La Fede Evangelica: Tra Dottrina, Impegno Sociale e Critiche

La questione su chi siano gli evangelici e come la loro fede venga percepita, talvolta con etichette quali “fanatici”, è un argomento complesso che richiede un’analisi approfondita delle loro dottrine, pratiche e influenze sociali. Il termine “evangelico” deriva dalla parola greca “euangelion”, che significa “lieta notizia” o “buona novella”, indicando la centralità del messaggio del Vangelo nella loro fede.

Chi Sono gli Evangelici e le Loro Credenze Fondamentali

Gli evangelici sono cristiani, proprio come i cattolici. È lì che si trova la Bella Notizia (la parola “vangelo” significa appunto “lieta notizia”) che Dio vuole comunicare agli uomini. La loro fede si basa esclusivamente sulla Bibbia. Non occorrono Papi o sacerdoti o qualsiasi altra figura intermediaria fra Dio e gli uomini.

illustrazione della Bibbia aperta con luce che emana dalle pagine

Il Principio della "Sola Scriptura"

Un evangelico afferma: “La mia fede si basa esclusivamente sulla Bibbia. Nessuna tradizione può aggiungere altro. Lì c’è tutto”. Questa idea, riassunta nella famosa frase “Sola Scriptura”, ha comunque molto da insegnare ai cattolici, che spesso non conoscono la Bibbia. Leggere certi testi antichi è come percorrere un sentiero che facilita il cammino verso Dio.

Differenze Teologiche Chiave con il Cattolicesimo

Da questa enfasi sulla Bibbia come unica autorità, nascono tante altre differenze, alcune formali, altre sostanziali. In poche parole, per gli evangelici se una dottrina non è scritta chiaramente nella Bibbia, non deve far parte del cristianesimo, per cui respingono molti insegnamenti che i cattolici hanno aggiunto nel tempo.

Il Battesimo: Visioni a Confronto

Una differenza fondamentale riguarda il battesimo. La prospettiva cattolica prevede il battesimo dei bambini per purificarli dal peccato originale, credendo che in esso si riceva in automatico lo Spirito Santo. Si cita Ezechiele 36,25-27: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.” Il battesimo infantile non è visto come un obbligo, ma come l’inizio di un percorso di fede.

Illustrazione comparativa del battesimo per immersione e per aspersione in contesti diversi

Dal punto di vista evangelico, la Bibbia non vieta affatto il battesimo ai bambini, anzi dice che tutte le genti possono essere battezzate, e quindi non esclude i bambini. Tuttavia, il battesimo cristiano significa “immergere”, non “aspergere”. Si afferma che Gesù stesso ha detto a chiare lettere che bisogna diventare “come bambini” per vedere il Regno di Dio, ovvero avere la loro “innocenza” e purezza d’animo, implicando che un bambino non ha colpa. Molti protestanti affermano che il bimbo resterà puro dinanzi a Dio finché non avrà consapevolezza del peccato, ossia finché non capirà che quello che fa è male, citando le parole di Gesù: “Lasciate i piccoli fanciulli venire a me, e non glielo vietate, perché di tali è il Regno di Dio” (Lc 18,16). Il battesimo cristiano per gli evangelici risponde perfettamente alle verità bibliche, che dicono che si è “battezzati nel Cristo”, morendo nella carne e rinascendo nello spirito, e si può camminare in “novità di vita” (cfr. Rm 6,3-4; Col 2,12; 3,1; Ef 2,6; Rm 6,5-6; Gal 2,19 e 4,31; Rm 7,6).

Il Peccato Originale: Diverse Interpretazioni

La dottrina del peccato originale è un altro punto di discussione. Per la tradizione cattolica, è scritto nel Salmo 50,7: “Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre”. Si ritiene che a causa di un solo uomo, il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato (Rm 5,12-14). Tuttavia, il sacrificio di Gesù ha cancellato il peccato originale, e per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita (Rm 5,18-19). Questo non implica che si debba continuare a restare nel peccato perché abbondi la grazia, poiché coloro che sono stati battezzati in Cristo Gesù sono stati battezzati nella sua morte e possono camminare in una vita nuova (Rm 6,1-4).

Gli evangelici, pur riconoscendo il peccato originale commesso da Adamo, sostengono che la Bibbia viene in aiuto affermando che “se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da OGNI peccato” (1 Giovanni 1:7). Il “peccato originale” commesso da Adamo viene cancellato dal “secondo” Adamo, Gesù, come scritto in 1 Corinzi 15:45 e 1 Corinzi 15:22: “Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati.” I riferimenti al Vecchio Testamento, come il Salmo 50, sono considerati sotto la Legge, la quale viene superata dall'avvento di Gesù.

