Vita e Opera di Missionari di Nome Elia

Il nome Elia evoca immediatamente la figura del grande profeta dell'Antico Testamento, colui al quale il Signore rivolge la domanda "Che fai qui Elia?" in uno dei momenti più difficili della sua vita. Questo profeta, reduce dal successo contro i 450 profeti di Baal sul monte Carmelo, fu costretto a fuggire da Gezabele, che aveva giurato di ucciderlo. Nonostante il fallimento mondano della sua missione, Elia è descritto come "colui che vive alla presenza del Signore", trovando nel rapporto con Dio l'unica cosa essenziale. Questa figura biblica ha ispirato numerosi uomini che, portando lo stesso nome, hanno dedicato la propria vita alla missione, testimoniando la fede e l'impegno in contesti diversi.

illustrazione del profeta Elia sul Monte Carmelo

Padre Elia Dalla Fontana (Comboniano): Una Vita tra Africa e Formazione

Padre Elia Dalla Fontana, missionario comboniano, nacque a Conselve (Padova) il 21 luglio 1939. Crebbe in una famiglia profondamente religiosa, con il padre Giovanni organista e la madre Maria Scapin casalinga, e un fratello, Pio, che divenne prete diocesano. Nel 1949, Elia seguì le orme del fratello, entrando nella Scuola apostolica dei missionari comboniani a Padova, dove completò le scuole elementari e medie. Il suo percorso di formazione continuò con il noviziato a Gozzano nell'ottobre 1956 e a Sunningdale, Berks, nell'ottobre 1957, dove emise i primi voti religiosi il 9 settembre 1957, ottenendo anche il General Certificate of Education (Oxford).

Formazione Accademica e Ordinazione

Successivamente, Elia intraprese gli studi di filosofia nello scolasticato di Sunningdale (1958-1959) e di teologia presso la casa madre di Verona (1959-1960), per poi trasferirsi allo scolasticato di Roma (San Pancrazio) dove completò i corsi all'Università di Propaganda Fide, conseguendo la licenza in teologia. Il 9 settembre 1963 professò i voti perpetui e il 28 giugno 1964 fu ordinato sacerdote, all'età di 25 anni, in pieno Concilio Vaticano II. Padre Elia assunse fin da subito il ruolo di "traghetattore" tra la tradizione e le nuove spinte post-conciliari, sia all'interno dell'Istituto che nelle sue missioni in Africa. Le sue due specializzazioni lo aiutarono a comprendere e a coinvolgersi nel processo di "aggiornamento" allora in voga.

Il Servizio Missionario in Africa

Nel 1970, padre Elia giunse in Uganda, dove avrebbe trascorso quasi 50 anni, con brevi interruzioni, operando nelle diocesi di Lira e Gulu, nel nord del paese. Non era un uomo da ufficio, prediligendo il contatto diretto con la gente. Dal luglio 1980 a giugno 1989, tornò in Italia come formatore dei giovani missionari nello scolasticato di Roma. Nel luglio 1989, ripartì per l'Uganda, diventando parroco di Kitgum per tre anni. I confratelli lo elessero superiore provinciale dell'Uganda, incarico che assunse dal 1° gennaio 1993, in un periodo in cui il gruppo comboniano in Uganda era tra i più numerosi dell'Istituto. Terminato il suo servizio provinciale nel 1998, fu destinato come superiore allo scolasticato di Karen, Nairobi (Kenya).

mappa delle diocesi di Lira e Gulu in Uganda

Nel novembre 2001, ricoprì il ruolo di superiore della comunità di Kitgum e direttore del centro catechistico, e dal 1° gennaio 2002 fu consigliere provinciale. A settembre dello stesso anno, fu nominato parroco della cattedrale di Gulu. Nel luglio 2007, fu in Italia per un periodo di riposo presso la curia generalizia di Roma, diventandone direttore spirituale. Tuttavia, il suo cuore rimase a Kitgum, dove tornò nel settembre 2009, rimanendovi fino al dicembre 2015, quando si trasferì nella diocesi di Gulu, prima a Opit e poi a Layibi, fino al settembre 2024, quando fu costretto a rientrare in Italia per motivi di salute.

