L'Istria è una terra ricca di storia, cultura e tradizioni millenarie, che hanno plasmato le civiltà precedenti e continuano a influenzare il presente. Questo patrimonio si manifesta in modo particolare nel suo ricco tessuto religioso, che testimonia la secolare presenza del cristianesimo nella penisola.
Il Monastero e le sue Attività
La costruzione di questo meraviglioso complesso barocco ebbe inizio nel 1702. Il convento, di tipo claustrale e tipico dell'organizzazione cattolica nelle città, svolge le proprie attività in modo tradizionale, adattando la vita religiosa a quella della comunità. La sua funzione primaria è quella di unire al lavoro la preghiera, l'ospitalità e altre attività importanti per la comunità. I lavori di costruzione della chiesa terminarono nel 1710, e fu consacrata a San Francesco d'Assisi.

La Biblioteca del Convento: Un Tesoro di Conoscenza
La biblioteca del convento custodisce una vasta raccolta di oltre dodicimila volumi, prevalentemente di carattere teologico. Alcuni di questi testi risalgono al XVI, XVII e XVIII secolo e rappresentano delle autentiche rarità. La biblioteca fu aggiunta all'ala del convento nel 1878, ampliando ulteriormente il patrimonio culturale custodito.
Collezione di Arte Sacra: Testimonianza di Fede e Creatività
Il convento ospita una collezione di arte sacra con oltre duecentocinquanta pregevoli opere, che rappresentano la diversità e la testimonianza della creatività, del sapere e dell'ingegno umano. Gli oggetti esposti sono stati realizzati con tecniche artistiche tradizionali e artigianali, utilizzando materiali vari.
- „L'Erbario“ del 1756
- „Il reliquiario di S. Croce ed il palo della flagellazione“ del XVIII sec.
- „Madonna con il bambino“ del XVI sec.

Santuari Mariani dell'Istria: Devozione e Spiritualità
L'Istria è un vero e proprio forziere di storia, cultura e tradizioni, e questo emerge con forza anche dal libro “Santuari mariani dell’Istria. La devozione mariana in Istria e nel Quarnero”. Il volume, edito dall’Associazione delle Comunità istriane, esplora la profonda devozione mariana nella regione.
Il Santuario della Madonna dei Campi a Visinada
Marino Baldini, in un suo intervento, ha accentuato la diffusione del culto mariano, particolarmente presente a Visinada, data la presenza del Santuario della Madonna dei Campi. Questo luogo evidenzia la devozione mariana in questo agro, dove affluiscono numerosi fedeli, e il legame tra religione, arte, scultura e architettura.

La Chiesa di San Biagio a Dignano: Un Patrimonio Eccezionale
Questa parte dell'Istria è una destinazione davvero speciale perché nasconde un tesoro religioso unico. La chiesa di San Biagio è la più grande chiesa parrocchiale dell'Istria e anche quella con il campanile più alto (62 m). Il suo interno conserva 370 reliquie di 250 santi, tra le meglio conservate al mondo. La collezione di arte sacra di Dignano contiene tele utilizzate dal beato Alojzije Stepinac, dal beato Miroslav Bulešić e da San Giovanni Paolo II.

Santa Fosca a Batvaci: Un Luogo di Pellegrinaggio Antico
Santa Fosca, una piccola chiesa situata a Batvaci nelle vicinanze di Dignano, è un luogo di pellegrinaggio frequentato dai credenti fin dai tempi antichi. Un tempo si raggiungeva a piedi o su carri trainati da asini, mentre oggi con automobili e solo in pochi a piedi. Ogni anno, la prima domenica dopo il 13 febbraio si celebra la festa di Santa Fosca.
Santa Eufemia, Protettrice di Rovigno
Nell'800 d.C., un grande sarcofago di marmo si avvicinava verso la riva e le mura della città di Rovigno. Da lì, un bambino, su intercessione della santa, trainò il sarcofago dalla riva fino alla chiesa con le sue due mucche. La festa di Santa Eufemia, la santa protettrice di Rovigno, si celebra il 16 settembre, quando viene aperto il sarcofago e Rovigno diventa il più grande luogo d’incontro per i credenti in Istria.
Pellegrinaggio alla Chiesa di Nostra Signora della Salute a Hreljici
A Hreljici, vicino a Marčana, si trova la meta di pellegrinaggio intrisa di spiritualità mariana dell'Istria meridionale ed uno dei più piccoli santuari mariani della Croazia.
Le Vie Crucis in Istria: Percorsi di Fede
L'Istria offre anche suggestivi percorsi per la Via Crucis, che invitano alla riflessione e alla preghiera.
- Ogni domenica di quaresima, nel paese di Gljuščici nel territorio della parrocchia di Sveti Petar u Šumi, si tiene la Via Crucis del padre Danilo Hekić. Il percorso di 4,2 chilometri attraversa le strade di campagna tra i vigneti e presenta 14 stazioni con sculture in pietra con motivi sacri.
- I credenti di Premantura, Banjole, Pomer e le parrocchie circostanti il Venerdì Santo e alla vigilia dell'Assunta pregano la Via Crucis a Gornji Kamenjak, vicino al punto più meridionale della penisola istriana.

