Solennità dei Santi Giovanni e Paolo: Storia, Culto e Basiliche

La festività dei Santi Giovanni e Paolo rappresenta un importante capitolo nella storia delle celebrazioni cristiane a Roma. In un contesto dove antiche festività pagane venivano gradualmente sostituite, la Chiesa Romana promosse il culto di figure martiri, come i "colossi" Pietro e Paolo, per completare l'offuscamento dei grandi regnanti dell'Urbe. Fu così che i Romani dovettero sovrapporre alla festa di Cesare e di Augusto quella di Pietro e Paolo, e analogamente, altre figure cristiane acquisirono rilevanza.

La festa di San Pietro e Paolo, in Italia, fino al 1977 fu una festa nazionale; successivamente, la legge n. 54 del 5 marzo 1977, intitolata "Disposizioni in materia di giorni festivi", determinò la cessazione del carattere festivo civile di varie solennità della Chiesa Cattolica.

Martirio dei Santi Giovanni e Paolo, opera di Guercino

I Santi Martiri Giovanni e Paolo: La Tradizione

Le Fonti e l'Identità

I Santi Giovanni e Paolo sono ricordati nel Martirologio Romano (edizione 2004) come "Martiri di Roma" e commemorati il 26 giugno. Questi santi fratelli nacquero da una famiglia patrizia romana e unirono alla comunanza del sangue quella della fede, che coronarono con un glorioso martirio. Le informazioni su di loro, che è bene chiarire non sono gli omonimi apostoli, sono in parte discordanti e risalgono soprattutto a una "Passio", un testo agiografico in parte leggendario risalente al IV secolo.

La 'passio' presenta Giovanni e Paolo, fratelli di sangue e di fede cristiana, in tre diverse fasi: prima come maggiordomo e primicerio di Costantina, figlia dell'imperatore Costantino; poi come soldati del generale Gallicano, al quale suggerirono un voto che ottenne la vittoria dell'esercito sugli Sciti; infine, come privati cittadini nella loro casa al Celio, molto munifici di elemosine e aiuti, con i beni ricevuti da Costantina. Eletti da Costantino a scudieri di sua figlia Costanza, disimpegnarono questo loro ufficio con onore e lode. L'imperatore cristiano Costantino segnò il completo trionfo della Chiesa sull'idolatria, sostituendo l'emblema sacro della croce di Cristo alle effigi dei pagani.

Il Martirio secondo la "Passio"

Alla morte di Costantino, gli successe sul trono imperiale Giuliano l'Apostata (331-363), un rinnegato persecutore di Cristo e della sua Chiesa. Quando Giuliano salì al trono imperiale nel 361, deciso a ripristinare il culto pagano dopo aver rinnegato il cristianesimo, cercò di convincere Giovanni e Paolo, che godevano di molta considerazione a Roma, a collaborare al suo progetto restauratore. I due fratelli, sdegnando di servire un monarca pagano, rinunciarono al loro onorevole ufficio, disprezzando gli onori che venivano loro tributati.

Saputo ciò, l'imperatore, che allora si trovava in Oriente, scrisse a Terenziano, capitano delle guardie imperiali, intimandogli di catturare i due fratelli. Lasciò loro dieci giorni di tempo per scegliere se sacrificare a Giove o perire tra i più strazianti tormenti. Chiamati a giudizio, gli intrepidi giovani accolsero con gioia la notizia della dilazione e ne approfittarono per distribuire i loro beni ai poveri, sicuri di accrescere il numero di coloro che li avrebbero ricevuti negli eterni tabernacoli. Trascorsi i dieci giorni, fu loro intimato di sacrificare a Giove. «Siamo disposti a morire - risposero a una voce i due eroi - noi adoriamo l'unico vero Dio, Creatore del cielo e della terra». Il tiranno soggiunse: «L'imperatore vi comanda di ubbidire». I due fratelli risposero risolutamente: «Senti, Terenziano, se Giuliano è il tuo dio, affidati a lui e servilo fedelmente; quanto a noi, non abbiamo altro Dio che Gesù Cristo».

A queste parole, il crudele ministro condannò i due fratelli ai tormenti. Tuttavia, un pensiero lo assalì: che cosa avrebbe detto il popolo alla notizia di una sentenza così esecrabile? Il feroce tiranno esitò un istante, ma il suo animo perverso escogitò un nuovo mezzo per sacrificare le innocenti vittime. «Li ucciderò segretamente - disse - e farò spargere la voce che i due fratelli sono stati esiliati.» Ciò detto, scortato dai suoi soldati, entrò nell'abitazione dei due invitti confessori della fede di Cristo, li fece decapitare e li seppellì in luogo sconosciuto. Era il 26 giugno 362.

I Prodigi e la Conversione di Terenziano

Un'azione così empia non doveva rimanere nell'oblio. Gli spiriti immondi che vessavano i corpi di molti uscirono da essi gridando e promulgando ovunque la condanna e il supplizio dei due gloriosi fratelli. Lo stesso figlio di Terenziano, posseduto dal demonio che lo agitava in modo spaventevole, fu portato dai Cristiani al sepolcro dei Martiri e venne istantaneamente liberato.

