La Parola "Fica": Storia, Significato e la sua Complessa Interazione con il Sacro e il Profano

Il termine "Fica" è una parola dal ricco e complesso percorso etimologico e semantico nella lingua italiana, che si snoda tra il linguaggio dialettale, le allusioni volgari e le profonde risonanze culturali. In particolare, è diffuso in Toscana e in altre regioni d'Italia, e la sua origine è da rintracciarsi nel latino ficus, ovvero l'albero del fico. Da qui, il termine è passato a indicare il frutto stesso, il fico, ma in senso figurato, soprattutto nel linguaggio popolare e colloquiale, ha assunto un significato volgare e dispregiativo per indicare l'organo genitale femminile.

illustrazione di un frutto di fico nero e la sua sezione interna

Etimologia e Evoluzione Semantica del Termine "Fica"

Le origini della parola "fica" sono dibattute. Secondo gli etimologi, la somiglianza, almeno in molte donne, dell'esterno dell'organo sessuale con il frutto del fico ha contribuito a questa associazione. Nell'italiano delle origini, il frutto del fico doveva essere un sostantivo femminile ("fica"), come tutti i frutti (la mela, la pera, la susina), mentre gli alberi corrispondenti erano maschili (il melo, il pero, il susino). Questa è ancora oggi la regola generale. Tuttavia, dato il diffondersi della metafora anatomico-sessuale "fica" nel linguaggio popolare, per evitare confusioni, si fece eccezione solo per il frutto del fico, che fu così volto al maschile ("fico"). Il termine "fica" o "figa" (nella variante settentrionale) come organo sessuale appare già nell'Alto Medioevo ed è presente nelle Trecentonovelle del fiorentino Sacchetti (circa 1393).

Eppure, dove "fica" vuol dire solo il frutto, il nome è rimasto tuttora al femminile, come nei dialetti ligure, napoletano, leccese e nelle lingue neolatine (francese: la figue). Nella Roma di ieri, ancora qualche venditrice di frutta urlava: «quant’è bbona la fica mia» (Zanazzo), e il medesimo invito, per niente sessuale, è stato ascoltato di recente al mercato Trionfale da più d'una venditrice "rustica", che con astuzia commerciale faceva leva sulla sua esibita rusticità linguistica per dare a intendere che anche il frutto fosse rustico e genuino.

L'Accademia della Crusca offre un'etimologia alternativa: è stata proposta autorevolmente da Cortelazzo (1970) una variante (*phḗkē) del greco thḗkē ‘guaina’, con uno scambio fra ph e th altrimenti attestato e con la stessa evoluzione semantica del latino vagina ‘guaina’. Tuttavia, lo studioso Armando Polito nutre dei dubbi su questo etimo, essendo una voce ricostruita, che rimarrà sub judice se non se ne troverà attestazione in qualche manoscritto.

Oltre al significato anatomico, "fica" può assumere altre sfumature. Per metonimia, può indicare una ragazza o donna giovane molto attraente, come riportano i dizionari dal Treccani al Garzanti. Nel linguaggio gergale giovanile contemporaneo, "fico", al maschile, fa riferimento a una persona veramente in gamba, abile, astuta, oppure a qualcosa che è degno di ammirazione ("è fico!"). Inoltre, la donna può "fare la fica", un atteggiamento esplicito e smaccato proprio di colei che, procace o sensuale, sa di essere tale e non lo nasconde, ostentando la propria bellezza e evidenziando le proprie grazie.

"Fica" nel Linguaggio Popolare e Letterario

Gli organi genitali hanno sempre avuto una grande importanza nella vita dei popoli latini, e specialmente nella vita del popolo italiano, come ha scritto Curzio Malaparte. Il modo in cui si parla di qualcosa fornisce una buona rappresentazione di come una società vive alcuni argomenti, e i termini impiegati per parlare di genitali danno delle importanti informazioni sul rapporto che la società ha con essi.

