La vicenda che riguarda Francesco Narducci è complessa, intrisa di voci e avvolta nel mistero. Per anni, la sua figura è stata accostata a quella del Mostro di Firenze, spesso a causa di una serie di equivoci e false informazioni che si sono sedimentate nella vulgata mostrologica.
La Vita di Francesco Narducci e l'Inizio dei Sospetti
Nel 1977, Francesco Narducci conobbe a una festa Francesca Spagnoli, nipote di Luisa Spagnoli. Tre mesi dopo, il 16 settembre, il dottore partì per Philadelphia, negli Stati Uniti, per un convegno medico che si sarebbe protratto fino alla fine dell'anno. Narducci rientrò ufficialmente in Italia il 12 dicembre del 1981. Molti sospetti sono stati avanzati nel corso degli anni circa la reale presenza del Narducci negli Stati Uniti nei giorni in cui il Mostro colpiva a Calenzano.

Dalle indagini effettuate, di cui si occupò in prima persona anche l'Interpol, non sembra possibile che il dottore potesse essere rientrato in Italia in quel periodo e poi altrettanto furtivamente ritornato a Philadelphia. In merito si è espresso anche in tempi recenti Giuliano Mignini, il magistrato di Perugia che nei primi anni del nuovo millennio ha riaperto le indagini sulla sospetta morte del medico perugino e sull'eventuale collegamento con i delitti del Mostro.
Il dottor Mignini, uno dei più grandi accusatori del Narducci, ha avuto modo di confermare come dal controllo dei passaporti non sembrerebbe possibile che il famoso gastroenterologo potesse essere stato in Italia in occasione del duplice delitto delle Bartoline. Il coinvolgimento di Narducci nei delitti del Mostro è difatti da sempre dibattuto, e la sua indubbiamente strana morte, un mese dopo il duplice omicidio degli Scopeti, ha amplificato i sospetti.
L'Inserimento del Nome di Narducci nelle Liste dei Sospettati
Già nel 1987 il nome del giovane rampollo perugino figurava alla riga 181 di un elenco, datato 14 luglio, comprendente i nominativi di tutti coloro che erano stati segnalati dopo i duplici omicidi di Vicchio nel 1984 e di Scopeti nel 1985. Come tale nome fosse rientrato nella lista, al momento non è dato sapersi con certezza, ma esistono alcune ipotesi.

È opportuna una precisazione: le liste dei soggetti segnalati erano due, una datata 28 febbraio 1986 e una datata 14 luglio 1987. Nella lista del 1986 il nome di Narducci non era presente, mentre vi era il nome di Pietro Pacciani. Nella lista del 1987 compariva il nome di Narducci, ma non quello del Pacciani. Dunque, nessuna traccia del Narducci nella lista del 1986, presente invece in quella di luglio del 1987.
Il 3 febbraio di quello stesso 1987, fu stilata una nota di servizio dal maresciallo Salvatore Oggianu, in cui per la prima volta veniva citato il Narducci. La nota riportava una telefonata dell'ispettore Sirico della Squadra Mobile di Firenze che chiedeva informazioni su un suicidio nel lago Trasimeno, poi identificato come quello del dottor professore Narducci Francesco, avvenuto l'8 ottobre 1985. Sirico era stato contattato da un familiare del medico suicida, il quale aveva riferito che Narducci aveva lo studio medico a Firenze e che negli ultimi tempi prima del suicidio aveva un comportamento molto strano.
Probabilmente a causa di questa nota informativa, il primo documento ufficiale noto in cui si parla di Francesco Narducci, nel marzo del 1987 il Procuratore capo di Firenze, Pier Luigi Vigna, decise di interessarsi alla figura del medico perugino. Verosimilmente fu per questo che il nome del Narducci rientrò nella seconda lista dei sospettati. L'interesse di Vigna portò all'apertura di un fascicolo sul Narducci negli uffici della SAM (Squadra Anti Mostro), e alcuni uomini vennero inviati a Perugia per svolgere le relative indagini.
Analisi delle False Voci e degli Equivoci
Nonostante le innumerevoli voci, i sospetti e le più o meno velate accuse, non è mai emersa alcuna reale prova a carico del dottore.
