I dati oggi disponibili sulla figura e l’opera di Pio XII permettono di elaborare una serie di considerazioni utili per una riflessione approfondita sul suo pontificato, specialmente in relazione al periodo della Seconda Guerra Mondiale e all'Olocausto.
La Conoscenza di Pio XII degli Eventi Bellici e delle Persecuzioni
È stata diffusa la notizia che già dal 1942 Pio XII era stato informato sulle tragedie in atto riguardanti il dramma ebraico. Tale comunicazione trasmette in realtà un dato già noto: Papa Pacelli era a conoscenza sia di quanto avveniva contro la Chiesa cattolica, sia delle persecuzioni antiebraiche e di altre violenze. In questo contesto, mentre taluni interlocutori espressero piena adesione alle sue posizioni, altri fiduciari mostrarono titubanza nel mostrarsi molto espliciti in pubblico. Occorreva anche ricordare i numerosi attacchi nazisti contro presuli, sacerdoti, religiosi, laici cattolici, chiese, conventi, scuole cattoliche, ospedali cattolici, parrocchie, manifestazioni religiose e stampa cattolica.

Le Sfide della Ricerca Storica sul Pontificato Pacelliano
Un’altra considerazione riguarda i campi di ricerca utilizzati negli studi su Pio XII. Nell’attuale periodo, sono diversi gli autori che studiano con attenzione le carte che riguardano gli anni del pontificato pacelliano. Questi studi, però, pur confermando dati a volte già noti, non possono essere considerati completamente esaustivi per più motivi.
- Una prima ragione è legata al fatto che le confidenze riservate di Pio XII avvenivano a fine giornata, quando il Papa incontrava i suoi diretti collaboratori. Di tali riunioni serali non esiste alcuna documentazione.
- Inoltre, diverse nazioni hanno solo di recente desecretato molti documenti, aggiungendo complessità alla ricerca storica.
Miti e Fatti: Chiarimenti Storici sulle Azioni di Pio XII
La Richiesta Ebraica e la Strategia Pontificia
Tra le notizie che non sono risultate vere, vi è quella secondo la quale furono gli ebrei a chiedere con insistenza una condanna pontificia della Shoah. Tale fatto è stato esaminato dagli storici ed è emerso che, nei territori ove erano presenti le forze tedesche, gli ebrei chiesero in modo disperato una cosa sola: quella di essere protetti, di essere salvati, di essere nascosti. Unitamente a ciò, sono state proprio le nazioni che si erano dimostrate poco sensibili verso gli ebrei, in taluni casi respingendoli dai loro territori, a sollecitare un intervento della Santa Sede per condannare i fautori di tanti drammi. Pio XII, a una linea che non avrebbe salvato nessuno, preferì sostenere (dove possibile) azioni umanitarie. Anche dalle vicende dei “Giusti tra le nazioni” si ricavano ulteriori conferme.
Siamo noi - "Resistenza cattolica" - Puntata del 24 aprile 2015
La Logica dietro il Magistero di Pio XII
Esaminando con attenzione il magistero pontificio, ci si accorge di un dato: ogni intervento di Pio XII fu legato a una logica ben precisa: colpire la dottrina che aveva generato la Shoah. Ciò derivava dalla convinzione che le operazioni di sterminio ebraico non fossero il risultato di una improvvisa scelta. Non sarebbe stato possibile, infatti, attivare delle razzie di ebrei nei più diversi luoghi dell’Europa se non ci fosse stato dalla base un consenso ai messaggi hitleriani. Questo sostegno fu legato alle idee trasmesse da Hitler e dai suoi ideologi, che generarono sentimenti ostili verso gli ebrei, tramutatisi in seguito in odio.
È proprio nell’ambito di tale contesto che il Pontefice impresse al suo agire due linee guida: da una parte colpire l’ideologia del nazionalsocialismo (già condannata da Pio XI), e dall’altra difendere tutti i perseguitati. Tali princìpi, che il Terzo Reich respinse in modo feroce, possono oggi sembrare dei criteri generici, disattenti alle realtà concrete. Il riscontro sulla validità dell’azione pontificia è legato, ad esempio, al fatto che le spie tedesche presenti in Vaticano comunicarono nei loro dispacci a Berlino che Pio XII era un nemico del Terzo Reich e che difendeva gli ebrei. Per tale motivo, alcuni gerarchi pensarono di prelevare il Papa e di deportarlo in altro luogo.
