Il Significato del Venerdì della II Settimana di Quaresima

Il Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima è un giorno intriso di profonde riflessioni bibliche e spirituali, che invitano i fedeli a un serio esame di coscienza e a un rinnovamento del proprio cammino di fede. Le letture e le meditazioni proposte dalla liturgia di questo giorno mettono in luce la pazienza infinita di Dio, il rifiuto umano della Sua volontà e la chiamata incessante alla conversione e alla produzione di frutti di bene.

La Parabola dei Vignaioli Omicidi: Un Messaggio di Rifiuto e Misericordia

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.

Questa parabola descrive la storia di Israele che, come sostiene san Giovanni Crisostomo, ripetutamente macchia «le proprie mani con il sangue» dei profeti inviati da Dio. L'immagine della vigna narra, da una parte, gli sforzi continui del Signore per fare in modo che il suo popolo desse dei frutti; e, dall'altra, il ripetuto rifiuto degli uomini, e in particolare dei dirigenti del popolo.

Tuttavia, «la delusione di Dio per il comportamento malvagio degli uomini non è l’ultima parola! È qui la grande novità del Cristianesimo: un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica!» (Papa Francesco, Angelus, 8-X-2017). L’urgenza di rispondere con frutti di bene alla chiamata del Signore ci aiuta a capire la novità della fede cristiana.

Gesù si riferisce al Salmo 117: «La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi». La morte del figlio, che sembra definitiva e incomprensibile, diventa una via di Risurrezione. Nei piani divini gli insuccessi sono anche occasioni di salvezza e di vita.

I vignaioli omicidi di ieri e di oggi. Rispondo a chi mi accusa di fare a pezzi il Vangelo (539)

La Storia di Giuseppe: Un Parallelo di Rifiuto e Salvezza

La storia di Giuseppe, narrata nella Prima Lettura (Gen 37,3-4.12-13.17-28), è anche il racconto di un rifiuto e di un maltrattamento. Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, e i suoi fratelli, vedendo questo, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente. Essi complottarono contro di lui per farlo morire e lo vendettero per venti sicli d'argento. Questa situazione servì a fare arrivare Giuseppe in Egitto, a farlo diventare un uomo importante e così i figli di Giacobbe poterono sopravvivere.

Nel racconto si mette in evidenza l’infedeltà di Israele, ma soprattutto, appare evidente lo stile che adotta Dio nel trarre il bene dal male. Quello che sembrava una perversità insensata alla fine si è rivelata la chiave per la salvezza di Israele.

Così anche i servi e il figlio unico inviati vanno per trovare il frutto da coloro a cui era stata affidata la vigna che non era di loro proprietà, ma del padrone. Queste due pagine bibliche nel nostro cammino quaresimale possono essere invito a saper riconoscere e accogliere coloro o Colui che Dio manda davanti a noi per custodire la nostra vita.

Il Cammino Quaresimale: Forza nella Debolezza

Un Ritiro Personale per la Vita Spirituale

Il cammino quaresimale ci invita a intraprendere un serio lavoro di purificazione dai vizi capitali. L'ostacolo maggiore, spesso, è la nostra debolezza. Per ritrovare un vigore spirituale e affrontare il combattimento contro i vizi, è opportuno agire su tre fronti, riferendoci alla salute del corpo come analogia:

  1. Cibo Sano: Ricorrere all’Eucaristia il più spesso possibile e nutrirsi della Parola di Dio leggendo con calma le Letture del giorno per vivere più consapevolmente la Santa Messa. La Comunione è un sostegno per la debolezza dell'anima.
  2. Riposo Sufficiente: Il vero riposo dell’anima è la preghiera del cuore, lo stare in silenzio contemplando la magnificenza di Dio, con i sentimenti di Maria quando pregò il Magnificat. Donare tempo a Dio, mettersi in silenzio alla Sua presenza e lasciarlo agire nell'anima.
  3. Moderata Palestra: Fortificarsi con un adeguato allenamento spirituale, controllando le passioni e l'orgoglio attraverso l'ascesi. Piccole rinunce quotidiane, come digiuni, elemosine, un sorriso in più, un'attenzione maggiore verso gli altri, sono un allenamento essenziale.

