"Non Temere, Solo Abbi Fede": Un Comando Fondamentale
La vita di Gordon B. Hinckley ci offre una profonda testimonianza del potere della fede. Egli raccontò che, quando partì per la missione da giovane, suo padre gli consegnò un cartoncino con cinque parole, le stesse che il Signore disse al capo della sinagoga che aveva ricevuto la notizia della morte della figlia: «Non temere; solo abbi fede» (Marco 5:36). Mentre il giovane Anziano Hinckley serviva in Inghilterra, affrontò molte sfide nelle quali dovette ricordare quelle cinque parole. Un giorno, tre o quattro quotidiani londinesi pubblicarono la recensione di un vecchio libro, falso e offensivo, che asseriva di essere la vera storia dei Mormoni. Il suo presidente di missione gli disse: «Voglio che tu vada a trovare l’editore per fare una protesta». Gordon B. Hinckley ammise di sentirsi spaventato, provando probabilmente gli stessi sentimenti di Mosè quando il Signore gli ordinò di andare da Faraone. Dopo aver pregato e affrontando il viaggio con lo stomaco in subbuglio, fu inizialmente respinto dall'editore. Tuttavia, insistette e attese, finché fu ricevuto. Non ricordava esattamente cosa disse, ma un "altro potere" sembrava parlare per suo tramite. Inizialmente ostile, l’editore si calmò e promise di intervenire. Nel giro di un’ora, fu richiesto ai librai dell’Inghilterra di restituire tutte le copie di quel libro e, sostenendo una spesa considerevole, l’editore fece stampare sul davanti del libro una dichiarazione che l’opera non doveva essere considerata una storia vera, ma un romanzo, e che la casa editrice non voleva in nessun modo offendere il rispettato popolo mormone.
Questo episodio illustra come la fede in Dio sia il grande potere motivante che può cambiare la nostra vita. L'Anziano Kevin J. Osservò che il comando di «non temere» è ripetuto settantasei volte nelle Scritture, essendo stato pronunciato dagli angeli che annunciarono la nascita e la resurrezione di Cristo, e in diverse altre occasioni significative. Sebbene non sia scritto su tavole di pietra, è un imperativo divinamente autorizzato. Per comprendere questo comando, dobbiamo distinguere tra il "giusto timore" e la "paura irrazionale". Il giusto timore è un profondo senso di riverenza e ammirazione per il Signore Gesù Cristo, che porta all'obbedienza e all'attesa della Sua giustizia. La paura irrazionale, invece, è la paura dell’ignoto o di eventi futuri che probabilmente non si verificheranno, uno strumento che Satana cerca di indurre in noi. Il presidente Gordon B. Hinckley insegnò che «il timore è l’antitesi [il completo contrario] della fede». La fede, al contrario, è la «certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono», una manifestazione reale di ciò che è vero. La disperazione e la mancanza di speranza che caratterizzano la paura irrazionale sono strumenti dell'avversario. Il presidente Russell M. Nelson ha affermato che «la fede è l’antidoto alla paura», e non si tratta di una fede astratta, ma della fede nel Signore Gesù Cristo. Per diminuire la paura, dobbiamo aumentare la nostra fede in Lui.

La Natura Dinamica e Pratica della Fede
Se c’è qualcosa di cui abbiamo bisogno per avere successo e appagamento in questo mondo, è la fede: quell’elemento dinamico, potente e meraviglioso tramite il quale, come dichiarò Paolo, i mondi sono stati formati (vedere Ebrei 11:3). Non si tratta di un concetto etereo ma di una fede pratica, pragmatica e d’azione, il tipo di fede che ci spinge a inginocchiarci e a implorare la guida del Signore e poi, con una certa dose di fiducia divina, ad alzarci e a metterci all’opera per contribuire a far avverare il risultato desiderato. Tale fede è una risorsa senza paragoni e la nostra unica genuina e duratura speranza. La fede può diventare la fonte inesauribile di una vita piena di significato.
La fede non è un'idea astratta. Gordon B. Hinckley usò l'analogia di una locomotiva a vapore con un fanale potente che illuminava la via per 300 o 400 metri: «Lo stesso accade nel nostro viaggio eterno. Facciamo un passo alla volta. Nel farlo procediamo verso l’ignoto, ma la fede illumina il cammino». I miracoli accadono quando un seme della fede viene piantato nel cuore e, man mano che si impara, questo cresce. Accettando principio dopo principio, si ricevono tutte le benedizioni che spettano a coloro che camminano con fede nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Questo prezioso e magnifico dono della fede, proveniente da Dio, è la forza di questo lavoro e la linfa vitale del suo messaggio. La fede sta alla base di tutto ciò che viene fatto nella Chiesa. Andare in missione, obbedire alla Parola di Saggezza, pagare la decima, sono tutti atti di fede. È la fede che è in noi che si riflette in tutto ciò che facciamo. I punti di forza del regno non si trovano nel patrimonio materiale, ma nel cuore del suo popolo. La fede è la base della testimonianza e della lealtà alla Chiesa. Il Vangelo è la buona novella, e per questo non dobbiamo temere.
