Salerno, città ricca di storia e cultura, custodisce gioielli architettonici e artistici che raccontano secoli di fede e maestria. Tra questi spiccano la Chiesa del Santissimo Crocifisso, con la sua storia millenaria e i suoi preziosi affreschi, il Duomo di Salerno, imponente cattedrale romanica, e la Pinacoteca Provinciale, custode di collezioni d'arte significative.

La Chiesa del Santissimo Crocifisso
La Chiesa del Santissimo Crocifisso di Salerno si trova in Via Mercanti, nel punto in cui si incrociano il centro storico e il corso centrale cittadino.
Storia e Denominazione
La fondazione della chiesa non è nota con certezza, ma essa è databile tra il X e il XII secolo. La Chiesa di S. Maria della Pietà (X-XI sec.) ha preso l'attuale denominazione di SS. Crocifisso dal 1° marzo 1879, quando vi si trasferì la parrocchia omonima, istituita nel 1857 nella chiesa di S. Benedetto. La sua denominazione originaria era "chiesa di Santa Maria della Pietà Portanova", in quanto annessa al monastero femminile "delle Clarisse di Santa Maria de Pietate" e per la sua vicinanza all'originaria porta della città, chiamata, appunto, Portanova. Il titolo della parrocchia era derivato dall'antico Crocifisso ligneo del II secolo venerato nella chiesa di S. Benedetto. La preziosa tavola, in seguito alla soppressione del monastero avvenuta nel 1807, subì numerosi spostamenti per giungere alla chiesa del SS. Crocifisso, dove rimase fin quando fu acquisita tra le opere del Museo Diocesano.
La Leggenda del Crocifisso di Pietro Barliario
Il Crocifisso, oggetto di profonda venerazione popolare, è comunemente detto di Pietro Barliario. Una leggenda vuole che costui, mago ed alchimista, si fosse convertito pregando tre giorni e tre notti davanti al Cristo che, in segno di perdono, aprì miracolosamente gli occhi e staccò il capo dal legno. Secondo la leggenda, Pietro Barliario sin dalla gioventù nutrì una grande passione per le arti magiche e la medicina. Grazie a un patto con il diavolo divenne un potente stregone, capace di compiere opere straordinarie, come la costruzione, in una sola notte di tempesta e con l’aiuto dei demoni, dell’acquedotto medioevale della città, tuttora esistente. Un giorno i suoi due amati nipoti, Fortunato e Secondino, rimasti soli nel suo laboratorio, mentre giocavano rimasero uccisi da sostanze velenose o per lo spavento legato alle immagini o alle formule di un libro di magia. Barliario, sopraffatto dal rimorso e dalla disperazione, chiese perdono al crocifisso presente sull'altare della chiesa di San Benedetto, il quale, dopo tre giorni e tre notti di preghiera, chinò miracolosamente il capo in segno di perdono verso il mago. In taluni periodi dell'anno, nella nicchia rettangolare a sinistra, vi è un Crocifisso ligneo del XVIII secolo, ascritto a Pietro Barliario.
Architettura Esterna
La chiesa si affaccia su una piazzetta ricavata dalla demolizione di caseggiati fatiscenti alla fine degli anni ’20 del secolo scorso. La facciata della chiesa, che presenta tre portali sormontati da un ovulo, monofore ed un timpano, è stata ricostruita negli anni ’50 in sostituzione di quella realizzata dal Comune di Salerno nel 1928 insieme all’antistante piazzetta. La facciata del 1928, in stile barocco, fu poi rifatta dopo la terribile alluvione del 1956. Oggi è presente una semplice e moderna facciata, con tetto a spiovente, scandita ritmicamente in alto da sette monofore e da un oculo centrale, e con tre portali d’ingresso che corrispondono alla suddivisione interna in tre navate. Sulla destra svetta il campanile quadrangolare percorso verticalmente da strette finestre e alleggerito in alto da dieci monofore in corrispondenza della cella campanaria.
All'esterno, la parete su via Mercanti mostra alcune monofore originarie, un portale in pietra e una finestra ogivale in stucco, che era in origine una bifora e conserva un traforo di gusto arabeggiante che la accomuna a decori analoghi presenti nel Duomo di Amalfi. La bifora è divisa in due scomparti da un architrave: la parte superiore risente di una chiara influenza arabeggiante, sia per la forma ogivale che per il motivo decorativo finemente traforato, caratterizzato da un’alternanza di croci e stelle a otto punte. Nell’ordine inferiore, invece, la bifora è divisa in due da una colonnina centrale, mentre altre due colonnine laterali sorreggono l’ogiva, delimitata da una fascia su cui sono parzialmente visibili sette scudi, stemmi di famiglie nobiliari.

