportata dal Santuario fino a Castelluccio, per poi essere riportata indietro il giorno dell'Ascensione. Questa processione, tuttavia, era anche teatro della rivalità tra Castelluccio e Monte Acuto. Al raggiungimento del casone detto "Della Benedizione", gli abitanti di Castelluccio dovevano passare la fioriera della Madonna a quelli di Monte Acuto, i quali voltavano l'immagine della Vergine verso il proprio paese mentre il parroco impartiva la benedizione. Gli abitanti di Monte Acuto, timorosi che i "Castluccianti" potessero evitare l'appuntamento, organizzavano sistemi di segnalazione per assicurarsi che l'evento si svolgesse come previsto.

Sentiero che conduce al Santuario attraverso la faggeta

Miracoli e Devozione: La Madonna come Intercessore

Oltre alle celebrazioni per Sant'Anna e l'Ascensione, i fedeli accorrevano al Santuario per necessità personali e bisogni collettivi. Un episodio significativo risale al 22 agosto 1756, un anno di siccità. Durante una processione alla Beata Vergine, giunse finalmente la tanto attesa pioggia. Questo miracolo consolidò ulteriormente la fiducia nel Santuario, specialmente in un'epoca in cui un raccolto compromesso poteva significare la rovina per intere comunità.

Il Faggio dell'Apparizione e l'Eremita: Custodi della Spiritualità

Nel 1970, il secolare faggio, simbolo delle origini del culto, crollò. Di esso rimane il troncone, su cui ancora oggi viene appoggiata la Madonnina nella sua fioriera prima della benedizione il giorno di Santa Anna. Questo evento segna la continuità della tradizione, nonostante la perdita del simbolo naturale.

Un altro elemento fondamentale nella storia del Santuario è la figura del romito, o eremita. Questo laico, che abitava nella piccola canonica del Santuario (detta romitorio), era il custode della chiesina. Conduceva una vita ritirata, alternando incontri con pellegrini, taglialegna e carbonai durante la bella stagione, a periodi di isolamento invernale. Il romito si manteneva attraverso le "colte", ovvero la raccolta e la vendita di prodotti come canapa, grano, lana e formaggi nei paesi vicini. Una parte dei proventi era destinata al romito stesso, mentre l'altra serviva per i bisogni del Santuario.

Interno del Santuario della Madonna del Faggio, con affresco e presbiterio

L'Ultimo Romito: Gino Ronchi, "Gino della Madonnina"

L'ultimo romito del Santuario fu Gino Ronchi, noto come "Gino della Madonnina". Nato nel 1891, assunse la carica nel 1935 e visse al Faggio in grande umiltà e povertà. Non chiedeva elemosina, vivendo di quanto gli veniva donato, e accettava con semplicità l'ospitalità offertagli dai vicini. Dopo 40 anni di servizio, le sue condizioni di salute lo costrinsero a lasciare il Faggio per obbedienza al parroco.

La sua devozione alla Madonnina rimase intatta. In un episodio commovente, fu ritrovato in stato confusionale, ripetendo "Faggio... Madonnina...". Si scoprì che era fuggito dalla casa di riposo per cercare il suo amato Santuario. La sua ultima dimora fu una casa di riposo chiamata Villa Romita. Durante una visita del parroco, Gino espresse il desiderio di poter tornare al Faggio. Il giorno seguente, Gino si spense serenamente.

Il Santuario Oggi: Un Luogo di Pace e Spiritualità

Il Santuario della Madonna del Faggio si presenta come una chiesa semplice ma di grande fascino, con aggiunte architettoniche nel corso dei secoli, tra cui il portico, il campanile del 1837, un ponte di accesso e una fontana con statua. All'interno, un affresco raffigurante "L'Incoronazione della Vergine" opera del pittore Lorenzo Pranzini impreziosisce il presbiterio.

Raggiungere il Santuario è un'esperienza immersiva nella natura. Dopo aver lasciato l'auto, si percorrono circa 600 metri a piedi lungo un sentiero sterrato tra i faggi, costeggiando un ruscello. Il vecchio faggio è conservato sotto una tettoia, a perenne ricordo delle sue origini. L'ambiente circostante dona un senso di pace e raccoglimento, rendendo il luogo ideale per la preghiera, una passeggiata contemplativa o un'escursione nella quiete dell'Appennino.

Santuario della Madonna del Faggio

Oggi, la Madonna del Faggio non è solo un punto di riferimento religioso, ma anche una meta apprezzata da escursionisti e appassionati della natura, che possono godere di un percorso che unisce storia, leggenda e spiritualità.

Informazioni Utili per la Visita:

  • Scarpe comode: Il tratto a piedi è su sentiero sterrato, quindi è consigliabile indossare calzature adatte.
  • Escursioni: Il Santuario è una meta ideale per una breve camminata di montagna immersa nella faggeta.
  • Periodo consigliato: La visita è più agevole durante l'estate, quando il Santuario è aperto la domenica e si svolgono eventi speciali.

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