Superare la Paura attraverso la Fede
Il timore non è qualcosa che viene da Dio; piuttosto, questo elemento persistente e distruttivo è opera del nemico della verità. Un amico di Gordon B. Hinckley, fuggito dal suo paese e internato, mi confidò che la sua unica fonte di forza durante tre anni di prigionia fu la sua fede. Ogni mattina si ripeteva: «La mia fede. La mia fede nel Signore Gesù Cristo. Andrà tutto bene. Non preoccuparti». Egli credeva che, facendo del nostro meglio, tutto andrà bene, e che dobbiamo riporre la nostra fiducia in Dio e andare avanti con fede nel futuro, perché il Signore non ci abbandonerà. Non c’è ostacolo che sia troppo grande o sfida troppo difficile se abbiamo fede. Con la fede possiamo ergerci al di sopra degli elementi negativi, dominare impulsi degradanti e i nostri appetiti. La Chiesa ci chiederà di servire in diversi incarichi. Rispondere positivamente a queste chiamate rafforza e fa crescere la nostra fede. «La fede è come il muscolo del mio braccio. Se lo uso, se lo nutro, esso cresce e fa tante cose. Se me lo lego al collo e non ci faccio nulla, invece, si indebolirà fino a diventare inutile, e lo stesso vale per voi». Ogni occasione accettata e ogni chiamata assunta rende possibile svolgerla nel modo dovuto, poiché il Signore ci renderà capaci. La preghiera «Signore: aumentaci la fede» (Luca 17:5) è una supplica a Dio per rafforzare la nostra volontà, darci la fede per vedere oltre le difficoltà e riporre fiducia nella Sua provvidenza, anche quando le tempeste dell’avversità si abbattono su di noi o durante le malattie.
Per aumentare la nostra fede e diminuire la paura nella nostra vita, dobbiamo imparare a conoscere meglio il Salvatore. Più conosciamo Cristo, più avremo fiducia, amore e fede in Lui. Questo si ottiene attraverso lo studio quotidiano delle Scritture e la preghiera, soprattutto con l'intento di conoscere meglio il Salvatore. Inoltre, possiamo aumentare la fede servendo di più gli altri. La fede è un "principio di azione" che cresce solo quando esercitiamo il nostro arbitrio in modo attivo. La paura irrazionale ci porta a concentrarci su noi stessi, mentre concentrarsi sugli altri e su ciò che possiamo fare per aiutarli fa svanire la paura. Un missionario ha imparato questa lezione in Messico, superando la sua timidezza e la paura di essere messo in imbarazzo, quando un amore travolgente per i figli di Dio lo spinse a parlare con loro.
L'Anziano Neil L. Andersen osservò che «La fede è una scelta». Ci saranno momenti in cui dovremo scegliere tra essere governati dalla fede o dalla paura. Essere consapevoli di questa scelta ci aiuterà a fare quella giusta più spesso. Sheri L. Dew, una volta, credette di non essere stata scelta per la squadra di basket del college. Anni dopo, scoprì che in quell'anno la squadra non aveva la rosa completa, il che significava che c'era un posto per lei. Questa esperienza le insegnò che Dio può far sì che «tutte le cose [compresi i nostri errori] cooperino per il [nostro] bene» se lo amiamo e ci fidiamo di Lui. Le benedizioni arrivano se le nostre scelte sono guidate dalla fede piuttosto che dalle paure. Infine, anche se dubitiamo della nostra capacità di scegliere la fede sotto pressione, possiamo essere confortati dal fatto che abbiamo già creduto prima. Nel conflitto pre-mortale, la nostra testimonianza in Cristo e la nostra fede in Gesù Cristo ci permisero di vincere Satana, ancor prima che l'Espiazione fosse compiuta. Siamo stati messi sulla terra in questo momento perché Dio sa che possiamo avere successo e aiutare gli altri.

