Altari Romani e Rilievi nelle Gallerie degli Uffizi

Le Gallerie degli Uffizi, celebri per le loro inestimabili collezioni d'arte rinascimentale, custodiscono anche un significativo patrimonio archeologico romano. Tra le opere esposte, spiccano importanti altari e rilievi che offrono una preziosa testimonianza dell'arte, della religione e della vita pubblica nell'antica Roma. Questi manufatti, giunti alle collezioni medicee e poi agli Uffizi attraverso varie acquisizioni e donazioni, permettono di approfondire la conoscenza di un'epoca fondamentale per la civiltà occidentale.

La Sala Archeologica e i Calchi dell'Ara Pacis Augustae

La sala archeologica della Galleria degli Uffizi è stata riaperta di recente, offrendo al pubblico una nuova prospettiva su questi tesori. La sala fu realizzata originariamente nel 1920 per ospitare alcune parti dell'Ara Pacis Augustae, acquistate dai Medici nel 1569.

Nel 1937, in occasione della decisione di riunire a Roma tutte le parti disperse dell'Ara Pacis per ricomporre l'altare, anche Firenze restituì i pezzi originali. Per sostituirli vennero creati dei calchi in gesso che furono disposti nella sala, dove possono tuttora essere osservati insieme ad altre sculture antiche.

L'Ara Pacis, o Altare della Pace, è un'ara sacrificale romana racchiusa in un recinto di marmo pario stupendamente scolpito in altorilievi con scene allegoriche e cerimoniali, ornato con motivi vegetali. La sua realizzazione avvenne nel 13 a.C., dopo la permanenza triennale di Augusto in Gallia, un periodo dedicato all'organizzazione personale della provincia e che doveva essere la sua ultima residenza provinciale.

Ricostruzione digitale dell'Ara Pacis Augustae nel suo contesto originale a Roma

In antichità, l'Ara Pacis si trovava sulla Via Flaminia (l'attuale Corso), all'angolo sud-ovest della Via in Lucina, sotto quello che è ora il Palazzo Fiano. Nel cortile di quest'ultimo si può ancora trovare una grande collezione di iscrizioni romane e rilievi marmorei correlati al ritrovamento. Frammenti dell'Ara furono rinvenuti per la prima volta nel Cinquecento, altri durante i lavori per la moderna edificazione del 1859, e ancora di più nei primi scavi effettivi del 1909.

L'area di ritrovamento originale dell'Ara Pacis presentava problematiche legate all'infiltrazione d'acqua. Nonostante l'abilità dei Romani nella scelta dei siti edificabili, come testimonia Vitruvio (Libri I e VI), vi sono indizi che anche nell'antichità la falda acquifera non fosse del tutto stabile in questa zona del Campo Marzio. Richardson conclude un suo articolo affermando che "Al tempo di Adriano il livello del terreno in questa zona del Campo Marzio, nel tentativo di renderlo più adatto all'attività edificatoria, fu innalzato fino al livello dell'estremità più alta del fregio inferiore del recinto dell'altare."

La questione della completezza dell'Ara Pacis si spiega anche con la dispersione dei frammenti rinvenuti in epoche diverse, che sono stati raccolti in musei e collezioni private in tutta Europa. L'Ara Pacis era un altare operativo, e i sacrifici comportavano l'uccisione di grandi animali; il sangue e altri fluidi dovevano essere lavati dall'interno del luogo sacro.

I Rilievi dell'Ara Pacis Augustae nella Collezione degli Uffizi

I calchi dei Rilievi dell’Ara Pacis Augustae, che riproducono opere d'arte romana originale databili tra il 13 a.C. e il 9 a.C., sono esposti agli Uffizi con i numeri d'inventario 1914 nn. 1344, 1345, 1346. Le loro dimensioni attuali sono di circa 162 cm (altezza), 258 cm (larghezza) e 20 cm (profondità).

Il manufatto originale fu rinvenuto a Roma nel 1568 presso Palazzo Feretti-Fiano-Almagià. Già l’anno successivo entrò a far parte delle collezioni medicee e fu trasferito a Villa Medici sul Pincio, da dove raggiunse Firenze sul finire del XVIII secolo. Solamente nel 1937, con la scoperta e la ricostruzione dell'Ara Pacis, i pezzi originali vennero restituiti a Roma.

I calchi dei lati nord, est e sud (pannello centrale) furono realizzati dall'Istituto d'Arte di Porta Romana (Firenze) da una matrice ottocentesca, negli anni '80 del Novecento. Da allora sono collocati all’interno delle sale museali degli Uffizi. Il pannello di destra del fregio meridionale fu commissionato dagli Uffizi allo stesso Istituto nel 2013.

L'Ara Pacis fu voluta dall’imperatore Augusto per celebrare le vittorie nelle campagne militari di Spagna e Gallia. L’altare, iniziato nel 13 a.C., fu inaugurato solennemente il 30 gennaio del 9 a.C., nel giorno del compleanno della moglie Livia Drusilla. Originariamente l’altare doveva essere interamente dipinto e completato a foglia d’oro.

