San Francesco di Paola e la Profanazione delle Sue Reliquie

La vita di San Francesco di Paola fu avvolta in un’aura di soprannaturale dalla nascita alla morte. Nato a Paola (Cosenza) nel 1416 da genitori in età avanzata, devoti di San Francesco d'Assisi, al cui intercessione attribuirono la nascita del loro bambino, ricevette il nome di Francesco e fu indirizzato alla vita religiosa nell'ordine francescano.

Vita e Fondazione dell'Ordine dei Minimi

Ritratto di San Francesco di Paola con il suo abito da frate

Dopo un anno di prova, il giovane lasciò il convento e proseguì la sua ricerca vocazionale attraverso viaggi e pellegrinaggi. Scelse infine la vita eremitica, ritirandosi a Paola in un territorio di proprietà della famiglia. Qui si dedicò alla contemplazione e a rigide mortificazioni corporali, suscitando stupore e ammirazione tra i suoi concittadini. Ben presto, numerose persone iniziarono ad affluire al suo eremo, desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Questo portò alla fondazione di diversi eremi e alla nascita della congregazione eremitica paolana, conosciuta anche come l'Ordine dei Minimi.

Già nel 1435, il gruppo si dedicò alla costruzione di una cappella e del primo nucleo di un convento. L'Ordine dei Minimi ottenne l'approvazione dell'arcivescovo di Cosenza nel 1452, seguita dalla costruzione di una chiesa e di un monastero, ai cui lavori contribuì direttamente gran parte della popolazione locale. Nel 1474, Papa Sisto IV riconobbe ufficialmente l'ordine, rinominandolo "Congregazione eremitica paolana di San Francesco d’Assisi", e successivamente Papa Alessandro VI ne riconobbe la regola, avviando la diffusione dell'ordine in gran parte della Calabria.

I Miracoli del Taumaturgo

La fama di Francesco come taumaturgo, capace di operare prodigi a favore di tutti, in particolare dei poveri e degli oppressi, agevolò l'approvazione del suo ordine. Tra i primi miracoli descritti si annoverano la guarigione di un ragazzo con l'utilizzo di erbe, la fonte d'acqua fatta sgorgare dalla roccia, e le pietre incombenti su un convento rimaste in bilico senza precipitare. Un altro prodigio fu il sangue fatto sgorgare da una delle monete offertogli dal re di Napoli, a rappresentare l'oppressione e lo sfruttamento dei sudditi.

Il Prodigio dell'Attraversamento dello Stretto di Messina

Illustrazione o scultura di San Francesco di Paola che attraversa lo Stretto di Messina sul suo mantello

L'evento miracoloso più noto e celebrato è senza dubbio l'attraversamento dello Stretto di Messina. Lo stretto, che divide le sponde calabresi da quelle siciliane per non più di sei chilometri, fu teatro di questo prodigio. Il servo di Dio era giunto con i suoi compagni a Catona, un villaggio nella provincia di Reggio, punto più prossimo per l'imbarco verso la Sicilia. Non avendo denaro per pagare il passaggio, Francesco si rivolse a un barcaiolo di nome Pietro Coloso, il quale, con malgarbo, rifiutò di imbarcarlo con i suoi due confratelli.

Non turbato dalla brusca ripulsa, Francesco avvertì i compagni di attenderlo, si inginocchiò per pregare e, benedetto il mare, distese il suo mantello sulle onde. Vi montò sopra risolutamente e, tenendone stretto un lembo all'estremità superiore del suo bastone, come a servirsene di vela, procedette rapido e sicuro verso le coste siciliane. Questo spettacolo insolito fece prorompere in grida di ammirazione e di gioia gli astanti, mentre il nostromo Coloso si affrettò a prendere sulla barca i frati rimasti, cercando invano di raggiungere il navigante prodigioso.

Il santo taumaturgo, senza voltarsi, tirò diritto verso l'altra spiaggia. Vicino a toccare terra, per schivare le acclamazioni della folla che lo aveva scorto dal porto di Messina, piegò verso destra e approdò in un punto alquanto discosto e solitario. Questo prodigio, avvenuto in piena luce del giorno e sotto gli occhi di numerosi spettatori, non è tramandato solo dalla tradizione, ma è attestato da deposizioni giurate nei processi e menzionato nelle lezioni storiche del Breviario romano.

Il Viaggio in Francia e la Morte

La fama crescente di Francesco giunse fino alla corte del re di Francia, Luigi XI "il prudente", allora infermo, che nel 1482 lo invitò a raggiungerlo per essere guarito da una grave malattia. Francesco, ormai sessantasettenne, accettò di partire lungo un itinerario che ancora oggi è utilizzato come percorso di pellegrinaggio. Dopo una sosta a Roma, si imbarcò a Civitavecchia per la Francia e arrivò alla corte del re all'inizio dell'estate del 1483, poche settimane prima della morte di Luigi XI, che si era inginocchiato davanti al frate.

