L'Altare: Cuore della Liturgia Cristiana
L'altare, inteso come superficie piana talvolta a livello del suolo o più spesso elevata, su cui si compiono sacrifici o offerte alla divinità, ha assunto per la Chiesa cristiana un significato profondo e centrale. In età apostolica, la celebrazione eucaristica, in quanto commemorazione dell'Ultima Cena, si svolgeva come un'autentica cena (agape). Tuttavia, a seguito degli abusi che si verificarono (1 Cor. 11, 17-22; At. 6, 1-3), in epoca tardo o post-apostolica, più in generale sul finire del I secolo, scomparve il rapporto tra le agapi vespertine e l'eucaristia. I commensali non si riunivano più in questi particolari banchetti, accovacciati o distesi su triclini intorno a piatti comuni, ma piuttosto stavano in piedi, come circumstantes, disposti a semicerchio intorno a un tavolo (τϱάπεζα, mensa poggiante su tre o quattro sostegni) che costituì in seguito, idealmente anche se non sempre fisicamente, il punto centrale della celebrazione eucaristica (si veda, per esempio, il cubicolo dei Sacramenti nelle catacombe di S. Callisto a Roma).
Dalla Mensa Domini al Sacro Altare
Il presbitero o il vescovo doveva stare con ogni probabilità dietro a questo tavolo, nella parte rettilinea della mensa semicircolare, rivolto verso la comunità, celebrando in questa posizione l'eucaristia. Si può presumere che la liturgia della parola, nei riti mattutini, avesse come punto di riferimento una sorta di cattedra o seggio del celebrante e che la relativa liturgia dell'eucaristia avesse come centro il suddetto piccolo tavolo; entrambi erano mobili, come risulta dai ritrovamenti nella più antica chiesa cristiana a Dura Europos, in Siria, risalente alla metà del III secolo, dove, sul piano di calpestio, nella parte orientale dell'aula di riunione della comunità, non si sono trovate assolutamente tracce di incassi. È particolarmente significativo il fatto che l'altare cristiano derivi dal tavolo di arredo domestico e non dall'altare utilizzato per i sacrifici pagani (sub divo nel témenos del tempio).
La teologia cristiana, che vede nell'eucaristia il sacrificio, non entra in contraddizione con quanto detto benché, a partire dall'epoca successiva all'età cristiana, il fatto che l'altare fosse in pietra e fissato al suolo in un punto centrale, visibile alla comunità, abbia potuto talvolta suggerire associazioni di questo genere.
L'altare cristiano, sviluppatosi dal tavolo su sostegni (la mensa, come si intende in epoca moderna, nell'Antichità era molto rara), alto circa 90-100 cm, di lunghezza e larghezza variabili, spesso a forma di cubo o di parallelepipedo, costituisce l'elemento più significativo dell'arredo della zona absidale o del presbiterio di una chiesa cristiana; esso è attestato storicamente già nei testi biblici (1Cor. 10, 21: τϱάπεζα Κυϱίου, mensa Domini). In epoca precostantiniana, a causa delle anguste dimensioni degli ambienti, esso era necessariamente piccolo e mobile e, nei primi esemplari, con ogni probabilità realizzato in legno.
Il nome latino altare deriva probabilmente da adolere ('bruciare essenze profumate'; si pensi all'altare dell'olocausto e anche alla derivazione della parola ara dal verbo arere, 'inaridirsi'). Nel Medioevo la derivazione etimologica di altare da altus era quella prevalente nella coscienza comune, se non altro per l'innalzamento del presbiterio rispetto alla navata della chiesa, che in seguito si accentuò ulteriormente a causa della creazione delle cripte. L'Oriente greco fino a oggi si è attenuto alla denominazione τϱάπεζα. Termini come θυσιαστήϱιον o βωμόϚ vengono usati molto di rado per distinguere l'altare cristiano da quelli pagani. L'Occidente latino conosce, accanto alla definizione di mensa - certo per influsso di una più evoluta teologia del sacrificio - quella di altare.
