La Bolla Pontificia: Storia, Struttura e il Sigillo di Piombo (Piombatore)

La bolla pontificia, o bolla papale, rappresenta una comunicazione ufficiale scritta emanata dalla Curia Romana e autenticata dal sigillo del Papa. Il termine "bolla" deriva dal latino bulla, che originariamente si riferiva al sigillo stesso, l'elemento cardine utilizzato per autenticare il documento. Già prima del 1400, questo termine era impiegato per descrivere ogni decreto, in forma solenne, o lettera, in forma semplice, emanato dal pontefice. I ricercatori moderni hanno esteso retroattivamente l'uso del termine "bolla" per descrivere ogni tipo di elaborato documento papale, sia esso un decreto o un privilegio (solenne o semplice), e anche documenti meno formali redatti in forma di lettera. Le bolle furono in uso almeno dal VI secolo, sebbene il termine non sia stato comunemente adottato fino alla metà del XIII secolo, servendo inizialmente come mezzi di comunicazione pubblica, per uso interno e per registrare promemoria pontifici di natura non ufficiale.

illustrazione di una bolla papale antica con il sigillo in piombo ben visibile

Il Sigillo di Piombo: il "Piombatore"

Il sigillo metallico, la bulla, era la caratteristica più peculiare del documento, tanto che il suo nome è poi passato a indicare l'intero atto. Originariamente, il sigillo era di piombo, da cui il termine "piombatore" riferito all'oggetto stesso. In occasioni molto solenni, tuttavia, veniva utilizzato l'oro.

Composizione e Applicazione

  • Il sigillo rappresentava i fondatori della Chiesa di Roma, gli apostoli Pietro e Paolo, identificati dalle lettere Sanctus Paulus e Sanctus Petrus.
  • Il nome del papa che emanava la bolla veniva scritto sul retro del sigillo.
  • L'applicazione al documento avveniva mediante cordicelle di canapa per le lettere di giustizia ed esecutorie, o di seta rossa e gialla per le lettere di grazia. Queste cordicelle venivano annodate attraverso piccole aperture praticate nel documento stesso.
  • Solitamente, le bolle erano unite alle pergamene mediante un cordino che passava longitudinalmente attraverso il dischetto metallico, che è forato da parte a parte.

Evoluzione del Sigillo e della Conservazione

Fin dal tardo XVIII secolo, il sigillo di piombo è stato progressivamente sostituito da un timbro di inchiostro rosso raffigurante i Santi Pietro e Paolo, con il nome del papa regnante che circonda l'immagine. Tuttavia, documenti molto formali, come la bolla di Giovanni XXIII che convocava il Concilio Vaticano II, hanno continuato a portare il sigillo di piombo tradizionale.

Molte bolle sono ancora conservate attaccate ai documenti originali, ma altre sono andate disperse, spesso rifuse per recuperare il metallo (Bautier 1992).

Materiali e Storia della Conservazione

Quanto al materiale utilizzato per la scrittura, fino all'XI secolo le bolle erano redatte su papiro. Successivamente, si passò alla pergamena, un materiale più resistente e duraturo. Di conseguenza, si sono conservate bolle papali in forma originale solo posteriori all'XI secolo, periodo in cui avvenne la transizione dal fragile papiro alle pergamene. Nessuna bolla precedente l'819 è stata rinvenuta integra in originale, sebbene alcuni sigilli originali di piombo risalenti al VI secolo siano stati conservati.

Struttura della Bolla Pontificia

La bolla pontificia segue una struttura ben definita, che include l'intestazione, l'incipit, il corpo del testo, la data e le firme.

