Gabriele D'Annunzio e la Guardia di Finanza: Un Legame Indissolubile

Il rapporto tra Gabriele D'Annunzio e le Fiamme Gialle fu un legame di profonda stima e affetto, consolidatosi nel tempo attraverso diverse esperienze. Fin dalla sua giovinezza, il poeta abruzzese manifestò un particolare interesse per il Corpo, come testimoniato dall'episodio verificatosi a Pescara nell'estate del 1884. Durante l'emergenza del colera, i Finanzieri assicurarono un'efficace azione di controllo nel porto-canale, guadagnandosi l'apprezzamento di D'Annunzio.

Successivamente, in età più matura, il Vate ebbe modo di frequentare i Finanzieri come ospite presso la Caserma di Torre Astura, nei pressi di Nettuno.

D'Annunzio: L'Uomo, il Poeta, il Soldato

Sebbene sia noto per le sue imprese da uomo d'azione, descritte come "al limite della leggenda" - dal discorso interventista di Quarto alla mutilazione all'occhio destro, dalle fulgide imprese di Cattaro e Buccari al volo su Vienna, fino alla marcia di Ronchi - Gabriele D'Annunzio incarnò anche i ruoli di Cavaliere, Fante, Marinaio e Aviatore, meritando ben due Medaglie d'Oro al Valor Militare, tre d'argento e una di bronzo nel corso della Grande Guerra.

Tuttavia, in questa sede, si desidera porre l'accento sul suo sincero affetto per i Finanzieri, tanto da accettarne il grado onorifico di "Appuntato ad Honorem".

L'Impresa Fiumana e il Riconoscimento ai Finanzieri

Tutto ciò ebbe luogo durante l'impresa fiumana, tra il 1919 e il 1921. In quel contesto, nella città istriana operava un Battaglione di Finanzieri, composto dalla 30ª Compagnia "Autonoma" e dalla 9ª Compagnia, reduce dalla Val di Ledro, dove aveva combattuto con valore. Da questa unità, il "Poeta-Soldato" ricevette massima collaborazione e impareggiabile lealtà, che egli seppe ricambiare con gesti significativi.

Il 20 settembre 1919, le Fiamme Gialle di stanza a Fiume, insieme a tutte le truppe ivi dislocate, prestarono solennemente il seguente pubblico giuramento: "Giuriamo di essere, ora e sempre, fedeli alla causa di Fiume per l'onore e la gloria d'Italia".

Il 20 ottobre successivo, D'Annunzio visitò il Battaglione dei Finanzieri. Il giorno seguente, il "Comandante", come amavano chiamarlo, fu ospite a pranzo degli ufficiali del Battaglione, accompagnato dal suo ufficiale d'ordinanza e dal Segretario particolare, Igliori. Durante il convivio, D'Annunzio pronunciò un discorso in onore della Regia Guardia di Finanza, ricordandone i meriti acquisiti in guerra e in tempo di pace, e concludendo con un fervido "Alalà" per le Fiamme Gialle d'Italia, inneggiando alla Patria e al suo Re.

Il 4 dicembre dello stesso anno, in piazza Cesare Battisti, D'Annunzio consegnò al Comandante del Battaglione di Finanza il Gagliardetto offerto dalle donne fiumane ai Finanzieri. Questo stendardo, oggi conservato presso il Museo Storico del Corpo, fu impreziosito il 25 giugno 1920 dal Poeta Soldato con l'apposizione della Medaglia di Ronchi.

Gabriele D'Annunzio mentre appone la Medaglia di Ronchi sul Gagliardetto dei Finanzieri di Fiume

La Promozione ad "Appuntato ad Honorem"

Durante una cena con gli ufficiali del Battaglione, D'Annunzio accettò la promozione ad Appuntato ad Honorem del Corpo, pronunciando le seguenti parole: "Fiamme Gialle, debbo confermare che aggradisco di cuore il vostro pensiero di promuovermi Appuntato della Guardia di Finanza. Il vostro capitano mi aveva chiesto in precedenza di scegliermi un grado dei finanzieri: io mi glorio si essere appuntato…".

In precedenza, il 20 maggio 1920, al termine di un pranzo di Corpo nella Caserma Macchi, D'Annunzio, su una sua fotografia ufficiale, scrisse: "Alle Fiamme Gialle, Onore di Fiume, Nec Recisa Recedit. Fiume d’Italia, 20 maggio 1920. Gabriele D’Annunzio". In quella occasione, il Vate si fece ritrarre con uno sfondo di edera, simbolo di resilienza, che divenne poi il futuro motto araldico dei Finanzieri.

