La Rigenerazione Urbana di Bari: Progetti, Sfide e il Ruolo di Urbis

Per il capoluogo pugliese sono previsti numerosi interventi di ammodernamento e rinnovamento. Bari è una città fatta di soglie, è facile capire dove un quartiere comincia e un altro finisce.

Oltre il nucleo della città antica, i vicoli di Bari vecchia, le mura e il mare, una maglia quadrangolare di vie si estende fino alla ferrovia. È la Bari ottocentesca. Poi appare la città nuova, cresciuta nell’entroterra con le periferie pubbliche e inglobando frazioni già consolidate, che si è espansa in maniera scomposta, per interventi isolati e addizione di parti, ognuna chiaramente riconoscibile e con una sua identità. “Gioacchino Murat aveva disegnato una città meravigliosa, fatta di isolati quadrati con aranceti al centro. Così era Bari negli anni trenta”, racconta Gianfranco Viesti, professore di economia all’università di Bari. “Poi, nel secondo dopoguerra, la città è caduta nelle mani della rendita fondiaria e della speculazione edilizia”.

Mappa storica dell'espansione urbana di Bari, dagli anni '30 ad oggi

Da una trentina di anni si cerca di invertire il corso, recuperando piazze e spazi pubblici, destinandoli a verde, connettendo i quartieri, rigenerando il tessuto economico e sociale. “Ma non è facile. Bari è una città densa, molto cementificata”. La città è costellata di piccoli interventi e sono tante anche le grandi opere al via.

Strategie di Rigenerazione Urbana a Bari

Dal 2015 la giunta ha messo in campo una strategia di rigenerazione urbana fatta di tante azioni, materiali e sociali, per rafforzare la comunità. Adesso, con grandi interventi come il Nodo verde ferroviario, il progetto di parco costiero Costa sud, nuovi percorsi di bus elettrici, la riqualificazione dell’ex Manifattura tabacchi, Bari potrebbe cambiare volto. Quello che ancora manca, per completare l’innovazione, è un nuovo piano urbanistico generale, il principale strumento di pianificazione che determina lo sviluppo di una città.

L'intervista al Prof. Gianfranco Viesti per la ricorrenza dei 50 anni della nascita delle Regioni

Secondo Viesti, Bari sarà una delle città europee che cambierà di più nei prossimi anni. “È un momento straordinario, potrebbe avvenire una trasformazione colossale, mai vista prima, già in corso in minima parte, ma il grosso è previsto fra tre, cinque anni”. Tuttavia, Viesti sottolinea le possibili criticità di questa pioggia di fondi e progetti: da una parte i rischi legati alle tempistiche imposte dal Pnrr (i progetti devono essere completati entro il 2026), dall’altra l’assenza di una strategia complessiva, di una visione di sistema, che leghi la grande quantità di interventi che devono prendere il via.

Viesti è ottimista sulle capacità progettuali dell’amministrazione comunale, ma rileva una forte carenza sul piano della comunicazione e della partecipazione ai nuovi cambiamenti. “Dal punto di vista della capacità del comune di informare i cittadini di queste opere non siamo messi bene. I progetti non si trovano e c’è poca informazione. Io non ho ancora visto i percorsi di queste linee di bus rapido. Tra un paio di anni la città sarà invivibile per la quantità di cantieri”.

Bari vive di relazioni con il territorio circostante. I 41 comuni dell’area metropolitana, dove abitano oltre 1,2 milioni di persone, non sono gerarchicamente subordinati al capoluogo ma hanno proprie identità ed economie, su cui Bari non svolge una funzione di controllo. L’economia cittadina, storicamente legata al commercio e alla manifattura, ma anche all’edilizia, è oggi in transizione. Nel capoluogo pugliese hanno sede numerosi centri di ricerca e formazione, e la città sta attirando aziende che lavorano nel campo del digitale. Di più, da qualche anno sta vivendo un boom turistico.

Per accompagnare la transizione, il comune ha messo in campo una strategia di rigenerazione urbana che punta a rafforzare la comunità sotto la guida di Carla Tedesco, assessora all’urbanistica dal 2014 al 2019. “Già dal 2015 abbiamo cominciato a lavorare sui servizi di prossimità, sull’idea di città dei 15 minuti, sulla connessione con l’area metropolitana, sulla qualità della vita”, spiega Alessandro Cariello, componente del gabinetto del sindaco per le politiche di riqualificazione urbana.

