L'Italia custodisce numerosi luoghi di culto dedicati al Santissimo Crocifisso, santuari che rappresentano secoli di storia, arte e profonda devozione popolare. Ogni edificio narra una propria vicenda, legata a eventi miracolosi, antiche tradizioni e significative espansioni architettoniche, diventando meta di pellegrini e testimonianza della fede cristiana attraverso i secoli.
Il Santuario del Santissimo Crocifisso a Borgo a Buggiano (Valdinievole)
La costruzione del Santuario del Santissimo Crocifisso, situato nella frazione di Borgo a Buggiano, in Valdinievole, risale al 1333, come testimonia un'iscrizione in cotto sull'arco del portale in stile senese. La facciata, pur avendo subito modifiche nei secoli successivi, conserva ancora i caratteri tipici dell'architettura medievale, con elementi romanici e gotici.
In origine, la chiesa fu edificata con un solo altare, dedicato a Papa Gregorio Magno. Presso questo altare fu eretta la Confraternita degli Agonizzanti, che si dedicava alla recita delle preghiere per i moribondi ogni venerdì dell'anno e al suono della campana a morto per i defunti di Montalboddo. I due altari laterali furono edificati molti secoli dopo, intorno al ‘700. Alla stessa epoca risale anche lo splendido Crocefisso ligneo, opera dello scultore Bartolomeo Silvestri da Verrucchio, che si staglia sopra l'altare maggiore.
L'edificio religioso prende il nome da un'opera trecentesca, conservata nella chiesa, che secondo la tradizione è stata al centro di fenomeni miracolosi. Sulla facciata si possono notare i simboli dei comuni di Buggiano, Monsummano, Montecatini e Montevettolini, collocati a memoria di una vittoria quattrocentesca sui comuni del Valdarno Inferiore.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso a Treia
Origini e Trasformazioni
L'origine della chiesa di Treia non è nota con precisione, ma risale certamente a un'epoca remotissima; i documenti più antichi risalgono al XIII secolo e sono conservati negli archivi dell'Accademia Georgica. La Pieve originale non fu mai abbandonata e rimase la principale dell'intero territorio fino alla fine del XIV secolo. Con i primi anni del XV secolo, il titolo della chiesa e il suo fonte battesimale furono trasferiti nella nuova Pieve sorta dentro Montecchio. Da questo periodo, l'antica Pieve acquisì nuova devozione popolare come Santuario dedicato al SS. Crocifisso.
Nel 1902 un furioso incendio distrusse il vetusto tempio precedente. I lavori per l'attuale Santuario iniziarono nel 1905 e la struttura fu consacrata nel 1925. La facciata fu completata nel 1954, la tribuna marmorea del Crocifisso nel 1961 e il coro nel 1990. L'edificio sacro riflette l'epoca della sua costruzione, presentando uno stile neorinascimentale arricchito da elementi di stile Liberty, tipici della fine del XIX e l'inizio del XX secolo. La facciata, pur non essendo un'esecuzione fedele del disegno del Bazzani, è stata sapientemente contenuta nel carattere e nei limiti dell'illustre progettista dal suo discepolo, il professor Armando Farabollini di Treia.
Architettura e Decorazioni
La cupola, alta 42 metri, domina l'intero edificio, presentandosi come un alto tamburo ottagono con quattro trifore. Otto costoloni a tortiglie scandiscono l'incurvarsi delle superfici verso la lanterna, traforata da otto finestroni ad arco. L'abside è a tre navate con volte semisferiche che poggiano su otto pilastri, quattro per parte, con capitelli e basamenti riccamente ornati. I motivi decorativi sono composti da gigli, spine, uva, grano, edera, croci, il cordiglio francescano e motti di preghiera alle cinque piaghe del Crocifisso. Tutta la navata centrale converge sulla tribuna marmorea che racchiude il Crocifisso.

Sulle due navate laterali sono disposte sei cappelle. Nella prima cappella di destra, sopra i confessionali, si trova una grande tela d'autore ignoto (XVII secolo) raffigurante i Santi Antonio Abate, Emidio, Biagio e Isidoro. Nella prima cappella di sinistra, sopra ai confessionali, è presente il quadro di San Pacifico da San Severino Marche, opera del noto pittore Lazzarini di Pesaro (XIX secolo). Nella terza cappella è collocata la statua lignea di Sant'Isidoro, opera recente dello scultore Santori di Grottammare. Dal 1989, qui riposano anche i resti mortali del Padre Ciro Ortolani, ricordati da una lapide sulla destra.
Dal presbiterio si può passare in sacrestia, dove sono sistemati bei mobili placcati in noce e radica di noce della fine del Cinquecento o della prima metà del Seicento. Dalla sacrestia si accede al chiostro, un quadrilatero a mattoni, ben luminoso, iniziato nella seconda metà del XVII secolo e portato a termine nella prima metà del XVIII secolo. Sopra il rosone centrale della facciata spicca un grande pannello in ceramica con angeli in adorazione dell'agnello, opera del professor Farabollini, così come le lunette in ceramica che decorano i tre portali: San Francesco d'Assisi (a sinistra), Cristo in gloria (al centro).