Dettagli della Struttura

  • Intestazione: Il testo della bolla poteva iniziare con un solo rigo redatto a grandi lettere (litterae elongatae). In genere conteneva tre elementi:
    • Il nome del Papa (senza il numerale, ad esempio: Pius e non Pius IX).
    • Il titolo del papa, episcopus (vescovo).
    • La formula humilitatis, che suona servus servorum Dei ("servo dei servi di Dio").
  • Incipit: La prima frase, spesso una citazione biblica, in tempi recenti ha frequentemente indicato il documento stesso (per esempio, Rerum novarum).
  • Corpo del Testo: Non aveva alcun formato speciale e spesso aveva un'impostazione molto semplice.
  • Datatio: La parte conclusiva conteneva in genere l'indicazione del luogo in cui il documento era stato scritto, il giorno, il mese e l'anno del pontificato del papa.
  • Firme: Il papa, per le bolle più solenni, usava firmare (almeno in parte) il documento di proprio pugno; in questo caso, veniva usata la formula Ego [nome] Catholicae Ecclesiae Episcopus ("Io, [nome] Vescovo della Chiesa Cattolica"). Alla firma del papa seguivano alcuni segni di corroborazione (rota e benevalete), le firme dei testimoni e infine il sigillo. Attualmente, un membro della Curia Romana, generalmente il Cardinal Segretario di Stato, firma il documento a nome del Papa.

Contenuti e Funzione Storica

In termini di contenuti, la bolla è semplicemente il formato in cui si presenta un decreto papale. Può contenere qualsiasi argomento, e infatti molte così erano e sono, inclusi decreti statutari, nomine di vescovi, dispense, scomuniche, costituzioni apostoliche, canonizzazioni e convocazioni. La bolla ha rappresentato il formato esclusivo delle lettere papali fino al XV secolo, quando cominciò ad apparire il breve apostolico, un modo di comunicazione papale meno formale, autenticato da uno stampo di cera (e attualmente di inchiostro rosso) raffigurante l'anello del pescatore.

La Bolla Pontificia e i Giubilei

Un esempio di straordinaria importanza è l'Antiquorum habet fida relatio, la bolla promulgata da Papa Bonifacio VIII il 22 febbraio 1300, che istituiva ufficialmente il primo Giubileo della storia. Con questo documento, Bonifacio VIII definiva le condizioni per ottenere l'indulgenza plenaria durante l'anno santo: i fedeli dovevano visitare frequentemente le due principali basiliche romane, San Pietro e San Paolo. Per i romani erano richieste 30 visite, mentre per i pellegrini non-romani 15 visite, senza alcuna elemosina imposta. La bolla di Bonifacio VIII sancì un nuovo e definitivo appuntamento con la Chiesa, stabilendo che il Giubileo sarebbe stato celebrato ogni cento anni. Nel corso della storia, la frequenza del Giubileo cambiò, riducendosi prima a 50 anni e poi a 25. Il primo Giubileo del 1300 attirò a Roma un numero altissimo di pellegrini e fedeli.

Per l'anno giubilare del 2025, Papa Francesco ha letto, il 9 maggio 2024, la bolla Spes non confundit ("la speranza non delude"), durante la cerimonia di consegna nell'atrio della Basilica di San Pietro in Vaticano. Questo documento pone l'attenzione sulla forza della speranza che deve riempire il nostro presente, nell'attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo. Riferendosi alla questione dell'indulgenza, in un passaggio sottolinea: "Perdonare non cambia il passato, non può modificare ciò che è già avvenuto; e, tuttavia, il perdono può permettere di cambiare il futuro e di vivere in modo diverso, senza rancore, livore e vendetta."

Breve storia del Giubileo e dei giubilei

Esempi Storici di Bolle Pontificie

Nel corso dei secoli, numerose bolle hanno segnato momenti cruciali per la Chiesa e la società:

Gregorio VII (1079)

Promulgata da Papa Gregorio VII nel 1079 e indirizzata all'arcivescovo di Lione, Giubino, questa bolla stabiliva che il Papato non dovesse sottostare all'Impero e al mondo laico. Sebbene il papa non fosse di nomina imperiale, la sua elezione fu infatti soggetta, fino al 1058 (secondo quanto stabilito dalla Constitutio romana), all'approvazione dell'Imperatore.

Callisto II (1120)

Promulgata da Papa Callisto II nel 1120, questa bolla emanò disposizioni per proteggere gli Ebrei, che avevano sofferto durante la Prima Crociata. Il pontefice ordinò, sotto pena di scomunica, che fossero vietate le conversioni forzate degli Ebrei al cristianesimo, che non venissero spogliati dei loro beni e proprietà, che non fosse fatta violenza alcuna nei loro confronti, e che non fossero disturbati durante le loro celebrazioni religiose. Agli Ebrei era fatto divieto di costruire nuove sinagoghe e di avere schiavi cristiani.

