Il Gruppo "3° Millennio" e i Segni Evangelici: Trasformazioni Epocali e la Missione della Chiesa

Il presente articolo del Gruppo "3° Millennio" si propone di esplorare le trasformazioni epocali nelle religioni e nella società, analizzando le loro ripercussioni sulla missione evangelizzatrice della Chiesa. Attraverso una riflessione profonda, che intreccia l'esperienza personale degli autori con l'analisi di concetti teologici e socio-culturali, il testo mira a identificare i cambiamenti principali e a prevederne le conseguenze sulle prospettive, strategie e attività della Missione.

Introduzione Generale all'Argomento

L'articolo si articola in diverse sezioni. Le prime quattro offrono un'introduzione generale, toccando temi fondamentali per comprendere il contesto attuale della missione cristiana. Queste sezioni includono:

  • Il peso del numero 40 nelle trasformazioni bibliche: un'analisi del significato del numero 40 come periodo di prova o sperimentazione e di radicale trasformazione biblica, citato ben 146 volte nelle Scritture.
  • “Maranatha!” - Tensioni missionarie tra il ‘già’ e il ‘non ancora’: una riflessione sull'invocazione "Maranatha!" come espressione della costante presenza di Dio e del desiderio dell'accelerazione della venuta del Regno, richiamando la supplica "Venga il tuo regno!".
  • “L’Era Ecozoica” - La dimensione cosmica della missione: l'introduzione al concetto di "Era Ecozoica" come periodo di rafforzamento reciproco della relazione tra uomo e Terra, estendendo la missione a una dimensione cosmica.
  • Il Concilio Vaticano II - Trasformazione radicale dell’obiettivo e della metodologia missionaria: un'esplorazione dell'impatto del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, con particolare attenzione alla trasformazione radicale degli obiettivi e della metodologia missionaria.

Gli autori sottolineano che l'argomento è vasto e non può essere esaurito in un unico testo, invitando i lettori a contribuire con riflessioni personali al "documento di lavoro".

Il Significato del Numero 40

Il numero 40, citato 146 volte nelle Scritture, rappresenta un periodo di prova o sperimentazione. Quaranta giorni, o quarant'anni, è il tempo necessario affinché avvenga una trasformazione radicale, come la Nuova Creazione, l'Esodo e la Resurrezione. Qualsiasi mutamento umano, credono gli autori, è principalmente opera dello Spirito di Dio, un potere "dall'alto" che incontra la realtà umana "al di sotto". La presenza di Dio nel mondo è un dato di fatto per i credenti. L'elemento "dall'alto" è centrale e mira a "trasformare", "rinnovare" e far progredire verso la perfezione ciò che Dio stesso ha creato. Vi è sempre una 'convergenza' dei due, in linea con la legge dell'Incarnazione: il Dio trascendentale è sempre un Dio immanente.

Il Grido “Maranatha!”: Tra Presenza e Speranza

La riflessione sul "Maranatha!" (Apocalisse 22,17) si intreccia con la storia personale degli autori, sempre attenti ai cambiamenti passati e futuri. Vedono il futuro "pieno di sorprese", accogliendo i cambiamenti, le trasformazioni e le nuove scoperte come "parola di Dio" rivolta alla Chiesa e al mondo intero. Credono che nessun istante sia privo della presenza di Dio, che è sempre "Emanuele" ("Dio-con-noi"). "Maranatha!" è anche un'invocazione affinché la venuta del Regno acceleri, richiamando la supplica "Venga il tuo regno!". La preghiera costante è un fattore importante in qualsiasi vera trasformazione. L'Apocalisse 7,9-17 offre una visione di speranza e abbondanza, dove una "grande moltitudine che nessuno sarebbe in grado di contare" è accolta, senza esclusione di alcuna tribù, popolo o lingua. Questa visione di vita, traboccante di diversità, grazia, gioia e amore, rende difficile credere a prospettive catastrofiche in un mondo minacciato da crisi. I missionari, nonostante le "tragiche inadeguatezze dell’assetto mondiale", devono percepire il "già" e il "non ancora" della pienezza della presenza e della redenzione di Dio. San Paolo e Daniele Comboni sono esempi di questa dinamica del "già" e del "non ancora", dove il "mysterion" (piano divino da rivelare e realizzare dall'umanità) si compie attraverso ostacoli, ma con la consapevolezza del potere formidabile del "seme" divino.

