Il Parroco e la Comunità: Un'Analisi dalle Esperienze di Basiglio e Assago

Il ruolo del parroco è centrale nella vita di una comunità religiosa, richiedendo non solo una guida spirituale ma anche capacità gestionali e organizzative. Attraverso le esperienze di sacerdoti come Don Umberto Caporali, è possibile comprendere le sfide e gli impegni legati a questo incarico, in contesti che spaziano da realtà storiche come Basiglio a nuove aggregazioni urbane.

Mappa dell'Arcidiocesi di Milano con evidenziate le zone pastorali e i decanati

Struttura Organizzativa della Diocesi: Decanati e Zone Pastorali

La suddivisione delle parrocchie in decanati e zone pastorali è una struttura organizzativa fondamentale nella Chiesa Cattolica, particolarmente evidente nell'Arcidiocesi di Milano. Questa organizzazione risale all'episcopato di Giovanni Colombo con il Sinodo diocesano del 1972, superando le precedenti suddivisioni in "porte cittadine" per Milano e "vicariati foranei" o "pievi" per il territorio esterno alla città.

All'interno di ogni decanato, uno dei parroci delle parrocchie che lo compongono viene eletto dallo stesso clero del decanato e successivamente confermato dall'arcivescovo nella funzione di decano. Un provvedimento dell'arcivescovo Dionigi Tettamanzi del 2006 ha inoltre introdotto il raggruppamento di più parrocchie sotto un unico parroco, pur mantenendo l'identità di ogni singola parrocchia. Questa struttura mira a ottimizzare la gestione e la pastorale in un territorio sempre più vasto e complesso.

Don Umberto Caporali: L'Esperienza tra Basiglio e Assago

L'esperienza di un parroco, come quella di Don Umberto Caporali, offre una preziosa prospettiva sulle complessità della gestione di una parrocchia in trasformazione. Don Umberto Caporali è stato nominato parroco di Assago nel settembre del 1993, subentrando a Don Enrico Vago, che era diventato parroco a S. Eugenio a Milano.

La sua provenienza da una parrocchia con una situazione assolutamente analoga a quella di Assago è significativa. Infatti, anche la sua precedente esperienza includeva un "vecchio paese di Basiglio e poi la nuova realtà urbana di Milano 3". Questa analogia ha fatto sì che gli stessi problemi affrontati prima si ripresentassero anche ad Assago.

Al momento del suo insediamento ad Assago, sebbene la nuova Chiesa fosse agibile dal 1992, essa non era affatto terminata, e parecchio restava da fare. Le prime criticità evidenziate dalla Curia, e di cui Don Umberto si rese conto sul posto, erano principalmente tre:

  1. Il completamento del complesso della nuova parrocchia, poiché la Chiesa era in piedi ma mancava il resto della struttura.
  2. La necessità di affrontare la situazione dell'antica chiesa di S. Desiderio, che era stata lasciata decadere.
  3. Il completamento della chiesa di S. Maria, che era stata edificata come struttura, ma mancava completamente della progettazione e realizzazione dell’interno.

Il compito più importante di ogni parroco, oltre la gestione delle strutture parrocchiali, è lo sviluppo dello spirito e della comunità parrocchiale. Si tratta di un impegno che non basta un parroco per realizzare, ma richiede molto, molto tempo.

L'Innovazione nella Progettazione della Chiesa di Santa Maria

Un aspetto distintivo dell'operato di Don Umberto Caporali ad Assago è stato il suo apporto originale nella sistemazione dell'interno della Chiesa di Santa Maria, portando avanti con determinazione l'opera meritoria di dare una veste definitiva al centro parrocchiale.

Per quanto riguarda i rapporti con la Curia e la sistemazione dell'interno, il progetto è stato lungamente pensato, discusso e modificato, passando da un'impostazione all'altra. Inizialmente, l'interno aveva un'impostazione longitudinale, ma la Chiesa di Assago non è longitudinale. A un certo punto è apparsa evidente l'incongruenza di mettere l'altare in fondo alla Chiesa, come si farebbe normalmente in una chiesa di pianta longitudinale, rendendo necessaria una collocazione dell'altare al centro. Questa scelta, a sua volta, determinava tutto il resto della disposizione interna.

Si trattava di una soluzione innovativa: l'altare al centro è un derivato di una liturgia partecipata, in contrapposizione all'altare in fondo, che è espressione di una liturgia precedente, dove i fedeli assistevano alle cerimonie religiose da una posizione più distante. Questa soluzione ha incontrato forti difficoltà nella Commissione diocesana di arte sacra. Nacque allora l'idea di fare una sperimentazione, provando in concreto a disporre i fedeli come ipotizzato e osservandone i risultati; furono proprio quei frutti a convincere la commissione.

Chiesa di San Camillo ai Crociferi Catania interno ESP

Realizzazione delle Opere Parrocchiali e la Sacrestia

La realizzazione delle opere parrocchiali non ha presentato particolari problemi, una volta che gli utilizzi necessari alla parrocchia furono ben pensati. Inoltre, era fondamentale risolvere un problema lasciato aperto, quello della sacrestia.

Il nuovo edificio da progettare per la sacrestia fu quindi pensato spostandolo interamente dalla via Matteotti (ove era previsto nel primo progetto) alla via Dalla Chiesa, agganciato alla Chiesa. In questo modo, la sacrestia è diventata l'elemento di congiunzione tra la nuova costruzione e la Chiesa, integrandosi armoniosamente nel complesso parrocchiale.

Riflessioni sulla Crescita della Comunità e il Ruolo della Struttura

A distanza di dieci anni dal suo servizio pastorale ad Assago, Don Umberto Caporali ha riflettuto sul contributo della nuova struttura alla crescita e al rafforzamento della comunità religiosa assaghese. La Chiesa, intesa come edificio, può contribuire alla crescita spirituale parrocchiale, ma in realtà è solo un contributo estetico.

I santi sono tali anche in spelonche e caverne; viceversa, anche la Chiesa più artistica o più rinomata non è in grado di produrre la santità della vita, ma può solo aiutarla. Pertanto, la struttura è solo un aiuto a un cammino spirituale che non nasce dalla struttura stessa, ma nasce dallo Spirito.

Don Umberto ha osservato che la comunità non è ancora consolidata, ma c'è stato un notevole cammino rispetto a come trovò la parrocchia dieci anni prima, anche a livello di consapevolezza di essere una realtà nuova come parrocchia e come comunità. Don Enrico Vago, il suo predecessore, aveva vissuto in un paese con una sua identità storica e aveva abbozzato una nuova pastorale per affrontare i cambiamenti della situazione, un impegno che ogni parroco, sia a Basiglio che ad Assago o in qualsiasi altra comunità, è chiamato a portare avanti.

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