Il secondo mandato del sindaco Antonio Decaro è cominciato alla metà del 2019 e a lui è passata la delega all’urbanistica. Poi è arrivata la pandemia, che ha confermato la strategia di rigenerazione, che verte intorno a sette temi, chiamati “eliche”:

  • i presidi di prossimità con i servizi primari entro 15 minuti
  • la transizione ecologica
  • il contenimento del consumo di suolo
  • la mobilità sostenibile
  • il lavoro sulle periferie
  • la partecipazione civica
  • la riconnessione della città con il mare

“Per ciascun asse abbiamo cominciato a costruire programmi specifici e a investire risorse”. La strategia complessiva si chiama Bis, Bari innovazione sociale. Secondo Viesti, con il Pnrr l’innovazione sociale rischia di essere spiazzata dal cemento: il Pnrr non è un piano economico, ma un grande piano di opere pubbliche. Gli interventi potrebbero produrre effetti di tipo economico, per esempio migliorando la mobilità, ma il primo impatto è quello edilizio. “È comunque un dato positivo, vista la caduta fortissima degli investimenti pubblici negli anni dieci”.

Grandi Interventi e Piani di Sviluppo

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e Altri Fondi

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) destina a Bari e alla città metropolitana risorse cospicue per diversi progetti. I progetti inclusi nel Pnrr dovrebbero integrarsi con interventi già previsti e in parte in corso, come quelli finanziati con i fondi della politica di coesione europea (Fesr e Fse) nell’ambito del Programma operativo nazionale città metropolitane 2014-2020 (Pon Metro) e del Programma operativo complementare città metropolitane 2014-2020 (Poc Metro). Il Pon Metro della città di Bari è finanziato con 86 milioni di euro e prevede numerosi interventi, sia fisici sia immateriali, come quelli per lo sviluppo economico e la coesione sociale.

Progetti Chiave per la Mobilità e il Territorio

Il Bus Rapid Transit (BRT)

Il progetto per nuovi percorsi di bus elettrici, il Bus rapid transit (Brt), finanziato con 160 milioni di euro, potrebbe cambiare completamente la mobilità cittadina.

Il Nodo Verde Ferroviario

Uno degli interventi che potrebbe cambiare il volto di Bari, ma di cui si sa poco, è il Nodo verde. Il progetto risale a dieci anni fa, quando l’architetto Massimiliano Fuksas ha vinto il concorso bandito dal comune per rigenerare un’area di 78 ettari nel centro della città e ricucire i due quartieri divisi dalla stazione ferroviaria. “L’idea era coprire la stazione con una piastra alta poco meno di venti metri, quanto un edificio di cinque piani, su cui sarebbero stati piantati degli alberi”.

Il primo lotto del Nodo, in corrispondenza della stazione di Bari, è uno dei “progetti pilota” del bando Pinqua (Programma innovativo qualità dell’abitare), per interventi di edilizia sociale e rigenerazione urbana, inseriti nel Pnrr, finanziato con cento milioni di euro. Gli altri due progetti Pinqua approvati, finanziati con solo 15 milioni di euro ciascuno, riguardano due quartieri di edilizia residenziale pubblica, San Pio e Santa Rita.

Render o schema concettuale del progetto Nodo Verde Ferroviario di Bari

“È un intervento che ricuce le parti di città? È sostenibile dal punto di vista gestionale? È sensato?”, domanda Angela Barbanente, docente di urbanistica del Politecnico di Bari ed assessora alla qualità del territorio della regione Puglia fino al 2015. La risposta, al momento, è negativa. “Tecnicamente si tratterebbe di un grande manufatto in cemento armato ricoperto da uno strato di verde di circa 50 centimetri di spessore”. Il progetto di Bari Centrale, affidato alla Rete ferroviaria italiana (Rfi), è stato in parte modificato, abbandonando l’idea di estendere la collina verde oltre l’area limitrofa alla stazione. Di più, c’è un grosso problema tecnico di areazione e impiantistica della copertura. Una volta realizzata, la struttura avrà dei costi di gestione non previsti dai fondi per la realizzazione, un problema comune a molte opere finanziate con il Pnrr.

