Il Culto di San Giacomo e la Cattedrale di San Zeno a Pistoia

La città di Pistoia è storicamente un'importante meta di pellegrinaggio e una delle principali città italiane con un forte culto di San Giacomo, tanto da essersi aggiudicata appellativi come "Compostela italiana", "seconda Compostela" e "Santiago minor". In passato, è stata considerata, insieme a Roma e Gerusalemme, una delle tre mete di pellegrinaggio principali della cristianità.

Mappa del percorso di pellegrinaggio verso Pistoia

L'Origine Antica del Culto Giacobeo a Pistoia

L’origine del culto di San Giacomo nella città di Pistoia ha radici antiche. Nell’anno 849, in vista di una temuta invasione dei Saraceni che già stavano alle porte di Roma, gli abitanti della città invocarono la protezione dell’apostolo, come erano usi fare nei momenti di disperazione. La città fu risparmiata e, quale ringraziamento, i pistoiesi edificarono, dopo qualche tempo, una piccola chiesa presso il Castellare, un fortilizio eretto nella prima cerchia delle mura. La chiesina di San Jacopo in Castellare venne nominata, dal volgo, San Jacopino. Questa chiesa, edificata come solenne ringraziamento, è da identificarsi con quella di San Iacopo in Castellare la cui storia è indiretta testimonianza del primo embrione del culto giacobeo a Pistoia, molto prima dell’arrivo della reliquia da Compostela.

Nel 1784, la chiesina venne utilizzata come sede di un lanificio dove lavoravano le fanciulle povere ospitate nelle vicine Scuole Leopoldine.

L'Arrivo della Reliquia da Santiago de Compostela

Le fonti storiche raccontano che nel 1113 divenne vescovo della città un monaco spagnolo, formatosi nella scuola della Congregazione Vallombrosiana, che per la sua condotta esemplare, prima come semplice monaco e poi quale vescovo, dopo la sua morte fu dichiarato santo con il nome di Sant’Atto. In quel periodo, la città viveva un complicato periodo storico e, con l’intento di conciliare il potere del Comune con quello della Chiesa, il sant’uomo si fece promotore del recupero di una reliquia del Santo Apostolo dalla Gran Cattedrale di Santiago de Compostela, dove si trovava sepolto.

In quella città insegnava, nel ruolo di Scholae Magister, un ecclesiastico di nome Ranieri, diacono di origini pistoiesi. Mediovillano e Tebaldo furono i due nobili messaggeri pistoiesi ai quali fu affidato il compito di riportare in città il prezioso reperto. La reliquia di San Giacomo, un frammento osseo del cranio donato dall'arcivescovo di Compostela, Diego Gelmírez, al vescovo Atto di Pistoia, giunse a Pistoia intorno al 1140/1145. L’arrivo della reliquia fu accolto con grandi festeggiamenti e rese la città una delle tappe fondamentali del cammino dei pellegrini lungo la Via Francigena. Le offerte tributate al Santo arricchirono grandemente la città, formando un vero e proprio tesoro sacro.

A testimonianza della sua importanza, la città di Santiago di Compostela regalò a Pistoia un cippo con il simbolo del cammino di Santiago, posto in prossimità di Piazza del Duomo.

Foto della reliquia di San Giacomo o di un reliquiario nella cattedrale

La Reliquia e la sua Custodia nella Cattedrale di San Zeno

La sacra capsella contenente il frammento di San Giacomo, una volta giunta a Pistoia, trovò solenne collocamento in un altare consacrato a ciò “in basilica nostre matris Pistoriensis ecclesia”. È custodita nella Cappella di San Jacopo all'interno della Cattedrale di San Zeno, di fronte a un capolavoro di alta oreficeria, l'Altare d'Argento.

La reliquia di San Giacomo custodita nel Duomo di Pistoia ebbe un ruolo importante nei confronti della tomba dell’Apostolo a Santiago. San Giacomo, pescatore della Galilea, rispose alla chiamata di Gesù e fu da Lui chiamato "figlio del Tuono" (come il fratello Giovanni) per il suo carattere irruento e impetuoso. Dopo la Pentecoste, predicò il Vangelo in Giudea e Samaria per poi spostarsi fino in Spagna. Tornato a Gerusalemme nel 42 d.C., fu decapitato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 44.

È leggenda che i suoi discepoli, con una barca guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo nuovamente in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona (oggi Padron). Persecuzioni e proibizioni di visitare il luogo fecero perdere memoria della tomba sino a che, nell’813, l’eremita Pelagio, preavvertito da un angelo, vide strane luci simili a stelle sul monte Libredòn. Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi; uno dei tre aveva la testa mozzata e una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. Successivamente, il corpo fu condotto a Santiago, dove fu edificata la Cattedrale e lì custodito. A Santiago, per diversi motivi, si rese necessario spostare i resti dell’Apostolo in diverse occasioni, una delle quali a fronte della minaccia dei pirati del XVI secolo. Fu costruito un piccolo cubicolo sul retro dell’altare principale dove vennero nascosti i resti, che scomparvero per diversi anni fino a quando il cubicolo non fu scoperto nel 1884.