Eugenio III (1145)

Promulgata da Papa Eugenio III il 1° dicembre 1145, questa bolla, scritta da Vetralla e indirizzata al re francese Luigi VII, convocò una nuova crociata (la Seconda) in Medio Oriente. Il motivo fu la diffusione in Occidente della notizia della caduta di Edessa in mano turca il 24 dicembre 1144. Al re francese e ai suoi sudditi che si impegneranno nella crociata per liberare Edessa e la sua contea, il papa assicurò il perdono di tutti i peccati, così come la protezione ecclesiastica alle loro famiglie e ai loro beni.

Eugenio III (1152)

Stilata da Papa Eugenio III il 3 maggio 1152 e indirizzata al vescovo di Treviso Bonifacio, questa bolla pose la cattedrale di San Pietro sotto la diretta protezione del Pontefice. Elencava e confermava le varie pertinenze della diocesi, rivelandosi un documento storico preziosissimo per ricostruire con precisione l'estensione e l'organizzazione ecclesiastica dell'epoca, riportando pievi, monasteri, villaggi, corti, porti e diritti sul fiume Sile.

Adriano IV (1155)

Promulgata da Papa Adriano IV nel 1155 e indirizzata al re inglese Enrico II, questa bolla riconobbe ai re d'Inghilterra il titolo di Dominus Hiberniae. In questo modo, il papa diede ad Enrico II l'autorizzazione di invadere l'Irlanda per frenare gli abusi e la corruzione degli ecclesiastici e riportare l'ordine nella Chiesa irlandese.

Innocenzo IV (1245)

Promulgata da Innocenzo IV il 13 marzo 1245, questa bolla esortava l'imperatore dei Mongoli a rinunciare ad attaccare la cristianità e le altre nazioni. Innocenzo espresse desideri di pace, non sapendo che in mongolo il termine pace era inteso come sottomissione.

Eugenio IV (1345)

Promulgata da Papa Eugenio IV il 13 gennaio 1345, a seguito della riduzione in schiavitù delle popolazioni delle Canarie da parte degli spagnoli, questa bolla condannò la schiavitù delle popolazioni indigene. Sotto pena di scomunica ipso facto, obbligò, entro 15 giorni dalla ricezione della bolla, a ridar loro la libertà che avevano in precedenza senza alcuna ricompensa economica, dichiarando che queste persone dovessero essere considerate "totalmente e per sempre libere" (ac totaliter liberos perpetuo esse).

La Bolla di Papa Paolo II: Un Esempio Unico di "Piombatore"

A differenza dei pontefici che lo precedettero e che lo seguirono, i quali adottavano un modello standard di bolla con i volti dei santi Pietro e Paolo da un lato e il nome del papa dall'altro, Paolo II Barbo, in carica dal 1464, commissionò al suo incisore Emiliano Orfini una bolla differente e più articolata. Questo "piombatore" unico fu il risultato della sua passione per la numismatica e un intento celebrativo del proprio pontificato.

rappresentazione fronte-retro della bolla plumbea di Papa Paolo II

Descrizione del "Piombatore" di Paolo II

  • Diritto: Nel campo, entro un bordo perlinato, compare a figura intera Paolo II. Il suo volto, seppur alto solo pochi millimetri, è riconoscibile. È abbigliato con il triregno e il piviale dal bordo decorato, chiuso sul petto da un bottone gemmato. Seduto su un trono elevato su due scalini, è affiancato da due cardinali, distinguibili per gli ampi galeri che incorniciano i volti. Di fronte a lui, in ginocchio, accompagnati da una figura barbuta, stanno tre giovani con le mani giunte, in gesto di supplica (Hill 1910, p. 359). L'iscrizione è «• PAVLVS • / • P[a]P[a] • II •».
  • Rovescio: L'iconografia tradizionale di Pietro e Paolo viene mantenuta, ma la rappresentazione cambia: non sono più illustrati solo i loro volti, ma le intere figure dei due santi, aureolati, seduti in trono, mentre si guardano. Reggono nelle mani la spada, le chiavi e anche dei libri. Al centro, partendo dall'esergo, è presente una croce astile fissata su un basamento a cono. L'iscrizione è «• S[anctus] PAVLVS • S[anctus] PET[rus] •».

