La Salve Regina: Storia, Significato e Attualità di un'Antifona Mariana

Tra le preghiere mariane, sicuramente una delle più diffuse e conosciute è senza dubbio la “Salve Regina”, una delle quattro antifone dedicate alla Vergine, insieme a “Regina Coeli”, “Ave Regina Coelorum” e “Alma Redemptoris”. A motivo del suo tenero linguaggio devozionale e del bel canto gregoriano che ne accompagna la versione latina, la Salve Regina è una delle preghiere alla Madonna più amate e celebrate.

L’orazione è ancora recitata o cantata nella Liturgia delle Ore, la preghiera ufficiale della Chiesa, e alcuni fedeli concludono con essa il Santo Rosario. Comunemente, infatti, essa viene recitata al termine dei misteri del Santo Rosario e precede il lungo elenco delle litanie. Questo gioiello di lode e supplica era inoltre intonato dopo la messa dal 1884 al 1964.

Illustrazione della Vergine Maria con bambino, in stile medievale

Origini e Autori della Salve Regina

L'origine della preghiera è fatta risalire al XI secolo, un periodo chiamato il grande secolo della pietà mariana, che riassume in un certo modo la devozione mariana di quell’epoca. L’autore di questa preghiera tanto amata è ignoto. Sebbene sia stata attribuita a molti autori, tra cui il vescovo spagnolo Pietro Martinez († 1000) e il vescovo francese Ademaro di Le Puy († 1098), uno dei fautori della prima Crociata, la tradizione più diffusa la attribuisce al monaco Ermanno di Reichenau.

Ermanno lo Zoppo (Hermannus Contractus)

Ermanno era un monaco vissuto nella prima metà dell’XI secolo nel monastero di Reichenau, sul lago di Costanza, un’abbazia fondata prima di Carlo Magno ed esistente da più di duecento anni. Veniamo a sapere che Ermanno nacque il 18 luglio del 1013 da Eltrude, sposa di Goffredo conte di Altshausen di Svezia. Per la sua grave malformazione fisica - non poteva stare eretto né tanto meno camminare - fu soprannominato il “Rattrappito” o “il Contratto” (dal latino «contractus», che significa appunto contratto, rattrappito, ma anche storpio).

Nonostante la sua grave infermità, all’interno del monastero Ermanno riuscì a studiare e a comporre questa splendida antifona. La biografia riferisce che Ermanno non fu soltanto un ricercatore molto colto - conosceva la matematica, il greco, il latino, l’arabo, l’astronomia e la musica - ma anche un uomo contraddistinto da un’umanità appassionata, una persona «piacevole, amichevole, sempre ridente; tollerante, gaia», che scoprì in monastero la bellezza dell’amicizia e il calore di una casa. All’amico del cuore Bertoldo, che quotidianamente lo accompagnava e lo aiutava, affidò i suoi pensieri più intimi nei giorni della pleurite che lo avrebbe portato alla morte. Come scrisse il biografo Bertoldo, «La vita è così piena di vita pulsante che Ermanno ne esce veramente vivo […] per il suo coraggio, la bellezza della sua anima, la sua serenità nel dolore, la sua prontezza a scherzare, la dolcezza dei suoi modi che lo resero “amato da tutti”».

Mappa del Lago di Costanza con il Monastero di Reichenau

L'Influenza di San Bernardo di Chiaravalle

Dobbiamo inoltre aggiungere che forse la composizione dell’ultimo verso: “O clemens o pia, o dulcis virgo Maria” sia opera di San Bernardo (1090-1153), il quale visse anche un periodo all'eremo dei Santi Jacopo e Verano alla Costa d'acqua. Un’altra interessante notazione riguarda l'evoluzione del testo: nei manoscritti più antichi non compare il termine “Mater”, che sarebbe stato aggiunto successivamente nel XVI secolo, per cui in origine si diceva “Regina Misericordiae”.