Gli Ultimi Anni e la Memoria

Giunto in Italia in uno stato di estrema fragilità, padre Elia conquistò tutti con la sua umanità autentica e profonda, rivelandosi come un uomo buono, dolce, sempre sorridente e positivo. Non temeva di chiedere aiuto e faceva comprendere l'importanza dei piccoli gesti e delle piccole cose. Il Signore lo chiamò a sé improvvisamente la notte del 5 ottobre, prendendolo delicatamente nel sonno. Le testimonianze giunte dall'Africa, al termine della sua funzione funebre, hanno unanimemente sottolineato la sua vicinanza e l'attenzione verso coloro che ha incontrato, confermando la figura di un vero comboniano, come sognato dal Santo Fondatore.

Padre Elia Ciapetti (Comboniano): Un Costruttore di Speranza in Africa

Padre Elia Ciapetti, un altro missionario comboniano, è stato un instancabile costruttore di futuro e speranza in Africa per oltre cinquant'anni. Originario di Castegnato, in provincia di Brescia (sebbene inizialmente descritto come bergamasco), fu ordinato sacerdote nel 1957. La sua prima missione lo vide in Sudan, tra la tribù dei Toposa, dal 1958 al 1964, anno della sua espulsione forzata dal paese.

Missioni e Difficoltà

Nonostante le avversità, padre Elia tornò in Africa nel 1964, questa volta in Uganda, dove rimase per ben 29 anni. Qui, nonostante numerosi attacchi armati da cui uscì sempre illeso, si dedicò alla creazione di un polo agricolo per prevenire la carestia. Nel 1993, tornò in Sudan per aprire, insieme a un confratello irlandese, la missione di Narus, che divenne presto un centro per i profughi colpiti dalla guerra civile. Per portare aiuti, attraversava settimanalmente il confine con il Kenya, subendo un assalto di briganti che gli causò una grave ferita alla mano destra, costringendolo a rientrare in Italia.

Nord Sudan: Quale scenario futuro ?

L'Impegno per l'Istruzione e le Adozioni a Distanza

Nel 2003, padre Elia partì per l'ennesima volta per l'Africa, tra i Turkana del Kenya, nella missione di Nakwamekwi. In dodici anni, costruì venti scuole materne, una scuola primaria con convitto e un secondo convitto femminile, per permettere alle ragazze dei villaggi di accedere all'istruzione superiore. Nel febbraio 2014, realizzò il suo ultimo grande sogno: l'inaugurazione della "Comboni Girls Boarding High School Nakwamekwi", una scuola superiore femminile che accolse subito circa ottanta ragazze motivate. Padre Elia avviò anche l'operazione "adozioni a distanza", garantendo vitto, vestiario e istruzione a bambini profughi od orfani con un contributo annuo, promuovendo un contatto di cuore tra adottante e bambino, senza creare privilegi individuali.

foto di studenti in una scuola missionaria in Kenya

Provato da problemi fisici, padre Elia Ciapetti rientrò definitivamente nella comunità dei comboniani di Brescia nel 2015, da dove continuò a sostenere con preghiere e fondi l'opera missionaria che aveva lasciato. Testimone della sua opera fu anche la distribuzione di dieci tonnellate di aiuti alimentari (riso, pasta, fagioli, zucchero, ecc.) provenienti dalla raccolta "Zaini alpini per i bambini dell’Africa", diretti ai più poveri dell'Africa Centrale che spesso non avevano mai assaggiato cibi del genere.

Padre Elia D'Elia (Gesuita Sinologo): Tra Accademia e Missione

Padre Elia D'Elia, gesuita e insigne sinologo, nacque a Pietracatella (Campobasso) il 2 aprile 1890. Nel 1904, a soli 14 anni, entrò nel seminario della Compagnia di Gesù a Napoli. Dopo gli studi letterari, espresse il desiderio di essere destinato in Cina e fu inviato dai superiori a seguire corsi di filosofia al St. Mary's College di Canterbury (1909) e alla Maison Saint-Denis di Saint-Hélier, Jersey (1910-12), dove acquisì una solida conoscenza del francese e dell'inglese, essenziale per un missionario in Estremo Oriente.