Interno della Chiesa
L’interno si presenta a pianta basilicale con tre absidi semicircolari rivolti verso oriente e tre navate. Le tre navate sono scandite da due ordini di archi a tutto sesto in muratura listata, sorretti da sei colonne di spoglio, con fusti e capitelli diversi, provenienti da edifici di epoca romana. La prima colonna a sinistra, ad esempio, presenta una decorazione in rilievo a spirale. La navata centrale, più alta, ha una copertura a capriate di legno mentre le due laterali hanno la volta a crociera. Il colonnato, con le arcate ed il cornicione di tufo giallo che lo sormonta, rappresenta un'altra evidenza dell'antica origine della chiesa. Al di sopra del cornicione, negli spazi tra le monofore, vi sono pitture ad olio raffiguranti santi e sante francescani, eseguite quando la chiesa fu affidata alle Clarisse. La parrocchia venne soppressa nel 1622 e l'aula religiosa divenne delle Clarisse, che diedero all’edificio una veste barocca, oggi in parte rimossa, della quale sopravvivono le cornici in stucco, riccamente decorate, poste intorno alle monofore della navata centrale.
Nell’abside centrale un grande mosaico realizzato nel 1961 riproduce l'affresco originale della Crocifissione che si trova nella cripta. Nell’abside di destra, al di sotto dell’altare, vi sono affreschi del XVI-XVII secolo raffiguranti S. Clemente, S. Paolina e S. Cassiano, al di sotto dei quali sono esposte le rispettive reliquie. L’altare dell’abside destra conserva anche un crocifisso ligneo settecentesco.

La Cripta: Affreschi e Significati
Dalla navata di destra si accede alla sottostante cripta, scoperta nel 1950, ma della quale già si aveva notizia nel 1927. Si pensa che la cripta risalga all'VIII secolo e sia anteriore alla chiesa superiore, riferibile ad una chiesa precedente all'anno Mille su cui sono state innalzate le fondamenta dell’attuale. La cripta, come la chiesa superiore, è a pianta basilicale con tre navate, separate da archi con volte a crociera, e culminanti in tre absidi rivolte ad oriente. Gli archi poggiano su pilastri inglobanti antiche colonne di spoglio. L'ambiente ipogeo, articolato in tre navate voltate a crociera, è raggiungibile percorrendo una scala dal piano superiore.
Sulla parete occidentale, di fronte all'abside centrale, si staglia il grande affresco raffigurante la Crocifissione, databile tra il XIII e XIV secolo, che costituisce un interessante esempio di Cristo Patiens. L'affresco della cripta è delimitato in alto da una grande cornice dipinta, in basso da un panneggio stilizzato a grosse fasce oblique. Il fulcro della composizione è costituito dall'immagine centrale di Cristo che divide simmetricamente la scena in due parti. Egli è rappresentato con la testa reclinata, gli occhi chiusi, il corpo abbandonato nella sofferenza e nella morte, una figura profondamente umanizzata e più vicina alla sensibilità e al coinvolgimento emotivo dei fedeli, e che meglio permette di comprendere il Suo amore e il Suo sacrificio estremo per l'umanità. Sulla sinistra è presente il gruppo delle pie donne, dai volti addolorati, che sorreggono la Vergine accasciata e con le braccia protese verso il Figlio, mentre sulla destra, l’immagine deteriorata di S. Giovanni è affiancata da due figure maschili, probabilmente Giovanni d’Arimatea e Nicodemo, secondo i Vangeli. È presente un tentativo di resa prospettica della composizione attraverso le dimensioni minori di alcuni personaggi dipinti, a voler indicare la sovrapposizione di piani diversi su cui si articola la scena. Riprende le tecniche pittoriche di Cimabue e catalane.
Vivo o morto: Christus triumphans e Christus patiens - ARTE
Cristo Triumphans vs. Cristo Patiens
In epoca romanica si afferma l'uso delle tavole dipinte aventi per soggetto principale il tema della Crocifissione, con la figura centrale di Cristo nell'atto del supremo sacrificio, alle cui estremità, orizzontali o verticali, sono raffigurati alcuni personaggi, come la madre Maria e l'apostolo ed evangelista Giovanni, o storie della vita di Gesù. Una prima tipologia di croce dipinta che si afferma è quella del Cristo Triumphans, secondo l'iconografia bizantina giunta in Occidente attraverso gli avori carolingi. Cristo è rappresentato trionfante, vincitore sulla morte, con il corpo eretto, privo dei segni della passione, e con gli occhi aperti, una figura solenne e maestosa che ne evidenzia la natura divina. Tra la fine del XII secolo e gli inizi del successivo, si afferma, invece, la tipologia del Cristo Patiens. Questo contrasto iconografico è ben visibile tra l'affresco della cripta e la tradizione del Cristo Triumphans del Barliario, sebbene in questo caso si tratti di una leggenda.
La cripta ospita anche alcuni altri affreschi. Nell’abside di destra un altro affresco raffigura un trittico di Santi inquadrati in archi a tutto sesto e separati da eleganti colonnine tortili: San Sisto Papa al centro, riconoscibile per l’abito e i paramenti liturgici, San Lorenzo a sinistra e un altro Santo pellegrino a destra. Un altro affresco raffigura San Sisto, San Lorenzo e un Santo pellegrino.
Il Duomo di Salerno (Cattedrale di Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio VII)
Fondazione e Caratteristiche Generali
Il Duomo di Salerno nasce per volontà di Roberto il Guiscardo, probabilmente architetto ne fu l'arcivescovo Alfano I, monaco di Montecassino. Fu consacrato da Papa Gregorio VII nel 1084. È di stile romanico ed è costituito da un quadriportico, una basilica, una cripta e un campanile.
Il Quadriportico e il Portale dei Leoni
Dalla scala si arriva al portale romanico, detto Portale dei Leoni in quanto fiancheggiato da due leoni accovacciati, simbolo di carità e forza. Il quadriportico del Duomo di Salerno poggia su 4 pilastri in pietra e 28 colonne monolitiche di granito, 6 sui lati brevi e 8 sui lati lunghi che reggono archi a tutto sesto. Sul perimetro si svolge una bellissima decorazione a tarsie, formata da conci squadrati di travertino intervallati da coppie di mattoni rossi. Tra gli archi ci sono dei rosoni con motivi stellari o floreali e bifore. Nel mezzo dell'atrio c'è una vasca di granito di età classica, sostenuta da un piedistallo, che in origine aveva funzione di fonte battesimale. Questa vasca sostituisce quella precedente, trasferita nella villa comunale di Napoli nel 1825.

