Il termine "oggetto volante non identificato" (UFO) si riferisce a qualcosa che fluttua nell'aria, la cui natura non è nota; altrimenti, verrebbe definito "navicella aliena". Sebbene possa sembrare logico, la realtà è più complessa. Già nell'antichità, si trovano descrizioni che potrebbero essere interpretate in chiave ufologica.
Un esempio è un passo tratto da un testo latino, che recita: "Uno scudo ardente da occidente verso oriente scintillando attraversò [il cielo] al tramonto del sole, essendo consoli Lucio Valerio e Caio Mario [100 a.C.]". Vi è forse qualche prova che l'autore si riferisse a navicelle aliene in tale frase? Se facciamo un salto indietro, fino al XV° secolo, in Italia ritroviamo una splendida e notissima tavola dipinta a tempera, oggi conservata al Museo di Capodimonte e denominata Fondazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. Nel pannello della Fondazione si rappresenta un episodio miracoloso: una nevicata in piena estate, il 5 agosto 352 d.C. Si narra che due coniugi d'alto rango, non riuscendo ad avere prole, si affidarono alla Vergine Maria impegnandosi a finanziare la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma; il segnale propiziatorio di erigere il luogo di culto sull'Esquilino, giunse proprio tramite la forte nevicata nettamente fuori stagione.
In un altro contesto, citiamo la Crocifissione del 1300, dipinta all'interno della cupola del Monastero di Visoki Decani, in Kosovo. Tuttavia, è la celebre Natività di Domenico Ghirlandaio, dipinta nel 1492 e conservata all'Università di Cambridge, a suscitare particolare interesse nell'ambito ufologico.

La Natività di Ghirlandaio e l'Oggetto Misterioso
Nonostante l'incerta attribuzione (alcuni studiosi indicano il nome di Sebastiano Mainardi, altri quello di Jacopo del Sellaio o ancora il Maestro del Tondo Miller) e il soggetto rappresentato, assolutamente in linea con le tendenze dell'epoca, il quadro presenta una peculiarità sullo sfondo. In basso a destra, proprio alle spalle della Madonna, possiamo scorgere un pastore accompagnato da un cane. Se alziamo ancora lo sguardo, seguendo quello del pastore e dell'animale, possiamo notare come l'artista abbia inserito un elemento a dir poco singolare nella volta celeste: un oggetto di colore grigio e dalla forma circolare, con delle piccole sporgenze che ricordano una sorta di navicella in movimento. Grazie alla presenza di questo oggetto non identificato, l'opera è divenuta famosa in tutto il mondo, oltre a fornire, secondo molti ufologi, la prova dell'esistenza di extraterrestri. Nonostante ciò, il quadro viene spesso ricordato come “La Madonna dell’Ufo”, trasformando la sala dedicata all'eroe mitologico in una vera e propria meta di pellegrinaggio da parte di ufologi e curiosi.
Questo dipinto, noto anche come La Madonna con Bambino e San Giovannino, è attribuito a Jacopo di Arcangelo detto Jacopo del Sellaio, o a Sebastiano Mainardi, entrambi artisti della fine del Quattrocento fiorentino, un'epoca influenzata dalle predicazioni di Gerolamo Savonarola.
L'influenza di Savonarola si fece sentire anche nelle arti figurative fiorentine, dove molte opere contenevano segni divini che servivano a profetizzare la fine del mondo o la punizione celeste. Nella Natività in questione, a destra, dietro la veste blu di Maria, su di una ripida scogliera si scorge un pastore accompagnato dal suo cane. Le due piccole figure stanno scrutando qualcosa che galleggia nel cielo sopra di loro. Questo strano disco ha fatto soprannominare il dipinto la “Madonna dell’UFO”, un quadro che viene spesso citato per dimostrare come il fenomeno delle navicelle aliene sia stato osservato e riprodotto fin dall’antichità.
Secondo la tesi ufologica, quella cosa ovale è uno strano velivolo apparso nei cieli dell'epoca che, per qualche motivo, l'artista aveva voluto rappresentare. Si ritiene inoltre che un artista del tempo, legato a un committente e a un tema preciso, non avesse molta libertà di scostarsi da quanto assegnatogli.
Interpretazioni Artistiche e Teorie Ufologiche
Il dipinto, un tondo risalente probabilmente al Quattrocento, raffigura la Madonna con Gesù bambino e il piccolo San Giovanni. Sebbene l'attribuzione sia incerta, il soggetto è in linea con le tendenze dell'epoca, ma include un dettaglio bizzarro: un presunto disco volante che si staglia sui cieli. L'opera "La Madonna dell'ufo" si trova a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria a Firenze.