La Carriera di Sinologo in Cina

Dal 1913 al 1917, studiò il cinese al collegio di Zikawei a Shanghai. Durante questi anni, pubblicò diversi articoli su riviste missionarie e il suo primo lavoro sinologico di rilievo sulla rivista T'oung Pao: "Un maître de la jeune Chine: Liang K'i-tch'ao" (1917), dedicato a una delle figure centrali del movimento di riforma cinese. Completò gli studi teologici negli Stati Uniti (Woodstock College, 1918-19), in Inghilterra (Ore Place, 1920-21), dove fu ordinato sacerdote il 24 agosto 1920, e infine in Francia (Maison de la Colombière, 1922).

Opere e Insegnamento in Italia

Tornato in Cina, dopo un breve periodo di compiti pastorali (1923-25), fu chiamato a insegnare all'università L'Aurore di Shanghai (1926-27) e a collaborare con il Centro di studi sinologici di Zikawei (1928-34). Durante questo periodo, tradusse in francese e inglese l'opera di Sun Yat-sen, "San-min chu-i" (I tre principî del popolo). Nel 1934, rientrò in Italia, dove fu nominato professore di storia delle missioni e, dal 1939, anche di sinologia all'università Gregoriana a Roma, rimanendovi fino alla morte. Ottenne la libera docenza in "lingua, letteratura e storia cinese" all'università di Roma, dove insegnò dal 1941 al 1945.

ritratto di Padre Matteo Ricci, figura studiata da D'Elia

Le sue opere principali includono "Il mappamondo cinese del p. Matteo Ricci S. I." (1938) e "Le origini dell'arte cristiana cinese" (1939). Il suo progetto più ambizioso fu la pubblicazione delle "Fonti Ricciane", edizione nazionale degli scritti editi e inediti di Matteo Ricci, di cui pubblicò tre volumi (1942, 1949). Padre D'Elia criticò duramente la precedente edizione del gesuita belga N. Trigault, evidenziando la superiorità del testo italiano originale di Ricci. Nonostante le critiche sulla metodologia editoriale e le sue teorie sinologiche, Elia D'Elia pubblicò numerosi scritti di Ricci in riviste specializzate, come "Il Trattato sull'Amicizia" e "Roma presentata ai letterati cinesi". La sua bibliografia completa conta oltre trecento titoli.

Padre Meo Elia (Saveriano): La Missione della Formazione e della Spiritualità

Padre Meo Elia, missionario saveriano, morto il 7 luglio scorso (riferito al 2023 o a poco prima), ha lasciato un segno profondo attraverso il suo impegno nella formazione e nella spiritualità missionaria. Originario di Villafranca Piemonte (TO), entrò nei Saveriani a vent'anni, dopo il seminario di Torino, e fu ordinato prete nel 1960. Appena dopo l'ordinazione, fu destinato allo CSAM (Centro Saveriano di Animazione Missionaria) di Parma.

Impegno Editoriale e Pubblicazioni

Padre Meo Elia divenne direttore dei sussidi di "Spiritualità missionaria" di "Fede e Civiltà" e poi della stessa rivista, l'attuale "Missione Oggi". Nel 1966, l'editore Piero Gribaudi gli propose di scrivere un libro, che vide la luce nel 1967 con il titolo "Uomini nuovi per la novità cristiana", un'opera che aprì prospettive inedite a molti giovani. Per l'imprimatur, l'abate benedettino di S. Giovanni Evangelista, inizialmente scettico, riconobbe il valore divulgativo e la serietà del testo, affermando: "Sono contentissimo, non cambi una riga."

Padre Meo Elia continuò a curare la sua rubrica di Spiritualità missionaria e fu direttore della rivista fino a dicembre 1969. In quegli anni, il gruppo redazionale si schierò su temi come la guerra in Vietnam, il Biafra e il Terzo Mondo, con forti argomentazioni bibliche. Dedicò un intero numero alla "Parrocchia missionaria", con un suo lungo articolo sull'aspetto comunitario della missione, in linea con gli Atti degli Apostoli.

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