Dimensioni, Materiali e Funzione Simbolica
A partire dall'età costantiniana e con l'edificazione delle grandi basiliche, la larghezza e la profondità dell'altare aumentarono; l'altezza invece dovette necessariamente mantenersi relativa alle dimensioni umane, così da permettere al celebrante, vescovo o presbitero, di muoversi presso l'altare dietro di esso, pur rimanendo visibile ai fedeli. L'aumento delle dimensioni era anche connesso con lo sforzo teso a mantenere una certa proporzione tra lo spazio della grande aula e il significato simbolico dell'altare stesso, di misure relativamente ridotte. Anche la scelta dei materiali si modificò in epoca post-costantiniana e per l'altare si preferirono sempre più la pietra o il marmo. Con il passare del tempo, in particolare dopo il periodo carolingio, si diffuse l'uso dell'altare.
L'altare costituiva materialmente e formalmente il punto di riferimento della celebrazione eucaristica. Participes sunt altaris (1 Cor. 10, 18) è, nel linguaggio biblico, una perifrasi della comunione con l'offerta stessa, ovvero con il Cristo.

L'Altare e il Culto delle Reliquie
L'importanza dell'altare in epoca post-costantiniana si delineò anche in conseguenza dello stretto rapporto che lo legava alle reliquie dei martiri, poste in un sepolcro a nicchia nella struttura sottostante l'altare o subito sotto la mensa vera e propria - a partire dall'epoca altomedievale -, quasi sempre nella parte anteriore della stessa, punto che solitamente il sacerdote baciava in principio di messa. Paolino di Nola, nel 402 circa, ricorda reliquie della Croce all'interno dell'altare (Ep., 32, 8 e 11; CSEL, XXIX, pp. 283, 287). Si deve sottolineare che tale stretto legame tra mensa e confessio non era altrettanto obbligato nella Chiesa orientale: si sono trovati certamente in alcuni casi sarcofagi o tombe con reliquie (come in Siria centrale, a partire dal IV secolo), tuttavia nella maggioranza dei casi, essi si trovano presso l'altare e solo di rado al di sotto o al suo interno.
Nelle catacombe romane (per esempio in quella di Panfilo sulla via Salaria) o in quelle di S. Gennaro a Napoli, l'altare presso la tomba del martire era del tipo 'a blocco', costruito in muratura. Fu Felice I (269-274) che stabilì l'usanza di celebrare il sacrificio eucaristico sulle tombe dei martiri; così sembra doversi interpretare il passo "hic constituit supra memorias martyrum missas celebrare" (Lib. Pont., I, p. 158). Nel III secolo l'anonimo trattato De aleatoribus accenna ai "martirybus praesentibus super mensam dominicam" (CSEL, I, 3, p. 103). Prudenzio, alla fine del IV secolo, notò che l'altare della cripta di Ippolito, nel cimitero sulla via Tiburtina, era addossato e non sovrapposto alla tomba del martire: "propter ubi apposita est ara sacrata deo" (Peristeph., XI, 170; PL, LX, col. 547). Nella cripta dei papi nel cimitero di Callisto, l'altare naturalmente non conteneva reliquie di martiri, stante il costume della Chiesa romana (e, in generale, della Chiesa in Occidente, fatte le debite eccezioni come, per esempio, Milano e la Gallia) di mantenere intatta la tomba, consuetudine o usanza ancora sentita alla fine del VI secolo, alla quale si accompagnavano leggende e superstizioni che dovevano scoraggiare i violatori dei sepolcri. Gregorio Magno (590-604) si appoggiò a questa tradizione per negare all'imperatrice di Costantinopoli, Costantina, reliquie di martiri romani (Registrum Epistularum, IV, 30; MGH Epist., I, 1887, pp. 264-265).
Proprio alla intangibilità dei sepolcri venerati e allo sviluppo del culto dei martiri tramite le reliquie ex contactu si deve la nascita della confessio, un organismo architettonicamente definito cripta semianulare, che permetteva di raggiungere il luogo della tomba.

Consacrazione e Titolatura dell'Altare
A partire dal Medioevo la consacrazione obbligatoria dell'altare denota l'alta considerazione in cui esso era tenuto. Mentre nella fase iniziale della storia della Chiesa ciascun altare poteva considerarsi consacrato dopo la prima celebrazione di una messa (talvolta anche solo dopo la deposizione delle reliquie), con l'epoca carolingia divenne necessaria una vera e propria dedicazione o consacrazione (Ordo Romanus, 41; Andrieu, 1956, p. 311 ss.). Il rito riprendeva in certo modo quello dell'iniziazione dei battezzandi ai sacramenti, con la cerimonia dell'abluzione (battesimo), dell'unzione (cresima) e con la celebrazione di una messa (eucaristia). La deposizione delle reliquie era strettamente connessa, così come altri elementi cerimoniali, a questa consacrazione. L'unzione della parte superiore dell'altare. La sacralità conferita all'altare attraverso questo rito poteva nuovamente annullarsi (esacrazione), nel caso di una evidente devastazione dell'altare.