La Salve Regina nella Liturgia e nella Tradizione

La Salve Regina, inizialmente espressione della pietà monastica, ha trovato un posto rilevante nella pietà popolare, riscuotendo grande simpatia tra la gente. La sua diffusione è legata a diversi ordini religiosi.

Diffusione tra gli Ordini Monastici e Mendicanti

  • Abbazia di Cluny: Introdusse l’orazione nel servizio liturgico intorno al 1135. Si cantava come inno processionale al tempo dell’abate Pietro il Venerabile († 1156), che l’aveva stabilita durante la processione della festa dell’Assunta e nelle altre grandi feste. Gli «Statuti della Congregazione Cluniacense», redatti verso il 1135, prescrivevano il canto dell'antifona in specifiche processioni.
  • Cistercensi: La Salve era ampiamente utilizzata dai Cistercensi, il che spiega perché una delle attribuzioni più diffuse sia stata anche quella a san Bernardo di Clairvaux († 1153). L’Antifonario cistercense, riformato tra il 1135 e il 1145, prevedeva il canto della Salve come antifona al Benedictus o al Magnificat, e nelle quattro feste medievali di santa Maria: Purificazione (2 febbraio), Annunciazione (25 marzo), Assunzione (15 agosto) e Natività (8 settembre). I Cistercensi la utilizzano dal 1251.
  • Domenicani: Ben presto la Salve Regina fu adottata dagli Ordini mendicanti. Nel 1221 i Domenicani introdussero il canto quotidiano della Salve dopo Compieta, prima a Bologna e poi negli altri conventi della Provincia di Lombardia, da dove si estese rapidamente in tutto l’Ordine.
  • Servi di Maria: Tra gli Ordini mendicanti, i Servi di Maria si distinsero per un uso particolarmente frequente. Le Costituzioni antiche redatte nel 1280 prescrivevano la recita della Salve Regina alla fine di ogni ora e dopo la mensa comune, con poche eccezioni. Ogni sera la Salve doveva essere cantata con grande devozione. Durante il canto della Salve, i Servi inchinavano il capo e piegavano un ginocchio alle parole “Salve Regina”, fino al secondo “Salve”. Nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna si può contemplare la dolce icona della Madonna della Salve, di autore anonimo del XIII secolo, che la tradizione vuole sia stata donata ai frati da san Filippo Benizi († 1285). Il famoso frate David Maria Turoldo, in un brano poetico, ha presentato in modo suggestivo il rapporto filiale tra la Vergine e i suoi Servi in relazione a questa antifona.

Il secolo XIV vide l’introduzione della Salve Regina nell’Ufficio Divino, anticipando l’attuale Liturgia delle Ore. Numerosissimi, poi, sono i compositori che, nel corso della storia, hanno musicato questo testo.

Miniatura medievale raffigurante monaci che cantano in coro

Un'Antifona con Riscontro Storico

Si narra che l’equipaggio di Cristoforo Colombo avesse recitato proprio la Salve Regina la sera prima di avvistare finalmente il Nuovo Mondo, un aneddoto che sottolinea la profonda radicazione di questa preghiera nella fede popolare e nella storia.

Struttura e Significato della Preghiera

La Salve Regina è un piccolo gioiello letterario e religioso, apprezzato per l’originalità ritmica, lo slancio dei sentimenti e la supplica piena di fiducia. La preghiera è contemporaneamente espressione di saluto, forma di “clamore” e voce di supplica. È il saluto dei servi alla Regina di misericordia, un saluto solenne espresso con felice disposizione letteraria: lo stesso termine apre e chiude la prima strofe: «Salve, Regina […] spes nostra, salve». È anche un clamore nel senso biblico-liturgico di grido di un popolo oppresso che sale fino al cielo.

Dopo aver salutato la nostra Regina e Madre ricolma di tenero amore per noi, le esponiamo piangenti le nostre esigenze. È Lei l’Avvocata, alla quale chiediamo che, quando sarà giunta la nostra ora, ci mostri Gesù, nato da Lei!

