San Domenico Palmi: Storia, Architettura e Tradizioni

La concattedrale di San Nicola vescovo rappresenta il principale luogo di culto cattolico della città di Palmi. L'edificio è situato nel cuore del centro storico cittadino e si affaccia su Piazza Duomo, di fronte al Palazzo Comunale e agli uffici vescovili della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.

La chiesa di San Nicola viene menzionata nuovamente, per la prima volta come parrocchia, in atti del 1532. Negli anni successivi, risulta essere in commendam a vari commendatari. È inoltre descritta nella visita ex limina a Palmi di mons. [Nome Vescovo] e nei documenti della visita del 1707 di mons. [Nome Vescovo].

Il luogo di culto subì una riedificazione tra il 1740 e il 1743. Il 25 agosto 1741, il vescovo della diocesi di Mileto, mons. [Nome Vescovo], elevò la chiesa di San Nicola a insigne collegiata, ottenendo la bolla pontificia "col datur octavo kalendas augusti MDCCXLI" da papa Benedetto XIII, a seguito di un memoriale redatto da Scipione Spinelli Savelli, signore di Palmi, e dal parroco don Bruno Trifiletti.

La chiesa venne nuovamente distrutta dal violento terremoto del 5 febbraio 1783. Nel marzo del 1786, il vicario generale per il dipartimento della Piana riferì che la «chiesa cattedrale» era stata quasi interamente riedificata, insieme alla città di Palmi, sotto la direzione dei lavori dell'ing. [Nome Ingegnere].

Nel 1915, il Comune di Palmi affidò l'incarico di realizzare la nuova chiesa all'ing. padre Carmelo Umberto Angiolini, e il progetto fu approvato nel 1926. L'anno seguente, tuttavia, venne approvato un nuovo progetto redatto dall'ing. Mario Pandelli. I lavori iniziarono nel 1929 e furono realizzati dalla ditta S.I.L.A. Nel 1954 venne invece realizzato e inaugurato, su progetto dell'ing. [Nome Ingegnere], un nuovo intervento. Tra il 2001 e il 2003, su progetto dell'ing. [Nome Ingegnere], furono eseguiti ulteriori lavori.

Facciata della Concattedrale di San Nicola a Palmi

Architettura della Concattedrale

Facciata

La facciata della concattedrale è a salienti, suddivisa verticalmente da quattro lesene che si elevano da una zoccolatura in pietra e da una modanatura con cornice ad archetti pensili. Nella ripartizione centrale, di altezza maggiore rispetto a quelle laterali, si trova un protiro con timpano triangolare e un piccolo portico con arco a tutto sesto sorretto da quattro colonne. Qui è collocato l'ingresso principale della concattedrale, rialzato di tre gradini rispetto alla piazza. Le colonne presentano capitelli con i simboli dei quattro evangelisti.

Le pareti laterali sono scandite da lesene corrispondenti alle campate, raccordate da una cornice con arco a tutto sesto nella parte bassa e da una cornice con archetti pensili nella parte alta. Ogni campata è dotata di una monofora nella parte bassa per illuminare la navata laterale e di una nella parte alta per la navata centrale.

Transetto e Cupola

Il transetto presenta alle estremità due facciate a capanna con un'abside poligonale sormontata da una trifora. Anche la facciata tergale è a capanna e ripropone un'abside sormontata da una trifora. All'incrocio tra il transetto e la navata centrale si eleva una cupola ottagonale, priva di aperture.

Interno

All'interno, la concattedrale è suddivisa in tre navate rettangolari scandite da arcate a tutto sesto, definite da due file di otto colonne doriche quadrangolari. Dalle navate laterali si aprono, all'incrocio con il transetto, due absidi laterali dedicate rispettivamente a San Nicola e al Sacro Cuore di Gesù. L'abside ottagonale che conclude la navata centrale, alle spalle dell'altare maggiore, funge da deambulatorio. All'incrocio tra la navata centrale e il transetto è collocata la cupola ottagonale priva di finestrature.

La parete laterale della navata è scandita verticalmente da pilastri che sorreggono arcate a tutto sesto, suddividendola in sei campate prima del transetto e altre due successive. In ogni campata si apre una stretta monofora. Partendo dall'ingresso, nella prima campata è presente una base processionale in legno e argento, utilizzata per portare in processione il quadro di Maria Santissima della Sacra Lettera.

