San Basilio, un quartiere di Roma che si estende su una superficie di circa 50 chilometri quadrati e ospita circa 177.000 abitanti, è stato a lungo associato a problematiche di spaccio di sostanze stupefacenti, ma la sua identità è molto più complessa e in evoluzione.
Il quartiere, situato tra Casal Bruciato, Pietralata, Casal Monastero e Portonaccio, presenta una connotazione urbanistica che ricorda un borgo e gode di una posizione strategica vicina al raccordo anulare. Nonostante la persistente immagine legata al traffico di droga, San Basilio è anche una comunità di lavoratori, con imprese consolidate e nuove realtà emergenti.

Un approccio narrativo in evoluzione
Le autorità e gli operatori sul territorio sottolineano la necessità di un cambio di prospettiva nella narrazione di San Basilio, ridimensionando l'immagine negativa che ha caratterizzato il quartiere negli ultimi anni. Si afferma con chiarezza che la situazione è significativamente migliorata.
L'opera della Polizia di Stato a San Basilio si articola su più fronti: prevenzione, repressione, controllo del territorio e attività investigativa, in stretta collaborazione con l'autorità giudiziaria e sotto le direttive della Prefettura e della Questura di Roma. Tuttavia, si adotta anche un approccio di "Community police", riconoscendo che la Polizia è parte integrante della comunità e non un'entità separata. La criminalità, spesso radicata in problematiche sociali, non può essere affrontata solo in termini di emergenza, ma richiede un impegno quotidiano.
Eugenio Ferraro, dirigente con esperienza in territori complessi come Ostia, spiega l'importanza della presenza costante e vicina ai cittadini, promuovendo nuovi modelli positivi. Negli anni, si è assistito a una valorizzazione di modelli negativi, come quello dello spacciatore che ostenta ricchezza. L'obiettivo è mostrare ai giovani le conseguenze negative di tale stile di vita, promuovendo invece figure positive provenienti dal territorio e iniziative di valore sociale.

Iniziative per il cambiamento
Per contrastare i modelli negativi, si punta sulla promozione di figure positive dal territorio e su associazioni e iniziative come quella dell'Opera Don Giustino di Don Antonio Coluccia. Questo sacerdote, con il supporto della Polizia, opera quotidianamente tra i cittadini di San Basilio, offrendo ascolto e sostegno spirituale.
Un progetto concreto in fase di realizzazione è l'apertura di una palestra nel cuore della piazza di spaccio della "Lupa", in via Carlo Tranfo, con istruttori delle Fiamme Oro, in collaborazione con Don Coluccia.
Le scuole rivestono un ruolo cruciale in questo processo di cambiamento. Attraverso incontri settimanali e videoconferenze con le scolaresche, si cerca di intervenire precocemente, affrontando anche le difficoltà concrete che alcuni studenti vivono, come la mancanza di materiale scolastico adeguato.
Il cambiamento è tangibile anche nell'apertura mostrata dalle persone perbene verso le forze dell'ordine, che spesso sollecitano le attività intraprese. La pazienza e il tempo sono necessari affinché il tessuto sociale possa crescere, e l'investimento nelle scuole è fondamentale per "creare" nuovi cittadini con una mentalità aperta e orientata alla legalità.
Le radici storiche: la Rivolta di San Basilio
La storia di San Basilio è segnata da eventi significativi, tra cui la Rivolta di San Basilio, una sommossa popolare scoppiata l'8 settembre 1974. Il quartiere, nato come borgata fascista negli anni '30 e '40, fu inaugurato nel 1938 e concepito per ricollocare le persone sfollate a causa delle operazioni di "sventramento" del centro città.
Fin dalle origini, tuttavia, emersero criticità relative alla incompletezza delle infrastrutture necessarie a garantire una vita dignitosa agli abitanti. Già nel 1943, la borgata era descritta come abitata da persone "estremamente povere", prive di assistenza medica e ostetrica adeguata.
Nel dopoguerra, le proposte dell'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) di vendita di orti e case si rivelarono inaccessibili per gli abitanti a causa dei prezzi elevati. La situazione abitativa era precaria, con case costruite durante l'epoca fascista che superavano il limite di vivibilità e necessitavano di demolizione.
Gli aiuti dell'UNRRA per la ricostruzione non migliorarono significativamente le condizioni. Negli anni '50, l'abusivismo edilizio e la speculazione fondiaria presero il sopravvento, con numerosi incidenti legati al crollo o all'alluvionamento delle abitazioni.
La costruzione di fabbricati popolari, completata nel 1958 con fondi della Legge Romita, fu finalizzata a liberare la capitale dalle baraccopoli in vista delle Olimpiadi del 1960. Tuttavia, l'assegnazione degli alloggi non favorì gli abitanti originari della borgata, ma i "baraccati" delle zone centrali. San Basilio continuò così ad essere un contenitore di marginalità sociale, accogliendo baraccati, spiantati e immigrati.

