Il 17 agosto 1730, esattamente 290 anni fa, durante la celebrazione della Messa nella Insigne Collegiata di Santa Maria in Provenzano, furono ritrovate le ostie consacrate che tre giorni prima erano state trafugate dalla Basilica di San Francesco, evento che aveva messo l'intera città in uno stato di prostrazione e agitazione per il sacrilegio compiuto.
La storia di questo straordinario avvenimento, noto come il Miracolo Eucaristico di Siena, è documentata da manoscritti conservati nell'Archivio di Santa Maria in Provenzano. Uno di questi descrive in modo particolareggiato i fatti accaduti quel giorno:
Il Ritrovamento delle Ostie Consacrate
«Piacque pertanto a Dio consolare la comune tristezza il 17 giorno d’Agosto in un modo che ha del miracoloso», si legge nel manoscritto. Circa le 13:00 (corrispondenti alle 9:00 del mattino secondo il computo attuale), mentre si celebrava la Messa all'altare della Santissima Annunziata nella Chiesa dell'Insigne Collegiata di Nostra Vergine in Provenzano, un chierico di circa 15 anni, intento a raccogliere le elemosine, notò qualcosa di insolito.
Durante l'elevazione della Sacra Ostia, il chierico, identificato in altre attestazioni come Paolo Schiavi di Castemuzio, si inginocchiò presso la cassetta fissa delle elemosine, situata vicino alla sagrestia. Guardando nell'apertura dove si depositava il denaro, vide diverse particole. La notizia si diffuse rapidamente, portando all'intervento del Primo Inquisitore, del Vicario generale e di altre autorità ecclesiastiche, che fecero chiudere la chiesa per avviare un'indagine.
Venne allestito un processo sommario con tutte le ricognizioni possibili, alla presenza di quattro testimoni. Alla fine, la cassetta delle elemosine fu aperta, rivelando un gran numero di particole, molte delle quali erano rimaste sospese tra le ragnatele, poiché la cassetta non veniva aperta da 18 mesi. La vista di questo ritrovamento suscitò grande gioia e commozione tra i presenti.

L'Identificazione e la Conservazione delle Sacre Particole
Le particole ritrovate furono confrontate con la forma e con altre particole non consacrate portate dal sagrestano di San Francesco per il confronto. Si concluse che si trattava delle stesse ostie consacrate rubate. Successivamente, furono estratte e numerate ad alta voce dal sagrestano della chiesa di Provenzano. Il numero registrato fu di 446 (sebbene si ipotizzi che questo conteggio potesse includere anche le particole non consacrate utilizzate per il confronto, dato che altre fonti riportano 351).
Le Sacre Particole furono quindi poste in un'altra pisside della Chiesa di Provenzano e portate nel tabernacolo dell'Altare Maggiore. Tutti i fedeli presenti si inginocchiarono in ringraziamento a Dio per questo ritrovamento miracoloso. Il Prefetto uscì dalla Sagrestia e intonò il Te Deum, seguito da una preghiera conclusiva.
I superiori, desiderosi di manifestare la gioia per l'evento, decisero, con il saggio consiglio del Pastore Monsignor Zondadari, di organizzare una solenne traslazione del Santissimo Sacramento alla chiesa di San Francesco il giorno seguente.
Un Miracolo Eucaristico Incontestabile
Questo evento è oggi accettato dalla Chiesa Cattolica come un Miracolo Eucaristico. Le numerose analisi effettuate nel corso dei secoli, l'ultima delle quali nel 2014 con strumenti altamente scientifici, hanno confermato che le ostie, pur essendo fatte di materiale organico e quindi soggette a deterioramento, sono rimaste incontaminate dall'agosto del 1730.
Non esiste una spiegazione scientifica per questa conservazione prodigiosa. Le Sacre Particole sono conservate nella Basilica di San Francesco a Siena, costituendo una testimonianza tangibile di un fatto inspiegabile per la scienza, ma chiarissimo per chi crede: un vero miracolo.
Ciò che rende il miracolo eucaristico di Siena particolarmente singolare è il fatto che, a differenza di altri prodigi in cui le ostie si trasformano in carne e sangue, qui le particole rimangono pane azzimo, ma perfettamente conservate.

La Vicenda del Furto e del Ritrovamento
Il 14 agosto 1730, vigilia dell'Assunta, nella Basilica di San Francesco, qualcuno rubò una pisside d'argento contenente 351 particole consacrate. L'atto scellerato sconvolse i senesi, che organizzarono processioni e preghiere di riparazione.
Tre giorni dopo, il 17 agosto, nel Santuario di Santa Maria in Provenzano, un chierichetto intravide qualcosa di bianco in una cassetta delle elemosine. Erano le ostie rubate, che furono devotamente raccolte e riposte in una nuova pisside. Il ritrovamento fu celebrato in tutta la città con adorazioni, processioni e celebrazioni solenni.