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L'Era Ecozoica e i Cambiamenti Epocali

Padre Bartolomeo Sorge, "guru" nei primi anni del ministero missionario degli autori, parlava di "cambiamenti epocali" o "cambiamenti notevoli", un'espressione che è diventata il loro modus pensandi e modus vivendi. Questi cambiamenti implicano una discontinuità, sebbene la continuità sia garantita dalla fedeltà di Dio, dallo Spirito Santo, da Gesù Cristo ("Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine" - Apocalisse 22:13) e dalla parola di Dio ("Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" - Matteo, 24:35). Padre Sorge ha approfondito questi concetti nel suo libro La traversata - La Chiesa del Concilio Vaticano II ad oggi, che descrive le trasformazioni evolutive dell'universo dal Big Bang fino all'attuale "Era Ecozoica", definita come il "periodo della vita emergente successivo al Cenozoico e caratterizzato, fondamentalmente, dal rafforzamento reciproco della relazione tra uomo e Terra".

Il Concilio Vaticano II: Una Nuova Pentecoste

L'11 ottobre 1962, Papa Giovanni XXIII, nel suo discorso d'apertura al Concilio Vaticano II, delineò un progetto con obiettivi innovativi: scoprire nuovi modi di insegnare la fede, studiare la dottrina con i metodi del pensiero moderno, preferire la "medicina dell'indulgenza" alla severità e cercare l'unità con tutti. Queste parole segnarono l'inizio di una nuova epoca, riecheggiando oggi nelle parole di Papa Francesco, entrambi insistendo sulla parola "gioire". Il Concilio fu percepito come una "nuova Pentecoste", un soffio dello Spirito sull'assemblea dei vescovi. Se prima i sacramenti erano segni della presenza di Dio, ora anche i "cambiamenti storici" lo sono. Il missionario è colui che crede alla presenza di Dio nella storia, in tutte le religioni e situazioni umane, proclamando la "buona novella" della sua presenza. Dio si rivela attraverso le parole e le azioni dei missionari, così come fece attraverso Gesù. L'episodio di San Paolo a Listra (Atti 14) illustra come la gente riconobbe la divinità attraverso le sue azioni, sebbene Paolo sottolineasse la sua natura umana e la necessità di convertirsi al Dio vivente. Questo evento evidenzia la dinamica dell'evangelizzazione e della rivelazione divina attraverso l'azione umana.

Foto storica del Concilio Vaticano II

Le Tre Più Importanti Trasformazioni Epocali nelle Religioni

La sezione 6 del documento identifica tre "Trasformazioni Epocali nelle Religioni", che rappresentano cambiamenti fondamentali nel modo di concepire e vivere la fede.