Esempi di Fede e Coraggio nei Vangeli
La Guarigione di Bartimeo
Mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare (Marco 10:46). Sentendo il rumore della folla e sapendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (Marco 10:47). Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte. Questa situazione, in cui l'invocazione di Gesù come salvatore dà fastidio e si tenta di impedire ai cristiani di affermare pubblicamente la loro fede, si verifica anche oggi. Il Signore lo udì fin dal primo momento, ma lo lasciò perseverare nella sua preghiera. Poi Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Alcuni tra i presenti dissero al cieco: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!» (Marco 10:49). Bartimeo, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Alla domanda di Gesù: «Che cosa vuoi che io faccia per te?», il cieco rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». Subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada (Marco 10:50-52). Getta via il mantello, tutto ciò che ingombra, per correre dietro a Cristo. Questo è un richiamo al sacrificio necessario per seguire Gesù, rinunciando a tutto ciò che ci impedisce di avanzare nella lotta per la gloria di Dio.
La Donna con Emorragia e la Figlia di Giàiro
L'Evangelista San Marco (Marco 5:21-42) narra due eventi che evidenziano l'umanità di Gesù e il potere della fede. Gesù, giunto all'altra riva, fu raggiunto da molta folla. Qui venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo; vieni a imporle le mani perché sia salvata e viva». Gesù andò con lui. Sulla strada, una donna che soffriva di perdite di sangue da dodici anni, avendo speso tutti i suoi averi senza alcun beneficio, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata» (Marco 5:25-28). La sua fede era così robusta che la spingeva ad accostarsi nonostante la sua condizione la rendesse legalmente impura. Subito il flusso di sangue si fermò. Gesù, resosi conto della forza che era uscita da lui, si voltò e chiese: «Chi ha toccato le mie vesti?». La donna, impaurita e tremante, si gettò davanti a Lui e disse tutta la verità. Gesù le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male» (Marco 5:34).

Mentre Gesù parlava, dalla casa di Giàiro giunsero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito ciò, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!» (Marco 5:35-36). Giairo, pur di fronte allo shock della notizia, fu rassicurato da Gesù. La bambina era morta, ma la fede del padre, e quella dei tre Apostoli scelti da Gesù per accompagnarLo (Pietro, Giacomo e Giovanni), rese possibile l'intervento divino. Arrivati alla casa, Gesù trovò trambusto e pianto. Disse: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma Gesù, cacciati tutti fuori, prese con sé i genitori della bambina e i tre discepoli ed entrò dove era la bambina. Prese la sua mano e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava (Marco 5:39-42). Questo mostra come l'incredulità sia un ostacolo all'azione della grazia, mentre la fede dei pochi permette il miracolo. Dio apprezza i legami familiari, resuscitando la bambina soprattutto a causa dei suoi genitori.
Il Cieco dalla Nascita
Il Vangelo di Giovanni (9:1-7) narra di Gesù che, passando, vide un uomo cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli chiesero: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Quegli uomini, pur vicini a Gesù, pensavano male di quel povero cieco. Il Signore sputò per terra, fece del fango con la saliva, lo spalmò sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Siloe» (che significa 'inviato'). Quell'uomo andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Che esempio di fede risoluta, una fede viva e operante! Egli crede ed esegue il comando divino. Dobbiamo credere con fede decisa nel Medico divino che è stato inviato per risanarci, tanto più fermamente quanto più grave è la malattia. Dobbiamo acquisire la misura divina delle cose, sapendo che Gesù si avvale anche delle nostre miserie per far risplendere la sua gloria. Quando l'amor proprio, la stanchezza, lo scoraggiamento serpeggiano nella nostra coscienza, dobbiamo reagire con prontezza e ascoltare il Maestro, confidando in Lui nonostante le nostre debolezze, perché la Sua virtù si perfeziona nella nostra infirmità (2 Corinzi 12:9).
L'Importanza del Coraggio e della Preghiera nella Fede
Papa Francesco ha spesso sottolineato l'importanza di una preghiera piena di fede e coraggio, non ripetuta «a pappagallo». La preghiera del lebbroso «Se vuoi puoi purificarmi!» è un esempio di coraggio nella fede, a cui Gesù risponde prontamente: «Lo voglio». Tutto è possibile a chi crede. Dobbiamo avvicinarci al Signore con fede e il coraggio di sfidarlo, come il lebbroso e il paralitico calato dal tetto, che con la volontà «fa trovare una soluzione» e «andare oltre le difficoltà». Ci vuole coraggio per lottare per arrivare al Signore e per avere fede, anche quando si presentano difficoltà. A volte ci vuole pazienza e saper aspettare, ma senza mollare. Papa Francesco ha citato Santa Monica, che con coraggio e persistenza ha pregato e pianto per la conversione del figlio Agostino, fino ad ottenerla. Questo è un esempio di come «nella preghiera si gioca forte». La preghiera cristiana nasce dalla fede in Gesù e va sempre con la fede oltre le difficoltà. Come Abramo che credette nella promessa di avere un figlio a 100 anni, la fede ci mette «in cammino», spingendoci a fare di tutto per raggiungere la grazia che chiediamo.