La parola UFO compare in TV e online da molti anni, ma ancora nessuno riesce a trovare una spiegazione certa riguardo a quelli che vengono definiti "oggetti volanti non identificati". Numerosi film hanno alimentato l'immaginazione delle persone, evocando un certo bisogno di trovare la verità nascosta in parole e misteri.
Il quadro in questione, che raffigura la Madonna con Gesù ed il piccolo San Giovanni, sembra sia stato realizzato da uno degli allievi di Filippo Lippi. È possibile che un fiorentino, in quell'epoca, abbia avvistato un UFO, che ha poi riportato nel quadro?
Secondo alcuni ufologi, la testimonianza principale del possibile passaggio di UFO in passato sull'Italia non verrebbe dalla scienza, bensì dall'arte del XIV-XVI secolo. Questo dipinto viene spesso attribuito genericamente a Filippino Lippi in diversi testi e siti ufologici. Secondo gli storici dell'arte, l'attribuzione è invece incerta: alcuni propendono per il cosiddetto "Maestro del Tondo Miller", altri invece indicano Sebastiano Mainardi o Jacopo del Sellaio. Da molti è definita la "Madonna dell'UFO" o "Madonna del disco volante".
Difatti, da molti anni è al centro di un dibattito tra ufologi e studiosi d'arte. Sullo sfondo, in alto a destra, dietro le spalle di Maria, è visibile secondo gli ufologi la presenza di un incontro ravvicinato con un UFO. La scena dell'oggetto è in sottofondo e piccola, con particolari che all'inizio possono sfuggire. Ma, ingrandendo l'area deputata, si nota un pastore che ha una mano sulla fronte e sta guardando con aria di stupore in cielo verso l'oggetto. Insieme a lui, vi è un cane, che pare abbaiare all'oggetto stesso.

Interpretazioni Storico-Artistiche
Secondo gli storici dell'arte, quell'oggetto, che ancora mostra parte dell'originale doratura, non sarebbe altro che la "nube luminosa" descritta nell'apocrifo Protovangelo di Giacomo, che avrebbe illuminato la scena della Natività. Molti altri dipinti dell'epoca raffigurano la stessa scena, con il pastore che si copre gli occhi con la mano guardando verso il cielo dove compare la nube dalla quale spesso sbuca l'angelo che annuncia loro la nascita di Gesù.
Questi particolari, "tre stelle" e "nube luminosa", ci fanno capire che questo dipinto si rifà ad un modo austero e rigoroso di intendere non solo i soggetti sacri ma tutta la vita cittadina, che era stato predicato da Fra Girolamo Savonarola, proprio nella Firenze della fine del XV secolo.
La simbologia religiosa presente in questa Madonna si rifà quindi a una iconografia più antica, che nella Firenze dell'umanesimo e del neoplatonismo si era perduta. Le tre stelle ad esempio sono visibili in dipinti del secolo precedente, ma soprattutto nelle icone bizantine della Madonna. Altre volte vengono sostituite da tre raggi, ma in tutti i casi sono un simbolo della triplice verginità della Madonna, prima, durante e dopo il parto.
Torniamo al particolare precedente, quello interpretato come ufologico. In moltissime altre "Natività" del '400 e del '500 troviamo una scena simile. "C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce." Una rappresentazione della scena dell'annuncio ai pastori, predicata da Luca, la troviamo nella Natività di Vincenzo Foppa conservata al Detroit Institute of Arts.
Per gli ufologi, sembra impossibile accostare "l'ufo sacro" con altre rappresentazioni, perché effettivamente, nel caso del tondo Miller, la forma ovoidale è meno particolareggiata e più ambigua rispetto agli esempi citati e priva, inoltre, dell'angelo. Leggendo attentamente il Vangelo di Luca, citato precedentemente, non vengono citate nessun tipo di nubi luminose, bensì solo un angelo avvolto dalla luce.
Ma anche a questo c'è una spiegazione. Nell'arte sacra rinascimentale non venivano rappresentate solo scene tratte dai quattro vangeli canonici. Molto spesso si ricorreva a un'interpretazione personale oppure a testi devozionali più recenti, pieni di personaggi e vicende di gusto più popolare e narrativo. Le tante scene che raffigurano la Presentazione di Maria al Tempio o lo Sposalizio della Vergine (dipinti da Giotto), l'incontro tra Gesù e San Giovanni Battista durante la fuga in Egitto (dipinto da Leonardo nella Vergine delle Rocce) derivano da racconti estranei ai vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni.
