Nikolaj Vasil'evic Gogol'-Janovskij (31 marzo 1809 - 4 marzo 1852) è stato uno scrittore e drammaturgo russo, considerato uno dei grandi della letteratura del suo paese. Già maestro del realismo, si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche sullo sfondo di una desolante mediocrità umana, o di quella che è stata definita pošlost', con uno stile visionario e fantastico tanto da essere definito da molti critici un precursore del realismo magico.
Misterioso e ambiguo, Gogol' ha diviso la critica, che ancora oggi non ha un'opinione unanime riguardo la definizione della sua opera. Alcuni critici lo considerano il capostipite di quella scuola realista che si sarebbe vigorosamente sviluppata in Russia, altri vedono in lui uno scrittore prettamente romantico. Il suo è però un romanticismo russo, tendente cioè a sconfinare in una raffinata ironia che abbandonerà i canoni della tradizione romantica europea e si volgerà presto verso una resa naturalistica della vita quotidiana, in cui solo qualche volta si possono cogliere delle venature emotive e sentimentali.

La Vita di Nikolaj Gogol': Tra Viaggi, Insuccessi e Crisi Mistiche
Le Origini e i Primi Anni
Nikolaj Vasil'evic Gogol' nacque il 19 marzo 1809 (20 marzo secondo il calendario moderno) a Velyki Sorocynci, villaggio nell'oblast' di Poltava, governatorato russo nell'attuale Ucraina. Proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri della nobiltà russa. Il padre fu scrittore di commedie in russo e in ucraino, mentre la madre era una donna austera dalla forte personalità e una fervente religiosa. Gogol' crebbe a Vasilevka, presso una delle proprietà del padre.
La sua educazione risentirà della fervente religiosità della madre e dallo spirito buontempone del padre, ereditando da quest'ultimo il piacere della battuta spiritosa e l'osservazione satirica della realtà. Nello stesso tempo, però, le ossessioni religiose della madre insinueranno in lui un feroce senso di colpa per aver dedicato la sua opera a satireggiare un'umanità che avrebbe invece dovuto comprendere.
Gli Studi e i Primi Tentativi Letterari
Studiò dapprima a Poltava e poi a Nižyn, dove venne ammesso nel 1821 al liceo, iniziando i suoi studi letterari. Durante gli anni del liceo si dedicò anche alla recitazione, sua passione poi abbandonata per intraprendere la carriera lavorativa. Iniziò a scrivere ufficialmente nel 1825. Tra i racconti più significativi di questi anni vi sono: I masnadieri, una tragedia andata perduta, I fratelli Tverdislavic e Qualcosa su Nežin, ovvero per gli stupidi la legge non è scritta.
Nel 1828 concluse gli studi e trasferitosi a Pietroburgo intraprese una carriera di burocrate mantenendo viva la passione per la letteratura. La sua prima opera di successo, Veglie alla fattoria presso Dikan'ka, venne pubblicata nel 1832, quattro anni dopo il suo arrivo nella capitale.
Il Fallimento di "Ganz Küchel'garten" e le Reazioni alle Critiche
Nel 1829, assunto lo pseudonimo di V. Alov, pubblicò il Ganc Kjuchel'garten, un idillio in versi iniziato nel 1827, subito stroncato dalla critica. In reazione alle critiche negative, Gogol' comprò tutte le copie della rivista su cui era stata pubblicata la sua opera e le bruciò. Questa consuetudine di distruggere ciò che non lo soddisfaceva ricorrerà più volte nella sua vita. Partì allora per l'estero, visitando la Germania, specialmente Lubecca e Amburgo nel 1829; durante il suo viaggio incorse in alcune difficoltà economiche che lo costrinsero a chiedere l'aiuto della madre.