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L'Altare d'Argento: Un Capolavoro nella Cattedrale

All'interno della Cattedrale di San Zeno sono custodite diverse opere artistiche che ritraggono il santo, tra cui il magnifico Altare d'Argento. Questo capolavoro di alta oreficeria è posto di fronte alla Cappella di San Jacopo. Il nucleo originario dell'Altare d'Argento era una preziosa tavola che rappresenta i dodici apostoli, realizzata a partire dal 1287 d.C. dai migliori maestri orafi dell'epoca. Nel corso di due secoli, numerosi artisti orafi si avvicendarono nella creazione delle formelle. Posti sulla destra rispetto all'ingresso centrale, all'interno dell'arca di Sant'Atto, vi sono anche tre bassorilievi del 1337 che ritraggono varie scene con San Giacomo, realizzati in marmo dalla bottega senese di Giovanni di Agostino.

Foto dell'Altare d'Argento di San Giacomo

Tradizioni, Iconografia e Celebrazioni Popolari

Numerosissime tradizioni popolari nacquero in quell’epoca e tutt’oggi restano vive nella cultura pistoiese. L’Opera di San Jacopo ebbe origine per l’amministrazione delle offerte e per l’organizzazione delle celebrazioni, sia laiche che religiose, legate al culto del Santo. Ordinamenti di popolo si occupavano dei festeggiamenti: la Cattedrale era adornata internamente con festoni di verzura, rami di bosso, allori e rose. Si procedeva alla presentazione del tesoro, si correva il palio, si organizzava una fiera e una pantagruelica colazione. In occasione delle celebrazioni era usanza rilasciare alcuni prigionieri e distribuire cibo ai poveri.

L'Iconografia di San Giacomo

Nell’iconografia e nella memoria socialmente condivisa, San Giacomo è rappresentato con le caratteristiche che appartengono solitamente a un pellegrino. Su un altare posto davanti alla Cappella di San Jacopo, vi era una statua lignea di San Jacopo che veniva coperta con un mantello rosso il giorno della ricorrenza del patrono. Secondo la tradizione tale gesto rendeva il santo non solo un pellegrino ma anche un barone e priore della città.

La Leggenda del "Pastrano Rosso" e il Rito della Vestizione

Tradizionale è il rito della vestizione, che ha luogo il 25 luglio: si pone sulle spalle della statua dell’Apostolo, posta sul lato destro della facciata del Duomo, una mantellina di colore rosso. La tradizione di coprire San Iacopo con il pastrano rosso, facendolo diventare non solo pellegrino ma anche barone e priore della repubblica medievale pistoiese, è continuata, salvo qualche breve parentesi, fino all’epoca attuale. Soppressa la Cappella di San Iacopo, si iniziò a vestire la statua di Andrea Vaccà, prima posta sul tetto del portico della Cattedrale, poi spostata in cima ai due acroteri.

Una leggenda popolare narra l'origine di questo gesto: Sa’Iacopo er’un contadino di giù di lontano, eppò ‘un zi dice S. Iacopo di Gallizia? E pare ‘he fusse anco ‘n pò bindolo, o almeno, sa?…’un pagaa ma’ nessuno. Sicchè lu’ un giorno va da un contadino a comprà un par di vitelli, dice: “Ve li pagherò a tanto haldo; venite là per Sa’ Iaopo e allora ve li pago”. Codesto contadino gli dà ‘vitelli e lu’ se ne va. Quande ‘rivò a Sa’ Iacopo, ‘l contadino gli va a chiède ‘su quattrini, ma lu’ birbo, ‘he se n’arriordaa, ‘he devea vienì questo a piglià ‘quattrini, si messe ‘l pastran’ addosso per parè d’aè freddo. ‘Riva ‘l contadino, dice: “Oh!…or’è caldo, e siem’a Sa’Iacopo e son venuto a prènde’ ‘cuattrini de’ vitelli: Fa, lu’ dice: “Si, ma i’ ‘un ho mia ‘aldo! ‘un vedete ‘he ho sempre ‘l pastran’ addosso?”. La leggenda vuole che San Giacomo, prima di passare alla vita spirituale, fosse sensale di cavalli e usasse rimandare i pagamenti alla stagione calda. Così, pur essendo in piena estate, ad un creditore che lo avvicinò per riscuotere, il santo si presentò avvolto in un pastrano rosso fingendo un gran freddo e rimandando il pagamento “a tanto caldo”.

