La Parabola dei Due Figli: Obedienza, Pentimento e Verità

Il Vangelo secondo Matteo, nel suo capitolo 21, ci presenta la parabola dei due figli inviati a lavorare nella vigna, un racconto che si inserisce in un contesto di crescente confronto tra Gesù e le autorità religiose di Gerusalemme. In questo brano, Gesù si rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo con una domanda provocatoria: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?».

La risposta immediata è: «Il primo». Gesù, tuttavia, va oltre la risposta scontata, svelando un significato più profondo: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Illustrazione dei due figli a confronto, uno che rifiuta inizialmente e poi agisce, l'altro che acconsente verbalmente ma non agisce.

Analisi della Parabola: Due Atteggiamenti a Confronto

La parabola mette in luce due atteggiamenti radicalmente diversi di fronte alla chiamata del Padre. Il primo figlio, pur rispondendo inizialmente con un secco rifiuto ("Non ne ho voglia"), manifesta alla fine la volontà paterna attraverso il pentimento e l'azione. Questo figlio, che appare inizialmente lontano, si rivela più sincero nel suo percorso interiore.

Il secondo figlio, invece, risponde con un deferente "Sì, signore", mostrando un atteggiamento ossequioso ma non sincero. La sua adesione verbale nasconde una profonda disobbedienza, poiché non si traduce in un'azione concreta nella vigna. Questo tipo di comportamento richiama l'avvertimento di Gesù: "Non chiunque mi dice, Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli".

Il Significato dell' "Oggi" e del Pentimento

Un elemento chiave sottolineato nel Vangelo è l'importanza dell'"oggi", un richiamo all'urgenza e all'unicità del tempo presente come momento favorevole per rispondere alla chiamata divina. La risposta del primo figlio, pur inizialmente negativa, è seguita dal pentimento, un'esperienza interiore profonda che porta a un cambiamento di rotta. Questo concetto di pentimento, spesso svalutato nella contemporaneità, è visto come un momento di grazia che trasforma la persona, un'esperienza del cuore che si sente trafitto di fronte alla misericordia di Dio.

Il pentimento non è solo un atto momentaneo, ma una coscienza dell'essere peccatore di fronte alla bontà del Padre. È un'esperienza che si manifesta nel cuore contrito e spezzato, come nel caso di Pietro dopo il rinnegamento o della donna peccatrice ai piedi di Gesù. Il pentimento autentico porta sempre all'accusa di sé e alla conversione, affermando che il credere implica a volte il dover ricredersi.

Un'immagine simbolica del cuore spezzato che si ricompone, a rappresentare il pentimento e la guarigione.

L'Applicazione del Vangelo: Giudizio e Verità

Gesù applica la parabola alla situazione concreta, stigmatizzando il rifiuto delle autorità religiose di credere a Giovanni Battista. Egli rivela che i pubblicani e le prostitute, considerati emarginati e peccatori, "passano avanti nel regno di Dio" perché hanno accolto il messaggio di Giovanni e si sono convertiti. Al contrario, i capi religiosi, pur avendo assistito a questi eventi, non si sono pentiti.

La visione di Dio, contrapposta a quella divisiva ed escludente dei capi religiosi, è che la salvezza è per tutti. Non esiste una patente di giustizia a vita né una condanna eterna come peccatori. La dottrina della responsabilità personale, annunciata dal profeta Ezechiele nella prima lettura, sottolinea che ogni individuo è chiamato a scegliere tra il bene e il male, con la possibilità di cambiare e volgersi al bene.

L'Unità e l'Umiltà secondo Cristo

La seconda lettura, tratta dalla Lettera ai Filippesi, offre una prospettiva complementare, legando l'unità ("medesimo sentire", "unanimità", "concordia") all'umiltà secondo Cristo. L'umiltà cristiana non disprezza nessuno, ma si abbassa per servire l'altro. Solo assumendo i sentimenti di Cristo, che si è "svuotato di sé" assumendo una condizione di servo, è possibile costruire e vivere l'unità nella carità.

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La Parabola come Specchio della Condizione Umana

La parabola dei due figli diviene uno specchio della nostra condizione esistenziale. Essa ci mette in guardia dal pericolo di un'adesione formalistica e verbale alla fede, invitandoci a una fede concreta e matura che si incarna nell'osservanza della parola di Dio e nell'amore verso Dio e il prossimo. L'atteggiamento del secondo figlio, che dice e non fa, è un monito contro il sentirsi "a posto" o sicuri della salvezza basandosi su professioni di fede non supportate da azioni concrete.

Al contrario, la prontezza di conversione dei pubblicani e delle prostitute, pur partendo da una condizione di peccato, offre speranza. Gesù non si ferma al rifiuto iniziale, ma guarda alla scelta finale, alla lotta interiore vinta e al bene compiuto. La santità è possibile per tutti attraverso il riconoscimento della propria verità di peccatori, bisognosi della misericordia di Dio, e attraverso il coraggio del pentimento e della conversione.

Il Riconoscimento della Verità e la Libertà

Il pentimento è visto non come un segno di debolezza, ma di coraggio e forza. È un atto di libertà nei confronti di se stessi e della tirannia dell'io narcisistico. Il pentimento afferma che il peccato non ha l'ultima parola e che ogni essere umano può ritrovare la retta via, "tornando" a se stesso e a Dio. Attraverso il pentimento, l'uomo dà vita alla propria esistenza, dimostrando di non essere schiavo dei suoi comportamenti passati.

La parabola, infine, si collega alla celebrazione della 106ª Giornata del migrante e del rifugiato, invitando a superare giudizi e pregiudizi e a guardare con gli occhi di Cristo, lavorando nella sua vigna che è costituita da tutti i fratelli e sorelle nel mondo. Il Signore ci chiama a conversione, a un'obbedienza che passa anche attraverso lo smentire la propria parola e la propria volontà, per essere più fedeli al Vangelo.

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