La lotta per la casa e la sommossa del 1974
La reazione degli abitanti a queste assegnazioni fu dura, con occupazioni notturne delle abitazioni e richieste di incontro con i vertici dell'IACP. La povertà e la disoccupazione divennero problemi cronici, conferendo a San Basilio una forte carica contestataria, sfociata in manifestazioni e occupazioni di fabbriche già nel 1964 e 1968 per scongiurare licenziamenti.
Nel 1973, un concorso per l'assegnazione di alloggi a San Basilio, Pietralata e Tiburtino III vide una modifica del regolamento che escluse i residenti di San Basilio a favore degli abitanti di altre zone. Questa decisione scatenò l'ira della popolazione, portando a centinaia di occupazioni di case nell'estate e nell'autunno dello stesso anno.
Il 5 settembre 1974, undici mesi dopo le prime occupazioni, le forze dell'ordine furono inviate per sgomberare gli appartamenti. La resistenza degli occupanti fu strenua, dando origine ai primi scontri. La situazione precipitò il 6 settembre, con barricate, lancio di Molotov e sassi contro la polizia.
La notizia degli scontri si diffuse rapidamente, attirando a San Basilio persone da tutta Roma, in particolare dall'area politica di estrema sinistra. Le operazioni di sgombero furono interrotte, ma ripresero con rinnovata violenza la domenica 8 settembre. I residenti risposero con estrema determinazione, utilizzando ogni mezzo disponibile per erigere barricate. Una giovane donna aprì il fuoco contro gli agenti, ferendo un vicequestore.
Gli scontri più violenti si verificarono tra le 19:00 e le 19:30, con polizia e carabinieri in assetto da guerra che assaltarono le postazioni dei manifestanti. Durante gli scontri, il diciannovenne Fabrizio Ceruso, militante di Lotta Continua, fu colpito da un proiettile e morì poco dopo. La sua morte fece esplodere la rabbia popolare, con l'intero quartiere che scese in strada. I disordini continuarono per tutta la notte, lasciando San Basilio isolata e al buio. La sommossa divenne un simbolo delle conseguenze di politiche inadeguate e della lotta per la casa.

San Basilio oggi: tra spaccio, degrado e speranza
"San Basilio è come Scampia" è un paragone spesso utilizzato, ma i residenti si dividono. Alcuni descrivono il quartiere come tranquillo anche di notte, mentre altri confermano la presenza di spaccio e il controllo del territorio da parte di gruppi criminali. L'area tra via Carlo Tranfo e via Luigi Gigliotti è considerata "off limits" per chi non è del quartiere, con vedette che monitorano costantemente la zona.
Tuttavia, molti residenti affermano di vivere serenamente nel quartiere, uscendo a tutte le ore senza problemi, pur riconoscendo la presenza di delinquenza. La percezione è che, se non si intralciano gli affari illeciti, non si incorrono in problemi.
Il quartiere affronta problemi di degrado e illegalità, con il traffico di droga controllato da gruppi armati. Episodi di violenza, come sparatorie che hanno coinvolto adolescenti, e morti per overdose testimoniano la gravità della situazione. Inoltre, le ex fabbriche industriali, come l'ex Isf, sono state occupate abusivamente, spesso diventando teatro di incendi e episodi criminali.
La piaga dello spaccio di droga rimane il problema principale per molti residenti, che tuttavia sottolineano come i delinquenti rappresentino solo una minoranza, mentre la maggior parte della popolazione è onesta e perbene.
Povertà ed emarginazione sono considerate le radici dei mali che affliggono il quartiere. La mancanza di lavoro è vista come la causa principale del malessere collettivo, e si auspica un intervento politico più progettuale e meno repressivo.
Nonostante le difficoltà, emerge anche un senso di speranza e la volontà di cambiamento, supportata da iniziative comunitarie e dalla collaborazione tra residenti, associazioni e forze dell'ordine.
Roma, quartiere San Basilio: la gente non ci sta ad essere definita razzista
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