“La Crocifissione Bianca” (1938) di Marc Chagall è un dipinto che mescola arte, religione e politica, considerato una delle opere più famose e significative del pittore. Realizzata un anno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quest'opera quasi profetica anticipa la tragedia del genocidio del popolo d’Israele. L'autore, ebreo di origine, l'ha creata per mettere in comunicazione un episodio sacro con i fatti della contemporaneità, sottolineando come, nonostante i millenni, la disumanità dell’uomo non avesse ancora trovato fine.
Esposta al The Art Institute di Chicago, l'opera si trova talvolta eccezionalmente in Italia per rassegne importanti, come “Giubileo è cultura” a Palazzo Cipolla, in via del Corso. Per comprenderne davvero il significato profondo, è necessario avventurarsi attraverso più piani di lettura e analizzare con cura il simbolismo più o meno evidente di cui la tela è carica.

Marc Chagall: L'Artista e il Contesto Storico
Marc Chagall, nome d’arte di Moishe Segal, nacque a Lëzna, in Bielorussia, il 7 luglio 1887 e morì nel 1985. È stato un pittore russo naturalizzato francese, considerato uno dei più significativi artisti del Novecento. Da giovane, studiò pittura prima nel suo paese natale, poi a Pietroburgo, dove svolse diversi lavori umili per mantenersi. Nel 1910 si trasferì a Parigi, esponendo molte delle sue opere. Il suo stile consiste nel scomporre l’immagine inserendo particolari di fantasia o scene di vita che lui stesso aveva vissuto da giovane nel suo paese. I soggetti più rappresentati dall’artista riguardano il mistero della nascita, feste di nozze paesane, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche, realizzati usando colori intensi e a volte cupi per creare le giuste atmosfere.
Costretto a lasciare la sua patria, Chagall mantenne sempre un legame profondo con le sue origini ebraiche, pur consapevole di non potervisi stabilire. Grazie alla fama raggiunta, viaggiò molto in Europa, ma a causa dell’avanzata del nazismo, i suoi quadri furono confiscati e alcuni distrutti. Durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, si rifugiò in Francia e nel 1941, accogliendo l’invito del Museo di Arte Moderna di New York, partì per l’America. Nel 1944, un fatto molto triste sconvolse la sua vita: a settembre morì sua moglie. Finita la guerra, ritornò a Parigi dove continuò a produrre opere da esporre nei più importanti musei.
Tra il 1933 e il 1941, Chagall fu travolto dagli eventi che caratterizzarono la Seconda Guerra Mondiale. Mantenendo lo stile del mondo fiabesco e fantastico, affrontò, tramite la descrizione di atmosfere e sensazioni, il periodo della guerra, ponendo particolare attenzione agli eventi discriminatori nei confronti degli ebrei. I suoi dipinti di questo periodo trasmettono le sensazioni e le emozioni che provò davanti alle violenze e alle atrocità afflitte al suo popolo, rafforzando il legame con le sue origini giudaiche. Questi anni segnarono profondamente l'animo e l'opera di Chagall, che anche negli anni successivi alla fine della guerra dipinse atmosfere tristi, alternando colori aggressivi e cupi e rappresentando, attraverso l’uso di simboli, il dolore e la speranza del suo popolo. Tra i quadri più significativi di questo periodo, oltre a "La Crocifissione Bianca", si annovera “Solitudine”.
Analisi de "La Crocifissione Bianca": Un Grido contro la Persecuzione
“La Crocifissione Bianca”, dipinta nel 1938, rappresenta un punto di svolta fondamentale per Chagall. Quest'opera non solo mette in luce l'immagine di Cristo come martire, ma richiama drammaticamente l'attenzione sulla persecuzione e sulla sofferenza del popolo ebraico negli anni '30. Il dipinto illustra la sofferenza sia degli ebrei che di Gesù, rappresentando conflitti violenti, come l’incendio delle sinagoghe. Chagall racconta e anticipa l’orrore della Shoah mettendo in scena la persecuzione di un popolo, il dolore causato dalla guerra e il risvolto negativo che ha avuto anche sul resto del mondo.