Interno della Concattedrale di San Nicola con le navate e le arcate

Altare Maggiore

L'altare maggiore, realizzato dal maestro Alfarone, apparteneva alla vecchia chiesa matrice demolita a seguito del terremoto del 1908. L'opera, in marmo bianco e policromo intarsiato, presenta tre pinnacoli con ornamenti vegetali e un'edicola. Nel pinnacolo centrale è raffigurato il simbolo dell'Agnus Dei in bronzo. All'interno dell'edicola è esposta un'antica icona di Maria Santissima della Lettera con il Bambino (1774), realizzata in metallo laminato e legno scolpito e dipinto a olio, opera di autore sconosciuto, probabilmente di scuola messinese. Ai lati dell'altare, due aperture ad arco acuto conducono all'interno dell'edicola, chiuse da sportelli in ferro battuto e dipinto.

Cappella di Maria Santissima della Sacra Lettera

La cappella, restaurata nel XXI secolo, è a pianta rettangolare e accessibile da una porta nell'ultima campata della navata destra. È consacrata a Maria Santissima della Sacra Lettera e conserva la reliquia mariana del Sacro Capello. Questa reliquia è custodita all'interno di un reliquiario (XVIII secolo), opera di bottega dell'Italia meridionale, a sua volta collocato in una teca inaugurata il 29 agosto 2009 e addossata alla parete laterale destra della cappella.

Torre Civica

La Torre civica, di proprietà comunale, è situata a sinistra della chiesa. È conosciuta anche come Torre dell'orologio per la presenza di quattro orologi, uno su ogni faccia, che suonano ad ogni ora. La torre funge anche da campanile della concattedrale, ospitando quattro campane appartenenti alla parrocchia, precedentemente collocate nel campanile della vecchia chiesa madre del XIX secolo.

La torre fu realizzata nel 1954, affrontando notevoli difficoltà costruttive a causa della sua altezza di 40 metri e del sottosuolo composto da terreni superficialmente sciolti. Il direttore dei lavori, l'ingegnere Francesco De Luca, progettò una palificazione di 81 pali in cemento compresso, affondati nel terreno da 5 a 23 metri. La palificazione fu sormontata da un massiccio telaio in calcestruzzo che formò la piattaforma su cui venne eretta la torre.

La torre, con le sue quattro facce identiche, inizia con una zoccolatura bugnata. Sopra di essa si trovano trifore con archi a tutto sesto. Al centro sono disposti i quattro orologi, mentre nella parte superiore vi sono aperture ad arco acuto nella zona delle campane.

La Torre Civica di Palmi con i suoi quattro orologi

Storia e Riconfigurazioni Diocesane

Il 10 giugno 1979, papa Giovanni Paolo II istituì la nuova diocesi di Oppido Mamertina-Palmi in forza del decreto "Quo aptius" della Congregazione per i Vescovi, che ridisegnò i confini delle diocesi calabresi. Il 20 giugno 1988, con decreto del vescovo mons. [Nome Vescovo], la chiesa di San Nicola fu elevata a concattedrale, assumendo il titolo di sede della diocesi.

In precedenza, il 25 agosto 1741, il vescovo di Mileto Marcello Filomarini aveva eretto la chiesa di San Nicola a insigne collegiata, ottenendo la pontificia bolla da papa Benedetto XIII.

Note Storiche e Architettoniche

La chiesa di San Nicola vescovo a Palmi è stata oggetto di diversi interventi nel corso dei secoli, spesso in risposta a eventi sismici devastanti. La ricostruzione dopo il terremoto del 1908, ad esempio, ha portato alla definizione dello stile neoromanico, visibile anche in altre chiese della città come quella del Rosario e nel Duomo di Reggio Calabria.

In passato, Palmi vantava numerosi luoghi di culto cattolico, sia nel centro urbano che "fuori le mura". Molti di questi edifici sono andati perduti a causa di terremoti, incendi o devastazioni, ma la loro memoria storica è preservata in verbali di visite vescovili e documenti parrocchiali.

Tra i luoghi di culto degni di nota si ricordano la Chiesa del Santissimo Crocifisso (1798), la più antica della città; il Santuario di Maria Santissima del Carmelo (1930); la Chiesa di Maria Santissima del Soccorso (anni 1930); la Chiesa di Maria Santissima del Rosario (1937), conosciuta anche come Chiesa di San Francesco; la Chiesa di Maria Santissima Immacolata e San Rocco (1951); la Chiesa di Sant'Elia (1958); la Chiesa di San Giuseppe (1960); la Chiesa di San Fantino (1963); l'Oratorio del Santissimo Rosario (1966) e la Chiesa della Santa Famiglia (2006).

Esistevano inoltre chiese come la Cripta di San Fantino, la chiesa del Purgatorio (XVIII secolo), la chiesetta dedicata a San Domenico di Guzmán (XX secolo), la chiesa di San Giovanni Teologo (XV secolo), la chiesetta di San Filippo Neri (XVIII secolo), la chiesa di San Leonardo (citata nel 1586), la chiesa di San Sebastiano, la chiesa di Santa Maria di Loreto (prima chiesa del convento carmelitano nel 1540) e la chiesetta dello Spirito Santo.