Capolavori Architettonici: Chiese Simboliche dell'Istria
Romantiche cappelle, cattedrali mozzafiato e piccole chiesette dell'Istria sono dei capolavori architettonici unici in tutta Croazia. Alcune delle chiese più simboliche includono:
- La Basilica Eufrasiana a Parenzo
- La bella cappella di Santa Maria Formosa a Pola
- La splendida chiesa di Santa Eufemia a Rovigno
- La chiesa di Sant'Agata a Novigrad
Questi luoghi invitano alla scoperta e alla visita per arricchire la conoscenza della penisola istriana.
Il Monastero di Sveti Petar u Šumi: Storia e Rinnovamento
Quando l'interesse per l'ordine benedettino svanì e il monastero fu abbandonato, l'imperatore Federico III lo consegnò nel 1459 ai Paolini - frati bianchi che rinnovarono il monastero. La chiesa monastica di San Pietro e Paolo Apostolo fu quindi rinnovata in stile gotico. Durante la guerra degli Uskoki nel 1616, il monastero fu bruciato e parzialmente distrutto, e la ricostruzione iniziò a metà del XVII secolo.
Valvasor, nella sua opera "La Gloria del Ducato di Carniola" (1689), menziona la curiosità che nella chiesa monastica non è mai stato visto un ragno. Tutti gli altari sono stati realizzati dal paolino Paolo Riedl, e tra le sue opere vi sono anche il pulpito, la cassa dell'organo e le statue sulla facciata della chiesa. Il suo collaboratore, Leopold Keckheisen, è invece l'autore di tutte le pitture degli altari nella chiesa.
Le due cappelle laterali sono ancora oggi parzialmente rivestite con le tappezzerie in pelle dipinta posizionate all'epoca, una vera e propria rarità. Nonostante tutte le ricchezze, il principale motivo di pellegrinaggio alla chiesa di Sveti Petar u Šumi è ancora l'immagine miracolosa della Madonna di Częstochowa, realizzata da un pittore paolino sconosciuto ispirandosi a quella conservata nel più grande santuario mariano polacco di Jasna Góra.
Quando l'imperatore Giuseppe II nel 1783 abolì numerosi ordini religiosi, il monastero divenne proprietà dello stato e i libri dalla biblioteca monastica furono venduti all'asta pubblica. Da quella biblioteca proviene il famoso Codice Paolino del 1644, un manoscritto con una moltitudine di notazioni di canti ecclesiastici e spirituali unisoni in lingua croata. Dopo molti anni, i Paolini hanno nuovamente preso in carico la parrocchia nel 1993 e si occupano ancora oggi della vita spirituale degli abitanti di Sveti Petar u Šumi.
La Basilica di San Pietro 1a parte - La storia
Il Complesso Architettonico di Dajla: Tra Storia e Neoclassicismo
A Dajla, in riva al mare, si trova un importante complesso architettonico che, in virtù della sua armoniosa bellezza e del suo lungo e travagliato passato, attira l'attenzione di esperti e passanti. L'aspetto odierno del complesso risale al 1839, e si deve al progetto architettonico del francese Le Terrier de Manetot. A questo architetto si deve l'aspetto neoclassico francese del palazzo di Dajla, unico esempio di questo genere in terra istriana.
Al posto di un preesistente edificio rettangolare con quattro torrioni angolari, che dai tempi remoti veniva chiamato castello, fu edificata un'elegante villa rettangolare a due piani affiancata, sul lato frontale, da due costruzioni di aspetto quasi identico. L'architetto de Manetot, rispettando il periodo stilistico precedente, lasciò intatta la chiesa barocca di San Giovanni Battista (consacrata nel 1783), ubicata a est del corpus principale del castello, e fece erigere di fronte ad essa un edificio di nuova costruzione (la dimora del cappellano), dalla veste architettonica identica a quella della chiesa. L'ideazione del riflesso speculare accentua fortemente la simmetria frontale dell'edificio principale e ci introduce, attraverso quello che un tempo era un giardino curato, ad un imponente portale che, come una membrana trasparente, separa il complesso architettonico dalla riva del mare. Un piccolo molo testimonia che in tempi passati la villa era raggiungibile dal mare.
