Giovanni Demio (vero nome Giovanni Gualtieri), nato attorno al 1505-1512 a Schio (Vicenza) e morto verso il 1570, è un pittore la cui fama è rimasta a lungo oscurata. Nonostante la sua significativa produzione e le collaborazioni con giganti del suo tempo, Demio è stato per molto tempo un artista "poco noto, anzi sconosciuto", come ammesso da Vittorio Sgarbi, uno dei suoi più accaniti sostenitori e curatori.

La Riscoperta Critica e l'Impegno di Vittorio Sgarbi
L'amore di Vittorio Sgarbi per Demio nasce da lontano, precisamente dal 1980, quando, come giovane funzionario della Soprintendenza del Veneto, organizzò la mostra Palladio e la Maniera. I pittori vicentini del Cinquecento e i collaboratori di Palladio 1530-1630 presso il Tempio di Santa Corona a Vicenza. Sgarbi, con un gesto audace, pose un'opera di Demio sulla copertina del catalogo. L'importanza di quella mostra fu sottolineata da un grande articolo di Giovanni Testori sul “Corriere della Sera”, che fece realizzare a Sgarbi di aver allestito un'esposizione più significativa di quanto inizialmente pensato.
L'interesse di Sgarbi per Demio è continuato negli anni, culminando nella mostra su Tintoretto al Quirinale del 2012 e, più recentemente, nella mostra Giovanni Demio e la maniera moderna. Tra Tiziano e Tintoretto, curata da Sgarbi stesso e tenutasi a Palazzo Fogazzaro di Schio (città natale di Demio) fino al 31 marzo. Questa esposizione ha permesso di ricostruire la figura dell'artista attraverso oltre trenta dipinti, consolidando gli sforzi per conferirgli l'importanza che merita.
Chi era Giovanni Demio: Origini, Nomi e Collaborazioni
Le Origini e i Nomi
Le notizie certe sulle origini e la giovinezza di Giovanni Demio sono scarse e frammentarie. Nato a Schio (Vicenza) intorno al 1505-1512, il suo nome è stato oggetto di varie attestazioni. Oltre a Giovanni Gualtieri (il suo vero nome), viene ricordato come "Zuane Visentin", "messer Giovanni Indemio Vicentino" (dal Palladio), e con i cognomi "Fratino" o "Fratini" (e varianti come "Frattino" e "Frattini"), prevalenti tra gli storiografi più antichi. Tuttavia, il cognome "Demio" è oggi considerato il più probabile, attestato in documenti già dal 1539 (per i perduti mosaici del Camposanto di Pisa) e nel contratto firmato con i soprastanti del duomo di Orvieto nel 1558. Anche lo Zanetti (1771) proponeva di identificare il "Fratina" di Ridolfi e il "Fratini" di Boschini con "Zuane de Mio", pagato per i dipinti della Libreria Marciana.
Le informazioni sulla sua famiglia sono altrettanto limitate. L'esistenza di un fratello, forse collaboratore nei tondi della Libreria Marciana, è suggerita dai documenti relativi al duomo di Orvieto nel 1558. Sembra che Demio avesse una figlia, una fantesca e un garzone, menzionati in una lettera del 1558 del patriarca di Aquileia.
Collaborazioni e Contesto Artistico
Demio si trovò a operare in un'epoca dominata da giganti della pittura veneta. Negli anni Cinquanta, fu chiamato a collaborare alla decorazione della Biblioteca Marciana di Venezia, accanto a celebrità come Tiziano, Paolo Veronese, Battista Franco e Tintoretto. Questo contesto, se da un lato gli offriva opportunità, dall'altro rendeva difficile emergere, portandolo inevitabilmente a essere in qualche modo oscurato.
Un documento del 1537 lo vede assunto tra i maestri mosaicisti della basilica di San Marco a Venezia come "Zuane Visentin", a fianco di Vincenzo Bianchini, suo probabile maestro e collaboratore. Si ipotizza un suo intervento nel Giudizio di Salomone, siglato dal Bianchini nel 1538, al quale spetterebbero alcune figure laterali e forse l'idea compositiva generale.

Stile e Percorso Artistico: Un "Bastian Contrario" del Manierismo
Un Pittore Fantasioso e Scomposto
Demio è descritto da Sgarbi come un pittore "fantasioso, scomposto", distante dal "mainstream" della pittura veneta, che all'epoca era caratterizzata dalla perlustrazione del colore e della luce. Questa sua eccentricità, la sua distanza dallo stile dominante, lo rendeva un "bastian contrario".
Il suo stile non era accattivante come quello di Veronese o Tintoretto, i due autori che segnarono il post-tizianismo. Demio era curioso, guardava oltre il Veneto, a Parma, Ferrara, Lodi, divenendo un vero "pittore padano".
Le sue opere riflettono questa ricerca di stupore, piuttosto che di armonia:
- Le torsioni dei corpi del Compianto sul corpo di Cristo (1530).
