La Quaresima è uno dei momenti più speciali e profondi dell'anno liturgico. Davanti ai quaranta giorni che ci accompagnano verso la Santa Pasqua, ogni cristiano è invitato a porsi nella condizione di comprendere e vivere un grande mistero. Questo periodo, che si apre con il Mercoledì delle Ceneri, è un vero e proprio tempo di conversione, in cui siamo chiamati ad accogliere più pienamente l'amore di Gesù e a riscoprirlo attraverso parole e gesti significativi.
Non si tratta di parole vuote, ma piene di senso, strettamente legate alla Parola di Dio, che ci guidano in un cammino di serietà e penitenza, ma anche di gioia e riscoperta profonda.

Le Tre Pratiche Tradizionali: Preghiera, Digiuno e Misericordia
Il cammino penitenziale della Quaresima è un'opportunità preziosa per lasciarci purificare e riconciliare con Dio. Tre sono le pratiche tradizionali, antiche ma sempre attuali ed efficaci, che ci aiutano a riorientarci a Cristo: la preghiera, l'elemosina (o misericordia) e il digiuno.
A riguardo, San Pietro Crisologo ha lasciato parole di incredibile chiarezza e bellezza espositiva. Egli scrive: "Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l'una dall'altra."
Il Crisologo sottolinea l'interdipendenza di queste pratiche, affermando che "Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate." Arriva addirittura ad affermare che "Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia."
Questa interdipendenza si declina in vari aspetti: "Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica. Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri."
Per questo grande dottore della Chiesa, preghiera, digiuno e misericordia sono un'unica forza mediatrice presso Dio, un'unica difesa, un'unica preghiera sotto tre aspetti. San Pietro Crisologo conclude soffermandosi sul legame imprescindibile tra digiuno ed elemosina: "Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno."
Il Messaggio del Santo Padre: Ascolto, Digiuno e Dimensione Comunitaria
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno. Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l'itinerario quaresimale diventa un'occasione propizia per prestare l'orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo.
Ascolto della Parola di Dio e del Grido dei Poveri
Il Santo Padre richiama l'attenzione sull'importanza di dare spazio alla Parola attraverso l'ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l'altro. Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l'ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7).
L'ascolto del grido dell'oppresso è l'inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè. L'ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall'ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa».

Digiuno: Oltre l'Astensione dal Cibo
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo "fame" e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli "appetiti", a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Sant’Agostino osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». Come segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».
Il Santo Padre invita in particolare a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Dobbiamo cominciare a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Dobbiamo sforzarci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Insieme: La Dimensione Comunitaria e delle Relazioni
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. La Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi, ad esempio quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Fare spazio nel cuore significa essere più pronti ad accogliere chi abbiamo intorno e chi, pur non essendo fisicamente vicino, desideriamo raggiungere con il nostro bene e la nostra preghiera. Ciò implica rimettere al centro le relazioni talvolta trascurate e dedicare tempo a gesti di attenzione e gentilezza verso gli altri.
Chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro.
Quaresima 2026: il “digiuno dalle parole che feriscono” nel Messaggio di Papa Leone XIV
Le Parole del Deserto: 40, Deserto, Diavolo e Tentazione
Il Vangelo della prima domenica di Quaresima, che narra le tentazioni di Gesù nel deserto, offre ulteriori indicazioni per vivere al meglio questo tempo di grazia. Da queste narrazioni emergono altre parole chiave.
Il Numero Simbolico 40
Il numero 40 è altamente simbolico nella Bibbia. Rappresenta i giorni del diluvio, indicando purificazione e un nuovo inizio; i quarant'anni nel deserto del popolo di Israele in cerca di libertà; e i quaranta giorni di Gesù nel deserto per discernere il suo cammino di vita. È un numero ampio ma definito, che individua un tempo speciale, con un inizio e una fine, che i cristiani vivono in preparazione alla Pasqua.
Il Deserto come Luogo di Essenzialità
Il deserto si presenta con il suo carico di aridità, arsura, vuoto e incertezza, eppure ci viene proposto come luogo quasi necessario per un vero cammino di fede e di interiorità. È un richiamo all'essenzialità, alla frugalità, a lasciare cadere tutto ciò che è accessorio per tornare all'indispensabile. Portare orpelli nel deserto appesantisce la vita e la rende impossibile; è necessario stare a ciò che è assolutamente essenziale e vitale.
Il deserto è anche il luogo dell'ampiezza, della vastità, del non vedere confini. È uno spazio aperto che permette di "fare spazio" dentro di sé, per respirare meglio e più profondamente radicati in ciò che è essenziale. Questo "fare spazio" si realizza anche attraverso pratiche come il digiuno, che consente di essere più lucidi, di fare spazio nel corpo e nella carne, e il dedicarsi all'ascolto della Parola di Dio, come fecero Giovanni Battista e Gesù stesso nel deserto.