La "Valle di Lacrime"

L'espressione «valle di lacrime» con cui è chiamato il nostro mondo e la nostra vita, risuona con particolare forza in questa preghiera. Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia e profondo conoscitore dell’animo umano, ha commentato questa espressione, evidenziando che «Le lacrime sono la caratteristica più profonda della nostra vita: lacrime di angoscia, di paura; lacrime di chi è lasciato, maltrattato, deriso, colpito, violentato; lacrime di chi non ha più nessuno, di chi ha fame, di chi ha freddo, di chi ha subito ingiustizia. Le lacrime diventano invocazione di liberazione, di riscatto». Il pianto e le lacrime sono un tema ricorrente nei discorsi e nelle omelie di Papa Francesco, inserendosi nella plurisecolare tradizione della Chiesa.

Don Luca Saraceno, rettore del santuario «Madonna delle lacrime» di Siracusa, nel suo libro La saggezza delle lacrime ha individuato sette tipologie di lacrime secondo Papa Francesco: lacrime di gioia, di perdono e di pentimento, d’inquietudine per amore, di fedeltà, di compassione, di consolazione, di beatitudine.

Salve Regina | La Luce di Maria

Celebri Commentari sulla Salve Regina

La Salve Regina, per la sua profondità teologica e devozionale, è stata oggetto di numerosi commentari nel corso dei secoli. Tra i più significativi si segnalano quelli di Goffredo di Auxerre, San Lorenzo da Brindisi e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Goffredo di Auxerre

Si ritiene che il monaco cistercense Goffredo di Auxerre († 1188 ca.) - amico e confidente di san Bernardo, suo segretario e compagno di molteplici viaggi - in un’omelia pronunziata per la festa della Natività di Maria, probabilmente negli anni in cui fu abate di Clairvaux (1162-1165), abbia scritto il primo commento alla Salve Regina. Questa omelia-commento costituì una novità di rilievo nell’ambito dell’omiletica monastica, destinata a un duraturo successo.

Nella seconda parte dell’omelia, Goffredo spiega i tre attributi che accompagnano il titolo di Regina misericordiae applicato a Maria: «vita, dolcezza, speranza nostra»:

  • Maria è nostra vita perché con gli esempi della sua esistenza santa genera ed educa alla vita.
  • È nostra dolcezza perché portatrice di valori d’immensa amabilità, quali l’amore alla contemplazione, la gioia al suo ricordo, la fiducia che infondono i suoi occhi misericordiosi rivolti verso di noi.
  • Maria è speranza nostra anzitutto perché è «speranza di risurrezione». Contemplando già compiuto in lei ciò che attendiamo con intimo e struggente desiderio - la vittoria sulla morte e la felicità eterna -, ci sentiamo rincuorati e pieni di fiducia.

Goffredo non ignora che, rigorosamente parlando, vita nostra è solo Cristo, lui solo la sorgente della suprema dolcezza e la nostra unica speranza. Ma per lui, come per il suo maestro Bernardo, tutto ciò è dato per acquisito: in Maria non vi è luce che non sia riflesso di quella di Cristo. Il presupposto da cui parte Goffredo nel commento alla Salve è familiare alla letteratura devota del Medioevo: la coscienza della propria miseria e del proprio peccato e insieme l’anelito alla liberazione e alla vita.

San Lorenzo da Brindisi

Tra gli altri celebri commentatori merita di essere ricordato San Lorenzo da Brindisi († 1619), frate cappuccino, sacerdote, dottore della Chiesa e illustre biblista, considerato uno dei più grandi devoti di Maria. È autore di 84 discorsi sulla Vergine, tra cui 6 specificamente dedicati alla Salve Regina. In questi discorsi, il santo ripropone l’antica questione sul rapporto tra i titoli «Regina» e «Madre» attribuiti a Maria, individuandone l’origine nella somiglianza di Maria con Dio e con Cristo. Se Dio è sommamente potente (Re) e sommamente buono (Padre), analogamente Maria possiede grande potenza (Regina) ed è piena di bontà (Madre). Secondo San Lorenzo, Dio ha fatto Maria Regina potente e Madre di Misericordia per intervenire a favore della Chiesa e dell’umanità.