L'Incontro con Puškin e il Successo
Tornato a Pietroburgo, si occupò degli immobili pubblici, prima, e dei beni patrimoniali, poi. Nel 1831 conobbe il poeta Aleksandr Puškin e nello stesso anno pubblicò la prima opera di successo, Veglie alla fattoria presso Dikan'ka, comprendente i racconti: La fiera di Sorocincy, La sera della vigilia di Ivan Kupalo, La notte di maggio o L'annegata, Il messaggio scomparso. Nel 1832 pubblicò il secondo volume delle Veglie alla fattoria presso Dikan'ka, che includeva La notte prima di Natale, La terribile vendetta, Ivan Fëdorovic Špon'ka e la sua zietta, e Il posto incantato.
La Carriera Universitaria e le Opere di Successo
Nel 1834 fu nominato professore aggiunto di Storia all'Università di Pietroburgo, ma non eccelleva in questa attività e non la gradiva particolarmente; le sue lezioni erano definite «noiose» dagli allievi. Nel 1835 pubblicò gli Arabeschi, La prospettiva, Il ritratto e Mirgorod, una raccolta di racconti in due parti. Non gli fu rinnovato l'incarico di professore "per motivi organizzativi" e così, nel 1836, si dedicò febbrilmente alla produzione di racconti, pubblicati sul Sovremennik (Il contemporaneo).
Tra questi racconti spiccano: Il calesse, Il mattino di un funzionario, Il revisore e l'articolo Della letteratura nelle riviste del 1834-1835. Benché accolti favorevolmente da una piccola parte della critica, specialmente Il Revisore venne attaccato dalla maggior parte dei critici, in particolar modo da quelli schierati politicamente a sinistra. La commedia L'ispettore generale, rappresentata nell'aprile del 1836, suscitò accese contestazioni negli ambienti pietroburghesi, accusando Gogol' di lesa maestà.
Queste polemiche spinsero Gogol' a domandarsi se non avesse esagerato con la satira, e ritenne necessario concedersi un periodo di riflessione lontano dalle critiche. Deluso infatti per il magro successo della commedia a Pietroburgo, al quale comunque fece da contraltare il buon responso moscovita, Gogol' decise di mettersi in viaggio verso l'Europa, dove soggiornò a lungo.
I Soggiorni Europei e la Stesura de "Le Anime Morte"
Partito per la Svezia, passò poi per la Germania, visitando città come Aquisgrana, Düsseldorf e Brema. Giunse anche in Svizzera in agosto, dove, a Vevey, riprese a scrivere Le anime morte. In ottobre uscì il racconto Il naso, che precedette la partenza per Parigi, dove incontrò il poeta polacco Adam Mickiewicz. Nel marzo 1837 iniziò a studiare la lingua italiana in occasione del suo soggiorno in Italia. Visse a Roma in via Sant'Isidoro n. 17 e frequentò diversi scrittori russi residenti nella città, specialmente Ivanov e Šapovalov. Conobbe il letterato Pagodin e Giuseppe Gioachino Belli.
I suoi soggiorni romani furono vari, prolungati ed estremamente proficui per la sua attività creativa. Tuttavia, non tutti ne comprendevano la ragione: «Ci risultava incomprensibile la sua convinzione che gli fosse necessario stare a Roma per scrivere della Russia» si legge nel lungo ricordo di S. T. Aksakov, che idealmente risponde alla famosa affermazione di Gogol', ora diventata l'iscrizione della sua statua a Villa Borghese: «Io posso scrivere della Russia solo stando a Roma...».
Tornò a Mosca nel 1839. Nel 1842 pubblicò Il cappotto e sulla rivista Moskvitjanin ("Il moscovita") la novella Roma e iniziò la pubblicazione de Le anime morte. In ottobre tornò a Roma e affittò una casa nei pressi della precedente, in via Felice n. 126. Tornato a Pietroburgo in dicembre, scrisse e mise in scena l'opera Il matrimonio. Nel 1843 pubblicò in quattro volumi tutte le sue opere, che comprendevano anche Il cappotto, poi ritornò in Germania, a Düsseldorf, dove abitò con il poeta Vasilij Žukovskij.