Il Diavolo e la Tentazione: La Lotta con la Parola di Dio
Il Diavolo rappresenta una presenza da riconsiderare con adeguato equilibrio e responsabilità. Molti oggi dichiarano che non se ne parla più abbastanza, forse per non infondere paura o perché si preferisce ignorarlo. Tuttavia, come qualcuno del settore ci dice, "il successo del diavolo sta proprio nel fatto di essere ignorato", lasciandogli campo libero di agire indisturbato.
Il Vangelo ci offre il modo giusto per una equilibrata considerazione del male, riassunto da Papa Francesco nell’espressione: “Con il diavolo non si discute”. Non bisogna dialogare con lui, trascurando la sua astuzia o sminuendo la sua cattiveria, ma bisogna combatterlo con la potentissima arma della Parola di Dio. Ecco perché non finiremo mai di approfondire e conoscere la Parola di Dio, memori che “ignorantia Scripture ignorantia Christi est” (Sant'Agostino).
La Tentazione, strettamente legata al Diavolo, è un'altra parola meno compresa e poco presente nel nostro vocabolario. Il motivo sta nel fatto che, persino noi cristiani, stiamo perdendo il senso e la consapevolezza del peccato. Come ricordava Papa Benedetto XVI: “Se si elimina Dio dall’orizzonte del mondo non si può parlare di peccato. Come quando si nasconde il sole spariscono le ombre, così l’eclissi di Dio comporta necessariamente l’eclissi del peccato”, e aggiungeva che “il senso del peccato - che è cosa diversa dal senso di colpa come lo intende la psicologia - si acquista solo riscoprendo il senso di Dio”.
Il cammino quaresimale va allora vissuto nella gioia di chi sa che nell’ora della prova Dio è dalla nostra parte e che alla fine il bene vince sempre sul male, perché Dio è più forte di Satana, in quanto procede con la forza della verità e dell’amore e non dell’astuzia e dell’inganno.
Spiegare la Quaresima ai Bambini: Gesti d'Amore e Solidarietà
Per guidare i bambini a vivere questo momento significativo della vita Cristiana, è importante rendere la Quaresima un percorso comprensibile e attivo. La Quaresima non deve essere vista come un tempo "brutto", ma come un tempo profondo che ci prepara alla Pasqua, facendoci riscoprire l'amore di Gesù con parole e gesti d'amore.
Un modo per fare spazio dentro di sé, che può essere spiegato ai bambini, è il digiuno non solo dal cibo, ma da tutto ciò che ostacola la vita di tutti i giorni, come una dipendenza eccessiva dal cellulare o dai videogiochi. L'importante non è la pratica in sé, ma la domanda: che cosa mi impedisce di essere proprio libero e contento nella vita? E che cosa posso fare per camminare meglio verso la Pasqua, per godere di quello che c'è, anziché rimpiangere quello che non c'è?
Fare spazio significa anche fare spazio alle relazioni. Un esercizio pratico potrebbe essere compiere ogni giorno un gesto di attenzione, di gentilezza, magari un po' coraggioso e fuori dagli schemi, nei confronti di qualcuno. Un altro modo classico è rinunciare a qualcosa di accessorio, raccogliendo i proventi delle rinunce per destinarli a un'opera di carità, magari in collaborazione con i bambini stessi, per aiutare famiglie bisognose tramite la Caritas parrocchiale.
In questo periodo di Quaresima, che a volte coincide con il Ramadan, i bambini possono confrontarsi con i coetanei e il loro digiuno. È un'opportunità per chiedere ai compagni musulmani come vivono il Ramadan e cosa significa per loro, favorendo il dialogo interreligioso e la comprensione reciproca.