Secondo Barbanente, il Nodo non è in grado di avvicinare i quartieri. “Realizzare una barriera lunga un chilometro, come nel primo stralcio del progetto, pone problemi anche ambientali: potrebbe impedire al vento di nordest di arrivare al quartiere al di là della stazione, che ha un’alta densità insediativa”.

Il Progetto Costa Sud

A nord della stazione un nuovo tracciato è stato inserito nel progetto per la linea Adriatica tra Bologna e Lecce. A sud è previsto l’arretramento dei binari nei dieci chilometri tra Bari e Torre a Mare: questo consentirebbe di realizzare un altro importante intervento, quello della Costa sud, finanziato con 75 milioni di euro nell’ambito del Piano strategico grandi attrattori culturali del Pnrr, per la creazione di un ampio parco costiero di sei chilometri, in un’area oggi poco agibile e degradata.

Il progetto, esito di un concorso nazionale di idee indetto dal comune nel 2018, potrebbe ricollegare il quartiere Japigia al mare, consolidare le realtà di orticultura presenti, valorizzare il paesaggio e l’ecosistema naturale. “Costa sud è stato ideato dall’ex assessora all’urbanistica del comune, Carla Tedesco. È un progetto molto bello, ma non è di facile realizzazione: una grande parte dovrà essere espropriata dal comune”, spiega Barbanente. Quartiere Libertà, Bari, 2018.

La realizzazione del parco costiero prevede il trasferimento di volumetrie edilizie, previste dal piano regolatore, nella zona limitrofa. Qui, le previsioni edilizie potrebbero infatti contribuire a riqualificare una zona che è cresciuta in maniera disordinata, con insediamenti semilegali, enclave private, immobili isolati, e un quartiere, Japigia, caratterizzato da una grande estensione e una bassa densità edilizia. “L’idea è quella di spostare i volumi previsti dal piano regolatore in aperta campagna, per compattare e rigenerare i quartieri periferici come Japigia”, spiega Cariello.

Mappa concettuale del progetto Costa Sud, con indicazioni di espropri e zone riqualificate

Avvicinare questi volumi edilizi verso il centro della città consentirebbe anche di ridurli, perché lo stesso valore immobiliare si ottiene con meno volume in centro che in periferia. In urbanistica questa tecnica di omogeneizzazione dei vantaggi localizzativi legati alla rendita urbana si chiama perequazione. Con questo strumento, il progetto Costa Sud affronta il problema del consumo di suolo. Ma non lo risolve.

Il Piano Urbanistico Generale e le Sfide della Pianificazione

Il piano regolatore di Bari prevede la costruzione di ulteriori 13 milioni di metri cubi di edifici. Elaborato a partire dal 1965, redatto da Ludovico Quaroni e approvato nel 1976 ormai appartiene a un’altra stagione e contiene previsioni di crescita obsolete. “Rispondeva all’idea di una città-regione. È stato pensato negli anni sessanta per una città in espansione, con previsioni demografiche molto ottimistiche, per circa 600mila abitanti”, osserva Barbanente. L’aumento della popolazione non si è verificato: oggi Bari conta 320mila abitanti, e si prevede che diminuiranno ancora sensibilmente. Eppure si continua a costruire, anche se il calo demografico e le condizioni del mercato edilizio rendono sconvenienti le operazioni immobiliari. Dunque gli obiettivi di quel piano non sono più sostenibili, né ecologicamente né sul piano economico.

Ma gli interessi di grandi proprietari e imprese di costruzione ostacolano il cambiamento. Questo è un problema di molte città in Italia, forse il problema principale: quello di un cambio di paradigma, con l’annullamento di previsioni edilizie obsolete, che non arriva. “Sostituire questi piani regolatori sovradimensionati con nuovi piani richiede una politica forte. Il piano è un atto politico, assistito tecnicamente. Se la politica oggi cerca di evitare ogni possibile dissenso, è evidente che non si riesce ad approvare il nuovo piano urbanistico generale”, commenta Barbanente.