La Crisi Religiosa e la Distruzione del Manoscritto
L'anno seguente andò in scena La lite. Nel 1845 si ammalò a Francoforte e si trasferì prima a Praga, poi tornò nuovamente a Roma, dove continuò il lavoro del secondo volume de Le anime morte. Pubblicò i Brani scelti della corrispondenza con gli amici e divenne amico del religioso Matvej Konstantinovskij, che finì per aggravare la sua nevrosi.
Verso la fine del 1848 si stabilì in casa del conte A. P. Tolstoj, a Mosca, dove morì quattro anni dopo. Nella notte tra l'11 e il 12 febbraio 1852 bruciò la seconda parte de Le anime morte a causa di una crisi religiosa derivata dal contrasto presente dentro di lui: da una parte v'era il desiderio di comprensione cristiana verso gli altri, dall'altra il desiderio di sottoporre a dura satira i costumi della società russa. Indebolito da lunghi periodi di digiuno e di penitenza, morì il 21 febbraio 1852.
I RACCONTI DI PIETROBURGO di Gogol | ClassiCALL
La Sepoltura e la Leggenda
Venne sepolto quattro giorni dopo nel Monastero di San Danilo. La sua tomba era contrassegnata da una grande pietra (Golgota), sormontata da una croce ortodossa. Nel 1931, le autorità di Mosca decisero di demolire il monastero e fecero trasferire i resti di Gogol' al cimitero di Novodevichy. Il suo corpo fu scoperto sdraiato a faccia in giù, il che diede origine alla storia che Gogol' fosse stato sepolto vivo. Le autorità spostarono la pietra del Golgota nella nuova tomba, ma rimossero la croce; nel 1952 i sovietici sostituirono la pietra con un busto di Gogol'. La pietra fu successivamente riutilizzata per la tomba dell'ammiratore di Gogol' Mikhail Bulgakov. Nel 2009, in occasione del bicentenario della nascita di Gogol', il busto fu spostato al museo del cimitero di Novodevichy e la pietra originale del Golgota venne restituita, insieme a una copia della croce ortodossa originale.
Le Opere Principali e la Loro Interpretazione
"Le Anime Morte": Un Poema Incompiuto
Tra le opere più significative si ricordano i racconti Taras Bul'ba (1834) e Arabeschi (1835), la commedia L'ispettore generale (1836), la raccolta Racconti di Pietroburgo (1842) e il romanzo Le anime morte (1842). Gogol' cominciò la stesura del primo volume de Le anime morte verso la metà del 1835 e la finì alla fine del 1841. Il libro uscì nel maggio del 1842, con il titolo Le avventure di Cicikov.
È un'opera davvero tormentata, incompiuta a causa della prematura morte dell'autore. L'opera risulta essere un realistico e preciso dipinto della Russia contadina e zarista, tutta imbrigliata in un complicatissimo apparato burocratico ereditato dalle riforme di Pietro il Grande. L'intenzione dell'autore era quella di realizzare, più che un romanzo, un vero e proprio poema: affascinato e colpito in modo eccezionale dalla lettura di Dante durante il suo soggiorno in Italia, Gogol' voleva realizzare un'opera in tre libri, tutta improntata al vero spirito russo. Essa contiene in sé veri e propri momenti lirici enfatizzati dal romanticismo di Gogol'.
Il romanzo presenta una sfilza di personaggi provenienti da ogni classe sociale, privi di ogni spirito etico, tutti protesi verso piaceri e ricchezze: la cultura europea aveva grandemente influenzato il modo di vivere dei russi. Tale aridità spirituale si concretizza nella persona del protagonista del romanzo Cicikov. Cacciato dall'amministrazione pubblica una prima volta per concussione e una seconda per collusione coi contrabbandieri, Cicikov, deciso ad arricchirsi con ogni mezzo, scopre di poter ottenere prestiti bancari dallo Stato sulla garanzia dei servi della gleba - le anime, in linguaggio burocratico - da lui posseduti. Non avendone affatto, si mette in viaggio nelle province per cercare quei proprietari terrieri a cui, dopo il precedente censimento, siano morti dei servi sui quali pagano ancora le tasse e sui quali dovranno pagarle fino al censimento seguente. Nonostante le diverse reazioni, tutti accettano di vendergli le loro "anime morte", definizione comunemente data ai servi della gleba defunti, da cui il titolo del libro e da cui l'inconsistenza della motivazione della censura moscovita.
