La storia di Padre Pio è costellata di episodi che toccano il cuore e la fede, ma alcuni eventi si distinguono per la loro straordinarietà, quasi a preannunciare la grandezza spirituale del frate cappuccino. Tra questi, il miracolo attribuito alla sua intercessione per la guarigione del piccolo Matteo Pio Colella, avvenuto nel 2000, rappresenta uno dei casi più documentati e scientificamente inspiegabili.
La drammatica malattia di Matteo Pio Colella
Tutto ebbe inizio il 20 gennaio 2000, quando Matteo, un bambino di 7 anni, si sentì male a scuola. Rientrato a casa, la sua febbre raggiunse i 40°. In breve tempo, una malattia devastante compromise le funzioni di ben nove organi vitali, manifestandosi con sintomi allarmanti come cianosi, edema polmonare e bradicardia. Il quadro clinico era estremamente grave: una meningite fulminante evoluta in Multiple Organ Failure Syndrome (MOFS) e Acute Respiratory Distress Syndrome (ARDS). Gli stessi medici, basandosi sulla letteratura scientifica internazionale, ammettevano che le speranze di sopravvivenza erano pari a zero, e che anche in caso di recupero, sarebbero stati inevitabili gravi danni cerebrali e renali.

Il dottor Pietro Gerardo Violi, che condusse scientificamente il processo di canonizzazione di Padre Pio, nelle sue "Considerazioni sui miracoli di Padre Pio", evidenziava come, quando gli organi insufficienti sono in numero superiore a cinque, le terapie impiegate risultano inutili. Nel caso di Matteo, gli organi colpiti gravemente erano nove, un numero che rendeva la sua situazione clinicamente disperata e senza precedenti nella letteratura medica.
La preghiera e l'affidamento a Padre Pio
Di fronte a questa tragedia, i genitori di Matteo, devoti da anni a Padre Pio, intrapresero un cammino di preghiera incessante, implorando l'intercessione del santo con le stimmate. Coinvolsero amici, parenti, compagni di scuola e insegnanti, creando una rete di supplica che si diffuse rapidamente.
Nel frattempo, la condizione del bambino peggiorava drasticamente. Dalle ore 9 del 21 gennaio 2000, le sue condizioni erano disperate: anossia, cianosi generalizzata, desaturazione dell'ossigeno inferiore al 30%, edema polmonare acuto, pressione arteriosa non rilevabile per shock settico, petecchie su tutto il corpo, bradicardia estrema per insufficienza cardiaca e insufficienza renale acuta. I medici erano preparati al peggio, temendo per la vita del piccolo.

Il risveglio inspiegabile e la guarigione
E poi, accadde l'incredibile. Nonostante il quadro clinico disperato, dopo circa 10 giorni di coma, Matteo si svegliò. La sua ripresa fu così rapida e inaspettata da lasciare i medici senza parole. Non solo riprese a funzionare, ma non mostrò alcun segno di danni cerebrali o renali, apparendo in perfetta salute. Il suo primo desiderio fu quello di un gelato.
La comunità medica si trovò di fronte a un evento che sfidava ogni spiegazione scientifica. Le diagnosi mediche iniziali, basate su esami ematochimici, radiografie, puntura lombare e valutazioni cliniche, confermavano la gravità della meningite fulminante, la sindrome da insufficienza multiorgano (MOFS) e la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS). Eppure, il bambino si era ripreso completamente, senza deficit motori o neurologici.
Il diario clinico riportava un'evoluzione sorprendente: il 3 febbraio il paziente era tranquillo, vigile e cosciente; il 4 febbraio, sveglio e collaborante, veniva effettuato un ciclo di respiro spontaneo; il 5 febbraio, sempre sveglio e collaborante, mostrava assenza di deficit motori. L'8 febbraio, Matteo urinava spontaneamente senza catetere e respirava in modo autonomo. La guarigione fu duratura nel tempo, come confermato dalle perizie mediche successive.
La dichiarazione del miracolo
In assenza di riscontri medico-scientifici che potessero spiegare la guarigione, il Vaticano dichiarò l'evento un miracolo, attribuendolo logicamente all'intercessione di Padre Pio. La segnalazione del caso fu effettuata dalla madre del bambino in data 08-04-2000, e il fatto fu ritenuto prodigioso.
Il processo di canonizzazione raccolse numerose testimonianze, tra cui quelle dei genitori di Matteo (il padre medico e la madre insegnante), dei medici e infermieri che avevano assistito il bambino, e di specialisti come un nefrologo e uno zio medico. Furono convocati periti medici, un cardiologo e un professore ordinario di Medicina interna, i quali confermarono lo stato ottimale di salute del piccolo.
Alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II, il 20 dicembre 2001, nella sala Clementina, venne letta la bolla papale che decretava il miracolo attribuito all'intercessione del Beato Pio da Pietrelcina.
Episodi premonitori nell'infanzia di Francesco Forgione
Il caso di Matteo Pio Colella non è un episodio isolato nella narrazione delle grazie ottenute per intercessione di Padre Pio. La sua premura verso gli altri, che si manifestava in preghiera, supplica e implorazione per ottenere grazia, era già evidente fin dalla sua infanzia. Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi raccontò un episodio accaduto nel 1896, quando il giovane Francesco Forgione, all'epoca bambino, si trovava con suo zio Orazio in visita al santuario di San Pellegrino martire ad Altavilla Irpina.
Mentre il santuario era affollato da fedeli, Francesco notò una povera donna che teneva tra le braccia un figlio deforme. Commosso dalla scena, il piccolo Francesco pregò intensamente ai piedi dell'altare. Ad un tratto, la madre, in un gesto di disperazione mista a fede, lanciò il figlio sull'altare. Immediatamente, il bambino malato si alzò in piedi, completamente guarito, suscitando stupore e gioia tra i presenti.
Padre Pio: l'uomo, il frate, il santo. (La vera storia di Padre Pio - 26 settembre 2023)
Padre Raffaele descrisse Padre Pio piangere abbondantemente mentre raccontava questo episodio, considerandolo un preannuncio delle grazie che la Divinità avrebbe operato attraverso di lui in futuro.
La scienza e il miracolo: un dialogo complesso
La scienza, per sua natura, si basa su leggi naturali e sull'osservazione empirica, e fatica ad accettare il concetto di miracolo, che per definizione trascende tali leggi. Tuttavia, la Chiesa non si pone in contrapposizione alla scienza, purché quest'ultima sia orientata al bene e al rispetto dell'uomo.
Il miracolo è inteso come un segno dell'amore e dell'assistenza divina nelle necessità umane. La guarigione di Matteo Pio Colella, con la sua improvvisa e completa ripresa da una patologia estremamente grave e complessa, rimane un potente esempio di come la fede possa intersecarsi con la realtà, offrendo speranza e conforto.
Le testimonianze di guarigioni legate a Padre Pio sono innumerevoli e spesso accompagnate da un soave profumo, un segno tangibile della sua presenza spirituale. Questi eventi, pur sfidando la logica scientifica, toccano profondamente il cuore dei fedeli, rafforzando la loro fede nell'intervento divino attraverso l'intercessione di uomini santi.