Pannello del lato meridionale (famiglia imperiale)

I pannelli del lato meridionale (di cui i calchi 1346 e il senza numero inventario) costituiscono la parte più importante dell’intera decorazione, dal momento che in essa troviamo raffigurati i membri della famiglia imperiale. Partendo da sinistra si possono riconoscere i flamines maiores, sacerdoti dal caratteristico copricapo sormontato da una punta metallica, seguiti dal flaminius lictor che porta l'ascia sacra sulla spalla. A seguire, alle spalle dell'imperatore Augusto con il capo velato nella veste di pontefice massimo, ci sono i membri della famiglia: il genero Agrippa, raffigurato con il capo coperto dal lembo della toga e con un rotolo di pergamena nella mano destra, il piccolo Gaio Cesare, nipote e figlio adottivo di Augusto, e una figura femminile con il capo velato e la corona di alloro verso cui è rivolto il bambino. Si potrebbe trattare di Giulia maggiore, figlia di Augusto, o di Livia, sua moglie.

Dettaglio del pannello meridionale dell'Ara Pacis con la processione della famiglia imperiale

Il quadro processionale continua poi con Antonia Minore, figlia di Marco Antonio e Ottavia, sorella del princeps, che tiene per mano il piccolo Germanico, mentre volge lo sguardo verso il marito Druso Maggiore, in abiti militari. A seguire sono rappresentati Antonia Maggiore con il consorte Lucio Domizio Enobarbo e i loro figli, Gneo Domizio Enobarbo e Domizia. Ai lati di Lucio ci sono due uomini, di cui il più anziano è stato identificato con Mecenate o Sesto Appuleio.

I due bambini al centro della scena indossano la toga praetexta, abito portato dai fanciulli fino ai 17 anni di età, quando iniziavano a vestire la toga virilis. Al collo, poi, portano la bulla, un amuleto ricevuto nove giorni dopo la nascita e indossato fino al raggiungimento della maggiore età. Gneo Domizio ha il capo cinto da una corona di alloro e tiene nella mano sinistra un volumen. La bambina, invece, è avvolta nella palla, mantello femminile, mentre al collo porta la lunula, pendente a forma di mezzaluna con la medesima funzione apotropaica della bulla, che si toglieva solo il giorno del matrimonio.

Pannello dell'Ordo Sacerdotum

Il calco n. 1345 mostra i membri dell'ordo sacerdotum, caratterizzato dagli auguri distinguibili dalle insegne del loro potere, e dai quindecemviri sacris faciundis, inaugurati da un camillo che brandisce l'acerra dai simboli apollinei.

Pannello del lato est (allegoria dell'Età dell'oro)

Infine il calco n. 1344 riproduce il pannello del lato est dell’Ara. Rappresentata è l’allegoria dell'Età dell'oro: al centro della scena siede una figura femminile con in grembo due putti. Ai suoi lati giacciono due ninfe, l’una su un cigno in volo, l'altra su un drago marino, simboli della pace raggiunta in terra e in mare grazie al princeps.

ARA PACIS AUGUSTEA

L'Ara Funeraria di Titus Flavius Athenaeus

Dati e Storia del Manufatto

L'Ara funeraria di Titus Flavius Athenaeus è un significativo esempio di arte romana, databile alla prima metà del II secolo d.C. Le sue dimensioni sono 96,5 cm (altezza), 59,2 cm (larghezza) e 29 cm (profondità), con le lettere dell'iscrizione alte 3,8-4,5 cm.

Rinvenuta a Roma nella chiesa di Santo Stefano degli Ungheresi, l’ara fu trasferita prima nel Collegio Germanico-Ungarico e successivamente nella Vigna Torre presso la Porta Salaria, dove rimase sino all’inizio del XVII secolo (CIL, VI 18004; EDR 111203).

Il manufatto entrò a far parte della collezione Ludovisi sino al XX secolo, quando fu acquisita nella collezione Heikamp per essere infine donata agli Uffizi nel 1994, arricchendone le collezioni archeologiche.

Descrizione Iconografica e Testo Dedicatorio

Si tratta di un altare funerario in forma di tempietto, attualmente privo di coronamento. L'iscrizione dedicatoria è posta all’interno di una cornice modanata ed è racchiusa da due colonne tortili con capitelli corinzi e sfingi che sostengono un'alta trabeazione timpanata. Sul frontone si staglia una figura alata con braccia allargate, che stringe nelle mani due girali vegetali. Nei pennacchi sono inseriti due eroti alati che convergono in volo verso il centro. Sui lati sono rappresentati a sinistra il dedicante togato e a destra il defunto.

Foto ravvicinata dell'Ara funeraria di Titus Flavius Athenaeus, con focus sull'iscrizione e i dettagli decorativi

Testo dell'Iscrizione

  • Sul lato destro:

    T(itus) Flavius Athenaeus

    Tito Flavio Ateneo

  • Sulla parte frontale:

    Memoriae T(iti) Flavi T(iti) f(ili) Fab(ia) Athenaei, vixit annis XXII, menses III, dies V, horas III, Nicostratus lib(ertus)

    Il liberto Nicostrato (fece) alla memoria di Tito Flavio Ateneo, figlio di Tito, della tribù Fabia, che visse 22 anni, 3 mesi, 5 giorni, 3 ore

  • Sul lato sinistro:

    T(itus) Flavius Nicostratus

    Tito Flavio Nicostrato

L'altare fu dedicato alla memoria di un ragazzo, Titus Flavius Athenaeus, morto all’età di 22 anni. Egli doveva essere il figlio di un liberto imperiale della famiglia dei Flavii. Il dedicatario fu il liberto Tito Flavio Nicostrato, il cui nome e la cui effige sono posti sul lato della scultura insieme a quelle del defunto.

Bibliografia Essenziale

Camin L., Paolucci F. (a cura di), A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma. Catalogo della mostra, Sillabe, Livorno 2021, p. 110.

D. Gionta, Epigrafia umanistica a Roma, Messina 2005, tav. 104.

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