Le vicissitudini dei contatti preliminari, delle diverse compravendite, delle conseguenze, consentono all'autore di costruire una galleria di personaggi nessuno o quasi dei quali sia esente da difetti, disonestà e corruzione. Il progetto di Le anime morte era ambizioso e consisteva nella strutturazione di un poema alla maniera della Commedia dantesca: alla prima parte, l'Inferno, sarebbero dovuti seguire il Purgatorio e il Paradiso.

"Il Cappotto": Simbolo di una Società Crudeli
Gogol' ne Il cappotto, come ne Le anime morte, irride i vari strati della società, rappresentandoli corrotti, viziosi e involontariamente ridicoli. La storia di Akakij Akakievic, un piccolo impiegato che ripone tutte le sue speranze in un nuovo cappotto, solo per vederlo rubato, è un furto tra i più strazianti della letteratura, che arriva secco e distruttivo al pari dello stile di Gogol', capace di sondare la disperazione del protagonista sempre dalla giusta distanza. Annichilito dall'episodio, Akakij Akakievic cerca invano giustizia e infine muore di freddo.
La narrazione ha però un finale fantastico, che vede il fantasma del funzionario vagare per la città derubando i signori dei loro cappotti: la furia dello spirito si placherà solo quando questo riuscirà a intimidire un presuntuoso figuro dei piani alti (il cosiddetto "personaggio importante"), che gli aveva negato giustizia per il cappotto perduto. Il brano ha poi dato spazio a numerose polemiche letterarie, in quanto molti hanno visto in esso una prima scintilla di quella che sarà la grande stagione della letteratura filantropica russa. Lo stesso Dostoevskij affermerà, riferendosi alla propria generazione di intellettuali e narratori, che «siamo tutti usciti da Il cappotto di Gogol'».
Gli "Arabeschi" e i "Racconti di Pietroburgo"
Tra le sue opere principali, in cui si riesce a mescolare in modo straordinario l'elemento fantastico a quello realistico, ricordiamo, oltre alle opere già menzionate, Arabeschi e I racconti di Pietroburgo. In Arabeschi, Gogol' raccoglie testi diversi, quasi disordinati: racconti, saggi, frammenti. Ma il disordine è solo apparente. Qui nasce davvero lo scrittore che prende la realtà - una strada di Pietroburgo, un volto qualunque, una giornata qualsiasi - e la inclina appena. Quanto basta perché diventi inquietante. I racconti più celebri, come Il ritratto o La Prospettiva Nevskij, non raccontano storie: insinuano dubbi. L'arte può corrompere? La bellezza può ingannare? La città è un luogo o una maschera?
I Racconti di Pietroburgo non raccontano una città, la smontano. San Pietroburgo non è uno sfondo: è una presenza. Fredda, geometrica, quasi ostile. Le strade sono troppo dritte, le luci troppo nette, le persone troppo sole. E in mezzo a tutto questo, l'uomo si perde. Gogol' prende figure minime - impiegati, artisti, uomini comuni - e ne esplora la disperazione.

Le Contraddizioni di Gogol' e il Dibattito Critico
Le Interpretazioni della Critica
Il significato dell'opera gogoliana è stato a lungo oggetto di dibattito. Due sono le correnti di pensiero principali: quella sostenuta dalla critica russa "classica", capeggiata da Belinskij, e quella formalista di Ejchenbaum. La prima tende a vedere nelle opere di Gogol' uno stile tendenzialmente realista sottolineato da una componente filantropica che, secondo Belinskij, costituirebbe il fulcro della letteratura di Gogol'. I formalisti, attenendosi strettamente al testo delle opere, sostengono che in Gogol' vi sia solo un'esagerata iperbolizzazione del paradosso, del grottesco, ottenuta attraverso procedimenti linguistici semantici e fonici.