La parola "fica" (o "figa" nella variante settentrionale) è di grande impiego e sembra derivare dal frutto dell'albero di fico, forse per somiglianza con il fico di colore nero, che se spaccato mostra la parte interna più chiara. Già Aristofane usava la parola greca che indicava il frutto per parlare dell'organo sessuale e il doppio senso sembra essere alla base dell'eccezione linguistica del frutto dell'albero di fico, che mantiene il maschile a differenza degli altri frutti (il pero/la pera, il melo/la mela ecc.). Si tratta tutt'altro che di un caso isolato, infatti, molto più spesso che per il pene, le parole usate per la vulva vengono impiegate per indicare l'intera persona, una donna. Una parte considerevole di parole usate per indicare i genitali fa riferimento agli animali. Meno chiaro è il legame della vulva con i roditori, da cui derivano termini come "topa", "sorca" (femminile di sorcio), "zoccola", presenti anche in altre lingue (portoghese rata o norvegese mus), mentre l'inglese pussy e il francese chatte fanno riferimento ai gatti.

Gustave Courbet e "L'Origine du Monde"

Nel 1866, il pittore francese Gustave Courbet dipinge un piccolo quadro a olio intitolato "L'Origine du Monde", che rappresenta il soggetto considerato da secoli il più "osceno" di tutti: il pube della donna. Quest'opera, che per la prima volta rendeva pubblica l'immagine della vulva, fece scandalo grazie alla morbosità diffusa dalla malizia cattolica. Il quadro fu commissionato dal diplomatico ottomano Khalil Bey e divenne subito clandestino, venendo rivenduto più volte, nascosto dalle mogli dei vari proprietari con ridicole tendine o pannelli dipinti, trafugato e infine recuperato per approdare alle pareti di casa dello psicanalista francese Jacques Lacan, per poi essere esposto stabilmente al museo parigino d'Orsay.

dipinto

Nonostante la quotidianità e banalità del corpo umano, il pube è stato un simbolo primigenio, rappresentato nei miti ancestrali della fertilità (Grande Madre), quando il matriarcato voleva che l'organo fecondato femminile fosse dominante, visto che "misteriosamente" coincideva con il luogo da cui originava una nuova vita. Fu così che una divinità femminile col pube in evidenza s'imponeva nei miti pagani delle Origini, e la vulva scoperta ha sempre avuto una funzione beneaugurante. Fertilità per gli Antichi voleva dire figli numerosi, perciò lavoro, ricchezza, felicità.

La Reazione del Cristianesimo e il Paradosso della "Fica della Suora"

Il Cristianesimo, negando corpo e sessualità e fondando ordini monastici e sacerdozio sulla castità, ha fatto sì che la rappresentazione realistica della vulva fosse vietata o considerata molto sconveniente. Ancora oggi, l'angolo visuale del quadro di Courbet è considerato "di cattivo gusto" perfino in ambienti non religiosi e "progressisti". La rappresentazione del ventre femminile da un'angolazione tipicamente maschile, identificandolo tout-court con "la donna", urta nello stesso tempo contro la Chiesa, che quella parte ha sempre umiliato tirando in ballo una presunta "anima", e contro il femminismo che quella parte ha sempre esaltato, opponendo al posto dell'anima il cervello.

In questo contesto si inserisce la provocazione implicita della "fica della suora". Sebbene non esista un'espressione storica o un fenomeno specifico con questo nome, la giustapposizione della "fica" (organo sessuale, simbolo di fertilità e del profano) con la "suora" (simbolo di castità, devozione e del sacro) crea un ossimoro potente. Il testo del sonetto di Belli "La Madre de le Sante" ne è un esempio lampante, laddove il poeta romano con ironia e virtuosismo linguistico elenca i quaranta sinonimi dell'organo femminile, concludendo con il titolo metaforico che lo accredita di aver dato origine alle Sante. Questo rovescia la visione ecclesiastica, sfidando beffardamente l'idea che la vulva, spesso considerata strumento del Demonio, sia la stessa che hanno avuto le Sante e che le ha generate, inclusi papi, cardinali, vescovi e sacerdoti, nati tutti da quel medesimo luogo.

