La Benedizione delle Case: Un Gesto di Fede e Prossimità

Ogni anno, durante il periodo di Quaresima, i sacerdoti delle parrocchie vengono a benedire le case e in esse le nostre famiglie. È un gesto semplice, eppure molto significativo, oggi ancor più che qualche decennio fa.

Un Antico Rito nel Contesto Moderno

Quando, infatti, la società poteva dirsi cristiana non solo nelle radici, ma anche nelle fronde, ovvero, diffusamente, di generazione in generazione, in modo vivo e concreto, la pratica religiosa era qualcosa di abituale, condiviso, perfino dato per scontato. Nei paesi, come nelle città più grandi, ci si riconosceva attorno alla chiesa della comunità e i rintocchi delle campane radunavano per ogni ricorrenza, dall’Angelus delle dodici, all’Ave Maria del vespro, a morto in occasione di un funerale, o la Domenica mattina, a festa, per significare il giorno del Signore. Ogni ora che il giorno scandiva era un tempo in cui la vita degli uomini e quella di Dio si fondevano in un unico ritmo, senza soluzione di continuità.

Oggi non è più così, ma non si può essere succubi della tentazione di farsi sterili laudatores temporis acti. Non è vero che “si stava meglio quando si stava peggio…”, né che la vita della Chiesa fosse più fervida all’epoca dei nostri nonni e ancor meno dei nostri genitori. Il fatto che la fede sia contemplata come più legittima, più diffusa, con più diritto di esserci, di avere uno statuto e una riconoscibilità sociale, non ha nulla a che vedere con il fervore spirituale.

Oggi, in Europa, viviamo un tempo di scristianizzazione e sappiamo bene che le cosiddette radici cristiane non sono state riconosciute come un patrimonio condiviso dalla maggior parte degli Stati dell’Unione, i quali hanno considerato segno di autonomia laica e democratica negare la loro storia comune; come se fosse possibile cancellare che siamo “nani sulle spalle dei giganti” e che dobbiamo la nostra identità a secoli e secoli di pensiero nutrito alle fonti della Bibbia, Parola di Dio e della tradizione della Chiesa, fondata dagli apostoli Pietro e Paolo e che ha trovato in Roma il suo centro propulsore.

L'Esortazione dei Papi alla "Chiesa in Uscita"

In questo nostro tempo - come ci ha più volte illustrato, con saggezza unita a speranza incrollabile, Papa Benedetto XVI - siamo un piccolo gregge attorniato da lupi famelici: la Chiesa è quella piccola manciata di lievito che è chiamata a far fermentare un’enorme pasta fatta da milioni di uomini inconsapevoli che la vita possa essere bella, buona e felice. È per questo motivo e con questo intento - spero di poterlo dire senza tema di smentita - che Papa Francesco ci sprona, fin dall’inizio del suo pontificato, ad essere Chiesa in uscita.

Non c’è bisogno di grandi spiegazioni per comprendere che non possiamo adagiarci nella gratificazione di liturgie e condivisioni che siano destinate solo a coloro che fra i battezzati hanno ricevuto la Grazia di sentirsi attratti dall’Eucarestia del Signore, dal desiderio di lode per la misericordia multiforme di un Dio Padre che, nel Figlio, ci dona il Suo Spirito. Come a Pietro, Giacomo e Giovanni, il Signore ci dice di scendere a valle; non possiamo rimanere sul monte! Non è bene fare tre tende e rimanere soli con Lui, questo è ciò che sarà quando saremo tutti in tutto nel suo nome e nel suo corpo, ma, durante questo nostro cammino terreno, ciò che ci viene chiesto è di non stancarci di annunciare il Regno; solo se necessario con le parole - come diceva con arguzia San Francesco - ma principalmente con la nostra vita, ossia con un amore che si dona senza risparmiarsi, in tutte le circostanze; in ogni situazione e contesto, opportune et inopportune, secondo un’ardita espressione di San Paolo.

infografica sulle radici cristiane in Europa e la secolarizzazione

La Natura Teologica della Benedizione Domestica

Con questo ardore i sacerdoti che, per vocazione, hanno la cura delle anime che popolano il nostro territorio, si prodigano nel visitare e benedire tutte le case e le famiglie che compongono la porzione di Chiesa che si raduna in assemblea nel tempio parrocchiale. Sono visite sempre ricche di umanità, incontri capaci di rivitalizzare ambienti che magari non ricevono un saluto - una benedizione appunto - per tutto l’anno o anche di più. Tante case nelle caotiche vie della città sono piccole celle di monasteri inesistenti: luoghi di solitudine e sofferenza, di tristezza non consolata dai sacramenti, se non raramente.

Benedizioni Costitutive e Invocative: Il Chiarimento di Padre Angelo

Un fedele di nome Paolo ha espresso un quesito fondamentale riguardo alla benedizione delle case, in particolare sulla pratica di benedire annualmente ciò che è già stato benedetto. Il chiarimento fornito da Padre Angelo fa luce su questo aspetto importante della teologia delle benedizioni:

Le benedizioni date dai ministri di Dio, per quanto concerne i loro effetti, possono essere costitutive o invocative.

  • Quando sono costitutive, imprimono nella persona o nelle cose un certo carattere sacro, nel senso che le sottraggono all’uso profano e le destinano al culto divino.
  • La benedizione delle case, come del resto anche la benedizione che si dà alle persone, è una benedizione invocativa.

Questo significa che la benedizione delle case non conferisce un carattere sacro permanente all'edificio stesso, ma invoca la presenza e la protezione divina sugli abitanti e sull'ambiente domestico. Per questo motivo, la ripetizione annuale di questo rito è non solo sensata, ma anche desiderabile.