I pittori e i loro committenti, che sceglievano i soggetti, molto spesso mescolavano racconti tratti da testi diversi, come ad esempio la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, la Meditatione Vitae Christi di Giovanni De Cauli, o i molti vangeli apocrifi. La stessa presenza del bue e dell'asino, che pure vediamo in quasi tutte le natività, non è narrata dai vangeli canonici ma dall'apocrifo Pseudo-Matteo, uno dei testi più diffusi e utilizzati come fonte di soggetti dagli artisti di quell'epoca.
Quel vangelo, però, a sua volta derivava dal Protovangelo di Giacomo, conosciuto solo in lingua greca fino alla traduzione latina di Guillaume Postel della metà del sec. XVI. Ai racconti contenuti in questi testi Giotto si ispirò per le storie dell'infanzia di Maria della Cappella degli Scrovegni.
Un altro esempio simile al tondo di Palazzo Vecchio è la Natività di Lorenzo Monaco del 1409, conservato al Metropolitan Museum di New York. Marco Bussagli, titolare della cattedra di Anatomia Artistica dell'Accademia delle Belle Arti di Roma, in Storia degli Angeli (Rusconi, 1991), cita lo pseudo-Dionigi che afferma: "la sacra scrittura li rappresenta anche sotto forma di nubi, indicando con questo che le sacre intelligenze sono riempite in modo sovramondano di una luce nascosta e accolgono semplicemente la prima luce alla sua prima emanazione...".
Il particolare arcaico delle tre stelle, simbolo della triplice verginità di Maria, e la raffigurazione non antropomorfa ma simbolica dell'Angelo come "nube luminosa" possono far pensare ad una adesione dell'autore alle tesi di Gerolamo Savonarola, il frate domenicano che predicava un ritorno alla tradizione e ad una maggiore purezza nell'arte e nella vita cittadina.
Nella scheda del Museo di Palazzo Vecchio dedicata al dipinto, si dice che vi sono evidenti somiglianze con opere di Lorenzo di Credi. Possiamo affermare che nel dipinto "La Madonna col Bambino e il San Giovannino", da attribuire probabilmente a Sebastiano Mainardi, artista della cerchia del "Ghirlandaio", non sembra esserci nessun tipo di "unidentified flying object" o quant'altro di marziano, ma una tradizionale manifestazione del divino, che come abbiamo visto è presente in un gran numero di altre opere antecedenti e successive al dipinto di Palazzo Vecchio.
Inoltre, se l'artista avesse mai avvistato un UFO, avrebbe dedicato un'intera opera all'oggetto alieno e non l'avrebbe mischiato con il tema religioso, in quanto sarebbe stato un sacrilegio per tutto l'organo cristiano. La Chiesa di Roma, infatti, era molto severa sul concetto dell'unicità dell'essere umano ed un'eventuale rappresentazione di un qualcosa che non appartenesse a questo mondo o, per lo meno, all'interno della sfera cattolica, avrebbe sicuramente sconvolto tutti i precetti che fino a quel momento l'istituzione religiosa si era impegnata a promulgare fra la gente. Di conseguenza, se nel dipinto ci fosse stato mai un UFO, sicuramente non ci sarebbe mai pervenuto, in quanto la Chiesa non lo avrebbe concesso. Essa, inoltre, avrebbe fatto bruciare l'opera (com'era consuetudine fare con tutte le opere profane) e avrebbe condannato il pittore in quanto ritenuto blasfemo.
Tra le molte opere d'arte esposte a Palazzo della Signoria, una risulta particolarmente curiosa: è il tondo detto “Madonna dell’Ufo”, esposto nella sala di Ercole. Nel dipinto si vede infatti in primo piano la consueta scena con il Bambino, San Giovannino e la Madonna, mentre, collocato dietro al capo di quest'ultima, si vede, raffigurato nel cielo, un oggetto ellissoidale che assomiglia molto alle moderne raffigurazioni degli UFO. Interessante notare che l'uomo dipinto sullo sfondo, rivolto verso il presunto UFO, è ripreso con la mano sulla fronte, nel tipico atto di scrutare il cielo. Il tondo definito “Madonna dell’Ufo” è uno dei dipinti che gli ufologi citano a sostegno della veridicità di presunti avvistamenti di UFO nei secoli passati.