Il Sincretismo Religioso Brasiliano: Contesto per un'Anima Complessa
Le radici dell'identità brasiliana, ormai indipendente e unica, che appartiene anche ai bianchi e ai mulatti, sono profondamente intrisa di religiosità. Il soprannaturale è onnipresente e non si limita esclusivamente alla Chiesa, ai preti o alle funzioni religiose. Nella natura e nella quotidianità, Dio è percepito come una presenza costante che accompagna le azioni degli uomini, i quali possono contare sulla vicinanza e compassione dei santi senza necessità di scomodarli.
Nel Brasile, dove la modernità si impadronisce delle nuove generazioni, non si perde il contatto con la totalità del reale, inteso come un'unità indissolubile di materia e spirito. Il Dio cattolico si integra con la cultura locale grazie alla suggestione affascinante del sincretismo religioso. Questo fenomeno è nato dall'assimilazione dei santi imposti dal cristianesimo con le figure della tradizione indigena e nera delle popolazioni autoctone e degli schiavi importati dall'Africa, che qui si sono fusi anima e corpo. Questa risposta di sopravvivenza spirituale ha generato un "uomo nuovo" con un rinnovato rapporto con il creato.

Il Candomblé e il Pantheon degli Orixás
Il sincretismo ha dato vita, tra le altre cose, al Candomblé. La grande cantautrice bahiana Maria Bethania, sorella del celebre Caetano Veloso, ha affermato: "In ogni casa c’è un quadro di San Giorgio". Questo santo protettore, raffigurato nell'atto di uccidere il drago, trova il suo analogo in Oxossi, il re cacciatore, che secondo un mito yoruba uccise con una freccia l'uccello della strega portatore di sventura. Allo stesso modo, la splendida e prospera Iemanja, regina del mare, è sincretizzata con la Vergine Maria, la madre di Gesù. Materna e femminile, Iemanja è il simbolo per eccellenza della cura, della dedizione e dell'essenza più profonda e vera della donna, che è madre, amante e creatrice. A Bahia, dove queste tradizioni sono più radicate, la sua festa è un evento irrinunciabile. Il due febbraio, in occasione della Festa del Mare, migliaia di persone si riversano sulle spiagge per gettare un fiore o consegnare regali alle onde, propiziandosi la Sirena e rendendo omaggio a questa splendida regina. Le barche partono cariche di cesti che vengono abbandonati tra i flutti; se il mare li porta al largo, il dono e la preghiera saranno ben accetti, mentre se vengono respinti a riva, il segno è considerato infausto. I doni per Iemanja includono pettinini, fiori, saponette e specchietti, oggetti graditi a una donna.
Queste figure spirituali si chiamano Orixás e convivono nel mondo con gli uomini, venendo identificate con i santi della religione cristiana. Ogni Orixá possiede un carattere ben preciso, con i suoi gusti, i suoi vizi e le sue virtù. Si tratta di un pantheon che ricorda l'Olimpo greco, ma che, al contrario, è presente nella vita vissuta quotidianamente piuttosto che nei libri. Per ognuno di loro esiste un giorno di festa, un colore e un piatto preferito, e i loro "figli" sono riconoscibili per la somiglianza fisica e caratteriale.
Coloro che frequentano la chiesa abbracciano senza alcun contrasto la religione del Candomblé, che trova però il suo perfetto compimento nei terreiros, le case dove la religione degli Orixás viene coltivata. Qui si trovano le figure sacerdotali che si occupano di nutrire gli Orixás, di rispondere alle richieste di aiuto dei fedeli e di leggere loro il futuro nelle conchiglie. Qui, infine, si organizzano le feste in cui le entità scendono nel mondo dei vivi per "cavalcare" gli iniziati in danze di possessione che ripropongono gli stereotipi delle divinità. È proprio nella festa che la presenza terrena dei santi, tra i fedeli, viene rafforzata, e il mondo dello spirito e della materia si uniscono abbattendo i confini tra il visibile e l'invisibile.