L'Ambiente Complesso del Vaticano durante la Guerra
Esistono ancora altre considerazioni non sempre evidenziate in modo chiaro da taluni storici. Pio XII, durante gli anni del secondo conflitto mondiale, non operò in un ambiente sereno e pacifico. Il Vaticano era, infatti, un crocevia di posizioni e interessi divergenti:
- Alcune figure erano strettamente vicine al Pontefice (es. mons. Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI).
- Altre rimanevano sensibili a posizioni filofasciste (es. card. Nicola Canali; mons. Francesco Borgongini Duca, nunzio in Italia; p. Pietro Tacchi Venturi SI).
- O a idee che non respingevano la visione di una Grande Germania (es. mons. Alois Hudal).
- O rimanevano prevenute verso il mondo ebraico (es. mons. Benigni).
- C’era chi sosteneva attivamente azioni a favore dei perseguitati (es. mons. Hugh O’Flaherty).
- Chi insisteva affinché nel Vaticano prevalesse una linea di totale neutralità (senza accogliere perseguitati; es. card. Jean-Marie Villot).
- Chi era apertamente filofrancese, nostalgico di Pio XI, interventista in senso antitedesco (card. Eugène Tisserant).
- Esistevano poi le convinzioni espresse dai rappresentanti diplomatici rifugiati nell’area vaticana.
- Non mancavano, inoltre, gli agenti segreti. Il Terzo Reich aveva mobilitato al riguardo la Gestapo, il servizio informazioni del partito nazista, il servizio segreto militare, la cancelleria del partito e i servizi segreti del ministero degli Esteri. Alcuni successi vennero raggiunti nelle intercettazioni telefoniche, nel controllo delle trasmissioni radio, dei cifrati e della corrispondenza. Gli italiani dei servizi di sicurezza, da Forte Boccea, controllavano i radiogrammi vaticani.
Pio XII non era assolutamente in grado di controllare tutto quello che avveniva in Vaticano. Per questo motivo scelse di operare sempre più con una ristretta cerchia di collaboratori. Sulla base di tali dati è antistorico attribuire a Papa Pacelli quelle che furono le idee di taluni ecclesiastici (es. padre Tacchi Venturi SI), e altresì non è corretto assegnare al Papa iniziative di cui quest’ultimo non era a conoscenza (es. monsignor Hudal).

Sfatare le Fake News su Pio XII e l'Olocausto
Nel contesto fin qui delineato, giova inserire anche alcune considerazioni sull’esistenza e il persistere di fake news riguardanti la persona e l’opera di Pio XII.
- Razzia degli ebrei romani (1943): Alcuni autori ebrei hanno affermato che Pio XII era al corrente della vicina razzia degli ebrei romani, ma che non si era mosso. Si è anche scritto che Papa Pacelli, dopo la razzia del 16 ottobre 1943, era in grado di raggiungere la stazione Ostiense. Tale affermazione, però, non considera un dato storico: le autorità tedesche di Roma avevano ordinato ai propri militari di presidiare gli accessi al Vaticano. In tal caso, se il Pontefice fosse uscito dalla propria residenza, la sua macchina sarebbe stata fermata dai posti di blocco e rimandata indietro.
- Comunicazioni via Radio Vaticana e Osservatore Romano: Altra notizia errata rimane legata all’affermazione che il Papa poteva denunciare i fatti del 16 ottobre attraverso la Radio Vaticana e l’Osservatore Romano. In presenza di tale asserzione è corretto ricordare che la Radio Vaticana era segretamente controllata da due tecnici che avevano il compito di disturbare le trasmissioni in caso di iniziative avverse al Terzo Reich e ai suoi alleati.