Giuseppe Gioachino Belli - L'innamorati

In questo contesto, la frase "Suor Fica ha dedicato la sua vita al servizio dei poveri e degli emarginati con amore e dedizione" - se interpretata come "Fica" fosse un nome proprio di una suora - assume un carattere quasi surreale, evidenziando il divario tra il significato volgare del termine e il ruolo di devozione e castità associato alla figura della suora. La potenza della "fica" è tale che per i monaci in convento, come argomenta Belli nel sonetto Er Padre Suprïore (1834), il problema principale è la mancanza della "fica". Il popolano del Belli con un sillogismo stringente afferma che "ssi vvoleva Iddio dajje er cappello / a lluminetto, e llevajje la fica / l’averebbe creato senz’uscello". In definitiva, sia per Courbet con L'Origine du Monde, sia per Belli con La Madre de le Sante, la metafora forte nel titolo, con artifici semantici, serve a essere inattaccabili dalla censura sessuofobica o ecclesiastica, presentando due strategie: una scientifica e laicista (Courbet), l'altra religiosa e interna alla Chiesa (Belli).

G.G. Belli e "La Madre de le Sante"

Tre anni dopo la morte di G.G. Belli (1863), che nel 1832 aveva scritto il famoso sonetto "La Madre de le Sante", Courbet dipinge il suo quadro. Il sonetto di Belli è una mirabile esercitazione acrobatica e virtuosistica, un capolavoro di ricerca nel linguaggio popolare, che elenca ben quaranta sinonimi dell'organo femminile. Belli, rimatore spregiudicato, mescola i sinonimi a caso per comodità di metrica e rima, ma in questa lunga elencazione i due sinonimi più comuni nella lingua popolare romanesca, "fregna" e "fica", appaiono come nascosti, nonostante lo stesso Belli li usi molte volte. Non solo la "fica" poteva essere vantata come intatta, come nel caso di una ragazza denunciata per condotta immorale: "io sò zzitella ppiú de la Madonna, perché llei, nun fuss’antro, ha ffatto un fijjo" (Er presidente dell’Urione, 26 giugno 1832).

La vergogna contribuisce non poco alla proliferazione di nomi e nomignoli per i genitali, che esprimono bene il rapporto che la società ha con il sesso, il modo in cui ci si autocensura e il valore implicito che le parole portano e prendono dalla cultura.

Il Gesto delle "Fiche"

Dalla "fica" come organo si passa a "far le fiche", una forma arcaica ma non meno significativa. Si tratta di un gesto insultante che consiste nel chiudere la mano a pugno facendo scorgere il pollice fra l'indice ed il medio, in segno di scherno. È un gesto oggi obsoleto che nessuno più conosce, ma di cui parla Dante nel XXV Canto dell'Inferno: "Al fine de le sue parole il ladro / le mani alzò con amendue le fiche, / gridando: «Togli, Dio, ch’a te le squadro!»", con riferimento a Vanni Fucci. Per molto tempo attribuito a Caravaggio, il "Bravo che fa il gesto della fica" è oggi invece un "sospetto" Vouet, che nel suo "ritratto di Giovane con fichi" (1615 circa) si spinge ben oltre la semplice volgarità di quel gesto, presentando un giovane con abiti femminili, lineamenti ambigui e un'espressione ammiccante, mentre tiene due fichi dal chiaro rimando "vaginale".

illustrazione del gesto delle fiche

La "Festa della Fica" di Marittima (Salento)

Un esempio contemporaneo della complessa interazione del termine "fica" con la cultura popolare è la celebre "Festa della fica" di Marittima di Diso, una delle sagre più conosciute e frequentate del Salento, che si tiene il 17 agosto. Il titolo dell'evento gioca allusivamente, con efficace strategia commerciale, sulla voce dialettale salentina del termine fico, evocando i piaceri di Venere coniugati con quelli di Pomona. Locali e forestieri si lasciano conquistare dalla fragranza di uno dei frutti più buoni che abbia dato la natura, e fino a pochi anni fa la sagra esponeva ben ottanta diverse varietà di fico salentino.

Il fico rappresenta da sempre una delle colture più importanti del panorama agricolo pugliese, terzo per importanza dopo olivo e vite. Per tutta la regione, questa pianta ha assunto un valore enorme, offrendo sostentamento a famiglie di braccianti, coloni e mezzadri, essendo una coltura frugale, di rapida entrata in produzione e di facile trasformazione dei frutti essiccati. Oggi, il fico è stato relegato ai margini dell'agricoltura produttiva, ma sta vivendo un ritrovato interesse grazie a investimenti coraggiosi per la produzione di fico fresco e per la trasformazione in essiccato e composte, nonché grazie al settore agrituristico e a progetti scientifici di conservazione e promozione.

foto della Festa della Fica a Marittima, Salento, con varietà di fichi

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