La Messa e l'Eucaristia nel Contesto Cattolico

Nel cattolicesimo, la Messa è a volte percepita come “cosificata” o ridotta a una “noiosa pratica devozionale”, dove l’incontro festoso dei discepoli è diventato un rito che mette a posto la coscienza. Il dono di Gesù stesso, il pane che toglie ogni fame, è troppe volte ridotto a cerimonia. La promessa di Gesù “Io sono il pane della vita!” (Giovanni 6:35; 6:41; 6:48) e “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10:10) rischia di essere snobbata con l’aria annoiata di chi deve “timbrare il cartellino del buon cristiano” ogni domenica. Madre Teresa di Calcutta ha detto: “Le nostre città muoiono di fame, le vostre città muoiono di fame d’amore.”

La Santa Messa, spiegata dal Catechismo

Impegno Sociale e Diaconia Evangelica

Le attività generalmente associate agli evangelici sono l’evangelizzazione, il culto, la preghiera e il canto. C’è tuttavia un altro campo di impegno che viene spesso trascurato: l’attività sociale, estensione della diaconia evangelica, in cui le chiese evangeliche sono impegnate in forme più o meno organizzate o visibili. Esiste un mondo fatto di progetti, associazioni, iniziative, campagne che, senza stare sotto i riflettori della ribalta, si interfaccia con le molteplici situazioni di disagio, povertà, devianza, liminalità, cercando di portare la speranza dell’evangelo in parole e opere.

fotografia di volontari evangelici impegnati in attività di assistenza sociale (distribuzione cibo, accoglienza)

Su questo mondo apre una finestra importante il volume curato da Marco Costantini, “Disruptive, 34 voci tra crisi globali e povertà individuali ispirate da Matteo 25 (2022)”. Si tratta di una raccolta di schede che racconta l’operato di associazioni e organizzazioni evangeliche locali e nazionali coinvolte nell’azione sociale. Il libro mostra chiaramente che la fede evangelica non è relegata alla sola vita di chiesa tra le quattro mura, ma è viva e presente al servizio del prossimo attraverso credenti nati di nuovo, lì dove Dio li ha posti, così come la Parola di Dio comanda di fare. Il riferimento a Matteo 25 nel sottotitolo è emblematico della sfida e della provocazione che Gesù rivolge ai suoi discepoli. Inoltre, il paragrafo 5 del Patto di Losanna (1974) afferma che, nell’ottica dell’impegno cristiano, l’evangelizzazione e l’attività socio-politica fanno entrambe parte del dovere dei credenti.

Criticità e Coordinamento dell'Associazionismo Evangelico in Italia

Il volume di Costantini delinea un mosaico di iniziative che vanno dagli aiuti alimentari a quelli assistenziali, dai punti di ascolto all’ospitalità e all’integrazione. Queste iniziative evangeliche sono auto-finanziate e si basano sul volontariato. Non mancano le criticità, identificate nel bisogno di informazione, di formazione e di rete. L’associazionismo evangelico stenta ancora ad operare in modo coordinato o “in rete” per alzare il profilo della testimonianza in Italia, spesso con una visione localistica. L’Alleanza Evangelica Italiana ha un ruolo centrale nell’essere un ente facilitatore e di collegamento tra diversi enti e associazioni. La mostra fotografica “Speranze in Attesa”, che racconta l’operato in un villaggio dell’Etiopia di Progetto Amico (un’associazione di medici e sanitari evangelici), è un esempio concreto di come gli evangelici, proprio perché sono gente della Parola, declinino la risposta alla Parola in modi diversi, tra cui l’impegno sociale.

Evangelicalismo Americano e Influenze Geopolitiche

Nel cuore dell’evangelicalismo americano si è insediata una teologia che predica ricchezza e dominio, plasmando generazioni. Un documentario, “’Til Kingdom Come” [Fino alla Fine del Mondo], esplora il legame tra la destra israeliana e i cristiani evangelici americani. Questi cristiani evangelici sono un quarto dell’elettorato americano, e circa tre quarti di tutta la popolazione evangelica sono bianchi. Nonostante il 40% della popolazione di cittadine minerarie come Middlesboro viva in povertà, la comunità è fra i maggiori contribuenti dell’ente no profit International Fellowship of Christians and Jews (IFCJ). Il destino del popolo ebraico è visto come il destino di questa chiesa, in una battaglia tra bene e male. Questo legame è una storia di fede, soldi e influenza politica, e secondo il regista Zinshtein, quando Israele sta con gli evangelici, aderisce al loro “programma complessivo”.

mappa che illustra la distribuzione e l'influenza delle comunità evangeliche negli USA

