Ibis eremita: un uccello in via di estinzione e i progetti per la sua conservazione

L'Ibis eremita (Geronticus eremita), noto anche come Waldrapp, è una specie di uccello migratore che un tempo era diffuso in Europa, ma che oggi si trova in una situazione critica di rischio estinzione. La sua sopravvivenza è minacciata da diversi fattori, ma grazie a importanti progetti di conservazione, si sta lavorando per garantirne il futuro.

Uccello Ibis eremita in un ambiente naturale

Caratteristiche fisiche e comportamento

L'Ibis eremita è un uccello di medie dimensioni, lungo circa 60 cm con un'apertura alare di 125 cm e un peso che raramente supera 1,5 kg. La sua longevità in cattività può raggiungere i 30 anni. Si distingue per il suo becco lungo e ricurvo, e per il piumaggio nero con riflessi iridescenti verdi e viola. La testa è calva e di colore rosso, con singole marcature nere, e il viso è incorniciato da lunghe piume crestare. Le zampe, robuste e rosse, creano un netto contrasto con il piumaggio scuro.

Questi uccelli sono sociali e le loro colonie storiche potevano contare migliaia di esemplari. I partner si salutano con un rituale caratteristico che prevede l'apertura delle piume e inchini reciproci, accompagnati dal verso "chrrupp". Sono generalmente monogami stagionali, ma alcune coppie rimangono unite per molti anni, condividendo le responsabilità nella costruzione del nido, nell'incubazione e nell'allevamento dei piccoli.

Dettaglio del becco e della testa dell'Ibis eremita

Habitat e alimentazione

L'habitat preferito per la nidificazione dell'Ibis eremita sono le pareti rocciose scoscese con numerosi anfratti, che offrono protezione dalle intemperie e dai predatori. Cercano attivamente cibo in spazi aperti come prati e pascoli con erba corta, o inseguono le loro prede su campi sportivi. La loro dieta è varia e comprende larve di insetti, lombrichi e altri invertebrati, che reperiscono frugando nel terreno con il loro becco lungo e sottile, utilizzato come uno strumento perfetto.

Storia e declino della specie

Storicamente, l'Ibis eremita era presente in Europa, nidificando in aree come la Baviera, la Svizzera, l'Austria, la Slovenia e l'Italia. Testimonianze iconografiche e scritte documentano la sua diffusione anche nell'area istro-dalmata e in Slovenia. Tuttavia, nel corso del XX secolo, la specie è declinata drasticamente fino all'estinzione in Europa, con le ultime popolazioni selvatiche confinate in poche aree del Marocco e della Turchia. In Siria, una piccola colonia è stata riscoperta nel 2002, ma rimane estremamente vulnerabile.

Le cause principali del declino sono molteplici e includono:

  • Il bracconaggio, soprattutto in Medio Oriente e Nordafrica.
  • La distruzione degli habitat naturali dovuta all'espansione urbana.
  • La diffusione dell'agricoltura intensiva e l'uso di pesticidi, con effetti negativi sulla salute degli individui.
  • La persecuzione diretta da parte dell'uomo.
Mappa dell'areale storico dell'Ibis eremita in Europa

Progetti di conservazione e reintroduzione

Dal 2014, l'Unione Europea, attraverso il programma LIFE, sostiene attivamente la reintroduzione dell'Ibis eremita in Europa. Il progetto "LIFE Northern Bald Ibis" mira a incrementare la popolazione di questo uccello, classificato come Critically Endangered (in pericolo critico di estinzione) nella Lista Rossa dell'IUCN. L'obiettivo è rendere la specie autosufficiente entro il 2028, riducendo l'intervento umano.

Un aspetto innovativo di questi progetti è la guida migratoria da parte dell'uomo. Le "madri adottive" su parapendii a motore insegnano agli uccelli la rotta migratoria, partendo dai luoghi di nascita fino ai quartieri di svernamento comuni alla popolazione europea. Questo metodo prevede che i pulcini vengano cresciuti da genitori adottivi umani per sviluppare un legame, al fine di trasmettere poi alla prole il percorso migratorio.