Secondo quest'ultima tesi non solo Gogol' non può essere considerato né un realista né un filantropo, ma egli si dimostra al contrario autore in grado di creare ilarità anche durante momenti narrativi melodrammatici. Fondamentale è l'influenza di quest'autore su tutta la letteratura russa successiva. Gogol' è considerato il più grande utilizzatore dello skaz, la riproduzione di una narrazione orale. Lui stesso ha creato una particolare forma di skaz con esclamazioni e giochi di parole.
La Personalità Contraddittoria
Naso lungo e appuntito, occhi scuri, capelli a caschetto con la scriminatura da un lato, baffi sottili: questi i riconoscibili tratti di Nikolaj Gogol’ (1809-1852) tramandatici dai suoi ritratti. Sembra però che neanche il più noto, quello del pittore F. A. Moller conservato presso la Galleria Tret’jakovskaja, fosse davvero rispondente al vero. «Nessuno dei ritratti esistenti rende come si deve le fattezze di Gogol’» sosteneva il poeta e giornalista N. V. Berg, confermando quanto lo scrittore stesso diceva del suo volto, che fosse cioè ogni giorno diverso.
Leggendo le testimonianze dei suoi contemporanei si rilevano fissazioni, debolezze, fobie più o meno note, ma soprattutto tratti caratteriali ricorrenti, spesso in contraddizione tra di loro. Ipocondriaco, riservato, sfuggente, ma anche goliardico e di spirito, era in grado di far ridere gli astanti fino alle lacrime con i suoi aneddoti. Diffidente e chiuso verso alcuni sconosciuti, affabile verso altri, irritabile e ritroso negli ultimi anni di vita; tendenzialmente misogino, non ebbe mai relazioni sentimentali.
Le sue abilità di lettore delle proprie opere erano quasi sempre impareggiabili, eventi imperdibili grazie alle sue magistrali doti attoriali, del tutto peculiari e inusuali rispetto alla prassi declamatoria del tempo. «Il suo modo di leggere [...] era incantevole oltremisura: sapeva sottolineare con sorprendente plasticità i passi più a effetto delle opere, e questi acquistavano sulle sue labbra un colorito così vivo!». Eppure non solo il tentativo di diventare attore - da ventenne - era fallito miseramente, ma alcune sue letture furono dei fiaschi totali, come quella del Revisore a Roma, alla fine degli anni Trenta. Anche questo aspetto è insolito, cioè che un'abilità così spiccata sia soggetta a tali imprevisti tracolli.
La Critica alla Società Russa
La maschera del ragioniere Fantozzi viene dagli squallidi uffici della burocrazia russa, da quell'esercito di piccoli impiegati che, come tutti i sudditi che servivano lo Stato dell'Impero, era stato organizzato nel 1722 da Pietro il Grande tramite «la tabella dei ranghi», una classificazione che formalizzava la condizione giuridica e sociale e stabiliva addirittura il tipo di abbigliamento previsto. Viene da quell'universo di činovnik, di funzionari dell'amministrazione pubblica, individui senza particolari qualità, destinati a una vita da umiliati e offesi.
Un universo di piccoli uomini, spesso miti e cordiali, persi dietro amori irraggiungibili, tra le luci irreali delle notti bianche pietroburghesi, che attraversano la grande narrativa russa dell'Ottocento, da Dostoevskij a Čechov, e poi ritrovano spazio nella tarda commedia sovietica di autori come Georgij Danelija e soprattutto Ėl'dar Rjazanov (Romanzo d'ufficio, 1977, su tutti).
Questo pallido figlio dell’Ucraina apre molte strade alla letteratura e fornisce un quadro spietato della natura umana facendo sì che la sua opera assuma un valore universale in grado di interpretare meravigliosamente le contraddizioni di tutti i tempi. «Riderò la mia amara risata» è l'epitaffio sulla sua tomba presso il Cimitero di Novodevičij, Mosca.
tags: #gogol #confessione #di #un #autore