La visione profetica di molti evangelici americani prevede che gli ebrei un giorno dovranno convertirsi al cristianesimo, e quelli che non lo faranno purtroppo saranno massacrati. Per alcuni, questa è una logica contorta: l’idea che Dio riporti gli ebrei nella loro terra, ma ciò che spesso manca è la presenza palestinese, come se si parlasse di una terra disabitata. La conclusione è che i cristiani evangelici credono che tutta la terra che Dio aveva promesso ad Abramo appartenga al popolo ebraico, e chiunque ceda questa terra è praticamente un peccatore. Le alleanze politiche, come quelle di Begin sostenute dal ministero degli Esteri israeliano che considerava gli evangelici una forza elettorale vitale, e l’affermazione del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui gli evangelici americani sono i “migliori amici” di Israele, riflettono questa dinamica. Per i palestinesi, tuttavia, la paura è molto più viscerale ed esistenziale, data l’espulsione e la costruzione di muri. La cooperazione di Israele con i cristiani evangelici nativisti e razzisti è perciò solo una della serie di alleanze di destra.

Il "Prosperity Gospel" e le Critiche all'Evangelicalismo Estremista

Il prosperity gospel - la cosiddetta teologia dell’abbondanza - è una mezza eresia maturata in ambito evangelical Christian nella seconda metà del secolo scorso. In sintesi: chi è ricco merita di essere ricco; non solo il cristiano evangelico ricco non deve giustificarsi, nascondere o sminuire la propria ricchezza materiale, ma è anche sollevato dal doversi adoperare per aiutare il prossimo. Questa dottrina giustifica la ricchezza con interpretazioni della Bibbia e dei Vangeli piegate a dire “Dio ti promette benessere materiale”, con un notevole scatto in avanti rispetto alla teologia Calvinista. Il cuore originale della predicazione nasce in ambito cristiano Pentecostale a metà del Ventesimo secolo, con l’idea di “abbondanza” come premio concreto. Lo scatto ulteriore è arrivato quando milioni di cittadini americani bianchi si spostarono in luoghi come l’Arizona e la California meridionale, dando una nuova forma al paesaggio secondo la loro visione religiosa. Secondo Brad Onishi, in una prospettiva storica e dottrinale, l’esplosione di questa diramazione Evangelica è stata “un puro distillato di Cristianesimo bianco, mescolato con un veemente nazionalismo, un approccio libertarian all’economia e un marcatissimo anti-comunismo”.

infografica che spiega i principi del prosperity gospel e le sue origini

In questo contesto, critiche aspre sono state mosse, arrivando ad affermazioni come: «Sì, gli evangelici sono cretini. Non valorizzano l’intelligenza se non è veicolata ad accumulare denaro o a scovare un modo per comandare gli altri, non valorizzano i buoni risultati a scuola o la brillantezza in ambiti potenzialmente scomodi - nei fatti, puntano a creare un mondo alternativo dotato di un feedback loop dove più tempo ci passi dentro più diventi stupido.»

Tendenze Settarie e Trauma Religioso

La religione cristiana evangelica, via via è diventata molto più simile a una setta che a una branca del Protestantesimo, in nome di quello che predica, del comportamento imposto agli adepti tramite pressione sociale, e dell’ontologia. Moltissimi non ne vengono mai fuori, passando una vita intera “sprangati dentro la loro bolla”. A volte educano i bambini a casa (homeschooling) o li mandano in scuole private affiliate alla Chiesa. Dopo il diploma delle superiori esistono università private solo per loro, università scadenti che rilasciano certificati di laurea privi di alcun valore nel mondo del lavoro reale, in maniera tale che né i ragazzi né gli adulti debbano mai mettere in discussione quello che pensano di sapere e non abbiano i mezzi intellettuali né emotivi per farsi amici al di fuori della cerchia. Il consumo di media non calibrati e allineati a quello in cui credono è severamente mal visto quando non vietato.

Brad Onishi, ex membro di questa diramazione evangelica, ha ricostruito la storia di cui ha fatto parte, notando che durante le lunghe sessioni di preghiera, “non abbiamo mai pregato per altruismo disinteressato, mai detto una preghiera perché un conflitto arrivasse al termine, ma non abbiamo mai pregato neppure per la pace in generale”, bensì quasi sempre e solo per i soldi. Questo porta alla convinzione che chi è povero o malato “se l’era cercata”. Per chi se n’è andato da questa orbita, spesso tagliando i ponti con amici e familiari, si può legittimamente parlare di trauma religioso. Tuttavia, per via della loro formazione, gli ex evangelici hanno difficoltà a fare rete e a produrre saggi o articoli di divulgazione che possano raggiungere un pubblico più ampio, adottando tattiche dispersive di “attivismo online”.