Tutti gli esemplari sono monitorati attraverso un programma di adozioni a livello europeo, con ogni individuo dotato di nome, numero e anelli identificativi. La maggior parte degli Ibis eremita è equipaggiata con dispositivi GPS per seguirne gli spostamenti e attuare azioni di conservazione mirate.

LIPU Milano - La reintroduzione dell'ibis eremita in Europa

Avvistamenti e presenza in Italia

Recentemente, due esemplari di Ibis eremita, un adulto (di nome Schneider, monitorato via GPS) e un giovane, sono stati avvistati e hanno stazionato in un campo vicino a Nuoro, in Sardegna. Questi due individui provengono dalle coste della Toscana e hanno attraversato il Mar Tirreno per raggiungere la Barbagia. La loro presenza è attentamente sorvegliata per garantirne la incolumità, specialmente durante la stagione venatoria.

In Italia, l'oasi WWF della Laguna di Orbetello in Toscana rappresenta un'area di svernamento per le colonie di Ibis eremita. Dopo essere stati rilasciati in natura, gli uccelli tendono a rimanere nell'oasi fino al raggiungimento della maturità sessuale, motivo per cui possono essere osservati qui tutto l'anno. Avvistamenti occasionali sono stati registrati anche in altre aree, come il Padule di Fucecchio e i campi intorno al Lago Borghese, sempre in Toscana.

Un'altra piccola colonia in semilibertà è presente presso l'Oasi dei Quadris a Fagagna (UD), dove alcuni Ibis eremita di provenienza austriaca si fermano per svernare. Nonostante questi sforzi, la specie affronta sfide significative, come dimostra l'episodio del ciclone Denise nell'Oasi WWF Laguna di Orbetello, che causò la morte di 27 esemplari.

Il progetto LIFE Northern Bald Ibis ha riportato numeri incoraggianti: nel corso del 2023, la popolazione è passata da 201 a 256 animali nelle Alpi europee. Si punta a raggiungere l'autosufficienza della popolazione entro il 2028. Dal 2021 sono stati osservati i primi tentativi di riproduzione al di fuori delle voliere in Italia, con una coppia che ha costruito un nido su un davanzale a Roma. Nel 2024 sono emerse le prime testimonianze di involi di giovani nati in libertà in Italia.

Ibis eremita che si nutrono in un prato

Classificazione scientifica e terminologia

L'Ibis eremita è noto scientificamente come Geronticus eremita. Il nome "Geronticus" deriva dal greco antico "gérōn" (anziano), un riferimento all'aspetto caratteristico dell'uccello con la testa calva e rugosa. Il termine "eremita" deriva dal greco "eremía" (deserto o solitudine), evocando gli ambienti aridi e rocciosi che la specie predilige.

È importante non confonderlo con l'Ibis calvo (Geronticus calvus) o con l'Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), quest'ultimo in crescente diffusione in Europa e potenzialmente dannoso per la biodiversità locale.

Situazione attuale e prospettive future

Attualmente, la popolazione selvatica di Ibis eremita è estremamente ridotta, con un numero stimato di circa 550 individui selvatici in Marocco e Siria. In Europa, sono presenti principalmente colonie semi-selvatiche o in cattività, che costituiscono la base dei programmi di reintroduzione.

La specie è protetta dalla Convenzione di Washington (CITES) e rientra in programmi di conservazione europei coordinati dall'Associazione Europea Zoo e Acquari (EAZA). La Lista Rossa IUCN classifica l'Ibis eremita come "in pericolo critico di estinzione" (Critically Endangered).

Nonostante le sfide, i progetti di conservazione stanno mostrando risultati promettenti. La migrazione guidata dall'uomo, il monitoraggio tramite GPS e la collaborazione internazionale sono elementi chiave per garantire la sopravvivenza e la reintroduzione di questa specie affascinante nel suo ambiente naturale.

tags: #ibis #eremita #grosseto