Carla Tedesco, docente di urbanistica allo Iuav di Venezia ed ex assessora all’urbanistica del comune di Bari, ha tentato di fare proprio questo: aggiornare il piano regolatore di Quaroni con un nuovo, moderno, Piano urbanistico generale. Il percorso per il nuovo piano era stato avviato dal sindaco dell’epoca Michele Emiliano, un documento programmatico preliminare era stato approvato nel 2011 e le bozze erano state consegnate nel 2014. “Ho avviato un percorso partecipativo che supportasse una nuova visione di città, in linea non solo con il piano paesaggistico regionale da poco approvato a cui adeguare le bozze, ma anche con le indicazioni dei cittadini”.

Sono stati aperti trenta sportelli di ascolto negli spazi della vita quotidiana delle persone, ci sono state passeggiate urbane, laboratori, sportelli, un sito web, e una elaborazione finale che proponeva due cose: “Un’idea di città che smetta di consumare suolo e cominci a rigenerare se stessa, e l’idea di anticipare la direzione del piano, mentre era in elaborazione, con alcuni progetti da far partire subito”. Costa sud era uno di questi. E poi c’erano le iniziative di rigenerazione a misura di quartiere, e quelle dal basso con il programma Rigenerazioni creative. “Interventi che, se connessi, diventavano l’ossatura portante della città del futuro”. La legge regionale sul piano casa ha messo in ginocchio questa visione, consentendo interventi edilizi, definiti di “rigenerazione”, demolizione e ricostruzione di edifici con la possibilità di un aumento del volume del 35 per cento, e il cambio di destinazione.

L'Innovazione Sociale e il Progetto Urbis

Iniziative di Prossimità e Partecipazione Civica

Lavorare sulla città fisica non è l’obiettivo primario, ma lo strumento per attivare le comunità, spiega Cariello. È nata Colibrì, una rete di undici biblioteche di quartiere, che offre anche servizi come un doposcuola. “È un presidio di prossimità, un luogo di riferimento”. In rete con le biblioteche, sono nati in tutti i quartieri “hub di innovazione sociale” e le Reti civiche urbane, finanziate con più di un milione di euro di fondi Poc Metro: dodici reti di associazioni che per 18 mesi hanno elaborato programmi di animazione culturale e sociale.

Ancora: il programma Rigenerazioni creative, avviato nel 2018, promuove l’attivazione e la cura di spazi abbandonati nei cinque municipi della città. Il comune ha individuato nove aree destinate a verde, ancora non realizzate, segnalate dai cittadini, e gliele ha affidate. Il programma è stato ideato come estensione dell’esperienza del parco Gargasole, uno spazio all’interno della ex Caserma Rossani, di proprietà del comune e dismessa negli anni novanta. La caserma era stata occupata da attivisti nel 2014 e riaperta con una biblioteca, una palestra, un orto. L’amministrazione ha sottoscritto un accordo con gli occupanti e ha avviato un percorso partecipativo per decidere il futuro dell’area. Nel 2017, in seguito a un avviso promosso dal comune, una parte è stata trasformata dai cittadini nel parco Gargasole. Attraverso i nuovi programmi l’amministrazione vuole replicare questa esperienza, e promuovere la gestione condivisa dei beni comuni.

Il Bando Urbis: Sostegno alle Imprese Sociali

Il bando Urbis, misura del PON Città Metropolitane 2014/2020, promuove e sostiene, attraverso l'erogazione di incentivi a fondo perduto compresi tra 15.000 e 40.000 €, a fronte di un cofinanziamento del 15%, la creazione di nuove imprese sociali di prossimità nelle aree più fragili della città sotto il profilo socio-economico ed urbanistico.