La cappella dedicata alle "Anime abbandonate del Purgatorio" fu edificata nel 1770 nel borgo marinaro di Pietrenere. L'oratorio di Maria Santissima Immacolata, realizzato nel 1740 accanto alla chiesa di San Rocco, fu ricostruito dopo il terremoto del 1908.

Bel tempo si spera - In esclusiva la reliquia del Sacro Capello a Palmi (RC)

Tradizioni e Festività

Le feste religiose cittadine sono caratterizzate dalla "sfilata dei Giganti" al mattino. I Giganti sono due alte figure di cartapesta, una rappresentante un guerriero saraceno di nome Grifone e l'altra una donna bianca di nome Mata. Vengono portati a spalla per le strade, facendoli roteare su sé stessi al suono dei tamburi.

I Giganti di Palmi sono stati esposti in diverse occasioni, tra cui nel 1987 al Museo di Antropologia ed Etnografia di Torino e nel 2015 a Milano durante Expo 2015 nella "settimana del protagonismo calabrese".

Una particolare tradizione folcloristica è l'Ottava di Carnevale, celebrata a Palmi la domenica successiva al Mercoledì delle Ceneri. Questa festa, risalente al XIX secolo, è il principale carnevale della città metropolitana di Reggio Calabria e uno dei più importanti della regione.

Toponomastica e Territorio

La tradizione attribuisce il nome di Palmi alla presenza di numerose palme nel suo territorio. Documenti storici attestano diverse denominazioni nel corso dei secoli, tra cui De Palmìs, Dominus Palmae, Civitas Palmarum, Parma, Palma e Carlopolis.

Il territorio comunale è caratterizzato da terrazzamenti collinari che degradano rapidamente sul mare, formando falesie, piccole spiagge e scogliere. La punta più ad ovest è Capo Barbi, da cui inizia la Costa Viola, così chiamata per il colore intenso del mare al tramonto. La costa di Palmi è ricca di grotte marine, spiagge e scogli.

Panorama della Costa Viola da Palmi

Storia Antica e Medievale

Il territorio comunale fu abitato fin dall'Età del Bronzo, come testimoniano i rinvenimenti nella Grotta della Pietrosa e i resti di capanne a Taureana di Palmi. Dal IV secolo a.C. al X secolo, nell'area si sviluppò la città di Tauriana. Alcune leggende collegano la sua fondazione a una possibile colonizzazione achea, mentre altre ipotesi storiche la ricollegano ai gruppi brettii che si resero autonomi dai lucani.

Tauriana è segnalata in atti ufficiali dell'età successiva, quando Tito Livio menziona il passaggio dei Taureani sotto la protezione di Roma nel 212 a.C., durante la Seconda Guerra Punica.

Della prima fase di vita del piccolo villaggio di Palmi (Palmae in latino), casale di Seminara, si hanno poche informazioni. Si narra che da Palmi il conte Ruggero I di Sicilia radunò l'armata normanna per la conquista della Sicilia. Dal periodo normanno fino all'inizio del XIII secolo, le notizie riguardano principalmente le vicende dei conventi di Sant'Elia lo Juniore e di San Fantino.

Il centro abitato fu colpito dai pirati saraceni nel 1549 e distrutto interamente. Il feudatario duca Carlo Spinelli decise di riedificare la città fortificandola, tanto che nel 1567 sono riportati gli appellativi di oppidum e di Palma nunc Carlopolis.

Mappa antica della regione di Palmi e Tauriana

Sviluppo Urbano ed Economico

Indipendente da Seminara dal 1632, nel XVII secolo Palmi conobbe uno sviluppo urbanistico ed economico grazie all'attività commerciale dei suoi abitanti e all'istituzione di una "fiera" da parte del marchese Andrea Concublet. Le mura ad est furono abbattute per favorire l'unione con i nuovi agglomerati sorti a causa dell'aumento della popolazione.

Il XVIII secolo rappresentò il periodo più florido della storia di Palmi, fino al devastante Terremoto della Calabria meridionale del 1783, che distrusse completamente la città causando circa 1.400 morti. La ricostruzione seguì parzialmente il Piano Regolatore redatto dall'ing. [Nome Ingegnere].

La città fu posta a capoluogo di distretto nel 1806. Nel 1860, lo sbarco di Giuseppe Garibaldi e della spedizione dei Mille alla Marina di Palmi portò alla fuga del presidio borbonico. Con l'Unità d'Italia, il distretto fu abrogato e Palmi divenne capo dell'omonimo circondario (abolito nel 1927).

Nel 1908, Palmi fu nuovamente quasi interamente distrutta dal violento terremoto del 28 dicembre, che causò circa 600 morti nella sola città. La ricostruzione, su progetto dell'ing. Pucci, stravolse completamente l'assetto urbano dei secoli precedenti.