Si decise di non consumare le particole, ma di conservarle per venerarle e riparare la profanazione. La pisside che le conteneva fu sigillata e custodita con devozione. Dopo trent'anni, una ricognizione confermò che le particole erano ancora intatte e fresche, come appena consacrate.
Le Analisi Scientifiche e le Controprove
Nel corso degli anni, le particole furono controllate ripetutamente e sempre ritrovate incorrotte, nonostante fossero state manipolate, contate ed esposte all'aria. La loro composizione organica le rendeva estremamente vulnerabili a muffe e microrganismi, rendendo la loro conservazione inspiegabile.
Tiberio Borghesi, arcivescovo di Siena dal 1772 per vent'anni, già meravigliato dalla conservazione delle ostie dopo 40-50 anni, volle effettuare una controprova. Sigillò alcune particole non consacrate in un contenitore. Dopo 10 anni, queste particole si erano decomposte, lasciando solo vermi e briciole di pane.
Nel 1914, le particole consacrate furono sottoposte ad approfondite analisi chimiche e biologiche. Il risultato fu che conservavano il loro aspetto originario, erano composte da farina di pane azzimo e non presentavano batteri, muffe o acari, contrariamente a quanto riscontrato sulle pareti interne della pisside che le conteneva.
La conclusione del verbale redatto dagli scienziati fu lapidaria: «Le Sante Particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di Particole di pane azzimo consacrate nell’anno 1730, e costituiscono un fenomeno singolare, palpitante di attualità che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. È strano, è sorprendente, è anormale: le leggi della natura si sono invertite, il vetro è diventato sede di muffe, il pane azzimo è stato invece più refrattario del cristallo.»
Il miracolo eucaristico di Siena
La Fede e la Scienza di Fronte al Miracolo
Per la Chiesa, questo evento soprannaturale è permanente grazie alla reale presenza del Corpo di Gesù Cristo nelle ostie consacrate. Quello di Siena è un miracolo eucaristico continuo, non una reliquia di un evento passato, ma la presenza reale di Gesù Eucaristia, mantenuta fresca nel tempo.
Giovanni Paolo II, durante la sua visita a Siena il 14 settembre 1980, commosso, esclamò di fronte alle Sacre Particole: «È la Presenza!».
Il numero attuale delle particole è di 223, poiché alcune sono andate perse nel corso delle numerose ricognizioni, controlli ed esami effettuati nel corso dei secoli. Nonostante ciò, il miracolo permanente di Siena continua a offrire a tutti la possibilità di testimoniare una delle più grandi meraviglie di Cristo sulla terra, un evento di fronte al quale anche la scienza ha dovuto piegare la fronte.
Il Miracolo permanente delle SS. Particole si custodisce nella cappella Piccolomini nei mesi estivi e nella cappella Martinozzi nei mesi invernali. La devozione è alimentata da varie iniziative, tra cui l'omaggio delle Contrade, l'ossequio dei bambini della prima Comunione, la solenne processione nella festa del Corpus Domini, il Settenario Eucaristico di fine settembre e la giornata eucaristica il 17 di ogni mese, a ricordo del ritrovamento.
Lo scienziato Enrico Medi definì questo evento come «un intervento diretto di Dio, è il miracolo (...) compiuto e mantenuto tale miracolosamente per secoli, a testimoniare la realtà permanente di Cristo nel Sacramento Eucaristico.»
Impatto sulla Città di Siena e Oltre
Il furto sacrilego e la conseguente sospensione del Palio del 16 agosto 1730 hanno lasciato un segno nella memoria collettiva della città. È interessante notare che il Drappellone di quell'anno, che non fu mai assegnato, è ancora oggi conservato dalla Contrada della Giraffa, sebbene non figuri tra i Palii ufficialmente vinti dal rione.
Nonostante siano trascorsi quasi tre secoli, il miracolo delle Sacre Particole continua a rappresentare per Siena un simbolo di fede, identità e mistero, intrecciando la sua storia religiosa con quella civile e mantenendo vivo il legame tra la città, il Palio e la memoria di un evento che ha attraversato i secoli.
La Basilica di San Francesco è stata testimone di questo prodigio e, nonostante le vicissitudini storiche, tra cui incendi, soppressioni di ordini religiosi, trasformazioni in caserma e persino un secondo tentativo di furto nel 1951, le Sacre Particole sono rimaste intatte.
Il riconoscimento della soprannaturalità del fenomeno da parte della Chiesa è stato confermato dalla visita di numerosi Papi e santi, tra cui San Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XV, Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI, che si sono recati a Siena per adorare le Sacre Particole.
Il miracolo eucaristico di Siena rappresenta un enorme privilegio e una grande responsabilità per la città, un segno tangibile della presenza di Cristo nel sacramento eucaristico, che continua a suscitare fede e ammirazione.