I Riti della Settimana Santa a Taranto

La Puglia è una terra che conserva un patrimonio culturale e religioso di straordinario valore, e Taranto, con la sua Settimana Santa, ne rappresenta una delle espressioni più autentiche. Ogni anno, la città ionica diventa palcoscenico di celebrazioni che fondono spiritualità, storia e identità collettiva. I riti della Settimana Santa tarantina, da alcuni decenni, hanno un prologo la sera del Venerdì di Passione, con la processione del SS. Crocifisso, organizzata dal "Gruppo del SS. Crocifisso" della Parrocchia di San Lorenzo da Brindisi, che percorre le vie del quartiere della Salinella con il simulacro del Santo.

Foto di gruppo di confratelli incappucciati con abito bianco, camminano scalzi

Origini Storiche e Sviluppo dei Riti

La Settimana Santa di Taranto è un evento che affonda le radici nella dominazione spagnola della seconda metà del 1500. I primi riti pasquali si ebbero a Taranto in questo periodo, in piena dominazione spagnola. Il culto dell’Addolorata fu introdotto nella chiesa di San Domenico Maggiore nella prima metà del ‘700 dall’abate Vincenzo Cosa, affermandosi a tal punto da far scomparire completamente quello verso San Domenico. Giunto a veneranda età, l’abate fece dono della statua dell’Addolorata alla confraternita di San Domenico e si ritirò a vita privata.

L'evento fu introdotto dal patrizio Don Diego Calò. Accadde poi, nel 1765, che Francesco Antonio Calò, discendente di Don Diego, diede una svolta a questo rito. La processione ebbe inizio il 4 aprile 1765, Venerdì Santo, quando alla Confraternita del Carmine vennero donate, con atto notarile, le due statue di Gesù Cristo morto e della Madonna Addolorata dal nobiluomo tarantino Francescantonio Calò. L’accettazione del dono delle due statue non fu però immediata; l’assemblea dei confratelli del Carmine la mise ai voti. Per la donazione delle due statue alla confraternita del Carmine, l’assemblea si espresse con 81 pietre bianche e 12 pietre nere, a indicare l'approvazione.

Dalla prima realizzazione del corteo, la Confraternita del Carmine ha sempre curato lo svolgimento della processione, arricchita nel tempo con nuove statue, sino alla struttura attuale, che presenta otto sculture processionali.

Il Preludio: Dalla Domenica delle Palme al Giovedì Santo

La Domenica delle Palme: Le "Gare"

Nella Domenica delle Palme, si svolgono le tradizionali aste, dette Gare, durante le quali i membri delle Confraternite dell'Addolorata e del Carmine si contendono i simboli delle processioni della Settimana Santa. In questa giornata, le Confraternite convocano le assemblee straordinarie, alle quali possono prendere parte solo i membri in regola con il pagamento della quota sociale annuale e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari. Un tempo le Gare si svolgevano all'interno delle chiese di San Domenico Maggiore e del Carmine, mentre da alcuni anni, per ragioni di ordine e decoro, si svolgono in luoghi più consoni.

Il Giovedì Santo: Il Pellegrinaggio dei "Perdoni"

Nel primo pomeriggio del Giovedì Santo inizia il pellegrinaggio dei Confratelli del Carmine nei “Sepolcri”, ovvero gli altari della reposizione allestiti in ogni chiesa della città. Essi escono in coppie, o “poste”, a piedi nudi e incappucciati, e percorrono le vie cittadine facendo sosta in ogni sepolcro lungo il loro percorso. Spesso le coppie di confratelli si incrociano con altre lungo la strada. I Perdoni portano un bordone, alto circa due metri, l’antico bastone dei pellegrini: infatti, le Perdúne sono così chiamati in ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei peccati.

La coppia che esce dal portone della sagrestia - rivolta verso il Borgo Nuovo - compie il pellegrinaggio per i sepulcri della città Nuova e si chiama posta di campagna, a ricordo del fatto che alle origini dei riti tale zona non esisteva. La coppia che esce dal portone principale, rivolto verso il nucleo antico della città, compie il pellegrinaggio per i sepulcri della città Vecchia e per questo conserva il nome di posta di città. Oltre i sepulcri del Borgo antico, visitano anche la Chiesa di San Domenico Maggiore per il saluto alla Madonna Addolorata, prima dell'uscita della stessa nella processione notturna. Questo pellegrinaggio si conclude solo il pomeriggio del Venerdì Santo alle 17:00, per consentire l’inizio della seconda processione.

Infografica con i simboli principali dei Perdoni: bordone, cappuccio, abito bianco

Le Processioni del Venerdì Santo

Il Venerdì Santo è il culmine delle celebrazioni, con due processioni solenni che attraversano la città.

La Processione dell'Addolorata

La processione dell'Addolorata ha luogo il Giovedì Santo sera e si protrae fino alle prime luci dell'alba del Venerdì Santo. La statua della Vergine è portata in processione dalla Confraternita di Maria SS. Addolorata e San Domenico. Il corteo religioso parte dalla Chiesa di San Domenico in città vecchia e raggiunge alle prime luci dell’alba la città nuova. La durata complessiva di questa processione è di 14 ore.

I confratelli indossano l’abito di rito composto da un camice bianco stretto in vita e sui polsi, un rosario con medaglie a carattere religioso che pende alla destra del camice, una cinta di stoffa nera che pende alla sinistra del camice, la mozzetta di colore nero con il medaglione raffigurante la Vergine Addolorata, un cappuccio bianco calato sul volto tutta la notte con due fori all’altezza degli occhi, un cappello di colore nero calato sulle spalle, una finta corona di spine sul capo e infine scarpe nere e guanti bianchi. La statua della Madonna Addolorata (seconda metà del XVII secolo) presenta una veste nera e tiene sulla mano destra il fazzoletto, finemente ricamato, e con la sinistra il cuore trafitto.