Il secondo dopoguerra vide lo sviluppo cittadino nel settore terziario, con Palmi che divenne un importante polo amministrativo, direzionale e scolastico del versante tirrenico della provincia, grazie all'istituzione di scuole superiori, strutture militari, sanitarie, giudiziarie e sedi di enti pubblici e privati.

Fontane Monumentali

Palmi vanta diverse fontane monumentali realizzate tra il XIX secolo e oggi.

  • La Fontana della Palma, costruita verso la metà del 1600 da Andrea Conclubet, Marchese d’Arena, fu abbattuta nel 1888 e i suoi resti sono conservati nei giardini della Casa della Cultura. Nel 1914 fu costituito un comitato per la sua ricostruzione, che si concretizzò il 15 ottobre 1922 con una nuova fontana monumentale progettata dall'architetto Jommi e costruita dal professor Giovanni Sutera. La fontana è in stile barocco berniniano moderno, con vasca in granito.
  • Un manufatto in Piazza Lo Sardo serviva a convogliare le acque dalle contrade Olmo e Vitica.
  • Un'opera dell'artista Maurizio Carnevali su progetto dell'architetto Bagalà è ubicata nell'omonima piazza.

Monumenti

I monumenti principali di Palmi includono:

  • Il Monumento ai Caduti (1932), opera di Michele Guerrisi, inaugurato alla presenza di Umberto di Savoia e Maria José del Belgio. Situato in Piazza Municipio, è composto da un gruppo scultoreo con base in granito a forma di croce greca e due gruppi di figure in bronzo: un soldato e un fante, e due madri unite nel dolore. Alle loro spalle, due colonne di marmo di Carrara riportano incisi i nomi dei 203 caduti della Grande Guerra.
  • Il Monumento al Lavoro (2013), scultura in marmo bianco e acciaio di Maurizio Carnevali, raffigurante una palma, simbolo della città, con incise raffigurazioni del lavoro e della famiglia.
  • Il Mausoleo di Francesco Cilea (1962), opera di Michele Guerrisi e Nino Bagalà, situato in Piazza Pentimalli. Ospita la salma dell'artista palmese e presenta bassorilievi con scene del mito di Orfeo ed Euridice, oltre a una scultura bronzea della musa Erato. La cripta è decorata da mosaici.
  • Il Monumento a San Francesco d’Assisi (1987), scultura bronzea di Susan Loeb Luppino, situato nel belvedere Gi.Sa. La statua rappresenta il santo con le braccia aperte, in un luogo panoramico da cui si ammira il centro cittadino e il Mar Tirreno.
  • Nella Villa Comunale si trova il busto del musicista Manfroce, opera dello scultore Vincenzo Jerace.
  • In Piazza del Carmine si erge l'Obelisco alla Madonna del Carmine (1983), alta stele di granito con una statua in bronzo della Madonna del Carmine sulla cima.
  • Nel belvedere Managò, sulla cima del Sant'Elia, si trova un complesso monumentale composto dal monumento a Domenico Antonio Cardone, una grande croce di ferro e il monumento delle tre croci (XX secolo).
  • Nella Villa comunale Giuseppe Mazzini sono collocati diversi busti in marmo di personaggi storici nazionali e locali.

Punti Panoramici

Grazie alla conformazione del territorio, Palmi offre numerosi punti panoramici da cui ammirare la costa tirrenica tra Capo Vaticano e lo Stretto di Messina, con la costa siciliana e l'Etna visibili sullo sfondo. Le isole Eolie sono spesso visibili nel Mar Tirreno.

  • Il Belvedere Managò, sulla sommità del monte Sant'Elia, offre una vista estesa sul panorama suddetto, sul centro cittadino e sulla Piana di Palmi.
  • Altri punti panoramici includono il Belvedere Torre, la Punta Motta e la Villa comunale Giuseppe Mazzini.
  • Da Taureana di Palmi, in particolare dalla via del Mare, dalla strada provinciale Palmi-Taureana e dal Parco Archeologico dei Tauriani, si può ammirare la rada del Lido di Palmi, il Porto di Palmi e lo Scoglio dell'Ulivo.
Vista panoramica dalla Torre di Palmi

Archeologia

I siti archeologici del territorio si concentrano principalmente sulle rovine dell'antica Tauriana e lungo la costa.

  • Il Complesso di San Fantino, luogo di culto monastico del 1857, è attualmente adibito a museo.
  • Le Grotte di Pignarelle, vicino al rione Impiombato, costituiscono un insediamento rupestre di origine monastica bizantina, scavato nell'arenaria tra il VI e l'VIII secolo.
  • La Necropoli di Scinà, databile all'epoca imperiale e tardo antica o alto medievale, comprende 64 tombe con corredi funerari.

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