- Il ruolo della comunità ebraica romana: Molto carenti sono pure le ricostruzioni storiche presentate in diverse commemorazioni della razzia del 16 ottobre. È da aggiungere, inoltre, un episodio doloroso: la comunità ebraica, attraverso i suoi capi (Ugo Foà e Dante Almansi), respinse - negli anni dell’occupazione tedesca di Roma - ogni idea di resistenza attiva, invitando gli ebrei a rimanere nelle proprie abitazioni. Tale direttiva non tenne in alcuna considerazione gli avvertimenti del rabbino capo Israel Anton Zoller e di altri esponenti della comunità ebraica romana.
- Derisione e raggiri: Non è poi marginale ricordare il fatto che Pio XII venne continuamente deriso e raggirato dagli esponenti della Germania nazista.
- Ordini ecclesiastici sugli ebrei (1944): Secondo alcuni autori ebrei, le autorità ecclesiastiche del tempo avevano nel 1944 diramato ordini per non far accogliere ebrei in istituti religiosi. La realtà, al riguardo, era molto diversa: il comando tedesco, utilizzando anche le forze repubblichine, aveva infranto l’extraterritorialità di alcuni edifici vaticani e le aree di istituti e conventi cattolici (es. Suore di Nostra Signora di Sion). Per questo motivo ci si affrettò, da parte ecclesiastica, a mettere in allarme i responsabili di opere ecclesiali.
La serie di fake news continuò anche per tutto il pontificato pacelliano, fino agli ultimi giorni di Papa Pacelli. Addirittura si arrivò al fatto che un’agenzia di stampa comunicò il decesso del Pontefice il 6 ottobre 1958, mentre era ancora vivo.
I Collaborazionisti e il Fallimento delle Operazioni Umanitarie
Tra le considerazioni che si possono trarre studiando la figura e l’opera di Pio XII, una riguarda quanti si comportarono in modo opposto agli appelli umanitari del Pontefice. Si tratta, in particolare, di quanti si schierarono dalla parte delle forze politiche e militari naziste e fasciste. Questi si possono identificare secondo uno schema generale in:
- Governi collaborazionisti (es. Vidkun Quisling, uomo politico norvegese).
- Partiti collaborazionisti (es. Partito Popolare Francese).
- Forze dell’ordine collaborazioniste.
- Movimenti ideologici collaborazionisti.
- Spie professioniste (e infiltrati).
- Delatori occasionali.
L’insieme delle forze indicate costituì un movimento notevole che ebbe la capacità di vanificare un alto numero di missioni umanitarie. Con inizio alle ore 4 del 16 luglio 1942, vennero catturati dai nazisti, con la fattiva collaborazione della polizia del regime collaborazionista di Vichy, 13.152 ebrei, dei quali 5.804 (il 44%) erano donne e 4.115 (il 31%) erano bambini e ragazzi fino a 16 anni. La cattura di questi ultimi, come anche delle persone anziane, venne effettuata per iniziativa del regime citato, dato che i nazisti avevano chiesto solo la cattura delle persone tra i 16 ed i 40 anni. Comunque, Adolf Eichmann autorizzò la deportazione di queste persone alcuni giorni dopo.
Esistono poi altri esempi dolorosi. A Roma, il comandante della polizia tedesca, Herbert Kappler, si affidò a gruppi di collaborazionisti, le cosiddette bande. Dopo il rastrellamento degli ebrei avvenuto il 16 ottobre del 1943, si poté così attuare una seconda razzia che venne compiuta con singoli arresti e in più giorni. A questi fatti si può aggiungere un episodio riprovevole: chi collaborava con i nazisti e i repubblichini era interessato soprattutto alle taglie che gli occupanti avevano posto sul capo di ogni ebreo (in media 5mila lire dell’epoca). Si conservano a tutt’oggi le segnalazioni scritte di delatori che indicavano ebrei (sovente famiglie) alle forze tedesche.
A Torino e a Milano, invece, i comandi tedeschi sfruttarono informatori singoli. Erano personaggi che conoscevano di persona molti ebrei e i loro nascondigli. Utilizzavano metodi di indagine a volte raffinati e particolarmente odiosi. Un collaborazionista di Torino, ad esempio, si recò a casa di un rabbino fingendo di essere ebreo e di avere un parente in punto di morte. A Genova un collaboratore della Gestapo aveva escogitato un metodo ancora più lucroso: dopo aver arrestato un ebreo, fingeva di lasciarsi corrompere e faceva fuggire la sua vittima, che riarrestava immediatamente. Non furono, comunque, solo i collaborazionisti a disubbidire agli appelli di Pio XII e a far naufragare molte operazioni umanitarie.