Interpretazione Storica

Sebbene la bolla non sia datata, la scena al diritto è stata ricondotta a un avvenimento della vita del pontefice collocabile cronologicamente nel 1465. In quell'anno, il 12 maggio, morì Tommaso Paleologo, despota di Morea. Alla sua morte, il figlio maggiore, Andrea Paleologo, aveva solo dieci anni, e Paolo II si fece carico del sostegno economico suo e dei fratelli, concedendo loro un vitalizio di 300 fiorini al mese (Buonanni 1699, pp. 82-83, n. VIII; Modesti 2002, p. 263, n. 94). La presenza sulla bolla dei tre ragazzi inginocchiati ha indotto a leggervi il momento in cui i giovani Paleologo andarono a supplicare il pontefice subito dopo la morte del loro padre, nella seconda metà del 1465.

Dettagli Tecnici e Restauro

Dal punto di vista tecnico, la bolla è realizzata mediante l'incisione di una matrice metallica entro la quale veniva pressata la cera per ottenere modelli che poi venivano gettati in metallo. Emiliano Orfini, nato a Foligno da una famiglia di orafi e stampatori, operò come zecchiere papale a Spoleto prima di spostarsi a Roma, dove è documentato dal 1464 e dove ottenne l'appalto della zecca pontificia dal 1471 per almeno un lustro (Scapecchi 2013).

La bolla presentava la classica ossidazione ("cancro del piombo") dovuta all'umidità ed è stata restaurata (luglio 2022) e protetta con una cera microcristallina per evitarne il riemergere del problema. Questo esemplare fu acquistato da Castel Sant’Angelo il 27 febbraio 1937.

La Mostra "PEREGRINATIO SANCTA: LE BOLLE DEI GIUBILEI DALL'ARCHIVIO SEGRETO VATICANO"

Dal 3 maggio al 31 luglio 2016, Palazzo del Vicariato Vecchio a Roma ha ospitato la mostra "PEREGRINATIO SANCTA: LE BOLLE DEI GIUBILEI DALL'ARCHIVIO SEGRETO VATICANO". Per la prima volta, i preziosi documenti che hanno indetto i Giubilei ordinari della Chiesa, dal primo Giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII fino al Grande Giubileo del 2000 celebrato da Giovanni Paolo II, sono stati esposti al pubblico. Questi documenti, di inestimabile valore storico, culturale e spirituale, sono di norma accessibili solo a studiosi con specifici permessi presso l'Archivio Segreto Vaticano, che è l'archivio privato del Sommo Pontefice.

foto di un'esposizione museale di antiche bolle papali

Organizzazione e Contenuti della Mostra

  • La mostra è stata organizzata dall'Opera Romana Pellegrinaggi con Il Cigno Servizi.
  • La curatela è stata affidata al vescovo Sergio Pagano, Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, e a Pier Paolo Piergentili, Officiale dell'Archivio Segreto Vaticano.
  • Oltre ai documenti provenienti dall'Archivio privato del Papa, la mostra includeva tre bolle dall'Archivio del Capitolo di San Pietro, custodite nella Biblioteca Apostolica Vaticana, e un incunabolo della Biblioteca Casanatense di Roma.
  • Il Prefetto Pagano, curatore del catalogo e co-curatore della mostra, ha offerto una rilettura critica dei documenti pontifici di indizione sulla base delle fonti originali e della tradizione, per rendere disponibile una versione più precisa dei testi finora conosciuti.
  • Lungo il percorso espositivo, i documenti erano accompagnati da brevi testi in italiano e inglese, che fornivano un'introduzione storica per ciascun Giubileo, contestualizzando la situazione della Chiesa e dell'Europa, oltre a informazioni e curiosità sulla città di Roma durante i singoli Anni Santi.

La realizzazione della mostra è stata possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, Trenitalia, EMC e Accenture. Oltre al catalogo in lingua italiana e alla guida della mostra in italiano e inglese (entrambe edite da Il Cigno GG Edizioni), è stata prevista una app per smartphone in lingua italiana e inglese.

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