I casi di abuso su minori all'interno delle istituzioni religiose rappresentano una piaga profonda, che porta con sé anni di sofferenza per le vittime e solleva interrogativi sulla responsabilità e la risposta delle comunità. Questa disamina affronta alcune testimonianze significative e recenti procedimenti giudiziari che mettono in luce la complessità del fenomeno.
Il Silenzio e la Forza di Anna Ipata: Un Abuso Nascosto per Decenni
Anna Ipata, neuropsichiatra infantile di 60 anni alla Columbia University di New York e figlia dello scienziato Pier Luigi Ipata, ha trovato il coraggio e la forza di parlare di quanto subito solo una decina di anni fa, quaranta dopo che successero quei fatti.
Alla fine degli Anni Settanta, quando era una ragazzina dodicenne e viveva a Pisa, frequentava la parrocchia di Santo Stefano. Come tanti altri ragazzi del quartiere, la parrocchia era un luogo di incontro dove ci si riuniva per il catechismo, per cantare durante la messa e partecipare alle attività. Lì Anna ha vissuto momenti significativi. Tuttavia, c’era un prete, don Luigi, che sia tra i ragazzi sia tra gli adulti era considerato una persona "strana". Effettivamente, suscitava un certo sospetto: sempre distaccato, non sembrava avere particolare confidenza con i ragazzi e non interagiva con loro quando erano in gruppo. Ogni tanto passava, ma senza mai fermarsi a parlare o a coinvolgersi. Anna ricorda di non averci mai scambiato una parola e lo considerava "solo un tipo strano".
Ma non era "solo" un tipo strano. Anna ricorda vividamente: "Avrò avuto 12 anni, mi sono ritrovata nel corridoio della casa della Parrocchia che dava sul cortile: mi ha bloccata con le spalle al muro e mi ha accarezzato la schiena, le spalle, i fianchi. È un ricordo vivido, la sensazione di questa mani sconosciute che mi toccavano". Per tanto tempo, Anna Ipata non ne ha parlato con nessuno. Da bambina non riusciva a dare una connotazione sessuale all'episodio, e poi la parrocchia di Santo Stefano, con il suo parroco ed i preti, erano parte della sua famiglia. Ha continuato a frequentare la parrocchia fino ai 13 anni. Sa che don Luigi ci rimase a lungo, poi fu spostato in una casa di cura a Pisa dove morì. Certamente, un senso di violazione e di ribrezzo le è rimasto addosso, e negli anni, ripensandoci, ha capito.