- La composizione ardita del Martirio di San Lorenzo (1533), che fonda un codice anticlassico ed eccessivo.
- L'affollamento dell'Adorazione dei Magi (1565-1570).
Viaggi e Influenze Manieristiche
Un'inquietudine inestinguibile portò Demio fuori dai confini veneti, arricchendo la sua personalità con sensibilità diverse. Ebbe un primo determinante contatto con il manierismo toscano a Pisa, probabilmente attraverso Battista Franco. Questo si sovrappose all'arrivo a Venezia di Salviati e Porta nel 1539 e al soggiorno del Vasari tra il 1541 e il 1542. Questi eventi lo spinsero a un secondo viaggio nell'Italia centrale per aggiornarsi sul linguaggio manieristico tosco-romano.
Questa ipotesi di viaggio trova conferma nell'analisi delle componenti stilistiche e culturali delle pitture della cappella Sauli in Santa Maria delle Grazie a Milano, eseguite da Demio. Gli affreschi (Noli me tangere, Cristo in Emmaus, Profeti, Evangelisti e Sibille) e la pala d'altare con la Crocefissione, rivelano un linguaggio nuovo e complesso, influenzato dagli affreschi fiorentini del Bronzino (cappella di Eleonora di Toledo), romani (Sistina, Oratorio di San Giovanni Decollato, cappella Orsini alla Trinità dei Monti), e dalla decorazione della villa Imperiale di Pesaro, nonché dal manierismo emiliano e in particolare dal Parmigianino. Evidenti sono anche i contatti con i "romanisti del Nord" come Scorel e Van Heemskerck, e accostamenti a Jacopo Bassano e Camillo Boccaccino.
Dopo il 1545, Demio si trasferì a Napoli, probabilmente chiamato dal Vasari, copiando la Presentazione al tempio di Sant'Anna dei Lombardi in una pala per la chiesa di San Francesco a Maiori (Salerno).
Il Periodo Veneziano e il Ritorno in Veneto
Dopo una breve puntata a Mantova, Demio tornò nel Veneto. Tra il 1553 e il 1555 eseguì alcuni affreschi di soggetto mitologico, scompartiti da mascheroni e cariatidi, nella palladiana Villa Thiene a Quinto Vicentino. Questi sono l'unica testimonianza rimasta di un suo più ampio intervento decorativo nell'edificio, e in essi "scopre le carte di un'elaboratissima e personale ricerca manieristica", richiamandosi alla corposa sensualità di Giulio Romano nel palazzo del Te. Il "vitalismo quasi diabolico dei nudi aggrovigliati e compressi" di Villa Thiene rivive, con un controllo maggiore, nelle torsioni anatomiche dei tre tondi dipinti dal Demio sul soffitto della Libreria Marciana a Venezia. Qui lavorò in competizione con artisti come Giuseppe Porta Salviati, Battista Franco, Paolo Veronese e Andrea Schiavone, eseguendo La Natura tra Pallade e Giove, le Virtù teologali davanti alla Divinità e La Natura e le Stagioni.
Ep. 7 - Storia degli Stili - Il Manierismo
Commissioni e Ultimi Anni
Nel 1558, Demio fu raccomandato dal Cardinale Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia, come restauratore di mosaici per il duomo di Orvieto, giudicandolo "eccellentissimo in tale arte". Accompagnato da un fratello, firmò un contratto per lavorare ai restauri della facciata della cattedrale. Tuttavia, questo ruolo prevalentemente di restauratore probabilmente non lo soddisfece pienamente, portandolo a un rapido ritorno nel Veneto, dove terminò opere come l'Adorazione dei pastori e l'Adorazione dei magi di Santa Maria in Vanzo a Padova.
Tra le sue ultime opere certe figura l'Adorazione dei Magi di Santorso, ora in San Lorenzo a Vicenza, datata 1563. Si ipotizza che nel 1570 abbia eseguito la grande pala con la Morte e l'Assunzione di Maria nella chiesa delle Vergini a Cosenza, anno in cui le fonti indicano la sua morte.
Eredità e Opere Restaurate
Oltre ai dipinti e ai mosaici, si conoscono anche tre disegni attribuiti a Demio: gli Amori di Giove e Giove e Semele del British Museum di Londra, e un altro Giove e Semele del Gabinetto dei disegni del Louvre.
La mostra "Giovanni Demio e la maniera moderna" non solo ha permesso di riscoprire l'artista, ma ha anche contribuito al restauro di alcune sue opere. In particolare, gli affreschi di Demio a Villa Thiene, protetti dalla restauratrice Valentina Piovan, sono stati resi visibili da vicino grazie a un ponteggio. Con i fondi stanziati per l'esposizione, è stato possibile restaurare quattro opere, due delle quali di Demio, una del Guercino e un'altra di Girolamo da Treviso.
Vittorio Sgarbi vede nella ricerca di Demio una risonanza in artisti contemporanei come Lino Frongia, Roberto Ferri e Bruno d'Arcevia, definendoli "pittori di anatomia".