Ciascun altare, in particolare quello maggiore fissato al pavimento, aveva - inizialmente spesso, in seguito sempre - lo stesso titolo della chiesa. Esso non doveva corrispondere necessariamente alle reliquie deposte nell'altare, poteva anche derivare dai misteri (annunciazione, assunzione di Maria) o da nomi di angeli e così via. Numerosi altari minori (laterali) della chiesa avevano il loro titulus, spesso legato al nome del patrono delle confraternite e corporazioni che li utilizzavano. Con l'introduzione del pontile (jubé) tra il presbiterio e il corpo longitudinale, l'altare comune, che si trovava di fronte a tale struttura, era quasi sempre dedicato alla santa Croce (altare della Croce), come mostra la pianta ideale dell'abbazia di San Gallo in Svizzera, di epoca carolingia. Sovente si festeggiava anche il giorno dell'anno in cui l'altare era stato consacrato, coincidente spesso con quello della consacrazione della chiesa.
Le Tipologie di Altari Cristiani
Dal punto di vista tipologico gli altari possono essere suddivisi in tre gruppi: a mensa, a cassa e a blocco.
Altare a Mensa
La forma a mensa è la più antica dal punto di vista storico e liturgico; consiste di un piano con relativi sostegni (quattro o cinque e, per gli esemplari di piccole dimensioni, anche uno solo) o con due lastre ortogonali a esso (Torcello, cattedrale). Questa è la tipologia più consueta in epoca precarolingia, fino a tutto il Medioevo. Per conferire alla struttura una visione più omogenea, si inseriva tra i due sostegni anteriori un elemento mediano (antependium) così da ottenere visivamente una struttura più compatta che ricorda l'altare romano antico.
Altare a Cassa
Anche per l'altare a cassa, particolarmente adatto alla custodia di reliquie in epoca tardoantica, il punto di partenza era il tavolo. Al di sotto dell'altare partiva un incavo verticale (cataracta), che verso il basso arrivava fino alla sepoltura del santo o del martire (confessio) o al reliquiario posto in profondità. I piani posti tra i sostegni creavano una vera e propria struttura 'a cassa' (da cui la denominazione dell'altare) che, sulla fronte, spesso veniva corredata di un'apertura richiudibile per mezzo di una grata (fenestella confessionis), che permetteva il contatto visivo o fisico con le reliquie (per esempio a Cividale del Friuli, S. Martino). Nell'incavo dell'altare di S. Pietro a Roma, di epoca post-gregoriana, è stato scoperto un perno di bronzo, al quale si poteva appendere il turibolo nei giorni di festa: l'incenso fuoriusciva dall'interno, avvolgendo l'altare nel fumo. L'altare a cassa, nella sua forma originaria, entrò in disuso con la scomparsa di questa forma di culto delle reliquie e quando si cominciò a conservarle nell'altare, tra la mensa e il sostegno, e in ultimo nella mensa stessa.
Altare a Blocco e Altari Portatili
L'altare a blocco derivò il suo nome dal sostegno chiuso, di forma compatta, di misure coincidenti o di poco inferiori a quelle della mensa. Questa fu la tipologia più diffusa a partire dall'epoca carolingia, probabilmente grazie alla sua struttura solida o per l'impressione monumentale che dava all'interno della chiesa. Le ampie superfici del blocco, specialmente quella frontale, si adattavano bene alla decorazione ornamentale (lesene, finte colonne, motivi fitomorfi e a racemi, mosaici cosmateschi; Subiaco, Sacro Speco), oppure figurata (Ferentillo, abbazia di S. Pietro in Valle). Erano molto usati come rivestimenti anche antependia di stoffa o di metallo. Nella parte posteriore di questo tipo di altare a blocco, sin dall'Alto Medioevo - quando l'altare maggiore era già molto arretrato all'interno dell'abside - era presente una sorta di piano o struttura rialzata, dove si appoggiavano di solito lampade e reliquiari; questi ultimi, a partire dal XIV secolo, spesso avevano la forma di busti. Nel Tardo Medioevo si diffusero le grandi pale d'altare dipinte o scolpite, raffiguranti per esempio una Sacra conversazione.