La Giostra dell'Orso e l'Anno Iacobeo

Oggi, notevole attrattiva laica è il palio Giostra dell’Orso che ha luogo il 25 Luglio, tre giorni dopo il rito della vestizione. Si tratta di un torneo equestre tra i quattro rioni cittadini che si danno battaglia in una gara di abilità nell'incantevole Piazza del Duomo. Per il popolo pistoiese il 25 luglio era il giorno della festa, del riposo, della solenne celebrazione in Cattedrale, ma anche il momento del pubblico divertimento dove assistere al palio dei barberi che si correva lungo le strade della città o prendere parte alla chiassosa e pittoresca fiera sul Prato di San Francesco. Nell’occasione della festa, la Cattedrale di San Zeno e la Cappella di San Jacopo erano preparati con ricchi allestimenti di pregiate stoffe, reliquiari e splendidi pezzi di oreficeria.

La storia narra che in principio erano serviti frutta, pane, vino e berlingozzi, tipici tarallucci al gusto d’anice. Con il passare degli anni diventò regola offrire confetti, finocchiata (salume tipico Toscano, con un leggero sentore di finocchio) e rinfreschi di trebbiano (il celebre vino) e ancora, nei secoli successivi, confetture, cialdoni (dolci particolarmente amati da Lorenzo il Magnifico), pistacchi, frutta candita, vino greco, malvasia e trebbiano.

Dal 9 gennaio 2021 al 25 luglio 2022 si è celebrato l’Anno Iacobeo, un avvenimento che si ha ogni qual volta il 25 luglio, giorno dedicato a San Giacomo o Jacopo, cade di domenica.

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La Piazza del Duomo: Cuore di Pistoia

La Piazza del Duomo, da sempre fulcro delle attività politiche, religiose e sociali della città di Pistoia, accoglie i principali monumenti espressione del periodo d’oro vissuto dalla città nel Medioevo. Pistoia vanta una delle più suggestive piazze d'Italia: Piazza del Duomo, centro geometrico e fulcro sia del potere civile che ecclesiastico su cui si affacciano la Cattedrale di San Zeno, con il suo campanile costruito su di un'antica torre longobarda; il Battistero gotico di San Giovanni in corte (spesso semplicemente "Battistero di S. Giovanni").

La Cattedrale di San Zeno è uno splendido edificio in stile romanico; costruita nel X secolo, presenta una facciata con rivestimenti a fasce lineari bianco-verdi di chiara derivazione pisano-lucchese. La chiesa al suo interno custodisce il Tesoro di San Jacopo, un meraviglioso Altare d’Argento dedicato all’Apostolo Giacomo.

A fianco della cattedrale svetta l’imponente Campanile, con i suoi 67 metri di altezza, innalzato tra il X e il XII secolo. Diviso in tre fasce sovrapposte, ognuna con un registro stilistico diverso, offre un panorama mozzafiato. Oltre a una magnifica vista sulla città e sulle colline circostanti, la salita al campanile permette di ammirare in modo ravvicinato e con una prospettiva privilegiata la sommità del Battistero e la cupola della Basilica della Madonna dell’Umiltà, altro simbolo della Pistoia rinascimentale. Inoltre, nelle giornate serene, dal Campanile di Pistoia è visibile il Campanile di Giotto di Firenze, a suggellare la posizione strategica della città di Pistoia, tra Firenze, Lucca e gli Appennini.

Pistoia costituisce una felicissima sintesi della toscanità tanto amata dai turisti, specialmente stranieri, tanto da essere stata Capitale italiana della cultura 2017, un riconoscimento che ha segnato un "cambio di passo" nella promozione turistica della città.

Veduta aerea della Piazza del Duomo di Pistoia

Informazioni per i Visitatori

Per esplorare la ricchezza artistica e storica della Cattedrale di San Zeno e del suo Altare d’Argento, nonché per godere della vista dal Campanile, sono disponibili diverse opzioni di visita:

Visita Tariffa Intero Tariffa Ridotto/Gruppi Note
Cattedrale di San Zeno e Altare d’Argento € 5,00 € 3,50 (Gruppi > 12 pax) Include visita audioguidata alla Cattedrale e alla Cappella del Crocifisso (Altare Argenteo di San Jacopo).
Campanile € 8,00 € 5,50 (Gruppi > 8 pax) Visita con accompagnatore.
Cattedrale + Altare D’argento + Campanile € 12,00 € 10,00 Biglietto combinato che include tutte le precedenti visite.

NOVITÀ: Dal 1 agosto 2023 è possibile combinare la visita de “I due Tesori” con la visita al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.

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