6.1 - Unendo la dimensione verticale a quella orizzontale e cosmica

La vita religiosa, per secoli interpretata come separazione e "fuga mundi", rischiava di vanificare il senso teologico più alto dell'incarnazione. L'incarnazione è il fondamento della fede cristiana e della sua necessaria presenza nella storia e nelle vicende umane. La sequela Christi deve indicare un orizzonte profetico, tanto più urgente quanto più difficile è la situazione vocazionale. La teologia dell'Incarnazione è la più adeguata perché fa della storia e del tempo i luoghi teologici irrinunciabili, al punto che la fede cristiana non ha senso se non è strettamente solidale con la storia e la cultura. Ciò richiede coraggio, audacia evangelica e capacità di spogliarsi delle ricchezze non essenziali. La crisi attuale, con l'invecchiamento delle comunità e la diminuzione delle vocazioni Under 50, spinge a chiedersi se sia una crisi della vita religiosa o della forma vitae consecratae. Nel mondo latino, l'indebolimento del principio dell'Incarnazione e lo smarrimento del sensus ecclesiae hanno impedito la trasmissione dei valori tra generazioni. La vita religiosa, chiusa in sé stessa, ha smarrito gli orizzonti ecclesiali, diventando sterile. Il carisma, dono di Dio, è innovativo e profetico solo se vive e rivive all'interno di un contesto, rivolgendosi a destinatari concreti in un ambiente sociale, politico e culturale mutabile. La crisi attuale è legata anche alla fine del regime di cristianità e al passaggio a un clima culturale di complessità e differenza. La vita religiosa deve accettare questa trasformazione senza nostalgie, riscoprendo la dimensione di povertà, minorità e umiltà, esistendo "là dove di fatto non c'è nessuno", come storicamente avvenuto in ospedali, scuole e parrocchie trascurate.

Illustrazione di una figura religiosa che abbraccia sia la dimensione spirituale (verticale) che quella terrena (orizzontale/cosmica)

6.2 - Rinunciando a ogni tipo di violenza

Questo punto, sebbene non dettagliato nel testo fornito, suggerisce un'evoluzione fondamentale nel comportamento religioso, che abbandona la violenza in ogni sua forma in favore di un approccio basato sulla pace e sulla riconciliazione. È un richiamo alla non-violenza come principio cardine dell'agire religioso, in linea con i valori evangelici.

6.3 - Da una Religione che è “Oppio dei Popoli” a una Religione che si fa “Motore della Trasformazione Sociale” - La Missione Sociale della Chiesa

La Chiesa, messaggera di Cristo, ha acquisito una nuova coscienza della dimensione culturale della persona e delle comunità umane. Il Concilio Vaticano II, i Sinodi dei Vescovi e le Esortazioni apostoliche come Evangelii Nuntiandi e Catechesi Tradendae, hanno offerto un ricco insegnamento sull'inculturazione della fede, definita come "intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l'integrazione nel cristianesimo e il radicamento del cristianesimo nelle varie culture" (Redemptoris Missio, n. 52). Il Pontificio Consiglio della Cultura intende offrire proposte concrete per una rinnovata pastorale della cultura, come luogo di incontro privilegiato col messaggio di Cristo. Ogni cultura è uno sforzo di riflessione sul mistero del mondo e dell'uomo, esprimendo la dimensione trascendente della vita umana. Il compito essenziale di una pastorale della cultura è restituire l'uomo nella sua pienezza di creatura "ad immagine e somiglianza di Dio", allontanandolo dalla tentazione antropocentrica di considerarsi indipendente dal Creatore. L'uomo non si esaurisce in una cultura particolare, ma la sua natura trascende le culture, essendo la misura della cultura stessa. La dimensione primaria e fondamentale della cultura è la "sana moralità", e le culture, radicate nell'umano, portano in sé la testimonianza dell'apertura all'universale e alla trascendenza. Il peccato, presente nelle culture, richiede il discernimento dei cristiani. Il Verbo di Dio, assumendo la natura umana nell'Incarnazione, la purifica e la porta alla sua pienezza nello Spirito Santo. Dio, per rivelarsi, ha scelto un Popolo di cui ha permeato e fecondato la cultura originaria, creando una cultura ispirata da Lui stesso. La Sacra Scrittura, Parola di Dio, è l'inculturazione originaria della fede, elevata a un piano sopraculturale. La vocazione di Abramo, che implica una rottura culturale, sottolinea la fondamentale differenza tra fede e cultura. La cultura biblica, al centro della quale si è incarnato Cristo, occupa un posto unico. La fede ha il potere di raggiungere il cuore di ogni cultura, purificandola, fecondandola e arricchendola. L'accoglienza del messaggio di Cristo genera una cultura basata sulla persona e sull'amore. Il Cristianesimo si distingue per l'intelligenza della fede e l'audacia della ragione, come attestano i Padri della Chiesa e l'enciclica Fides et ratio.