Ampiamente diffuso a partire dall'età tardoantica e durante tutto il Medioevo, l'altare a blocco, fissato al pavimento, dotato di confessione e consacrato dal vescovo (altare fixum), costituì il luogo deputato per la celebrazione dell'eucaristia. Nel Medioevo infatti era ritenuto impossibile celebrare la messa su di un altare non consacrato. Stando alle disposizioni liturgiche o ecclesiastiche, sembra non si conoscesse nulla riguardo la storia dell'altare e la sua originaria forma mobile: l'insieme di mensa, sostegno e confessione, sviluppatosi solo nel corso del tempo, durante il Medioevo era considerato il naturale e inevitabile frutto della tradizione.
Si potevano tuttavia presentare occasioni particolari (durante i viaggi, nelle missioni) nelle quali si doveva celebrare la messa, ma non si possedeva nessuno di questi altari fissi. Per questo tipo di esigenze, si sviluppò il cosiddetto 'altare da viaggio' (altare portatile o mobile); un vero e proprio altare a blocco in miniatura, che potesse viaggiare con il resto del bagaglio senza grosse difficoltà. Nonostante fosse mobile, esso doveva comunque contenere delle reliquie ed essere consacrato dal vescovo. Questo tipo di altarolo portatile era dunque composto da una cassetta dell'altezza di circa 20 cm, che eventualmente si poteva appoggiare su di un tavolo e che custodiva al suo interno le reliquie. Nella parte superiore era coperto da un piano di marmo, o di altro materiale più prezioso, che ricordava una mensa e che era necessariamente di dimensioni tali da permettere facilmente, durante la messa, l'appoggio del calice e della patena da viaggio. Questi ultimi erano all'epoca spesso relativamente piccoli, poiché, dopo la scomparsa della comunione con il calice e la sempre più rara comunione dei laici, non dovevano più contenere grandi quantità di pane e di vino. Il cofanetto stesso, che in certa misura sostituiva il sostegno dell'altare, aveva per lo più un'anima in legno che, negli esempi più preziosi, veniva rivestita di materiali pregiati.

12. Tredicina 2022 - L'Altare Maggiore
L'Altare come Emblema di Cristo
Nella simbologia prevalente durante il Medioevo, l'altare - soprattutto quello realizzato in pietra - era considerato quale emblema di Cristo stesso, da un lato per il suo stretto legame con l'eucaristia che vi si celebrava, dall'altro per la definizione che Cristo ha dato di sé, quale 'pietra angolare' (Mt. 21, 42; probabilmente anche in rapporto a Sal. 118, 22). Era l'onore del popolo di Dio essere in comunione con l'altare (1 Cor. 10, 18); colui che partecipava della mensa partecipava anche della divinità: nei sacrifici pagani entrava in comunione con gli idoli, nel calice della benedizione e nel pane (ivi, 10, 16-17) era in comunione con il corpo di Cristo. Tutte le forme di venerazione riservate all'altare (bacio, incenso, candele) si trasmettevano al Cristo stesso. In questo mondo simbolico anche i martiri e i santi sepolti sotto l'altare venivano considerati la sua corte celeste, certamente in relazione a quanto si legge nell'Apocalisse (Ap. 6, 9-10).
Il Conflitto sull'Altare della Vittoria: Imperatore contro Vescovo
Il periodo storico in cui il paganesimo scade a religione di minoranza e mal tollerata vide un aspro conflitto tra il potere imperiale e l'autorità episcopale, esemplificato dalla questione dell'Altare della Vittoria. Questo altare, simbolo della religione dello Stato e della potenza di Roma, era il luogo dove si accostavano i senatori per sacrificare e prestare giuramento. Era stato rimosso da Costanzo, imperatore cristiano, ma tornò al suo posto poco dopo. La vittoria di Augusto su Antonio e Cleopatra nel 29 a.C. aveva consolidato il suo ruolo come simbolo della religione di Stato.
Con Valentiniano II, di appena dodici anni, il paganesimo era minacciato. L'Altare della Vittoria fu nuovamente rimosso, e la reazione non si fece attendere molto. Gli esponenti dell'alta società romana si mobilitarono. Massimo soppresse l'altare, ma esso aveva un profondo significato per molti, che lo vedevano come un legame con la tradizione. "Perché mai - si domandavano - dovremmo, noi romani, rimpiangere l'altare della Vittoria?"