Infografica riassuntiva del bando Urbis: obiettivi, finanziamenti, aree tematiche

Urbis rappresenta lo strumento di valorizzazione di esperienze promosse dal terzo settore e una valida opportunità per gruppi informali di giovani e meno giovani che intendano costituirsi in forma cooperativa per realizzare un progetto di impresa. Le proposte progettuali da candidare al bando dovranno ispirarsi ai seguenti quattro temi:

  • città
  • comunità
  • creatività
  • prossimità

A titolo esemplificativo, saranno ammessi i progetti di impresa sociale che operino nel campo dell'inclusione sociale attiva, dell'educazione e dell'istruzione, della tutela e promozione del territorio, della radiodiffusione e dell'editoria, della riqualificazione e riuso di beni inutilizzati a fini sociali. Grazie al sostegno di Urbis si potranno creare palestre popolari, ciclofficine, portierati di quartiere, centri ludici, cinema di quartiere e tutti quei servizi che incrementino la qualità di vita delle comunità presso le aree bersaglio. Tutte le attività dovranno essere non profit e potranno partecipare all'avviso i soggetti del terzo settore (organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, fondazioni, enti morali ed ecclesiastici, associazioni) o gruppi informali che vogliano costituirsi e attivare una nuova iniziativa sui quartieri bersaglio.

“Il nostro obiettivo è creare una comunità unita, che cresce insieme - ha dichiarato il sindaco Antonio Decaro - e Urbis è uno strumento che vuole alimentare e sostenere i presidi sociali sparsi nei quartieri, una parte importante in questo processo. Questa misura è la risposta dell'Amministrazione al mondo della cooperazione che in questi anni ha saputo esprimere un significativo fermento e che ha oggi la possibilità di trasformare la propria idea in un progetto di impresa. Crediamo che l'impresa sociale abbia la giusta flessibilità e sensibilità per farlo. Gli incentivi tra i 15mila e i 40mila euro consentiranno di operare investimenti adeguati in termini di allestimento di spazi, acquisto di attrezzature e risorse umane per avviare una vera e propria start-up di quartiere, fornendo gli strumenti iniziali per una futura auto-sostenibilità e, soprattutto, per creare in città una trama di hub sociali che possano essere punto di riferimento per la comunità. Una comunità in movimento, la nostra, che il 22 settembre si ritroverà unita nel parco di largo 2 Giugno durante l'evento Bari per Bari, un’occasione per stare insieme e conoscere i cambiamenti in atto e le progettualità attive su tutti i Municipi grazie al protagonismo dei cittadini”.

“A Bari in questi anni si è registrato un grande fermento nel mondo dell'associazionismo e del terzo settore, con la nascita di realtà sociali innovative quali palestre popolari, cinema di quartiere, spazi di co-working, empori sociali - sottolinea l'assessore Romano - Realtà che rispondono ai nuovi e vecchi bisogni dei cittadini in modo sostenibile e inclusivo spesso coinvolgendo i destinatari delle misure nei percorsi di progettazione. Vogliamo sostenere queste esperienze innovative perché le istituzioni da sole non possono esprimere la propria efficacia sul territorio senza l'aiuto sussidiario che queste realtà garantiscono nei nostri quartieri e nelle diverse comunità. La città è più forte se alimenta la coesione sociale sostenendo il protagonismo dal basso dei cittadini. Cerimonia nella sala della Giunta comunale.”

Questa azione di supporto alle aziende di prossimità del quartiere Libertà fa parte del progetto Urbis che si sviluppa lungo molteplici attività, con il duplice obiettivo di migliorare il tessuto urbano attraverso l’attivazione di servizi utili alla collettività e la promozione di una nuova imprenditoria secondo il paradigma della “innovazione sociale”. Con l’attuazione di Urbis si intende sollecitare e affiancare il protagonismo della società civile e dell’economia sociale nella ricerca di nuove idee, per soddisfare in chiave innovativa i bisogni sociali stimolando il coinvolgimento del terzo settore e dei portatori di nuove idee presso i quartieri più fragili delle città. L’approccio metodologico sperimentato nel processo di integrazione è definibile “from weak to weak”, incentrando lo stesso su una relazione reciproca di “aiuto”. L’associazione Terra Nostra, da anni attiva sul territorio e punto di riferimento per servizi relativi all’integrazione, all’inclusione sociale e allo studio di rifugiati e migranti, ha presentato un progetto che propone un nuovo modello di integrazione sociale e di inclusione, sviluppato partendo dal presupposto di unire, attraverso il lavoro e i servizi, categorie.

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