Il tema che Papa Francesco ha voluto sottolineare per la 56ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni ci conduce all’esperienza pasquale dei discepoli. Essi intuiscono una promessa di bene sovrabbondante, e il coraggio di rischiare nasce in loro quando l’orizzonte della vita si spalanca oltre il tempo di una vita puramente umana. È lo Spirito che origina in noi un coraggio inatteso. Una vita che si colga come «vocazione» non può che nascere dallo stupore di sentirsi guardati, riconosciuti, amati da Dio. Dio non ci viene incontro in modo invadente, ma indica la via per portare a compimento i nostri desideri, chiamandoci a essere «pescatori di uomini». Il Papa ci invita a riflettere sul discernimento vocazionale: Dio ci promette un bene personale, ma al tempo stesso ci rende portatori di quella stessa promessa per ogni uomo. Per cogliere questa «promessa» di bene occorre il coraggio di desiderare in grande, perché il desiderio di Dio è che la nostra vita non diventi prigioniera dell’ovvio. Il Signore si farà sentire sollecito a prendere sul serio i propri desideri. La promessa di Dio porta a compimento i nostri desideri più autentici, ma si fa strada anche la consapevolezza che per tenere alto il desiderio occorre assumere il rischio della fede. È il paradosso della fede: per rischiare occorre coraggio, e il coraggio può venire solo dalla consapevolezza di aver trovato quella perla preziosa per la quale è possibile vendere ogni altro bene.
La preghiera del Presidente Hinckley «Signore, aumentaci la fede» è un appello a elevarci al di sopra dei deboli detrattori, a rafforzare la nostra volontà, a darci la fede per vedere, al di là delle difficoltà del momento, i miracoli del futuro. È una supplica per avere la fede di pagare le decime e le offerte, di riporre la nostra fiducia nell'Onnipotente, di mantenere forte la fede nei poteri del sacerdozio nelle malattie. È la richiesta di accrescere la nostra fede in Dio Padre Eterno, nel Suo beneamato Figliuolo, nella Sua grande opera eterna, in noi stessi come Suoi figli e nella nostra capacità di agire secondo la Sua volontà e i Suoi precetti.
Vivere una Vita di Fede
Si sente dire che oggi i miracoli sono meno frequenti. Non sarà invece che oggi sono meno le anime che vivono una vita di fede? Dio non può non mantenere la sua promessa: «Chiedimi, e io ti darò le genti in eredità, e in dominio i confini della terra» (Sal 2:8). Il nostro Dio è la Verità, il fondamento di tutto quello che esiste. Se noi, sue creature, dubitiamo o trepidiamo per mancanza di fede, dobbiamo riascoltare Isaia: «È forse la mia mano troppo corta per redimere oppure io non ho la forza per liberare?» (Isaia 50:2). La fede è una virtù soprannaturale che dispone la nostra intelligenza a dare assenso alle verità rivelate, a rispondere di sì a Cristo, a colui che ci ha fatto conoscere pienamente il disegno salvifico della Trinità. Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza (Ebrei 1:1-3).
Seguire Gesù lungo la via significa ricalcare le sue orme, vestire le vesti di Cristo, essere Cristo stessi. La nostra fede, la fede nella luce che il Signore ci comunica, deve manifestarsi nelle opere e nel sacrificio. La fede che Egli ci esige è tenere il suo passo con opere piene di generosità, strappando e allontanando da noi tutto quello che ingombra. Un esempio di umiltà nella fede è la donna con emorragia in Matteo (9:20-22), che si avvicinò a Gesù e toccò il lembo del suo mantello, pensando: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello sarò guarita». La sua fede, pur silenziosa, era grande. Gesù le disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». Se anche noi vogliamo essere salvati, tocchiamo con fede la veste di Cristo. Dobbiamo crescere in umiltà, perché solo una fede umile permette di guardare le cose con visione soprannaturale. Sulla terra, sono possibili solo due modi di vivere: una vita soprannaturale o una vita animale. Noi siamo chiamati a vivere la vita di Dio. «Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?» (Matteo 16:26). L'eternità è la sola vera prospettiva, come testimoniato da Santa Teresa di Gesù, che da bambina diceva «Per sempre, per sempre, per sempre». La nostra fede deve aiutarci a sentire la dolcezza del cielo al pensiero dell'eternità.