L’Addolorata della Chiesa di S. Domenico, alle 9:00 del Venerdì Santo, compie una sosta dalle Suore dell’Immacolata. La sosta, oltre ad essere un momento di preghiera, consente ai confratelli di ristorarsi e di onorare un’antica usanza. In passato, infatti, i confratelli non effettuavano la sosta all’Istituto delle suore perché, mentre erano sul ponte che collegava città vecchia e nuova, venivano raggiunti dalle donne (mamme, mogli, sorelle) che portavano loro qualcosa da mangiare.

La Processione dei Misteri

La processione del Venerdì Santo, organizzata dalla Confraternita di Maria SS. Del Carmine, esce dalla chiesa del Carmine alle 17:00 per ritornarvi la mattina del Sabato Santo. Percorre il solo centro cittadino e dura complessivamente 15 ore. Questa processione è aperta dal troccolante, l’unico confratello ad indossare il cappello e a reggere il bordone. A lui spetta il compito di chiudere i riti tarantini il sabato mattina. Il troccolante è il confratello che agita uno strumento di legno dal suono particolare, un caratteristico “trac-trac” dal quale potrebbe derivare la parola “troccola” o “traccola”.

Dopo il troccolante, in successione, vi sono il Gonfalone e la Croce dei Misteri, prima delle otto statue di pregevole fattura. La serie forma una climax ascendente di emozioni: Cristo nell’Orto, Gesù alla colonna, l’Ecce Homo, la Caduta, la Crocifissione, la Sindone, il Gesù Morto e l’Addolorata. Tra le statue si sistemano 24 poste. Il lentissimo dondolio della nazzicata sembra esorcizzare la frenesia dei tempi moderni, che hanno segnato violentemente la storia della città. I confratelli sono vestiti con l'abito tradizionale dei Perdoni e procedono a ritmo lento accompagnati dalle marce funebri. Il corteo, dopo aver effettuato una sosta nella Chiesa di San Francesco da Paola, riprende il cammino del ritorno.

L’abito di rito dei confratelli è composto dal camice bianco, una cinta nera, il rosario, lo scapolare (simbolo distintivo dei devoti della Vergine del Carmine), la mozzetta di color crema, il cappello nero bordato di azzurro calato sulle spalle e il cappuccio bianco calato sul volto. Tutti i confratelli in abito di rito camminano rigorosamente scalzi. Una piccola curiosità: il troccolante della Processione dei Misteri viene incappucciato solo dopo aver varcato il sagrato della Chiesa del Carmine.

Il Rientro e la Conclusione dei Riti

Il momento di massima intensità emotiva coincide con il rientro della Processione dei Misteri nella chiesa del Carmine. È mattino quando il troccolante, provato dal lungo peregrinare scalzo in cerca del perdono, batte tre colpi di bordone sul portone della chiesa, un’atmosfera di silenziosa e profonda commozione. È il preludio al rientro del corteo religioso, che segna la fine della processione ed apre l’ultimo fra i giorni mesti del Triduo Pasquale. È il momento delle lacrime e degli applausi, delle tensioni che si sciolgono e dell’inizio dell’attesa per le campane di mezzanotte.

Foto di un troccolante che bussa tre volte sul portone di una chiesa

Simbolismo e Impatto Culturale

I riti della Settimana Santa tarantina non sono solo una celebrazione religiosa, ma anche un potente motore di attrazione turistica e culturale. In questi giorni, gli abitanti mostrano il loro vero volto e danno prova di coraggio, rispetto delle tradizioni e sacrificio. Le marce funebri eseguite dalle bande ingaggiate dalle confraternite sono elementi essenziali della Settimana Santa tarantina.

La città, durante questi giorni, si trasforma in un grande palcoscenico a cielo aperto, dove il silenzio, la musica sacra e le scenografie urbane creano un’atmosfera senza paragoni. Dal punto di vista del turismo religioso, l’evento ha un impatto significativo: strutture ricettive, ristoranti e attività commerciali registrano un aumento di presenze, confermando il valore economico di questa tradizione. Al contempo, le confraternite custodiscono un patrimonio immateriale che viene tramandato di generazione in generazione, rafforzando il senso di appartenenza della comunità.

Non meno importante è la valenza culturale. Le processioni della Settimana Santa diventano occasione per riscoprire il centro storico di Taranto, con i suoi vicoli, le chiese barocche e i palazzi nobiliari che fanno da cornice ai riti. L’edizione 2025, con il ritorno delle processioni nella Città Vecchia in occasione del 350° anniversario dell’Arciconfraternita del Carmine, ha offerto l’opportunità di valorizzare il legame tra fede e patrimonio architettonico, restituendo ai riti il percorso originario e attirando anche l’interesse dei media nazionali.

La Settimana Santa si inserisce inoltre in una rete più ampia di eventi religiosi pugliesi, contribuendo a consolidare la regione come destinazione di turismo spirituale. La celebrazione si configura come un ponte tra passato e futuro: da un lato la devozione dei confratelli, dall’altro la crescente capacità di attrarre giovani e visitatori internazionali. La Settimana Santa diventa così un simbolo identitario che rafforza l’immagine della città e ne sostiene lo sviluppo.

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