Prospettive Storiografiche e Rimodulazione dell'Immagine di Pio XII
Esaminando gli scritti che hanno riguardato (e che riguardano) la persona e l’opera di Pio XII, ci si accorge, tra l’altro, di un fatto: taluni autori, per controbattere a critiche provenienti da determinati ambienti, hanno ritenuto utile percorrere la via dell’esaltazione del Pontefice. In tale orientamento, però, non sempre si è rivolta attenzione allo stato della ricerca storica.
- L'apologia e il "Papa degli ebrei": Lo scritto apologetico è arrivato, talvolta, a presentare la figura di Pacelli come quella del ‘Papa degli ebrei’ in contrapposizione a chi ha scritto il volume Il Papa di Hitler. Tale scelta ha provocato la reazione di alcuni ambienti ebraici che non attribuiscono a Pacelli dei particolari meriti. Non sempre alcuni autori sono riusciti a dimostrare il collegamento tra il Pontefice e la rete umanitaria che operò a favore dei perseguitati dai nazifascisti. In tal modo, si è creata l’impressione di un Pontefice solitario, isolato, e di tante iniziative private di cattolici che hanno agito per un personale impulso caritativo. Oggi, nuovi studi hanno saputo dimostrare i canali che usava Pio XII per raggiungere i fedeli.
- Immagini pubbliche e vita privata: La preferenza verso immagini scattate in occasione di talune cerimonie, ha inteso rappresentare un Pontefice che, in sedia gestatoria, affronta ore di consenso popolare, di sostegno filiale. Anche taluni gesti ieratici e l’apparato ecclesiastico e nobiliare circostante, indicano la sacralità del momento. Tale realtà ha generato nell’attuale periodo delle riserve da parte di taluni autori. Questo contesto, però, non considera altre realtà. In particolare, si tratta di rivedere quelle ore private nelle quali il Pontefice esternò in modo più aperto la sua personalità. Il Papa, ad esempio, manifestò una particolare premura verso i bambini, i malati, i perseguitati, i colpiti dagli effetti bellici. Inoltre, negli anni successivi al conflitto mondiale, rivolse la sua attenzione anche verso gli sportivi, i ciclisti (era un tifoso di Gino Bartali), gli attori del tempo, il personale circense, i cantanti, et alii. Ed è proprio in questo animus privato che si collocò l’improvvisa decisione di lasciare il Vaticano per accorrere nel quartiere tiburtino distrutto dai bombardamenti (19 luglio 1943). In quella occasione il Pontefice non avvisò le sue guardie palatine. In questa scelta, che si ripeté anche una seconda volta a San Giovanni (19 luglio 1943), Papa Pacelli annullò ogni vincolo protocollare e condivise in concreto il dolore di tante persone.
- Elogi accentuati e analisi storica: La via dell’esaltazione del Pontefice ha percorso anche la strada di elogi espressi in modo accentuato. Tale scelta è stata dettata dalla convinzione che occorreva riconoscere al Papa un ruolo “eccezionale” svolto nella Chiesa del suo tempo. In realtà, questo modus operandi non ha mai aiutato a comprendere la figura di Pacelli perché si è allontanato da un’analisi storica.
A questo punto, rimane costruttivo seguire la strada della ricerca storica. Questa, a volte, affronta anche vicende in chiaroscuro. Tuttavia, tale percorso è corretto, specie quando è affrontato senza polemiche. Questi tre aspetti richiedono oggi una rimodulazione. Occorre, intanto, collocare Pio XII nel suo tempo. Considerare, poi, la formazione che il Papa aveva ricevuto (dal 1894 al 1899 studiò teologia all’Università Gregoriana). È necessario, inoltre, essere in grado di individuare nei suoi interventi quel nucleo di pensiero che costituisce un filo rosso che collega le sue esternazioni pubbliche e private.