L’opera è ricca di simboli ed esprime le sofferenze subite dal popolo ebraico a causa delle ripetute persecuzioni. Va letta seguendo un andamento circolare, in senso antiorario, dove attorno alla figura centrale di Cristo si dispiega un panorama caotico e devastante. Case incendiate, uomini e donne in fuga, violenze e persecuzioni si susseguono in una composizione che sembra quasi girare vorticosamente intorno alla croce.
La Figura Centrale di Cristo: Simbolo del Martirio Ebraico
Al centro del dipinto, in grande, si trova Cristo crocifisso, un’immagine sorprendente per un artista ebreo come Chagall, preso come simbolo dell’ebraismo e dell’innocenza condannata in modo ingiusto. Tuttavia, Cristo non è rappresentato come il redentore cristiano tradizionale, ma come un simbolo del martirio ebraico. Egli indossa un tallit, lo scialle di preghiera ebraico, al posto del tradizionale perizoma, un dettaglio che sottolinea le sue radici ebraiche.
Attorno alla testa c’è la tradizionale aureola, questa volta bianca, che simboleggia la santità di Cristo, ma nessuna corona di spine; la testa è coperta da una stoffa bianca. In cima alla croce compare la scritta in latino INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, che tradotto vuol dire Gesù Nazareno Re dei Giudei) e sotto la stessa scritta in ebraico. La croce stessa ha una forma insolita, che ricorda la lettera T, e l’iscrizione INRI è ripetuta: la prima in gotico rosso, con un chiaro riferimento al sangue versato e alla propaganda nazista, la seconda in ebraico.
L’uso del bianco come colore dominante attorno alla figura di Cristo evoca un senso di purezza e trascendenza, ma anche di desolazione e silenzio. Un fascio di luce bianca, che simboleggia la luce divina, inonda la croce come un riflettore da palcoscenico. Appoggiata su un fianco della croce c’è una scala, strumento di uso comune per una crocifissione ma che qui è forse simbolo del collegamento tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio.

Scene di Distruzione, Persecuzione e Fuga
Ai lati della croce, Chagall illustra la devastazione dei pogrom, termine russo per definire le razzie antisemite che, tra il 1881 e il 1921, avevano colpito gli ebrei russi e che negli anni Trenta furono perpetuate dai comunisti di Stalin. Queste violenze avrebbero raggiunto la loro vetta più disumana durante la Seconda Guerra Mondiale. Attorno a Cristo crocifisso, scene di distruzione, morte e violenza si interconnettono l'una con l'altra:
- A sinistra: un villaggio saccheggiato e incendiato costringe i rifugiati a fuggire. Si vedono tre case rovesciate e in fiamme, con abitanti impauriti. Un gruppo di soldati avanza armato mentre sventola bandiere rosse, simbolo del Comunismo. Le case, anche se rovesciate, sono dipinte integre, simbolo della forza degli ebrei che, nonostante le persecuzioni, restano saldi e uniti. In basso, una barca ricolma di profughi ebrei cerca di gettare l’ancora per salvarsi e attraccare su terra sicura. Nell’angolo in basso a sinistra, tre uomini si allontanano, portando con sé alcuni oggetti; l’ultimo della fila, vestito di blu scuro, stringe tra le braccia la Torah, la Legge Ebraica, evidenziando come, nel bel mezzo delle persecuzioni, la Parola di Dio resti la cosa più importante da salvare e custodire gelosamente.
- In alto: tre uomini e una donna fluttuano nell’aria, disperati per ciò che sta accadendo. Due di loro piangono, portandosi le mani sul volto, mentre gli altri due, in preghiera, chiedono che la violenza finisca al più presto. Queste figure, vestite con abiti tradizionali ebraici, possono essere interpretate come patriarchi biblici e una matriarca o semplicemente come il popolo ebraico che soffre.