Le Ragioni di Simmaco
Il prefetto di Roma Simmaco si fece portavoce della richiesta del Senato per il ripristino dell'Altare della Vittoria. Egli argomentava che "gli uomini venerano uno stesso e unico essere. Ciascuno di noi cerca la verità. Ogni popolo ha propri costumi, propri riti, diverse città come protettori culti diversi. Con quali benefici possiamo noi ricompensare la mia vecchiezza, i padri, gli dei indigeni? Ho ragione di pentirmene della tradizione e dei costumi miei! Le mura, i Sènoni dal Campidoglio." Il suo discorso era un'appassionata difesa della tolleranza religiosa e del valore della tradizione. Simmaco espone le sue ragioni, sostenendo che i romani avevano acquisito il diritto di mantenere le proprie usanze senza sentire le ragioni del Senato. Il discorso di Simmaco, una difesa di un privilegio offensivo, aveva un grande impatto sull'animo di tutti i presenti e sembrava vincente, espressione di "pubblica opinione".
12. Tredicina 2022 - L'Altare Maggiore
L'Intervento di Sant'Ambrogio
Dall'altra parte si levò la figura di Sant'Ambrogio, vescovo di Milano dal 374, che intervenne per mettere pace, ma con una posizione ferma: il vescovo è nella Chiesa, non al di sopra. Egli si opponeva strenuamente al ripristino dell'altare pagano, domandando: "Dobbiamo forse abbattere fin le mura delle nostre chiese?". Egli impose il suo potere anche in altri scontri, collocandosi al di sopra del potere imperiale, difendendo un diritto universale e sostenendo che gli interessi opposti erano "come in una causa civile". Ambrogio intervenne anche con minacce, ponendo l'imperatore di fronte alla sua coscienza. La questione era se fosse più importante la "disciplinae species an causa religionis?" Egli considerava il discorso di Simmaco la difesa di un privilegio offensivo e di facciata.
Ambrogio sosteneva che la fede doveva essere pura e senza compromessi, esortando Valentiniano II a non imporre il cambiamento, ma a riflettere per raggiungere "dopo molti erramenti, la maturità e la vera religione" o in "tarda vecchiaia la pura fede". Egli rispose a Simmaco che l'imperatore non avrebbe dovuto cedere alle pressioni, anche se mascherate da ragioni di ordine pubblico. Le sue argomentazioni prevalsero, e l'Altare della Vittoria non fu ripristinato.
Ambrogio è un esempio di come la Chiesa, attraverso i suoi vescovi, abbia iniziato a imporre la propria autorità, talvolta anche al di sopra di quella imperiale, spingendo per il trionfo della religione cristiana che era ormai la religione ufficiale dell'impero. Ciò portò il paganesimo a scadere a religione di minoranza e mal tollerata. La vicenda sottolinea come la parte cristiana difendesse un diritto universale, mentre il discorso di Simmaco, nonostante la sua eloquenza, si risolveva nella difesa di un privilegio strumentale.

La Cattedra di San Pietro: Simbolo dell'Autorità Episcopale
Il concetto di "altare vescovo" può estendersi non solo all'altare sacrificale, ma anche alla cattedra episcopale, simbolo dell'autorità del vescovo. Un magnifico esempio di tale simbologia è il capolavoro di Bernini, la Cattedra di San Pietro.
Bernini completò il suo splendido progetto nel 1653 e la cattedra fu installata nell'abside della Basilica di San Pietro nel 1666. Il trono di legno fu rivestito da una ricca struttura in bronzo dorato, sostenuta da imponenti statue di quattro Dottori della Chiesa, i grandi teologi delle origini (Ambrogio, Agostino, Atanasio e Giovanni Crisostomo) i cui scritti hanno plasmato la dottrina cristiana. Sopra di essa, una finestra di alabastro diffonde una luce soffusa sulla sedia, mentre nelle vicinanze si librano angeli che reggono la tiara papale e le chiavi di San Pietro. Questo non è un altare nel senso sacrificale, ma un potente simbolo dell'autorità del Vescovo di Roma, il Papa, e della sua ininterrotta successione apostolica, il cui seggio è il punto focale della Chiesa universale.
