Storia di Bevagna e il suo rapporto con lo Stato Pontificio

Bevagna è un comune italiano di 5.013 abitanti della provincia di Perugia, un tempo nota per le tele pregiate che vi si producevano, tanto da essere chiamate “bevagne”. È inserita tra i Borghi più belli d’Italia e tra le Bandiere arancioni.

Dalle origini romane alla disputa tra Chiesa e Impero

Dominazione Romana e Cristianesimo

Le prime notizie storiche su Bevagna coincidono con la conquista romana dell’Umbria, in particolare con la famosa Battaglia del Sentino del 295 a.C. Bevagna era nota come centro itinerario degli Umbri e per la sua pastorizia e allevamento bovino. Divenuta Municipio romano nel 90 a.C. col nome di Mevania, venne ascritta alla tribù Aemilia, nella VI Regio. Divenne un importante centro agricolo e strategico, grazie alla sua favorevole posizione al centro della grande viabilità impostata dai romani con la via Flaminia (220 a.C.), e al suo porto fluviale sul Topino (le cui acque, all’epoca navigabili, si gettano nel fiume Chiascio e quindi nel Tevere).

Tale floridezza durò fino al III secolo d.C., quando acquistò maggiore importanza il tratto della Flaminia passante per Terni e Spoleto. In questo periodo, Mevania ebbe un notevole sviluppo edilizio, fu munita di una cinta muraria, di terme e d’un anfiteatro dei quali restano ancora le vestigia. Forse patria di Properzio, nel 308 a.C. lo scrittore latino Livio ricorda la Battaglia di Mevania in questa data, anche se l’episodio è dubbio per gli storici. È certo che dopo il 295 a.C. Mevania con altre città umbre si alleò con Roma. Con l’avvento del Cristianesimo si registrarono numerosi martiri, tra cui San Vincenzo, primo vescovo e patrono del paese. La diocesi di Bevagna fu fondata in questo periodo, attestata storicamente nel concilio lateranense del 487.

Ricostruzione storica di un insediamento romano in Umbria, con la Via Flaminia e un porto fluviale.

Disputa fra Chiesa e Impero

Con la caduta dell’Impero Romano, Bevagna venne devastata dalle invasioni barbariche dei Longobardi nel VI secolo, decadendo e perdendo anche la sede vescovile nel IX secolo. Nel 774, divenne possedimento longobardo nell’ambito del Ducato di Spoleto, senza avervi una speciale importanza (il termine Gaite, che indica i quartieri, deriva da questo periodo). Successivamente, entrò a far parte dell’orbita dello Stato della Chiesa, ma in realtà continuò a dipendere, come l’intero ducato, dai re Franchi e poi dagli imperatori del Sacro Romano Impero.

Dopo la conquista Franca, Bevagna divenne dal 1187 un libero Comune retto da Consoli, e venne contesa fra le dominazioni alterne di Spoleto, Foligno, dell’Impero Germanico, di Perugia e dello Stato Pontificio. Soprattutto, visse le controversie fra la Chiesa e l’Impero, restando tuttavia sostanzialmente fedele alla prima fino all’avvento dell’Unità d’Italia. Espugnata e incendiata nel 1152 da Federico Barbarossa e ancora nel 1249 dal Conte d’Aquino, capitano dell’imperatore Federico II come schieramento guelfo, risorse nella seconda metà del XIII secolo tanto che nel 1249 i cittadini ottennero da Papa Innocenzo IV l’autorizzazione ad eleggere liberamente il proprio podestà. Nel corso del ‘200 arrivarono in città gli ordini mendicanti, Francescani, Domenicani ed Agostiniani, che vi eressero le loro chiese.

Lo scontro tra Papato e Impero e la nascita delle Monarchie

L'era delle Signorie e il ritorno allo Stato Pontificio

Le Signorie

Nel 1371, dopo essere passata più volte dal dominio imperiale a quello papale e viceversa, Bevagna venne donata da Papa Gregorio XI a Trincia Trinci, vicario apostolico, iniziando la dominazione della signoria dei Trinci di Foligno che durerà fino al 1439, quando il borgo sarà restituito al diretto dominio della Santa Sede, anche se venne fortemente contesa con Perugia. Venne devastata nel 1375 da Corrado II Trinci signore di Foligno; sotto l’egemonia di Perugia, tentò di ribellarsi nell’ottobre 1381, fino a quando nel 1439 passò poi definitivamente alla Chiesa.

Nel 1493 Papa Alessandro VI la concesse in amministrazione ai governatori pontifici di Spoleto. Le controversie nate fra i Bevanti e la Città di Spoleto convinsero nel 1503 Papa Giulio II a metterla sotto la giurisdizione dei governatori pontifici di Perugia, i quali cardinali iniziarono a contendersi la supremazia cittadina. Nel 1530 Papa Clemente VII decise di porre Bevagna sotto il controllo dinastico dei Baglioni. Tuttavia il malgoverno e la ferocia dei Baglioni fecero ricredere i pontefici, che la riposero sotto i governatori perugini, e poi ancora sotto i Baglioni, fino a quando nel 1567 Papa Pio V risolse definitivamente la questione ponendo Bevagna sotto il controllo diretto della Santa Sede, alla quale rimase, salvo la parentesi della conquista napoleonica, fino all’avvento del Regno d’Italia nel 1860.

Storia moderna

Un ruolo importante per la storia della città e del suo territorio è rappresentato, come per gli altri comuni della Valle Umbra, dagli sforzi e dalle lotte per la bonifica delle aree paludose e per la regolamentazione dei numerosi corsi d’acqua. Avviata nel 1456, la bonifica della pianura bevanate raggiunse concreti risultati nella seconda metà del ‘500, portando vantaggi all’economia agricola bevanate, incentrata soprattutto sulla coltivazione e lavorazione della canapa. È con il ‘700 e, soprattutto nel corso dell’800, che il sistema idraulico di questa area si avviò ad un assetto definitivo. Leone XII nel 1825 le restituì il titolo di città.

Mappa storica dell'Umbria con evidenziate le aree bonificate e i corsi d'acqua principali.

Lo Stemma di Bevagna

Lo stemma della città di Bevagna venne donato alla città da Papa Innocenzo VI nel 1360. È uno stemma a scudo sannitico, con croce greca bianca in campo rosso. Dietro la croce osserviamo le due chiavi petrine (una d’oro e l’altra d’argento) decussate. Sulla sezione orizzontale della croce compaiono le tre lettere O S F, iniziali delle parole ob servatam fidem (per la fede conservata): Bevagna, città guelfa, aveva dimostrato particolare lealtà e devozione per lo Stato Pontificio. Esso sostituisce lo stemma più antico, costituito da tre o quattro vasi di miele.

Immagine dello stemma di Bevagna con le due chiavi petrine e l'iscrizione O S F.

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