- A destra: una sinagoga e l'arca della Torah sono in fiamme, un riferimento drammatico a tutte le sinagoghe bruciate in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Le fiamme divorano l'edificio, cuore della comunità ebraica. Sopra la sinagoga, si distinguono le due tavole dei Dieci Comandamenti e la Stella di Davide, simbolo a sei punte formata da due triangoli rovesciati e sovrapposti, che simboleggia Dio che scende verso l'uomo e l'uomo che cerca Dio. Un rotolo, i libri della Sacra Scrittura, sta bruciando producendo delle fiamme bianche che arrivano fino alla croce. In basso a destra, un uomo cerca di mettere in salvo gli ultimi oggetti portandoli dentro un sacco poggiato sulle sue spalle, mentre un fuoco bianco si estende fino alla croce.
- Ai piedi della Croce (in basso al centro): una Menorah, il candelabro ebraico a sette braccia (anche se qui se ne vedono soltanto sei, forse per prospettiva), fa la veglia a Gesù sulla croce con le sue candele accese. Il numero delle braccia ricorda i sette giorni della creazione, ed è dunque un importante simbolo della religione ebraica. Accanto al candelabro, una madre conforta e protegge il suo bambino, mettendogli una mano a copertura del viso, rappresentando le vittime della violenza e dell’oppressione.

Il quadro preferito di Papa Francesco: la “Crocifissione bianca” di Chagall porta speranza a Roma
Simbolismo e Messaggio di Speranza
Chagall riempie la scena con tantissimi simboli della religione ebraica per denunciare le assurde persecuzioni verso il suo popolo. Il dipinto presenta al centro Cristo crocifisso, un’immagine che potrebbe sembrare distante dalla cultura ebraica, ma che l'artista utilizza per non accentuare le differenze con la cultura cristiana, bensì per evidenziarne i punti di incontro. L’immagine di Cristo, che si trova tra due culture, quella ebraica e quella cristiana, diventa un ponte tra mondi diversi, un invito al dialogo e alla comprensione reciproca. Questi personaggi rappresentano non solo il popolo ebraico, ma tutte le vittime della violenza e dell’oppressione.
Nonostante l’atmosfera pesante e soffocante, avvolta dal rosso delle fiamme - simbolo di profonda angoscia e distruzione -, Chagall infonde un messaggio di speranza. Un raggio di luce divina penetra dall’alto e illumina la bianca e intatta figura del Cristo, ai cui piedi sfavilla la luce del candelabro a sette braccia. In questo clima di confusione, l'artista mostra una speranza rappresentata dal Cristo avvolto da questa sfolgorante luce bianca che distrugge la cupa e fredda oscurità. Il concetto di speranza e fede è rimarcato dalla scala bianca appoggiata alla croce, che indica la via di fuga offerta da Cristo alla gente disperata. Marc Chagall, con la sua sensibilità e il suo talento, ha creato un’opera che non è solo un grido di dolore, ma anche un invito alla speranza.
Stile e Tecnica Artistica
“La Crocifissione Bianca” è un’opera complessa, ambiziosa e carica di significati, realizzata con la tecnica dell'olio su tela, con dimensioni di 155 x 140 centimetri. Dal punto di vista stilistico, rivela influenze dell'arte italiana del XIV secolo e presenta un valore coloristico significativo. I legami tematici con la pittura religiosa del Rinascimento, in particolare con le opere di Michelangelo, e i riferimenti all’Elezione della Croce di Rembrandt, arricchiscono il significato dell’opera. Il quadro si contraddistingue per una gestione del colore e della luce davvero incredibile: come il titolo preannuncia, grande importanza è riservata al bianco, che riempie l’occhio dello spettatore e dà risalto a tutti i simboli scelti dall’autore. L’illuminazione è data dal fascio di luce centrale e dalle tante fiamme che rendono la scena solenne e tragica.
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