L'evangelizzazione propriamente detta è l'annuncio esplicito del mistero della salvezza di Cristo, poiché "Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1Tim 2, 4). La novità della Rivelazione, comunicata dallo Spirito di Cristo, manifesta la verità su Dio e la salvezza dell'uomo, illuminando i semina Verbi nelle culture. Evangelizzare significa portare la Buona Novella in tutti gli strati dell'umanità e trasformare l'umanità stessa dall'interno. Il Vangelo è indipendente dalle culture, ma il Regno che annuncia è vissuto da uomini profondamente legati a una cultura. La rottura tra Vangelo e cultura è il dramma della nostra epoca, che richiede una "generosa evangelizzazione della cultura". La nuova evangelizzazione richiede uno sforzo lucido, serio e ordinato per evangelizzare la cultura. I missionari del Vangelo, portatori della novità assoluta di Cristo, superano i limiti di ogni cultura, non sottraendo nulla al bene temporale, ma purificando, consolidando ed elevando le risorse e le consuetudini dei popoli. L'esigenza dell'evangelizzazione delle culture e dell'inculturazione del messaggio della fede è forte oggi, in un processo di reciproco scambio che richiede discernimento per identificare valori e controvalori, costruendo sui primi e lottando contro i secondi. L'inculturazione permette alla Chiesa di incarnare il Vangelo nelle diverse culture e di introdurre i popoli con le loro culture nella sua comunità, trasmettendo i propri valori e assumendo il buono che c'è in esse.

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La Gioia del Vangelo come Motore di Trasformazione

La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita di chi incontra Gesù, liberandoli dal peccato, dalla tristezza e dall'isolamento. Con Gesù Cristo, la gioia sempre nasce e rinasce. Il grande rischio del mondo attuale è una tristezza individualista, frutto di un cuore comodo, della ricerca di piaceri superficiali e di una coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi, non c'è più spazio per gli altri, e si perde l'entusiasmo di fare il bene. L'invito è a rinnovare l'incontro personale con Gesù Cristo, poiché "nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore". Dio non si stanca mai di perdonare, e la sua misericordia è infinita. Non fuggire dalla resurrezione di Gesù e non darsi mai per vinti. I libri dell'Antico Testamento annunciavano la gioia della salvezza nei tempi messianici, invitando a esultare per la venuta del Re. Il profeta Sofonia mostra Dio stesso come un centro luminoso di festa e di gioia. Nel Vangelo, la gioia è un tema costante: dal saluto dell'angelo a Maria ("Rallegrati") alle parole di Gesù ai suoi discepoli ("Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" - Gv 15,11). La gioia cristiana scaturisce dal cuore traboccante di Cristo, trasformando la tristezza in letizia. Il libro degli Atti degli Apostoli narra la gioia della prima comunità in mezzo alla persecuzione.

Ci sono cristiani che vivono in uno "stile di Quaresima senza Pasqua", ma la gioia, pur adattandosi alle circostanze, rimane come uno spiraglio di luce dalla certezza di essere infinitamente amati. La società tecnologica, pur moltiplicando le occasioni di piacere, difficilmente procura la gioia. Le gioie più belle e spontanee si trovano spesso in persone molto povere o in coloro che, pur con grandi impegni, hanno conservato un cuore credente, generoso e semplice. Solo grazie all'incontro con l'amore di Dio si è riscattati dalla coscienza isolata e dall'autoreferenzialità, raggiungendo la pienezza umana. Lì sta la sorgente dell'azione evangelizzatrice, poiché il bene tende sempre a comunicarsi. Chi desidera vivere con dignità e pienezza deve riconoscere l'altro e cercare il suo bene. La vita si rafforza donandola e si indebolisce nell'isolamento. La missione di comunicare la vita agli altri è il vero dinamismo della realizzazione personale. Un evangelizzatore non dovrebbe avere "una faccia da funerale".

