La figura del parroco di Isola Capo Rizzuto, insieme a quella di altri sacerdoti e vescovi calabresi, emerge in diversi contesti significativi, dalla testimonianza del naufragio di Cutro all'accoglienza di vittime di violenze e alla guida spirituale delle proprie diocesi. Questo articolo approfondisce i ruoli e le storie di questi uomini di fede, che si distinguono per il loro impegno pastorale, sociale e teologico.
Testimonianza del Naufragio di Cutro e l'Incontro con Papa Francesco
A seguito del tragico naufragio avvenuto il 26 febbraio sulla costa ionica della Calabria, due sacerdoti dell'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, don Mirco Pollinzi e don Francesco Gentile, della parrocchia di Isola Capo Rizzuto, hanno incontrato Papa Francesco durante un'udienza generale.
La Donazione al Pontefice
I due preti hanno consegnato al Pontefice un pezzo del barcone naufragato a Cutro, simbolo delle quasi duecento persone scaraventate in mare.
«Non li abbiamo potuti accogliere come siamo abituati a fare, come avremmo voluto: il frammento di legno, che oggi abbiamo donato al Papa, è una piccola parte dell’imbarcazione che dieci giorni fa, a pochi metri dalla spiaggia di Cutro, ha urtato contro una secca, scaraventando in mare quasi duecento persone», hanno dichiarato.

Il Dolore e la Preghiera
Hanno ricordato le 73 vittime accertate del naufragio, descrivendolo come un «lutto familiare». In piazza San Pietro, hanno portato anche la forza spirituale della Via Crucis celebrata sulla spiaggia di Cutro, con una croce realizzata anch'essa con il legno del relitto.
Alle loro parole si sono aggiunte quelle di don Pasquale Squillacioti, parroco di Steccato di Cutro, che ha affidato ai sacerdoti una lettera personale per il Pontefice. Don Pasquale ha sottolineato l'importanza del dono del frammento del relitto al Papa, chiedendo preghiere «affinché il mare restituisca i corpi dei dispersi così che abbiano una degna sepoltura e i parenti abbiano un posto dove “cercare” conforto e vicinanza con chi non c’è più». Si teme che il numero dei corpi non ancora recuperati possa essere tra 30 e 40, mentre i sopravvissuti sono circa ottanta. Don Pasquale ha elogiato la risposta della popolazione calabrese, definendola una «luminosa testimonianza di fede», nonostante le «immagini apocalittiche» a cui ha assistito.
L'Accoglienza delle Vittime di Boko Haram
Durante l'udienza generale, Papa Francesco ha accolto e benedetto due giovani nigeriane, Janada Marcus (22 anni) e Maryamu Joseph (17 anni), riuscite a liberarsi dai miliziani di Boko Haram che le avevano rapite. Il loro incontro con il Pontefice rappresenta «il raggiungimento simbolico di un traguardo di riconciliazione e di speranza, fatto di coraggio e fede luminosa» ha affermato don Joseph Bature Fidelis, della diocesi di Maiduguri, capitale dello stato federale di Borno, in Nigeria.
Storie di Sofferenza e Speranza
- Janada Marcus: Rapita e torturata più volte. Il primo rapimento è avvenuto dopo un intervento chirurgico, direttamente dal letto d'ospedale. Successivamente, è stata rapita di nuovo, assistendo all'omicidio del padre. Nel novembre 2020 è stata sequestrata e rilasciata dopo sei giorni, poco prima di essere costretta a sposare uno sconosciuto.
- Maryamu Joseph: Rapita dai miliziani nel 2013, a meno di otto anni, insieme ad altre 21 persone, è rimasta prigioniera per nove anni. Anche due suoi fratelli furono rapiti e rinchiusi nello stesso campo di prigionia; uno è stato ucciso, l'altro è ancora in cattività.
Entrambe le ragazze vivono ora al Trauma Center di Maiduguri, una struttura realizzata con l'aiuto della fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre, diretta da don Joseph, che ospita e assiste le vittime di Boko Haram. Maryamu, dopo tanto dolore, inizierà finalmente un percorso di studio.