Caetano Veloso: Tra Spiritualità Bahiana e Intellettualismo Ateo
Caetano Veloso, cantautore e compositore brasiliano, nato a Santo Amaro da Purificação, Bahia, nel 1942, proviene da una delle zone più meticce e nere del Brasile. Cresciuto in questo ambiente ricco di sincretismo culturale e religioso, il suo rapporto con la spiritualità è complesso e profondamente radicato nella sua identità. Sebbene si definisca un «ateo che ha visto tanti miracoli», portava al collo una delle lunghe collane consacrate, tipiche del Candomblé, con i colori di Oxosse, spirito delle foreste, a testimonianza di un legame indissolubile con le tradizioni della sua terra.
Salvador, la sua città d'adozione, è per lui un luogo emblematico. Veloso ha affermato che "il Brasile non è solo un Paese, è un sentimento. E Salvador è il battito di quel sentimento", percependo in ogni angolo della città un battito insieme inquietante ed eccitante, capace di custodire e generare l'anima più profonda del popolo. Anche la celebre Igreja de Nosso Senhor do Bonfim, con la sua sfilza di ex voto e nastri colorati (fitinhas) appesi alla cancellata, rappresenta un concentrato della religiosità popolare brasiliana.
La ricchezza mitica che si è rifondata a Bahia nel culto degli Orixás ha ispirato anche la sua arte. Veloso ha enumerato gli spiriti delle forze della natura in "Milagre do povo", una canzone scritta per lo sceneggiato tratto dal romanzo "Tenda dos milagres" del suo amico Jorge Amado. L'inno alla Terra, composto dopo aver visto l'immagine del pianeta scattata dall'Apollo 8 durante il suo periodo di prigionia, è diventato un rito collettivo a ogni concerto, esprimendo una forma di spiritualità laica e profonda.
Il Tropicalismo e la Decostruzione dei Simboli Sacri
Il movimento Tropicalismo, di cui Caetano Veloso fu tra i fondatori, rappresentò una battaglia politica e culturale per un rinnovamento del paese, sfidando il nazionalismo e le tradizioni immobilistiche. In questo contesto, Veloso si definiva un "irrazionalista innamorato della ragione", e la sua estetica, che comprendeva anche la rivendicazione delle sue origini mulatte, si contrapponeva a un'idea statica della cultura brasiliana.
I tropicalisti, con la loro vocazione alla provocazione, non esitarono a utilizzare simboli religiosi per scuotere la società e mettere in luce le contraddizioni. In un programma televisivo condotto con Gilberto Gil, arrivarono a far vestire Gilberto Gil da Gesù (un nero? Con la faccia da schiavo?), e Caetano Veloso cantò la canzone "Boas Festas" vestito da Babbo Natale, con una pistola alla tempia. Questi atti, fortemente provocatori, mostravano un desiderio di decostruire le immagini e le ideologie dominanti, compresi i simboli sacri, per esprimere una critica radicale e stimolare una riflessione profonda sull'identità e la libertà.
"Verità Tropicale": Un Viaggio nella Profondità dell'Identità
Il volume "Verità Tropicale" di Caetano Veloso trascende la semplice autobiografia, configurandosi come un opus summum della sua attività critico-teorica. Nelle sue oltre cinquecento pagine, lo stile lucido e critico di Veloso guida i lettori nella sua intimità e nella complessa sfera politica e intellettuale brasiliana. Il libro esplora come la filosofia possa essere una musica applicata, riflettendo sulla lingua, la poesia, la storia e la religione, oltre che sulla politica e la filosofia, posizionando Veloso tra quegli "intellettuali-artisti organici" nel senso gramsciano del termine.
Uno dei temi principali affrontati è l'identità del Brasile, spesso paragonato agli Stati Uniti, con gli intellettuali brasiliani che si lamentano del ritardo nel loro sviluppo economico e politico, ma vanno orgogliosi della propria spiritualità e della democrazia razziale. Veloso descrive il Brasile come un'"immensa isola fluttuante" (imensa ilha flutuante), più "irreale" dell'Utopia di Tommaso Moro, evidenziando una disconnessione tra il nome del paese e la sua realtà politica, pur riconoscendo la profonda e complessa spiritualità che ne intride l'essere.
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