Se lo vogliamo, tutto ci viene reso possibile. Non basta imporsi di essere generosi dall'esterno, bisogna trovare la chiave giusta per aprire il cuore, riconoscendo che la vera ricchezza è l'Amore di Dio. Nessuna ricchezza del mondo è paragonabile a un attimo con il Signore.

Simbolo dell'Eucaristia e della Parola di Dio

La Chiesa e la Sapienza di Dio

La Vigna, la Chiesa e la Sapienza

Dio ce lo ha fatto “conoscere” e non soltanto “immaginare”, quando si è incarnato. «E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà…» (Efesini, 1, 6-9).

La Sapienza ha trovato la sua sede in Maria, perché di nient’altro poteva essere la sede. L’Incarnazione del Verbo, in Maria, è avvenuta con la stessa fulminea rapidità con cui era avvenuta la Rivelazione della Luce, nel Nulla. Senza incontrare resistenze, e addirittura, essendo invocata! Successivamente la Sapienza si è stabilita nella Chiesa, assumendone il Corpo. Più tardi ancora, e ormai per sempre, Ella prenderà la sua dimora nella Gerusalemme celeste: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed Egli sarà il loro Dio» (Apocalisse, 21, 3).

Ciascuno di noi è chiamato ad essere, nel suo piccolo, una “Sede della Sapienza”, poiché per ognuno di noi Gesù ha sofferto sulla Croce, sacrificandovi quel Corpo in cui si era materializzata la Volontà di Dio rispetto all’uomo. Inoltre, ciascuno è o può essere parte di quel Corpo mistico che è la Chiesa, che è nuovamente “Sede della Sapienza”. Infine ciascuno può ricorrere a Maria, che lo è per definizione.

La Legge di Dio: Amore Totale e Riconciliazione

Dio chiede a tutti la testimonianza dell'amore. Amore totale e forte. Il Salmo 117 ci ricorda che "forte è il suo amore per noi". Amore forte è amore di fedeltà estrema e di concretezza vera. Per questo egli ci dice: «Se stai presentando un'offerta sull'altare e lì ti ricordi che un tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all'altare e va' prima a riconciliarti col tuo fratello» (Mt 5, 23-24).

Questa è una legge singolare! Si ha l'impressione che stravolge il concetto di giustizia. L'offeso deve muovere il primo passo per entrare nella riconciliazione col fratello che ha offeso. Questa è la legge di Dio, Egli, per salvare l'uomo, ha fatto il primo passo verso il peccatore. La legge di Gesù non ammette attenuanti né scusanti. L'amore trasformante deve essere amore totale, al massimo grado.

Il cuore dell’uomo è attaccato alla propria identità umana e sociale oltre il lecito e il dovuto. «Voi tutti siete una cosa sola in Cristo», afferma San Paolo. «Dovete nascere dall’alto» (Gv.3,7). Bisogna cessare l’affrancatura che viene dalla terra. Anche la Samaritana capisce la necessità di invocare l’esperienza dello Spirito, l’esperienza di quella sete di verità e di libertà che ella va cercando in scelte di vita degradanti e contrarie a quella vita dello spirito d’amore tanto ricercato.

I vignaioli omicidi di ieri e di oggi. Rispondo a chi mi accusa di fare a pezzi il Vangelo (539)

Preghiere per il Venerdì di Quaresima

Le preghiere del Venerdì di Quaresima riflettono il desiderio di accogliere la misericordia divina e di conformarsi alla volontà di Dio, superando la propria debolezza e peccaminosità:

  • Nell’ora della prova Signore non ci abbandonare.
  • Quando pecchiamo: O Dio, amante della vita, che nella riconciliazione ci doni sempre una nuova opportunità per gustare la tua infinita misericordia, ti supplichiamo di infondere in noi il dono della sapienza per considerare ogni uomo e ogni donna come tempio del tuo Spirito e rispettarli nella loro inviolabile dignità. Per Cristo nostro Signore.
  • O Dio, nostra giustizia, che ci hai donato il tuo unico Figlio, glorificandolo sul trono della croce, infondi nei nostri cuori la tua speranza perché sappiamo riconoscerti presente nei momenti bui della nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
  • Signore, che ti sei fatto carico delle nostre sofferenze e le hai condivise fino al patibolo che schiaccia e umilia, non abbandonarci sotto il peso delle nostre croci ma sostienici con la tua presenza paterna. Per Cristo nostro Signore.
  • Signore, Padre buono, concedici di incontrare lo sguardo amorevole della Madre del tuo Figlio, così che ciascuno di noi, libero dalla propria solitudine interiore, possa riposare nell’abbraccio materno di Colei che in Gesù ha abbracciato e amato ogni uomo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
  • O Signore, che in Cristo ti sei fatto vicino ad ogni uomo, donaci di riconoscerti negli ultimi che incontriamo lungo le nostre strade per incontrarti e accoglierti in ogni fratello e in ogni sorella. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
  • O Dio, vera luce e sorgente della luce, che nella debolezza riveli l’onnipotenza dell’amore, imprimi nei nostri cuori il tuo volto, affinché sappiamo riconoscerti nei patimenti dell’umanità. Per Cristo nostro Signore.
  • Signore, che hai condiviso in tutto la nostra condizione umana, donaci la forza di rialzarci quando non abbiamo più nemmeno il desiderio di farlo. Accresci in noi la certezza che, nella stanchezza e nello sconforto, il tuo Spirito cammina al nostro fianco. Tu che vivi e regna nei secoli dei secoli.
  • O Dio, che nel tuo Figlio ci hai detto e donato tutto, rendici testimoni credibili della tua misericordia; fa’ che le nostre parole e i nostri gesti siano sempre un segno sincero e gratuito della tua carità nei confronti di ogni fratello e sorella. Per Cristo nostro Signore.
  • Quando abbiamo la tentazione di allontanarci da te Non lasciarci Signore.
  • Quando siamo delusi dal mondo e dalla vita: O Dio, fortezza di chi spera in Te, che concedi a chi ti segue di vivere nella pace, rialzaci dalle cadute delle nostre infedeltà e versa sulle nostre ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. Per Cristo nostro Signore.
  • O Dio, che ci rendi liberi con la tua verità, spogliaci dell’uomo vecchio che fa resistenza in noi e rivestici della tua luce per essere nel mondo il riflesso della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.
  • Signore, fonte di misericordia e di perdono, donaci la grazia di non rimanere inchiodati nel nostro peccato, ma di vedere nella nostra debolezza una possibilità nuova per far trasparire la potenza della tua Croce. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
  • «Quando Gesù ebbe preso l’aceto esclamò: Tutto è compiuto!» (Gv 19,30). O Dio, re di giustizia e di pace che hai accolto nel grido del Figlio tuo quello dell’intera umanità, accogli fra le tue braccia i crocifissi del nostro tempo e donaci di riconoscere in loro la fiamma viva del tuo Spirito. Per Cristo nostro Signore.
  • O Signore, Padre buono, donaci di sentirti vicino come presenza consolatrice e riconciliante, fino al momento in cui, per un dono della tua provvidenza, ci chiamerai ad essere una cosa sola con Te. Per Cristo nostro Signore.
  • Per tutti i governanti, gli amministratori: Apri Signore tutti i cuori.
  • Per ciascuno di noi: O Dio, eterna luce e giorno senza tramonto, ricolma dei tuoi beni coloro che si dedicano alla tua lode e al servizio di chi soffre, negli innumerevoli luoghi di dolore dell’umanità. Per Cristo nostro Signore.

Liturgia del Venerdì di Quaresima

Nei Venerdì di Quaresima non si celebra la santa messa. Pertanto, quando i Vespri del Venerdì sono celebrati in forma solenne col popolo, dopo i riti lucernari si proclamano, con i rispettivi salmelli e le orazioni, le letture vigiliari.

Il sacerdote (o il diacono) esce dalla sacrestia e si reca in processione all’altare, preceduto dai ministri che portano il turibolo non fumigante e la navicella (se è prevista l’incensazione) e una lampada accesa tra due candelieri spenti. Mentre si canta il Lucernario, i ministri presentano i due candelieri spenti al sacerdote (o al diacono). Questi, tracciato un segno di croce sulla lampada accesa, attinge alla fiamma e accende i candelieri. Alcuni ministri dispongono i candelieri vicino o sopra l’altare. Dopo l’accensione dei candelieri, il sacerdote (o il diacono), secondo l’opportunità, infonde l’incenso, sale all’altare e lo bacia. Ricevuto il turibolo, incensa l’altare.

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