Il Motto "Nec Recisa Recedit"

L'antico motto latino "Nec Recisa Recedit", che si traduce in "Neanche spezzata retrocede", divenne ufficialmente il motto araldico del Corpo della Guardia di Finanza il 14 febbraio 1933. La sua origine risale al 1623, comparendo nel libro "Teatro d’imprese" di Giovanni Ferro e Gaspare Grispoldi, accompagnando l'illustrazione di una quercia con una pianta di edera saldamente ancorata.

Il Grifone, simbolo della Guardia di Finanza, che sorveglia un forziere

Il Primo Conflitto Mondiale e l'Eroismo dei Finanzieri

Durante la Grande Guerra (1915-1918), la Regia Guardia di Finanza partecipò attivamente al conflitto con circa 12.000 Finanzieri, inquadrati in 18 Battaglioni mobilitati. Schierati lungo tutto il fronte italiano, operarono anche in Albania, Libia e Dodecaneso, condividendo l'equipaggiamento dei reparti Alpini.

Un episodio di particolare rilievo avvenne la notte del 24 maggio 1915, quando il primo colpo di fucile della Grande Guerra fu esploso da un Finanziere per sventare l'attacco di genieri austriaci al ponte di Brazzano sullo Judrio. La pattuglia di vigilanza di confine, composta dai finanzieri Costantino Carta e Pietro Dall’Acqua, sorprese e respinse una pattuglia austriaca più numerosa che tentava di distruggere il ponte. Questo evento assunse un forte significato simbolico, passando alla storia come il "primo colpo di fucile della Grande Guerra".

I Finanzieri combatterono duramente sul Podgora e sul Monte Sei Busi, furono travolti dalla "Strafexpedition" in Val d'Astico e si distinsero nella tenuta della retroguardia durante il ripiegamento da Caporetto e nella "battaglia di arresto" sul Piave. Al termine del conflitto, delle dodicimila Fiamme Gialle impiegate, 2.500 non fecero ritorno e oltre 3.000 furono i feriti.

Le parole "vedette insonni del confine" descrivono efficacemente il ruolo di questi uomini, sempre vigili e pronti a difendere la Patria.

Finanzieri impegnati lungo il Piave e il Sile nel 1918

Il Rapporto Continuativo con D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio continuò a coltivare il suo rapporto con le Fiamme Gialle, definendole più volte "Finanzieri di ferro", anche negli anni successivi, ricevendoli a Gardone Riviera. Apprese con gioia la decisione Sovrana del 14 febbraio 1933, che autorizzava la Regia Guardia di Finanza all'uso del motto araldico "Nec Recisa Recedit".

Alla prematura morte del Poeta Soldato, avvenuta il 3 marzo 1938, tra le numerose corone che precedettero il feretro, vi fu anche quella della Guardia di Finanza, con il nastro ricamato: "La R. Guardia di Finanza al suo glorioso Appuntato d’onore". Il feretro fu scortato da un plotone di 25 Fiamme Gialle.

La rivista "Il Finanziere" dedicò un articolo intitolato "L’Appuntato d’onore dei Finanzieri di ferro non è più", ripercorrendo la straordinaria vicinanza tra D'Annunzio e il Corpo.

Il Sacrificio dei Finanzieri nella Seconda Guerra Mondiale

Il testo menziona anche il sacrificio di quattro finanzieri a Porto Ulisse, in Sicilia, durante la Seconda Guerra Mondiale. Il Brigadiere Lorenzo Greco e i Finanzieri Raffaele Bianca, Emanuele Giunta e Pietro Nuvoletta si opposero tenacemente allo sbarco delle truppe canadesi il 10 luglio 1943. Nonostante la sproporzione di forze, resistettero fino all'ultimo, cadendo sul campo del dovere. A questi eroi furono conferite Medaglie al Valor Militare postume.

Il Brigadiere Greco fu insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare, mentre agli altri tre fu conferita la Medaglia di Bronzo. La motivazione del Greco evidenzia il suo strenuo sacrificio nel difendere i confini della Patria.

La Preghiera del Marinaio e la Madonna del Finanziere

Il testo accenna brevemente alla "Preghiera Vespertina per gli equipaggi della Regia Marina da guerra", composta da Antonio Fogazzaro nel 1901 su invito del vescovo Geremia Bonomelli, per promuovere lo spirito religioso dei marinai italiani.

Viene inoltre narrata la storia della "Madonna del Finanziere", una statua realizzata nel 1954 da Vincenzo Giacomo Mussner. Originariamente collocata in un collegio per orfani delle Fiamme Gialle a Loreto, cadde nell'oblio a seguito della soppressione dei collegi negli anni '70. La statua fu poi restaurata e restituita al Corpo della Guardia di Finanza il 2 aprile 2012, tornando a simboleggiare la protezione mariana sull'Istituzione e sui suoi membri.

Statua della

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