Sebbene Luigi XI non ottenne la guarigione, la "missione" di Francesco fu comunque feconda, contribuendo ai miglioramenti dei rapporti politici tra il Regno di Francia e il Papato. Francesco di Paola rimase in Francia per 25 anni, anche durante i regni di Carlo VIII di Valois e di Luigi XII, che gli negò il permesso di tornare nella sua Calabria. Morì a Plessis-lez-Tours, in Francia, il 2 aprile 1507, un Venerdì Santo, all'età di 91 anni. La sua morte fu accompagnata da una serie di eventi significativi, inclusa l'esortazione finale ai suoi confratelli sull'osservanza della Regola e della carità vicendevole, e il miracolo del braciere arroventato preso tra le mani senza bruciarsi, a simboleggiare la forza della fede.

La Canonizzazione e la Profanazione Ugonotta

Mappa della Francia che mostra Tours e Plessis-lez-Tours

Francesco fu canonizzato da Papa Leone X appena dodici anni dopo la sua morte, nel 1519, dopo essere stato proclamato beato nel 1513. La sua tomba a Plessis-lez-Tours divenne subito meta di pellegrinaggi. Tuttavia, questa pace fu tragicamente interrotta il 13 aprile 1562.

Gli Ugonotti, calvinisti francesi, noti per la loro violenza e l'odio anticattolico, profanarono la tomba del santo nel convento dei Minimi a Tours. Come descritto da Fra’ Isidoro Toscano da Paola nella sua opera, gli Ugonotti "si ribellarono contro il loro legittimo Re Carlo e, violando le leggi divine ed umane, sorpresero infatti parecchie città di quel Regno [...] spogliando e derubando le chiese e profanando le cose più sacrosante, facendo guerra non solo ai vivi [...] ma anche ai morti ed alle loro ceneri, buttandole al vento ed alle fiamme, dopo avere aperte le loro casse e dissotterrando i corpi per disturbare il loro riposo."

Il 13 aprile 1562, questi "empi" si recarono al sepolcro di San Francesco. Trovarono il suo corpo "fresco ed intero, come se allora vi fosse stato collocato", nonostante fossero passati cinquantacinque anni dalla morte del santo. Senza alcun segno di pietà, lo tirarono fuori dalla tomba, trascinandolo per i piedi. Lo condussero nella foresteria del monastero, dove, a corto di legna, usarono i legni della Croce di un grande Crocifisso e altre Croci degli altari della chiesa per bruciarlo. Di conseguenza, rimasero solo le ceneri e qualche pezzo d'osso.

Non tutti sanno della tomba di San Francesco di Paola in Francia a Plessis-lez-Tours, dove "dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine" il fondatore dell’ordine dei Minimi "morì a Plessis-lez-Tours il 2 aprile 1507". A causa di questa profanazione, la sua tomba è oggi vuota. Le poche ossa che si riuscirono a recuperare sono custodite a Paola, a Tours e altri frammenti (come un dito, una costola e piccoli frammenti) a Lamezia Terme, Palermo e in altri Conventi dei Minimi. Geograficamente, le spoglie del Santo tengono assieme comunità e paesi diversi, accomunati dalla fede e dalle opere lasciate ai posteri.

Il Culto e le Reliquie nel Tempo

Le reliquie di San Francesco di Paola subirono ulteriori oltraggi anche durante la Rivoluzione Francese. Tuttavia, nel 1803, il culto fu ripristinato. Dopo altre ripartizioni in varie chiese e conventi, le reliquie furono riunite e dal 1935 e 1955 si trovano nel Santuario di Paola. Dopo quasi cinque secoli, il santo eremita ritornò nella sua Calabria, di cui è patrono, così come lo è di Paola e Cosenza.

Nel 1943, Papa Pio XII, in memoria della sua miracolosa traversata dello Stretto di Messina, lo nominò protettore della gente di mare italiana. Il Santuario di San Francesco da Paola a Genova, posto nella zona Principe, sovrastante il porto, con vista a mare e retto dai Padri Minimi, è stato annoverato tra i Santuari dopo tale proclamazione. La festa liturgica del santo si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al cielo.

La devozione a San Francesco di Paola è capillare in molte regioni, come testimoniato dagli numerosi "ex voto" esposti nel Santuario di Genova, e dalla tradizionale targa di bronzo che lo raffigura nell'attraversamento dello stretto di Messina, posta sul ponte di comando di molte navi italiane. A Genova, la "Campana del mare" suona ogni sera in memoria dei defunti in mare. Anche in Lunigiana e a La Spezia, la sua figura è presente in chiese e bassorilievi, a dimostrazione della profonda e diffusa venerazione per il santo calabrese.

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