Sant'Alfonso Maria de' Liguori

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), grande missionario, vescovo zelante e celebre scrittore, è autore dell’opera Le Glorie di Maria edita nel 1750. Questo libro, che godette di un’eccezionale popolarità, ebbe uno straordinario successo e fu tradotto in varie lingue. Ritenuto da alcuni studiosi il capolavoro del santo, fu pubblicato dopo lungo travaglio e accurate ricerche storiche e teologiche.

Il volume si divide in due parti: la prima comprende un ampio commento alla Salve Regina, mentre la seconda presenta «Le virtù di Maria». Nel commento alla Salve Regina, che costituisce la parte più importante del famoso libro, sant’Alfonso descrive in maniera viva, a volte drammatica, i molteplici interventi della Vergine nei confronti dei fedeli. Maria ottiene loro il perdono, li riporta all’amicizia con Dio; se il peccato separa e allontana da Dio, ella avvicina, riconcilia, unisce. Interviene per mantenere in grazia il peccatore convertito: lo invita alla preghiera, gli ottiene luce e forza, gli impedisce di cadere ancora, gli ottiene il dono della perseveranza finale.

Ritratto di Sant'Alfonso Maria de' Liguori

Il Valore e il Significato Contemporaneo della Salve Regina

Per il suo linguaggio e l’atteggiamento cultuale, per l’ambiente sociale che riflette e la concezione teologica cui si riferisce, la Salve Regina è un’espressione tipica del Medioevo. Nonostante ciò, per tali valori, la Salve è stata ed è amata da generazioni di fedeli. È una preghiera autentica sulle labbra dei primi oranti e risuona vera, nonostante la mutata temperie culturale, sulle labbra di quelli del nostro tempo.

Il popolo cristiano invoca la Madre della Misericordia perché riconosce in lei la misericordia del Padre in forma materna, fatta cioè di tenerezza, gratuità, generosità, accoglienza. Il titolo «Madre della Misericordia» - presente nella Salve Regina - giustamente la celebra. Anzitutto perché è la Madre di Colui che è Misericordia, Cristo, come afferma san Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in misericordia. Inviato nel mondo da Dio, Cristo si fa uomo per amore dell’umanità, per condividerne dolore, solitudine, paura, morte.

Il rivolgersi fiducioso alla Madre della Misericordia non è solo per il popolo devoto richiesta di intercessione per i peccati, ma soprattutto implorazione del suo aiuto a divenire misericordiosi, secondo il comando del Figlio Gesù: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36).

Nella Bolla Misericordiae Vultus (11 aprile 2015), con cui è stato indetto il Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco afferma al n. 24 l'importanza della misericordia. Le parole del Papa sollecitano all’uso orante della Salve Regina in questo anno dedicato alla misericordia. Sollecitati da Papa Francesco, soprattutto in quest’Anno straordinario della Misericordia, possiamo domandarci: cosa significa per noi essere misericordiosi? Letteralmente vuol dire avere un cuore sensibile alle miserie altrui, essere pronti a soccorrere. È l’atteggiamento del buon samaritano che, avendo incontrato sul ciglio della strada un malcapitato straniero, per di più di altra fede religiosa, ne ha compassione (cf. Lc 10,33), sente cioè una stretta al cuore che gli provoca una serie di atti di soccorso.

Pertanto, nel pregare e cantare alla Madre della Misericordia attraverso la Salve Regina, possiamo impegnarci a seguire Cristo, la via che la Madre di Dio ci insegna a percorrere: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Come a dire: «Questo Figlio mio vi potrebbe dire qualcosa che vi potrebbe sembrare strana, ma voi fidatevi, come ho imparato a fidarmi io, anche quando le sue parole mi sono sembrate strane». In effetti, il Figlio dice ai servi una cosa piuttosto strana: i commensali vogliono il vino, e voi portategli l’acqua. «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

Immagine simbolica della misericordia divina o del Buon Samaritano

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