Il mandato missionario non è il frutto di un'iniziativa personale, ma una chiamata che nasce dall'ascolto di una volontà superiore. Come ricorda la figura del profeta Amos, la missione non nasce da un progetto umano o dall'intraprendenza individuale, bensì da una precisa investitura divina. Quando un individuo si muove di propria iniziativa, il protagonista è egli stesso; al contrario, quando è mandato, il progetto appartiene a colui che lo invia. Questa è la condizione fondamentale di ogni cristiano: scelto da Dio e da Lui inviato per testimoniare il Vangelo.

La dimensione comunitaria del mandato: andare a due a due
Gesù sceglie di inviare i suoi discepoli a due a due. Questa scelta non risponde solo a una necessità di compagnia, ma possiede un profondo significato spirituale:
- Superamento del protagonismo: La presenza dell'altro spegne sul nascere ogni tentazione di autocelebrazione o orgoglio per i successi ottenuti.
- Sostegno reciproco: La condivisione permette di risollevarsi dalle disillusioni e dai momenti di apparente fallimento, offrendo conforto e protezione.
Come sottolineato da Papa Francesco, la testimonianza cristiana ha un carattere intrinsecamente comunitario. Anche in situazioni particolari in cui un missionario opera solo, egli resta sempre in profonda comunione con la Chiesa che lo ha inviato.
La povertà come condizione di libertà
Il missionario cristiano è chiamato a una forma specifica di povertà, che non va confusa con l'indigenza, ma intesa come agilità spirituale. Gesù indica come sufficienti i sandali, la tunica e il bastone, esortando a non portare bagagli superflui come pane, sacco o denaro.
Questa "leggerezza" è essenziale per:
- Evitare che il missionario riponga la propria fiducia nei beni materiali anziché in Dio.
- Mantenere la disponibilità necessaria per non adagiarsi sulle comodità incontrate lungo il cammino.
- Testimoniare che Dio è il vero progettista della missione.

Gestire il rifiuto e la missione "in uscita"
La missione cristiana non garantisce il successo immediato. Il rifiuto fa parte del "contratto" ed è una delle forme di povertà più difficili da accettare. Di fronte alla chiusura, il missionario non deve intestardirsi, ma è invitato a scuotere la polvere dai sandali. Questo gesto non significa abbandonare la missione, ma continuare a esserlo altrove, con modalità differenti, mantenendo intatta la fede nella forza della Parola di Dio.
Oggi la Chiesa è chiamata a essere una Chiesa in uscita, che porta il lieto annuncio nelle periferie esistenziali. Il missionario è colui che, orientato dallo Spirito e alimentato dall'Eucarestia, si fa dono di sé affinché tutti "abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
Il pellegrinaggio mariano e il ruolo dello Spirito
Il pellegrinaggio mariano rappresenta un movimento della fede animato dalla presenza materna di Maria, maestra dell'evangelizzazione. È un cammino spirituale che trasforma la preghiera e il sacrificio in una testimonianza costante. La bussola di questo cammino è lo Spirito Santo, che guida il discepolo nei momenti di stanchezza, demotivazione o smarrimento, agendo come sorgente inesauribile di nuove energie.
Missione Mondo – Testimonianze Missionari – 8 Dicembre 2020
In definitiva, ogni mandato missionario è un momento di grazia che celebra la gratitudine verso Dio. Che si tratti di missionari ad gentes o di laici che testimoniano il Vangelo nella quotidianità del lavoro e della famiglia, l'essenza rimane la stessa: portare la presenza di Dio come unica speranza del mondo, vivendo la comunione come punto di non ritorno della vita cristiana.
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