Il Servizio Militare a Firenze nel 1974
Era voce comune in mostrologia che Narducci avesse prestato servizio militare a Firenze nel settembre del 1974. La vulgata voleva che avesse espletato servizio presso la Scuola Sanitaria Interforze di Firenze e che Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini lavorassero nella medesima zona. Tuttavia, questa informazione non trova riscontri ufficiali.
L'Avvistamento dell'Automobile al Casello di Firenze Nord
Un altro episodio riguarda il presunto avvistamento dell'automobile del medico perugino nei pressi di un casello autostradale di Firenze la sera dell'8 settembre 1985, data in cui ufficialmente si fa risalire il duplice omicidio degli Scopeti. Si era diffusa la voce secondo cui la targa della Citroen Pallas del Narducci fosse stata registrata a un casello autostradale fiorentino la presunta notte dell'omicidio dei francesi.

Non esistono al momento riscontri ufficiali che accertino questo episodio. Ultimamente, tuttavia, aveva iniziato a girare per il web un documento datato 4 aprile 1986, inviato dalla questura di Firenze a quella di Perugia, avente per oggetto il "Duplice omicidio Mauriot-Kraveichvili". In esso venivano richiesti accertamenti su un individuo la cui automobile era stata segnalata al casello di Firenze Nord alle 22.05 della presunta notte dell'omicidio (8/9/1985).
Tale documento era stato sbianchettato per non mostrare i dati sensibili del soggetto, lasciando però visibili le parole "automobile", "medico" e "Perugia". Chiunque l'avesse visto avrebbe collegato in buona fede il soggetto in questione con il Narducci. È emerso però che il documento privo di cancellazioni fa riferimento a un dentista nato a Palmi (Reggio Calabria) e residente a Perugia, tale C. Zapponi, possessore di una Fiat Panda, effettivamente passato dal casello di Firenze Nord alle 22.05 del giorno 8 settembre 1985.
Le Indagini dell'Ispettore Luigi Napoleoni e i "Feticci"
Per molti anni si è creduto che un ispettore di polizia a capo della Squadra Mobile di Perugia, il dottor Luigi Napoleoni, avesse condotto fra il settembre e l'ottobre del 1985 una serie di serrate indagini su Francesco Narducci, sospettandolo di essere autore o co-autore dei delitti attribuiti al Mostro.
Appunti criptici come "mostro di Firenze - ufficio postale - bar Jolly - via stretta - città - seduto fuori - colore di capelli castani - occhi - occhiali scuri - vestito maglietta bianca, blu jeans - un po' di barba - niente orologi - bracciale" e "Jach'ò (discoteca "Jackie'O"?) - no macchina-sembra che... lettere sigillate pubblico presente - raccomandata - occhiali nel cassetto dell'ufficio postale - soldi in tasca... ore 14 lui no perché finiva il suo lavoro. uscito 21.00 oggi pizzeria in taxi (Fi)... telo marrone mancante (nasconde?) in una casa disabitata lontana dall'ufficio postale - taxi colore azzurro" sono stati per anni oggetto di interpretazioni, con la convinzione che facessero riferimento alle indagini di Napoleoni su Narducci.
Mostro di Firenze - Intervista al Dr.Giuliano Mignini
In tutti gli ambienti mostrologici si è sempre dato per scontato che l'ispettore Napoleoni si fosse recato a Foligno per svolgere accertamenti presso lo studio del padre di Francesco, lo stimato ginecologo Ugo Narducci. Tuttavia, la realtà sembra essere piuttosto distante da tali interpretazioni.
Napoleoni, a distanza di 17 anni dai fatti, dimostrò di non ricordare quasi nulla della pur importante perquisizione che aveva condotto alla ricerca dei feticci del Mostro. Egli ricordava: "Ricordo anche che, dopo il ritrovamento del cadavere (del Narducci stesso), non ricordo con precisione quando, andai a Firenze nell'abitazione che poteva essere stata utilizzata dal dr. Francesco Narducci per ricercare parti di corpo femminili sotto alcool e sotto formalina; non ricordo l'ubicazione dell'appartamento, ricordo solo che si trattava di una costruzione non recente a più piani, non ricordo se relativa ad un condominio. Non ricordo neppure la zona dove si trovava l'abitazione; a me sembra, ma non ne sono sicuro, che siamo entrati dentro Firenze. Di quella casa ho un solo ricordo, di un corridoio, ma non ricordo chi mi ci mandò né con chi fossi, probabilmente con un collaboratore della squadra mobile."
