Spesso, sfogliando il Catechismo, i catechisti si trovano di fronte alla sfida di come spiegare concetti complessi ai bambini. Ci si imbatte in dubbi, perplessità, il desiderio di coinvolgere i più piccoli e la fretta dovuta al poco tempo a disposizione. Nonostante ciò, permane la determinazione a comunicare la fede in modo efficace, affinché i bambini possano conoscere Dio e la fede diventi per loro una vera fiducia.
A volte, il Catechismo tradizionale può sembrare distante dal linguaggio dei bambini e dalle problematiche che affrontano a scuola o in famiglia. Si cerca la proposta giusta da applicare immediatamente, consapevoli che il nostro compito è incastonare quel prezioso insegnamento in un contesto altrettanto importante e prezioso.
In risposta a questa sfida, fondamentale e irrinunciabile per ogni catechista, è stato creato il quaderno attivo "Conosciamo Gesù". Questo strumento mira a fornire un supporto concreto per la missione educativa della fede.

I Fondamenti per Conoscere Gesù
Preghiera, adorazione e il riconoscimento di sé come peccatori sono i tre elementi indispensabili per conoscere veramente Gesù. Come sottolineato da Papa Francesco, non basta il solo catechismo.
Il Pontefice, partendo dalla Lettera di San Paolo agli Efesini, evidenzia il tema del "guadagnare Cristo". L'Apostolo delle Genti chiede che lo Spirito Santo doni agli Efesini la grazia di essere "forti, rafforzati", affinché Cristo possa vivere nei loro cuori, poiché "lì è il centro".
San Paolo si "immerge" nel "mare immenso che è la persona di Cristo". Papa Bergoglio solleva la domanda, comune a molti credenti e non, su come sia possibile conoscere Cristo e comprendere "l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza".
La Preghiera come Chiave di Conoscenza
Cristo è presente nel Vangelo. Leggendolo, conosciamo Cristo. Ascoltiamo il Vangelo durante la Messa e studiamo il catechismo, che ci insegna chi è Cristo. Tuttavia, questo non è sufficiente. Per comprendere appieno l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità di Gesù Cristo, è necessario entrare in un contesto di preghiera. Come faceva Paolo, inginocchiato, chiedendo al Padre di inviare lo Spirito per conoscere Gesù Cristo.
Per conoscere veramente Gesù, è necessaria la preghiera. San Paolo, però, non si limita a pregare; adora questo mistero che supera ogni conoscenza e chiede questa grazia a Dio in un contesto di adorazione. Non si conosce il Signore senza questa abitudine di adorare, di adorare in silenzio. Papa Francesco definisce la preghiera di adorazione come quella meno conosciuta e praticata.
Perdere tempo davanti al Signore, davanti al mistero di Gesù Cristo, adorare in silenzio: "Lui è il Signore e io adoro".
L'Adorazione e la Coscienza di Sé
Per conoscere Cristo, è altresì necessario avere coscienza di sé, ovvero l'abitudine di accusare se stessi, di definirsi peccatori. Non si può adorare senza accusare se stessi.
Ricapitolando, per entrare in questo "mare senza fondo, senza rive, che è il mistero di Gesù Cristo", sono necessarie la preghiera ("Padre, inviami lo Spirito perché Lui mi conduca a conoscere Gesù") e l'adorazione al mistero, entrando nel mistero attraverso l'adorazione.

Il Catechista come Discepolo di Cristo
Il cristiano, e in particolare il catechista, è chiamato ad essere un discepolo di Cristo: qualcuno che siede ai piedi del Maestro, lo ascolta e vive con Lui, passando del tempo in Sua compagnia. Imparando a conoscerlo, si apprendono i Suoi criteri, una scoperta fondamentale per il catechista che segue i criteri di Gesù e per questo si chiama cristiano.
Le Caratteristiche del Discepolo di Cristo
Ci sono tre criteri fondamentali per essere un discepolo di Cristo:
- Conoscerlo: Il primo criterio di un discepolo è conoscere il proprio Maestro. Altrimenti, si rischia di parlarne solo per sentito dire. Per conoscerlo, bisogna frequentarlo. Il luogo dove incontrare Gesù in ogni momento è la Bibbia, la Parola di Dio. Se si ha vera Fede che sia Parola "di Dio" e non di uomini, si troverà Cristo presente e vivo. La Bibbia non è un romanzo né un manuale di etica, ma il Verbo stesso. San Giovanni ci ricorda: "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli" (Gv 8, 31). Non basta aprire o leggere la Bibbia, ma "rimanere". Quanto tempo i catechisti dedicano a rimanere con Gesù Parola, a meditare le sue parole di vita, a farsi plasmare dai suoi criteri, diversi da quelli del mondo?
- Imitarlo: Il secondo criterio è imitare il proprio Maestro. Essere discepolo di Cristo non significa sapere molte cose, ma metterle in pratica. San Giovanni scrive: "Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità" (1 Gv 2, 4). Imitare Cristo non dovrebbe essere difficile, ricordando come da ragazzi si imitavano gli "idoli" (attori, cantanti, sportivi). Ora, da adulti, con la consapevolezza dei valori importanti, dovremmo appassionarci a metterli in pratica. Il catechista rappresenta Cristo ovunque vada. San Paolo parla dell'imitazione di Cristo che si fa vita:
- Cristo vive in lui: "E non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me" (Gal 2, 20).
- Cristo vive in coloro che lo seguono: "La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani" (2 Cor 3, 2-3).
- Trasmetterlo: Il terzo criterio è trasmettere agli altri ciò che si è ricevuto da Gesù Cristo. Papa Paolo VI esorta ad annunciare il Vangelo con la propria vita: "L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni" (Evangelii Nuntiandi n. 41). Imitando Cristo, si dimostra che "non siamo noi che viviamo, ma Cristo vive in noi". Questo non implica un cambiamento esteriore, ma una trasformazione interiore che si manifesta attraverso la testimonianza di vita.
Bibbia per Ragazzi - I PRIMI DISCEPOLI DI GESÙ
La Passione del Catechista
La figura del catechista è quella di una persona appassionata per Gesù, per il suo Vangelo e per la sua Chiesa. Questa passione spinge a dedicare tempo, energie e affetto affinché altri, specialmente i bambini, possano incontrare, conoscere e amare il Signore Gesù e vivere secondo i Suoi insegnamenti.
Questa passione è il motore del servizio catechistico, che richiede anche conoscenze, competenze e metodologie adeguate. È una dimensione vocazionale, come sottolineato dal Papa, che implica non solo la trasmissione di verità dottrinali, ma soprattutto l'importanza e la bellezza della relazione che il Signore offre.
Un segno distintivo di questa dimensione vocazionale è la gratuità con cui i catechisti svolgono il loro servizio, senza essere condizionati dal bisogno di controllare i risultati. Sono come il seminatore che getta il seme con generosità, confidando nella potenza della parola del Signore e nell'azione del Suo Spirito.
La mia catechista delle elementari, Iole, negli anni Cinquanta, pur utilizzando un metodo basato sulla "dottrina cristiana", riuscì a trasmettermi il cuore della fede: l'intuizione che al centro di tutto c'era una relazione buona con il Signore. La sua convinzione nel dirci che il Signore ci parlava e ci voleva bene, e che forse chiamava qualcuno di noi al sacerdozio, mi colpì profondamente, innescando il mio cammino vocazionale.
Il metodo è importante, ma l'essenziale nel servizio catechistico è trasmettere, con parole e vita, che la fede cristiana è fondamentalmente una relazione personale con il Signore, e che viverla porta gioia e pienezza alla vita.

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