La Basilica della Natività di Betlemme: tra assedio e litigi

La Basilica della Natività di Betlemme, uno dei luoghi più sacri della cristianità, è stata teatro di eventi drammatici e controversi, tra cui un lungo assedio nel 2002 e ricorrenti litigi tra le diverse comunità religiose che ne detengono la custodia. Questi episodi mettono in luce le complesse dinamiche che circondano questo sito di importanza mondiale.

L'assedio del 2002: trentanove giorni di tensione

Il 2 aprile 2002, martedì, alle 15:00, ebbe inizio l'assedio della Basilica della Natività di Betlemme. All'interno della chiesa si erano rifugiati circa duecento combattenti palestinesi, mentre all'esterno stazionavano i soldati israeliani. L'assedio durò trentanove lunghi giorni, terminando il 10 maggio 2002.

Il Parroco di Betlemme nel 2002, padre Amjad, ricordava quei momenti con profonda emozione: "Il momento più difficile è stato quando abbiamo avuto il primo morto dentro la Basilica… quando è stato sparato quel giovane ed è rimasto in una stanza, nella reception del nostro convento per due giorni… è stato un momento anche di paura per me, dicevo: dove sta l'uomo? Cos'è tutto questo odio che sta crescendo?".

Padre Amjad, oggi parroco di Nazareth, descriveva la vita all'interno della Basilica durante l'assedio: "Si cercava di mangiare qualcosa, quello che c'era… si cercava di passare nella Basilica a vedere queste persone che erano dentro, a parlare con loro, a parlare tra di noi, a pregare di più… a essere accanto a tutte le persone che si potevano incontrare in quel momento, specialmente questi giovani."

Un aspetto particolarmente significativo di quel periodo fu l'ecumenismo vissuto dai religiosi: "la cosa più bella che è successa in quei trentanove giorni è l'ecumenismo che abbiamo vissuto insieme, frati francescani con gli ortodossi… saper convivere insieme, con tutte le difficoltà, partecipare ai momenti del cibo, parlare insieme."

L'assedio vide all'interno della Basilica decine di miliziani appartenenti a Hamas, Fatah, al Movimento per il Jihad Islamico in Palestina e al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, insieme a quaranta monaci e altri palestinesi, per un totale di circa 220 uomini. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) avevano occupato Betlemme nell'ambito dell'Operazione Scudo Difensivo, cercando di catturare militanti palestinesi ricercati che si erano rifugiati nella Basilica.

Il governo israeliano dichiarò di considerare deplorevole la presenza di uomini armati all'interno di luoghi sacri e che i miliziani avevano sparato contro le truppe israeliane dalla chiesa. Il portavoce dell'IDF, generale di brigata Ron Kitri, affermò: "È complicato perché la Basilica è un luogo sacro e non vogliamo usare munizioni letali. Esistono diversi canali di negoziazione per cercare di raggiungere il più presto possibile una soluzione pacifica."

Il Vaticano esortò Israele a rispettare i luoghi di culto, in accordo con i suoi obblighi internazionali. Il portavoce Joaquin Navarro-Valls affermò che il Vaticano stava seguendo gli eventi "con estrema apprensione".

Mappa di Betlemme durante l'assedio della Basilica della Natività

La risoluzione dell'assedio e le sue conseguenze

Nei primi giorni di maggio, la situazione volse verso una soluzione attraverso negoziati che prevedevano l'esilio a Gaza o all'estero per alcuni dei palestinesi rifugiati nella Basilica, considerati i più pericolosi. Il 10 maggio, l'assedio ebbe ufficialmente fine.

L'accordo finale prevedeva che 26 militari fossero mandati nella Striscia di Gaza, ottantacinque civili sarebbero stati controllati dalle forze di difesa israeliane e poi rilasciati. I tredici più ricercati sarebbero rimasti in chiesa, controllati da un funzionario dell'Unione Europea, fino al loro trasferimento in Italia e Spagna, dopo che questi paesi accettarono di accoglierli.

Padre Amjad, dieci anni dopo, esprimeva la speranza che queste persone potessero tornare a Betlemme: "Spero veramente che il Signore possa concedere a queste persone di tornare a Betlemme perché possano riprendere la vita normale con le loro famiglie… e vivere anche una vita normale."

Al termine dell'assedio, furono rinvenuti 40 ordigni esplosivi lasciati all'interno della chiesa dai palestinesi. Padre Nicola, un frate francescano, denunciò che i palestinesi avevano rubato icone, candelabri, candele e libri. L'ICOMOS stimò il danno complessivo a 1,4 milioni di dollari.

La "battaglia delle scope": litigi tra le comunità religiose

Oltre agli eventi drammatici legati all'assedio, la Basilica della Natività è stata anche teatro di episodi di forte intolleranza tra i religiosi delle diverse confessioni che ne amministrano il culto. Un esempio eclatante si è verificato il 29 dicembre (data che per tradizione secolare a Betlemme è dedicata alle pulizie della Basilica).

In quell'occasione, i religiosi latini, armeni e greco-ortodossi si riunirono per espletare i lavori di spolvero delle pareti e lavaggio del pavimento. Tuttavia, la tradizionale giornata di pulizia degenerò in una violenta rissa. Già di prima mattina, tra armeni e greco-ortodossi non ci fu accordo sul numero di religiosi da delegare al compito di pulitura dell'area comune vicina alla grotta.

La situazione precipitò quando, secondo i racconti, un centinaio di poliziotti intervennero per dividere i contendenti. Furono rotte numerose lampade e alcuni religiosi rimasero seriamente feriti, con due persone finite all'ospedale con la gamba rotta. Il capo della polizia riportò un taglio profondo in testa.

Interno della Basilica della Natività di Betlemme durante una cerimonia

La rissa, che durò qualche ora, fu apparentemente ricomposta nel pomeriggio, quando i francescani invitarono le parti a prendere un caffè presso il loro convento. Nonostante la presenza di entrambe le comunità, esse evitavano di parlarsi.

Questo episodio portò alla chiusura della Basilica per l'intera giornata, tra le proteste dei pellegrini ai quali fu impedito di accedere alla grotta dove nacque Gesù. La scena, avvenuta nel periodo natalizio, fu considerata particolarmente spiacevole.

Un agente intervenuto per riportare la calma, il tenente colonnello Khaled al-Tamimi, definì la vicenda un "problema banale che si ripete ogni anno", affermando che la situazione era rientrata nella normalità.

La basilica della Natività al tempo dei Crociati - Betlemme back in time

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