Solo recentemente la verità, o parte di essa, è venuta a galla grazie alle ricerche di alcuni studiosi, in particolar modo del blogger Francesco Cappelletti. Quattro giorni prima, il 26 settembre, un confidente di Perugia, Franco Picchi, aveva presentato al Napoleoni una ragazza ventenne di Prato, Cristina P., affinché la stessa potesse esporgli confidenzialmente quanto le era capitato.
Cristina rivelò che nel gennaio o giugno del 1984 aveva conosciuto nella discoteca Jackie O' di Firenze un certo Paolo Poli, pratese anch'egli. Poli l'aveva convinta a seguirlo in un appartamento a Firenze, dove l'aveva minacciata di morte e violentata. In tale circostanza, forse per rendere più credibili le proprie minacce, le aveva rivelato di essere il Mostro di Firenze e di aver già ucciso una studentessa. A seguito di questi sviluppi, venne richiesto alla Cristina P. di rendere una testimonianza ufficiale.
Alla suddetta indagine sono dovuti, quindi, la presenza del Napoleoni nel capoluogo toscano fra fine settembre e inizi ottobre del 1985 e gli appunti sopra riportati; presenza e appunti, dunque, che nulla avevano a che vedere con la figura del dottor Narducci. Inoltre, da successivi accertamenti, svolti a Firenze e a Perugia, non risulta siano mai emersi collegamenti di alcun tipo fra il Paolo Poli e Francesco Narducci.
Le indagini non portarono a nulla, e in un verbale Napoleoni riferiva alla Procura che si trattava di accertamenti svolti su disposizione dell'allora dirigente dell'ufficio, il dottor Speroni, presso una sensitiva folignate che "poteva essere in grado di fornire elementi utili alle indagini".
Gli equivoci si sono imposti nella vulgata mostrologica probabilmente perché lo stesso ispettore, quando venne ascoltato per la prima volta nel gennaio del 2002 (all'epoca era già più che settantenne ed erano passati 17 anni dai fatti narrati), fece confusione fra i vari eventi, dando origine agli errori. Rimangono ancora talune incertezze sulla questione, che si spera possano essere dissipate col tempo.
Il Carteggio della SAM e il Foglio Manoscritto
Ciò che sappiamo con certezza è l'esistenza di un faldone negli archivi della SAM a Firenze, su cui era riportata la dicitura: "Carteggio vario - Anno 1985 - 85090809 PSB - Auto transitate gg 8-9/985 provincia di Firenze". In testa al faldone c'era un foglio sul cui retro era stato scritto a mano in corsivo, con calligrafia non propriamente chiara: "dr. 1a. 1b. che l'autore della nota scritta a mano era convinto del ritrovamento di bisturi e feticci in un appartamento del Narducci. 1c. che quel foglio era stato aggiunto dopo la morte del Narducci, ma prima che negli uffici della SAM venisse aperto un vero e proprio fascicolo sul Narducci. Dunque era stato aggiunto in quell'anno e mezzo intercorso fra l'ottobre 1985 e il marzo 1987."
La Riabilitazione dell'Immagine di Narducci
Il legale della famiglia si è dichiarato soddisfatto per "l'attenta analisi del risultato probatorio" dal quale emerge il convincimento dell'insussistenza dei reati contestati al proprio assistito. "Il professor Ugo Narducci ha sempre sostenuto che il figlio morì per suicidio l'8 ottobre del 1985", ha affermato l'avvocato Felcinelli, aggiungendo: "Recupera così pienamente la sua immagine e il suo ricordo di un Francesco Narducci noto alla comunità scientifica per i prestigiosi risultati ottenuti nella ricerca e nell'insegnamento."
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