L'Interno della Basilica
Alla basilica si accede mediante 3 porte: al centro vi è il portale con stipiti marmorei intagliati a bassorilievo con piccoli animali dal significato simbolico. Alla base del portale centrale vi sono due piccoli leoni accovacciati, sulla lunetta del portale c'è l'affresco del Cristo benedicente della scuola di Montecassino. La porta è in bronzo, divisa in 54 riquadri dei quali 46 hanno una croce greca in rilievo sorretta da un motivo ornamentale.
Attualmente il corpo interno della chiesa si presenta a croce latina con 3 navate divise da grandi pilastri. Il pavimento è a mosaico, risale al XII secolo, e presenta grandi dischi di porfido, serpentino e marmo alabastrino. Il tetto è a capriate scoperte con finestroni romanici. Nell'abside si trova la Cappella delle Crociate, così chiamata poiché vi si benedicevano le armi dei crociati prima della partenza. Restaurata da Pio IX, sotto l'altare custodisce le spoglie di Papa Gregorio VII, mentre sopra vi è la statua del Papa in marmo del secolo XVII. Mosaici bizantini con influenza dell'arte siciliana si possono ammirare nel catino e rappresentano San Michele, San Matteo, San Giacomo e San Lorenzo. Nell'abside centrale vi è l'altare maggiore, costruito nel 1954 e fiancheggiato da un recinto di marmo a decorazione musiva, fatto edificare dall'arcivescovo Guglielmo da Ravenna. In fondo alla navata mediana ci sono due amboni ricchi di decorazioni. L'ambone destro, più grandioso, fu donato da Niccolò d’Aiello, tra il 1180 e il 1194.

Il Campanile
Il campanile del Duomo di Salerno fu fatto costruire verso la prima metà del XII secolo dall'arcivescovo Guglielmo da Ravenna. Si eleva per quasi 52 metri ed è composto da quattro cubi con una base di circa 10 metri per lato.
La Cripta di San Matteo
La Cripta del Duomo di Salerno era in origine in stile romanico, fino a quando tra il 1600 e il 1640, i re di Spagna Filippo II e Filippo III, per devozione a San Matteo, fecero arricchire la cripta di marmi policromi intarsiati e di volute fiorite. Le colonne di granito che sostenevano le volte romaniche furono rivestite con pannelli ad intarsio. Le volte, formate da 3 ordini di archi ribassati ricoperte di stucchi dorati, contengono 37 affreschi, ognuno raffigurante un episodio del Vangelo. Al centro della cripta si trova la tomba di San Matteo, collocata a 2 metri di profondità, sormontata da un altare con sopra un ampio baldacchino ed è circondata da una balaustra ornata da 4 grandi candelabri di ottone.

La Pinacoteca Provinciale di Salerno
Sede e Storia di Palazzo Pinto
La Pinacoteca Provinciale di Salerno si trova all'interno di Palazzo Pinto, in via Mercanti, nel cuore del centro storico di Salerno. La costruzione del palazzo Pinto risale all'epoca normanna, quando era di proprietà del casato dei Pinto, dinastia che vi ha vissuto fino agli inizi del XX secolo. Dal 1910 al 1960 Palazzo Pinto è stato sede della biblioteca provinciale. Dal 2001 il palazzo ospita la Pinacoteca Provinciale di Salerno. Alcuni resti della struttura normanna sono riconoscibili nelle decorazioni degli archi a tarsie di tufo giallo e grigio, che mostrano l'utilizzo di fasce alternate di tufi grigi e gialli.
Le Collezioni
Alla raccolta pittorica della Pinacoteca Provinciale di Salerno contribuì la stessa famiglia Pinto. Nel 1999 si è formata la prima parte della sezione degli artisti stranieri. L’esposizione pittorica della Pinacoteca Provinciale di Salerno si articola in tre sezioni. Disposte in ordine cronologico, le opere iniziano dal Quattrocento e arrivano al Settecento, ci sono poi le opere degli artisti Salernitani, dei Costaioli e degli artisti stranieri.

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