La società laica o non credente ha accumulato per troppo tempo tutti questi fenomeni sotto l’ombrello dei “cristiani matti”, mettendo nello stesso calderone diverse realtà sociali e forme di isteria religiosa. Viene criticata la falsa equivalenza che mette sullo stesso piano chi si adopera per aiutare gli altri con la truffa collettiva di promettere ricchezza e guarigioni miracolose. Spesso si liquidano questi fenomeni con un’alzata di spalle, considerando i credenti come “stramboidi” o “poveracci” che si sono fatti fregare. Nonostante le baracconate, il blocco evangelical costituisce un blocco di voti utile al Partito Repubblicano, poiché queste persone rispondono alla chiamata e votano regolarmente chi gli viene detto di votare. Esiste un alto livello di programmazione all’obbedienza e alla gerarchia, che porta a spostare voti in maniera prevedibile. Dal lato sinistro, è difficile farli ragionare mettendo in discussione il dogma in cui hanno investito tutto, poiché nella loro comunità i dubbi sono scoraggiati.

L'Espansione Globale delle Chiese Evangeliche

Nelle due Americhe, le chiese evangeliche sono un grande potere secolare, concreto e radicato nel territorio. Sono un interlocutore necessario, a volte un alleato a volte un ostacolo con cui trattare, per i gruppi narcos e per le milizie con cui si disputano il controllo del territorio. Nelle comunità evangeliche, si trovano sostegno, consolazione e l’inserimento in comunità di conoscenti. Carolina Lensadares di Rio de Janeiro, ad esempio, racconta come la chiesa le abbia offerto una rete di aiuto per lei e sua figlia, dal fare amicizie a organizzare feste di compleanno. In cambio della rete di aiuto che offrono, i pastori evangelici chiedono fede cieca e spesso piccole quantità di denaro, che moltiplicate per il numero totale dei seguaci fanno parecchi milioni di dollari. Questo sistema protegge e allo stesso tempo ghettizza, creando comunità chiuse, oscurantiste e anti libertarie. L’unica libertà individuale che contemplano è quella di portare armi. Per il resto è adorazione collettiva di un dio vendicativo, ma festaiolo, da omaggiare con musica, balli e canti. Le chiese evangeliche hanno un loro welfare intessuto di ricatti e superstizioni, ma funzionante, in aree dove la presenza dello Stato si manifesta quasi solo con i tank dell’esercito.

La Santa Messa, spiegata dal Catechismo

Nate come fenomeno religioso negli Stati Uniti, si sono diffuse a macchia d’olio verso sud. Il caso più vistoso è quello del Brasile dove i cattolici, fino agli anni Settanta, rappresentavano il 90% della popolazione e sono scesi da allora sotto il 60%. Leggono il successo degli evangelici come effetto collaterale involontario della guerra a bassa intensità della chiesa cattolica contro quella dottrina sociale: lo spazio lasciato vuoto dai preti della teoria della liberazione sarebbe stato occupato dai pastori evangelici. Vi è anche una terza interpretazione secondo cui la conquista evangelica dell’America latina risponderebbe a un disegno strategico del cristianesimo nord americano e avverrebbe con il beneplacito di alcuni potentati ecclesiastici degli Stati Uniti. Missionari americani furono i fondatori della Università americana di Beirut. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli evangelici americani misero gli occhi anche sull’Italia meridionale, pensando che la povertà, la disoccupazione e l’analfabetismo offrissero ai loro missionari un terreno fertile. I dati sono difficilmente verificabili e il quadro è in movimento, ma se ne trovano ovunque: dall’Argentina ai confini meridionali degli Stati Uniti. Il loro numero sarebbe cresciuto di sei volte negli ultimi trent’anni in Ecuador e Colombia, con un forte incremento anche in Venezuela, Paraguay, Panama e Guatemala, dove “L’Assemblea di Dio” ha un potere feudale sugli adepti.

L’espansione delle comunità evangeliche dagli Stati Uniti verso sud è un fenomeno a doppio senso di circolazione. Mentre va dal nord verso il sud, torna anche dal sud verso il nord. Il cattolicesimo carismatico, per esempio, che imita molto le pratiche delle chiese evangeliche - invocazioni per guarigioni, presunte estasi mistiche e altre manifestazioni di superstizioni varie - si sta rafforzando negli Stati Uniti dove è tornato sulle rotte della migrazione ispanica. Monsignor Joseph Malagreca ha rilevato che “l’immigrazione sta cambiando la natura dei cattolici in America, rendendo le cerimonie più vivaci, più intense”. Questo nuovo modo di stare in chiesa si sta espandendo, con molti cattolici che preferiscono questo spirito di fiesta nella chiesa cattolica rispetto alla Messa tradizionale. La Chiesa apostolica romana di Rio de Janeiro ha risposto all’espandersi delle chiese evangeliche con preti giovani, surfisti, che cantano, ballano e sanno stare sul palco, trasformandosi in pop star non solo nei quartieri popolari, ma anche in zone benestanti come Ipanema, Leblon e Arpoador.

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