Il Fondamento Biblico e la Liturgia della Benedizione

Le parole usate per benedire la casa sono tutte parole invocative, intrise della richiesta della presenza divina e della Sua protezione:

«Vieni, Signore, a visitare questa casa, tieni lontano le insidie del nemico. Manda il tuo santo Angelo a visitare, proteggere, difendere tutti gli abitanti di questa casa. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.»

Il rito della benedizione spesso inizia con un segno della croce e un saluto di pace:

«Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. R. La pace del Signore sia con voi. R. Carissimi, il Cristo, nato dalla Vergine Maria, che ha posto la sua dimora in mezzo a noi, si degni di entrare in questa casa e di benedirla con la sua presenza. Egli abiti con voi, alimenti la solidarietà fraterna, condivida le vostre gioie e lenisca le vostre pene. Il suo insegnamento e il suo esempio siano la vostra guida.»

Questo rito trova le sue radici nelle Scritture, come testimoniato dalle parole di Gesù ai suoi discepoli:

«In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Parola del Signore. R. Diciamo insieme: Beato l’uomo che confida nel Signore. R.»

La liturgia prosegue con preghiere specifiche che invocano benedizioni per gli abitanti e per la casa stessa:

  • «Tu che sei il fondamento sul quale ogni costruzione cresce come tempio santo, concedi agli abitanti di questa casa di formare una dimora di pace nel tuo Spirito.»
  • «Tu che hai insegnato ai tuoi discepoli a edificare la casa sulla roccia, fa’ che questa famiglia, aderendo alla tua parola superi ogni discordia e ti serva con tutto il cuore.»
  • «Tu che hai accettato in povertà e letizia l’ospitalità degli amici, fa’ che quanti sono in cerca di una abitazione trovino, anche con il nostro aiuto, una casa degna di questo nome.»
  • «Assisti e benedici, Signore i tuoi figli che vivono in questa casa: fa’ che quando sono fra le sue mura, trovino in te il loro rifugio, quando escono, il loro compagno, quando rientrano, il loro ospite ed amico; e al termine dei loro giorni siano accolti nella dimora che tu stesso prepari nella casa del Padre. A lui sia gloria nei secoli dei secoli. R.»

Si conclude spesso con un richiamo al Battesimo e alla pace di Cristo:

  • «Ravviva in noi, o Padre, nel segno di quest’acqua benedetta, il ricordo della nostra rinascita in Cristo nella tua famiglia che è la Chiesa. R.»
  • «La pace di Cristo regni nei nostri cuori e la sua parola dimori abbondantemente in noi, perché qualunque cosa facciamo in parole e in opere, possiamo compierla nel nome del Signore. R.»

In presenza di immagini sacre, si possono aggiungere specifiche invocazioni:

  • Se è stata collocata l’immagine della Vergine Maria: «Dio, Padre misericordioso, che per mezzo di Maria ci ha dato il Cristo, nostro fratello e salvatore, ci benedica e ci colmi della luce e della forza dello Spirito Santo. R.»
  • Se è stata collocata l’immagine di un santo: «Dio, gloria e letizia dei suoi servi fedeli, per l’intercessione di san N. ci benedica e ci protegga, e ci confermi nella sua pace. R.»
foto di sacerdote che benedice una famiglia in casa

Il Valore Pastorale e Sociale Oggi

Dopo Covid e vaccini, si è riscoperta con grande gioia la pratica della 'benedizione delle case' in molte parrocchie, specialmente in quelle di montagna. Nelle terre cristiane, questo rito serve da tempo immemorabile a rinnovare i legami religiosi e fraterni. Uno sguardo amico entra nelle abitazioni, riallaccia le relazioni, verifica la propria sintonia con le vite e i sentimenti del popolo, aggiorna il quadro delle necessità, rimedia a dimenticanze e distrazioni verso i più piccoli e verso gli anziani.

Nel passato le 'rogazioni', le preghiere processionali che invocavano buoni raccolti, servivano pure a verificare le condizioni lavorative delle varie famiglie e suggerivano interventi solidali. Oggi la benedizione delle case è rimasta l’unico strumento per una conoscenza aggiornata delle comunità.

L’isolamento forzato di tempi recenti ha dimostrato l'importanza di questi incontri. Oggi, grazie ai vaccini e al distanziamento responsabile, si è riaperto questo grande canale di comunicazione. Molti sacerdoti hanno ripreso a percorrere a piedi, tra prati e castagneti, i 'quartieri' in cui la parrocchia è tradizionalmente divisa, sentendo la responsabilità e l’orgoglio di tenere viva questa piccola trincea della fraternità cristiana.

Sì parla molto di rinnovamento della pastorale, e nessuna seria proposta deve essere disprezzata, ma non sarebbe saggio trascurare le occasioni di conoscenza, dialogo e incontro che la pratica tradizionale ha collaudato. Sono i rappresentanti di una 'piccola Italia' questi uomini e queste donne (giovani e meno giovani) che ricevono sull’entrata di casa l’augurio di pace.

Tra di loro ci sono i volontari dell’assistenza che in queste settimane hanno assicurato il funzionamento di tanti piccoli centri vaccinali. Sono quelli che, conoscendo il territorio, hanno raccolto le informazioni sugli anziani e sulle persone fragili che un 'algoritmo' un po’ distratto aveva dimenticato. Questo porta a concludere che, forse, dovremmo considerare tutte le periferie geografiche ed esistenziali come le prime linee dell’umanità in cammino. Allora non succederà che qualcuno venga trascurato perché non compare negli elenchi ufficiali o perché non ha potuto rispondere alla telefonata regolamentare dell’ufficio sanitario 'dedicato'.

Chiusura della Visita Pastorale

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