La Novità Inesauribile del Vangelo

Un annuncio rinnovato offre ai credenti una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice. Il suo centro è il Dio che ha manifestato il suo immenso amore in Cristo morto e risorto. Cristo è il "Vangelo eterno" (Ap 14,6) e "lo stesso ieri e oggi e per sempre" (Eb 13,8), ma la sua ricchezza e bellezza sono inesauribili, rendendolo sempre giovane e fonte costante di novità. La Chiesa si stupisce continuamente della "profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio" (Rm 11,33). Come affermava sant'Ireneo, "[Cristo], nella sua venuta, ha portato con sé ogni novità". Egli può rinnovare la nostra vita e la nostra comunità, rompendo gli schemi noiosi e sorprendendoci con la sua costante creatività divina. Tornando alla freschezza originale del Vangelo, spuntano nuove strade, metodi creativi, forme di espressione, segni più eloquenti e parole cariche di significato per il mondo attuale.

Sebbene la missione richieda un impegno generoso, è primariamente opera di Dio. Gesù è "il primo e il più grande evangelizzatore". Il primato è sempre di Dio, che ci chiama a collaborare con Lui e ci stimola con la forza del suo Spirito. La vera novità è quella che Dio stesso misteriosamente vuole produrre, ispirare, provocare, orientare e accompagnare. In tutta la vita della Chiesa, l'iniziativa è di Dio, che ci ha amato per primo (1 Gv 4,10) e che "è Dio solo che fa crescere" (1 Cor 3,7). Questa convinzione permette di conservare la gioia in mezzo a un compito esigente che prende la nostra vita per intero.

La Memoria "Deuteronomica" e la Nuova Evangelizzazione

La novità della missione non è uno sradicamento o un oblio della storia viva. La memoria è una dimensione della nostra fede, una "memoria deuteronomica", simile a quella di Israele. Gesù ci lascia l'Eucaristia come memoria quotidiana della Chiesa, che ci introduce nella Pasqua. La gioia evangelizzatrice brilla sempre sullo sfondo della memoria grata, una grazia da chiedere. Gli Apostoli non dimenticarono il momento in cui Gesù toccò loro il cuore: "Erano circa le quattro del pomeriggio" (Gv 1,39). Insieme a Gesù, la memoria ci rende presente una "moltitudine di testimoni", tra cui persone semplici che ci hanno iniziato alla fede.In ascolto dello Spirito, che ci aiuta a riconoscere i segni dei tempi, la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (7-28 ottobre 2012) ha richiamato che la nuova evangelizzazione coinvolge tutti e si realizza in tre ambiti:

  1. Pastorale ordinaria: animata dal fuoco dello Spirito per incendiare i cuori dei fedeli che frequentano la Comunità e si riuniscono nel giorno del Signore. Include anche i fedeli con una fede cattolica intensa e sincera, anche se non partecipano frequentemente al culto.
  2. Persone battezzate ma lontane: coloro che non vivono le esigenze del Battesimo, non hanno un'appartenenza cordiale alla Chiesa e non sperimentano la consolazione della fede.
  3. Proclamazione del Vangelo a chi non conosce Cristo: coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato, molti dei quali cercano Dio segretamente. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo, e i cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, condividendo una gioia e offrendo un orizzonte bello.
Giovanni Paolo II ha invitato a non perdere la tensione per l'annuncio a coloro che sono lontani da Cristo, poiché è il compito primario della Chiesa. L'attività missionaria è la massima sfida e la causa missionaria deve essere la prima. Prendendo sul serio queste parole, si riconosce che l'azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa. La presente Esortazione apostolica raccoglie la ricchezza dei lavori del Sinodo e le preoccupazioni degli autori, rinunciando a trattare in modo dettagliato tutte le questioni, poiché il magistero papale non deve sostituire gli Episcopati locali nel discernimento delle problematiche territoriali.

Foto di un gruppo di giovani in dialogo, simboleggiando la trasmissione della fede

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