La struttura architettonica, risalente alla prima metà del XIX secolo, rappresenta uno dei rari monumenti storici di epoca neoclassica nella regione adriatica. Purtroppo il complesso è oggi trascurato e danneggiato dal tempo, da una serie di corpi aggiunti in epoca posteriore e da una generale noncuranza.
Le tracce più antiche del suo passato ci portano all'età antica, quando l'area era un possedimento romano. Nei secoli V e VI vi si stanziarono i calogeri greci ed edificarono un monastero in cui, nel IX secolo, presero dimora i benedettini. Il monastero venne consacrato a San Giovanni Battista. A metà del XIII secolo esso fu abbandonato e divenne proprietà dei vescovi di Novigrad-Cittanova. Il vescovo Nicolò nel 1273 donò la proprietà alla facoltosa famiglia Sabini di Capodistria, che lo fece ristrutturare, ragion per cui l'ex monastero adottò il nome di Castello di Dajla (Castrum Dailae). Nel 1736, dal momento che la famiglia Sabini era rimasta senza eredi, passò in mano ai conti Grisoni di Capodistria. Nella prima metà del XIX secolo il castello venne riadibito a residenza estiva.
A seguito di una tragedia familiare, il conte Francesco Grisoni nel 1835 offrì la villa in voto ai frati benedettini di Santa Maria di Praglia (presso Padova), a condizione che si impegnassero nel promuovere l'istruzione sul territorio. Nel 1860 i benedettini si stabilirono nella villa e questa venne riadibita a monastero. Il monastero rimase in funzione fino al 1948. Fino all'anno 1989 l'ex monastero funse da casa di riposo e ospizio per i poveri. Da allora è abbandonato a se stesso.
La Chiesa di Santa Maria della Visione: Presentazione di un Volume
La chiesa di Santa Maria della Visione è stata la cornice ideale per presentare l'ultima pubblicazione dello studioso David Di Paoli Paulovich, intitolata “Santuari mariani dell’Istria. La devozione mariana in Istria e nel Quarnero. Tradizioni, riti e canti popolari”, edita dall’Associazione delle Comunità istriane. Dopo le presentazioni di Buie e Visinada, l’autore triestino ha fatto tappa a Strugnano.
La località in questione è strettamente legata all’apparizione della Vergine, che secondo le fonti sarebbe avvenuta cinque secoli fa. Questo avvenimento è profondamente presente nella storia civile, culturale e religiosa di buona parte della popolazione istriana, che ha fatto diventare Strugnano una meta di pellegrinaggio per antonomasia.
Il volume si presenta come un itinerario ideale da Muggia fino ai territori insulari del Quarnero, che porta alla scoperta dei santuari maggiori e minori, anche attraverso un generoso apparato iconografico. Per quanto concerne l’area del Capodistriano, tra i maggiori, oltre a quello di Strugnano, riporta pure la chiesa della Santa Maria della Salute di Semedella, mentre tra i minori annovera i santuari della Madonna di Loreto e di Santa Maria d’Alieto a Isola, nonché della Madonna di Consolazione a Pirano.
David Di Paoli Paulovich ha spiegato come la devozione mariana fosse particolarmente sentita e venisse esplicata anche attraverso numerosi laudi mariane in lingua italiana. Oggi questi canti fanno ormai parte del passato e sono stati quasi completamente dimenticati, ma lo studioso, a seguito di una ricerca approfondita e certosina, è riuscito a raggrupparli, trascrivendone parole e note.