Tesori Nascosti e Devozione
Il bellissimo volto del Crocifisso, che la tradizione vuole scolpito da mani angeliche, presenta tre aspetti del martirio di Cristo: visto dal lato sinistro l'immagine esprime la sofferenza dell'agonia; di fronte, il Cristo che si dona; dal lato destro, la serenità della morte. Il Cristo è eretto e non abbandonato, con il capo inclinato a destra e i piedi sovrapposti, fissati alla croce con un unico chiodo.
Dal presbiterio si possono osservare le canne dell'organo della ditta Zanin di Codroipo (Udine), costruito con tale maestria che il famoso collaudatore, Maestro Ulisse Mattey, esclamò: "Sulla terra non esistono opere perfette, salvo l'organo del SS. Crocifisso."
In anni recenti, nel convento del SS. Crocifisso, sono venute alla luce due pavimentazioni musive: la prima con decorazione geometrica, la seconda, ben visibile in una delle stanze del convento, presenta un decoro figurato. Le figure, su campo bianco e slegate tra loro, sono di tipo naturalistico: in basso a sinistra un alberello con un uccellino tra i rami, in alto un ibis rivolto verso destra e, davanti a questo, parte di un altro elemento floreale. Nella fascia centrale vi è la parte anteriore di un cane nero slanciato in corsa verso sinistra. Il trampoliere in alto - un ibis - è l'unico elemento di richiamo certo all'ambiente nilotico e ai culti egizi presentato dal mosaico, nel suo tipico atteggiamento a testa abbassata, pronto a beccare qualcosa sul terreno, posizione che lo rende simile al geroglifico "gm". La figura dell'ibis si ritrova sempre nella tipica iconografia nilotica e così nel mosaico del serapeo di Ostia insieme a piante acquatiche, facendo parte del repertorio delle pitture cosiddette egittizzanti nel filone paesistico. Durante la demolizione del campanile cinquecentesco, sono state rinvenute anche due preziose statue egizie: una statua regale maschile e una statua femminile di regina o sacerdotessa.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso di Castro
Origini della Devozione e Sviluppo del Complesso
L'Immagine del Santissimo Crocifisso di Castro sorge fuori da quelle che erano state le mura dell'antica città di Castro, dove si incontrano le strade provenienti da Ischia, Farnese e Pitigliano. Dopo la distruzione della città di Castro, nel 1658, la cura delle anime dei contadini e pastori che frequentavano quel territorio per il loro lavoro era divisa tra i parroci di Canino, Ischia e Farnese, poiché nella zona non erano rimaste abitazioni di alcun genere. Fin dal 1733, il territorio era spesso definito impervio, malsano e miserabile.
Intorno a questa Sacra Immagine, le genti vicine iniziarono a dimostrare una profonda devozione, specialmente nei giorni della Pentecoste. All'interno di una nicchia, o piccola cappella, erano appese alcune tavole che testimoniavano la fede accumulata per le grazie ricevute, suscitando la pietà di stranieri e pellegrini di passaggio. L'autorità religiosa si interessò del fervore popolare che si manifestava intorno all'Immagine del Cristo Crocifisso intorno al 1747 e, per proteggere parzialmente il masso triangolare, fece costruire una piccola cappella e un altare. Nel 1828 si parlava già di un'edicola del Santissimo Crocifisso con, dipinta nella parete, l'Immagine che, secondo la tradizione dei fedeli, aveva resistito all'incendio della Città.
Nel 1851, i numerosi fedeli e il nuovo vescovo espressero il desiderio che la sacra Immagine, esposta per oltre due secoli alle intemperie, fosse inclusa in un edificio più degno. Nel 1861, il nuovo tempio non era ancora completato; il vescovo Pellei dichiarò il suo impegno affinché la prodigiosa Immagine fosse custodita decentemente e il luogo reso più accogliente per i tanti pellegrini. L'antica edicola, ormai abbandonata e in rovina, fu completata e ricostruita. L'Ordinario diocesano scelse uomini, preti e laici, sia farnesiani che ischiani, per raccogliere offerte e incaricò l'architetto Filippo Pincellotti di curare e terminare i lavori. Il favore di papa Pio IX e del Principe (Torlonia) non mancò, con la concessione di materiale da un grande edificio per la costruzione del nuovo tempio. Terminati i lavori e attestato l'aumento dell'afflusso di fedeli e pellegrini (oltre quindicimila), nel 1933 l'arciprete di Ischia chiese al vescovo Guarneri la costruzione di un nuovo tempio, un'idea tuttavia impossibile da realizzare per la difficoltà di trasportare il materiale e per la mancanza di viabilità. I lavori di ampliamento e ristrutturazione del santuario, con le relative spese per le celebrazioni, sono datati tra ottobre 1934 e giugno 1939. Dal 1954, l'Associazione degli Amici del SS. Crocifisso di Castro versa annualmente una somma a sostegno dei piccoli lavori al Santuario.