Altri Incontri Significativi con il Pontefice
L'8 marzo, Giornata internazionale della donna, un gruppo di donne leader di diverse religioni ha incontrato il Papa per rilanciare l'impegno a essere «corresponsabili di un’umanità fraterna» a partire dall'esperienza di fede. L'iniziativa ha visto la partecipazione dell'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche e di donne che servono nella Santa Sede.
Papa Francesco ha anche incontrato 80 ucraini e 30 rifugiati di altre nazionalità, ospiti della Caritas diocesana di Pescara-Penne, ai quali ha assicurato personalmente la sua vicinanza. Il Pontefice ha risposto al loro "grazie" dicendo: «Sono io che vi ringrazio della presenza, così posso essere accanto a voi che siete un popolo martire».
Inoltre, il tenente colonnello Michele Minonne dell’Aeronautica militare italiana ha chiesto al Papa una preghiera per Giuseppe Cipriano e Marco Meneghello, due piloti deceduti in un incidente aereo a Guidonia.
Don Riccardo Agresti e il magistrato Giannicola Sinisi hanno presentato al Pontefice il progetto “Senza sbarre”, rivolto ai reclusi nel carcere di Andria. Il progetto mira a restituire dignità e speranza, combattendo il rischio di recidiva, grazie al sostegno del vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, della Caritas e della Cei. Tra le iniziative, l'ampliamento di uno stabilimento in Contrada San Vittore che produce circa 8.000 chili di taralli al mese, venduti nei supermercati del sud Italia.
Nomine Vescovili in Calabria: Don Maurizio Aloise e Don Fortunato Morrone
Il testo fornisce dettagli su due importanti nomine episcopali in Calabria, mettendo in luce il profilo e il percorso spirituale e pastorale dei nuovi arcivescovi.
Don Maurizio Aloise, Arcivescovo di Rossano-Cariati
La Chiesa di Rossano-Cariati ha accolto don Maurizio Aloise come nuovo arcivescovo. Originario di Catanzaro, 52 anni, don Aloise era pro-vicario generale dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. Ha studiato all’Istituto teologico calabro e dopo l'ordinazione sacerdotale (18 novembre 1995), ha approfondito gli studi di morale sociale e mariologia. È stato direttore dell’Ufficio vocazioni e ha svolto intensa attività pastorale in diverse comunità parrocchiali. Nel 1997 ha coordinato l'accoglienza dei profughi curdi a Soverato. Al momento della nomina era parroco di Santa Domenica e rettore del Santuario diocesano Santa Maria delle Grazie a Torre di Ruggiero.
Nel suo messaggio alla diocesi, ha espresso gratitudine al Papa e ha ribadito l'intento di «mantenere e curare un rapporto di paternità con tutti». Ha sottolineato l'importanza della collaborazione del clero e del laicato per un progetto pastorale rispondente alle nuove esigenze. Le date fissate per la sua ordinazione sono il 13 maggio a Squillace e per l’ingresso in diocesi il 12 giugno.

Don Fortunato Morrone, Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova
Don Fortunato Morrone, 62 anni, teologo e parroco dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, è stato nominato arcivescovo di Reggio Calabria-Bova. La notizia è stata accolta con grande gioia e due minuti di applausi dalla comunità diocesana dello Stretto. Nato il 20 settembre 1958 a Isola di Capo Rizzuto, ha conseguito il baccalaureato in teologia alla Pontificia Università Lateranense e la licenza e il dottorato in teologia dogmatica alla Gregoriana di Roma. Ordinato prete il 1° ottobre 1983, ha servito diverse comunità parrocchiali crotonesi. È stato direttore diocesano della pastorale giovanile e assistente di Azione cattolica. Dal 2009 è docente di teologia sistematica all’Istituto teologico calabro, ed è un profondo conoscitore del pensiero di San John Henry Newman.
Don Morrone ha espresso la sua sorpresa e gratitudine al Santo Padre per aver scelto ancora una volta un prete della diocesi di Crotone per guidare un'altra Chiesa in Calabria, in particolare una con la grande tradizione ecclesiale di Reggio Calabria. La scelta di un vescovo di prima nomina per la città dello Stretto è stata notata come un fatto raro. L'arcivescovo emerito Giuseppe Fiorini Morosini resterà amministratore apostolico fino all'ingresso del successore.

Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto
Il testo menziona anche Mons. Giuseppe Satriano, amministratore apostolico della diocesi di Rossano-Cariati, e arcivescovo di Bari-Bitonto. Nato nel 1959 ad Isola Capo Rizzuto, ha completato la sua formazione teologico-spirituale tra Saronno e Venegono Inferiore. Ha conseguito il dottorato in Teologia Fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana nel 1986 e la laurea in Filosofia all'Università Statale di Cosenza nel 1995. Dal 1998 è giornalista pubblicista e Ordinario di Teologia sistematica all’Istituto Teologico Calabro, di cui è stato Direttore per due mandati, e Direttore per dieci anni della Rivista di Scienze teologiche Vivarium. Benedetto XVI lo ha nominato "adiutor secretarii specialis" alla XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi nel 2005. Tra i suoi incarichi pastorali più significativi, è stato Vicario parrocchiale di Santa Caterina da Siena e di S. Paolo Apostolo a Crotone, e Parroco di S. Domenico. Nel 2018 è stato nominato dalla C.E.I. Presidente del Comitato per i Congressi Eucaristici Nazionali.
Lo stemma di Mons. Satriano è ricco di simbologia. L'argento del campo principale richiama la trasparenza del cielo e la rivelazione divina. La pianura di verde su cui è “nodrita” la vite simboleggia l'impegno del Vescovo e di ogni cristiano nell'opera di Cristo. Le tre stelle alludono al mistero della Trinità e alla castità perpetua di Maria, richiamando le icone della Madonna Greca (patrona di Isola di Capo Rizzuto), della Madonna di Capo Colonna (patrona dell’Arcidiocesi di Crotone - S. Severina) e della Madonna della Bruna (patrona dell’Arcidiocesi di Matera - Irsina). Il rosso della prima 'cappa' simboleggia la carità e il martirio, con un libro aperto e una spada a richiamare la Parola di Dio e San Paolo Apostolo. L'azzurro della seconda cappa evoca il mare, terra d'origine del titolare, e l'indifferenza dei nostri giorni. In questo contesto, spicca la figura di San Francesco da Paola, patrono della Calabria, con l'ombra di un sole e la legenda “Charitas”, motto programmatico dell'Ordine dei Minimi da lui fondato. Il motto episcopale di Mons. Satriano, "Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero" (1Cor 9,19), è tratto dalla prima lettera ai Corinzi di San Paolo, sintetizzando il suo impegno al servizio di tutti.