Come spesso succede alle vittime, Anna Ipata provava quella vergogna che, invece, dovrebbe assalire gli aggressori. "Sentivo vergogna, anche per il fatto che fosse successo nella nostra parrocchia". Lo ha raccontato per caso ai suoi, quando aveva 50 anni, solo perché si parlava di pedofilia nel clero come fosse qualcosa che non li riguardava. Quasi con un gesto di rabbia, disse: "E comunque sappiate che anche nella vostra cara parrocchia c’era chi molestava i bambini".
Casi Giudiziari e Risposta Istituzionale
Il Caso di Don Paolo Glaentzer a Calenzano (Firenze)
Condanna e Dettagli dell'Abuso
Quattro anni e quattro mesi: è la condanna inflitta dal tribunale di Prato a don Paolo Glaentzer, l'ex parroco della chiesa di San Rufignano a Sommaia di Calenzano (Firenze), imputato in un processo con rito abbreviato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La condanna è stata scontata di un terzo della pena per la scelta del rito. Il prete, ora agli arresti domiciliari, è stato anche interdetto dai pubblici uffici, e per lui il giudice ha disposto l'interdizione perpetua dal frequentare scuole e istituti dove sono presenti minori. Sono stati disposti risarcimenti per l'arcidiocesi e per il Comune di Calenzano, ma non per i genitori della bambina che si erano costituiti parte civile. Le motivazioni di questa decisione sono attese entro 90 giorni.
Le Indagini e la Confessione
Don Glaentzer venne arrestato il 23 luglio 2018. Era stato un vicino di casa a scoprirlo nel parcheggio vicino a un supermercato e in mezzo ai palazzi, a Calenzano, paese alla periferia di Firenze. L'uomo si era avvicinato alla macchina insospettito dalla presenza di una bambina chiusa nell'abitacolo con il prete, al buio di una strada con i lampioni fulminati. Glaentzer era stato arrestato in flagranza con l'accusa di violenza sessuale aggravata. Durante l'interrogatorio in procura a Prato, aveva confessato, spiegando anche che non si trattava della prima volta che si appartava con la bambina di dieci anni, la quale era già da tempo seguita dagli assistenti sociali. Il parroco aveva anche dichiarato di intendere il suo rapporto con la bambina come una relazione affettiva e che sarebbe stata sempre lei a prendere l'iniziativa.
Don Paolo Glaentzer, due anni per abusi ripetuti su bambina di 12 anni. Vi sembra giusto?
Nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto, il sacerdote ha risposto a tutte le domande del giudice e del pubblico ministero e, da quanto appreso, avrebbe ammesso di essersi appartato con la bambina e che non era la prima volta che accadeva. Durante l'interrogatorio del 24 luglio, don Paolo Glaentzer ha affermato: "Ignoravo l'età della piccola. Pensavo che avesse qualche anno in più, tipo 14 o 15 anni". Il prete ha confessato di aver avuto incontri analoghi con la bimba "almeno in altre tre occasioni", specificando poi che era sempre stata la piccola a prendere l'iniziativa.
"Dal momento dell'arresto ad oggi ho pensato a quanto accaduto e mi rendo conto di aver sbagliato", ha affermato ancora don Paolo. Per il giudice, l'anziano avrebbe circuito la piccola approfittando del suo ruolo di sacerdote e della conoscenza con la famiglia, iniziata diversi anni fa. Secondo il GIP, il sacerdote avrebbe potuto ancora abusare di lei, se non fosse stato sorpreso da due vicini di casa e poi bloccato dai carabinieri.
La Posizione della Chiesa
Tra le parti civili si è costituita anche la Diocesi di Firenze, il cui avvocato Paolo Ghetti ha spiegato: "È la prima circostanza in cui un'arcidiocesi si costituisce parte civile contro un suo prelato". Per il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, si tratta di "un segnale di presa di coscienza della Chiesa sulla pedofilia in seguito alle iniziative di Papa Francesco".

Il Caso di Don Michele Mottola nel Casertano
L'Accusa e il Ruolo della Vittima
Un altro caso riguarda un sacerdote accusato di pedofilia nel Casertano, dove una bambina di 10 anni lo ha "incastrato" registrando incontri e richieste con il telefonino. La storia è stata raccontata anche in tv con un servizio delle "Iene", suscitando clamore e spingendo la diocesi di Aversa a intervenire con un comunicato.
La Risposta della Diocesi di Aversa
La Diocesi di Aversa ha precisato che "Poiché da più parti si chiedono chiarimenti in merito alle notizie divulgate da una nota trasmissione andata in onda nella tarda serata di ieri, domenica 3 novembre 2019, riguardanti atti configurabili come abuso su persona di minore età dei quali è accusato il sacerdote Michele Mottola, la Diocesi di Aversa precisa quanto segue:"
- I fatti in questione sono già stati oggetto di intervento da parte di questa Diocesi con Decreto di sospensione immediata del sacerdote dall’ufficio di Parroco e allontanamento immediato dalla stessa Parrocchia, lo scorso 25 maggio 2019.
- Tale sospensione disciplinare cautelativa, in attesa di procedimento giudiziario canonico, è stata emanata nel giorno immediatamente successivo alla segnalazione dei fatti.
- La segnalazione di tali fatti è stata presentata da un gruppo di alcuni fedeli che a questo scopo hanno accompagnato la mamma della minore.
- A seguito della segnalazione e dell’immediata sospensione del sacerdote, la Diocesi ha fornito ai familiari della minore la propria collaborazione affinché fosse sporta anche regolare denuncia alle autorità giudiziarie.
- Attualmente al sacerdote non è permesso celebrare pubblicamente o avere contatto di tipo pastorale con nessun gruppo di fedeli.
- Sono in atto i procedimenti giudiziari sia canonico che civile presso i rispettivi tribunali.

La nota si conclude affermando: "Nella consapevolezza che la trasmissione televisiva ha rilanciato all’opinione pubblica fatti che nel tempo rimangono come evidente e continua causa di sofferenza per le persone in essi coinvolte, la comunità cristiana della Diocesi esprime la sua speranza a ché quanto prima sia fatta chiarezza e giustizia".