All'interno, nelle tre facce dell'originario triangolo in pietra erano dipinte: il Crocifisso (a sud), la Madonna del Carmine (a destra), surrogata poi con l'immagine della Madonna di Loreto, e Sant'Antonio di Padova (a sinistra).

La Chiesa del Crocifisso nella Contrada SS. Crocifisso
La Chiesa del Crocifisso, situata nella Contrada SS. Crocifisso, fu fatta costruire da Mario Frangipane tra il 1639 e il 1645. Successivamente, venne ristrutturata all'epoca dei Braschi (1789) e tra il 1898 e il 1899 dall'Ordine di Maria Santissima.
Questo luogo di culto ospita l'immagine della Madonna di Versacarro, un'icona bizantina della Santa Vergine attorno alla quale si sono sviluppate numerose leggende. Il nome deriverebbe da una leggenda popolare secondo cui, mentre dei ladri trafugavano l'immagine nascondendola in un carro di buoi, gli animali avrebbero per intervento divino 'voltato' il carro (dal latino vertere) e riportato così la Madonna alla chiesa.
Altro elemento di grande interesse è il Crocifisso ligneo del 1669, opera di Fra Vincenzo Pietrosanti da Bassiano. Questa scultura è caratterizzata da un forte realismo, tale da giustificare la credenza che il volto del Cristo non sia stato realizzato per mano dell'artista, il quale per miracolo l'avrebbe trovato già scolpito.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso a Siculiana
Fondazione e Ampliamenti
Il Santuario del Santissimo Crocifisso, nonché chiesa madre di Siculiana, fu edificato alla fine del 1500 dai Padri Carmelitani, grazie a una concessione da parte di Blasco Isfar y Corillas, barone di Siculiana. Inizialmente, la chiesa fu dedicata alla Madonna del Carmelo.
Tra la fine del 1700 e i primi del 1800, grazie alla generosità di don Vincenzo Alfani, facoltoso notabile del posto che donò 500.000 lire, e di tanti altri devoti, fu possibile compiere grandi lavori di ampliamento e decorazione della chiesa. Questi lavori si conclusero nel 1813 con la realizzazione del transetto, della cupola, dell'abside, della sagrestia e dell'oratorio. Verso la metà del 1800, anche il vescovo di Agrigento Mons. Domenico Maria Lo Jacono si impegnò ad ampliare e arricchire la chiesa del suo paese natale con la costruzione dell'oratorio. Sul uno dei muri esterni dell'edificio è ancora visibile lo stemma vescovile scolpito su pietra.
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Tesori d'Arte e Devozione
Il Santuario custodisce, da oltre quattro secoli, la statua lignea nera del Cristo Crocifisso, venerato dai siculianesi che lo festeggiano solennemente ogni anno il 3 maggio. Il Santuario è da sempre meta di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo ed è spesso scelto da tanti sposi per la celebrazione del loro matrimonio.
Al suo interno si trovano affreschi e tele del Politi. In particolare, nella volta della navata, Raffaello Politi, ispirandosi all'opera della celebre Cappella Sistina di Michelangelo, ha raffigurato: "La creazione di Adamo", "La creazione di Eva" e "Il peccato originale". All'interno della cappella del Battistero è custodita una preziosissima vasca lustrale di origine ebraica, originariamente utilizzata per le abluzioni. Su tale vasca, detta “pileta” o “Kior”, sono scolpiti in bassorilievo i blasoni dei casati degli Aragona e dei Castiglia, reali di Spagna, e vi è incisa un'epigrafe in ebraico tuttora oggetto di studi e ricerche. A corredo della vasca vi sono delle magnifiche formelle in alabastro raffiguranti scene dell'Antico Testamento. La loggia sovrastante l'ingresso della navata accoglie un magnifico organo a canne del 1939.
Lavori di restauro del coro e dell'altare maggiore del Santuario del SS. Crocifisso di Siculiana sono stati intrapresi e completati in tempi recenti, evidenziando l'impegno costante nella conservazione di questo importante patrimonio.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso di Domodossola
Il Santuario del Santissimo Crocifisso, dalla forma di ottagono allungato, si eleva sulla roccia del Sacro Monte Calvario di Domodossola e fu costruito a partire dal 1657. Nel 1672 fu innalzata la cupola con relativa lanterna e nel 1686 fu realizzato il vestibolo che aggetta sulla facciata.
Quest'ultimo è costituito da una volta a botte ed è sostenuto da pilastri e colonne di pietra serpentina locale. Nella volta, alcuni angioletti con i simboli della Passione sono stati dipinti da Giovanni di Sampietro. Sia il disegno che la costruzione del santuario sono attribuiti a Tommaso Lazzaro, al quale era stata affidata la realizzazione di altri edifici sacri in Val d'Ossola.

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