La notizia del prodigio si diffuse in un baleno per tutta Roma, e molti, illuminati dalla grazia divina, credettero in Gesù Cristo. Con stupore di tutti, lo stesso Terenziano, veduto il miracolo della strepitosa guarigione del figlio, lasciò gli dèi falsi e bugiardi, convertendosi al Cristianesimo e facendo costruire una sontuosa basilica dedicata ai due martiri gloriosi. Anche il prete Crispo, informato del fatto, si recò con due cristiani, Crispiniano e Benedetta, a visitarli, portando loro la Santa Comunione e il loro conforto. Dopo la loro morte, Crispo e i suoi compagni, avvertiti da una visione, si recarono sulla loro tomba a pregare, ma qui vennero sorpresi e uccisi anche loro. Il figlio di Terenziano, dopo essere stato guarito, si convertì e venne anch'egli in seguito martirizzato.

Il successore di Giuliano l'Apostata, l'imperatore Gioviano (363-364), abrogò la persecuzione contro i cristiani e diede incarico al senatore Bizante di ricercare i corpi dei due fratelli. Una volta trovati, fece erigere dallo stesso senatore e dal figlio Pannachio una basilica sopra la loro casa.

Contesto Storico e Archeologico: Tra Leggenda e Realtà

La Controversia sulla Datazione del Martirio

Sui due santi martiri romani si è aperta da parte degli studiosi una controversia sulla data del loro martirio, effettivamente avvenuto a Roma. Alcuni ritengono che il martirio di Giovanni e Paolo possa essere avvenuto almeno 50 anni prima, all'epoca di Diocleziano (243-313), poiché le persecuzioni di Giuliano avvenivano prevalentemente in Oriente, dove risiedeva. Le opposizioni degli studiosi si basano sul fatto storico che la persecuzione di Giuliano l’Apostata non fece vittime ufficiali a Roma. A volte i due santi sono stati confusi con altri martiri come Gioventino e Massimino.

Nonostante ciò, si può ipotizzare che l’antica 'passio', essendo quasi contemporanea agli eventi, non narri il falso. Sebbene non vi furono vittime ufficiali romane durante la persecuzione di Giuliano, nulla toglie che qualche martire ci sia stato a Roma ma tenuto nascosto, come nel caso di Giovanni e Paolo, che furono sotterrati nella loro stessa casa, senza che i Romani conoscessero la loro sorte. È importante ricordare che i cristiani, con Costantino, avevano ottenuto libertà di culto; lo stesso Giuliano aveva inizialmente emanato un “Editto di tolleranza”, e quindi il popolo non era disposto a tornare indietro sulla pace e libertà raggiunta.

Le Scoperte Archeologiche sul Celio

Sotto la basilica Celimontana dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, sono stati ritrovati resti di una villa romana abitata da cristiani, con un piccolo vano della "confessio" che reca affreschi di scene di martirio e, al di sotto, una fossa per il seppellimento di due corpi. Questi lavori archeologici e gli studi pubblicati, in particolare dal passionista padre Germano di S. Stanislao (Vincenzo Ruoppolo) morto nel 1909 e completati da altri studiosi, confermano il racconto della 'passio' con la scoperta della casa romana, di cui probabilmente i due fratelli martiri erano proprietari e sulla quale fu eretta la basilica posta nell’omonima piazza.

Sul sepolcro, costituito da una tomba a “due piazze”, venne eretto il piccolo vano della ‘confessio’ che ancora conserva antichi affreschi narranti il martirio; il tutto è conglobato in una basilica detta Celimontana, che si affaccia tra archi medievali e contrafforti, sul famoso Clivo di Scauro. La chiesa fu più volte ristrutturata e modificata: le reliquie furono traslate dalla primitiva sepoltura nel 1588, collocate sotto l’altare maggiore nel 1677, e infine, nel 1725, il cardinale Paolucci le fece racchiudere in un’urna di porfido, ricavata da un’antica vasca termale, che ancora oggi forma la base dell’altare. Effettivamente sotto la chiesa, nel 1887, è stata scoperta una casa romana a due piani con affreschi e fregi.

Il culto antichissimo dei Santi Giovanni e Paolo è testimoniato da innumerevoli citazioni in Canoni sia romani che ambrosiani, in vari Martirologi e Sacramentari, orazioni e prefazi a loro dedicati, epigrafi marmoree, un monastero fondato da San Gregorio I Magno (535-604) e intitolato ai due martiri. Un'altra chiesa eretta sul Gianicolo era pure a loro dedicata, e a Ravenna sono raffigurati nel mosaico di Sant'Apollinare Nuovo. È indubbio il culto ufficiale che ricevettero nei secoli, e il racconto della 'passio' giustifica la presenza di un sepolcro in una casa al centro di Roma, quando i luoghi delle esecuzioni e i cimiteri erano posti alla periferia della città.

Roma Basilica di San Giovanni e Paolo al colle Celio

Le Basiliche Dedicate ai Santi Giovanni e Paolo

La Basilica sul Monte Celio a Roma

A Roma, la commemorazione dei santi Giovanni e Paolo si lega indissolubilmente alla basilica sul Monte Celio, lungo il Clivo di Scauro, nella proprietà del senatore Pammachio. Questa Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, situata sul Celio, ha una storia che risale alla fine del IV secolo, edificata sopra la casa dei martiri, i cui resti sono stati scoperti nel 1887 e sono oggi visitabili.

Esterno della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio, Roma

La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia

L'importanza dei Santi Giovanni e Paolo si estende oltre Roma, come testimoniato dalla magnifica Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, spesso chiamata San Zanipolo. La sua fondazione è legata a un sogno del doge Jacopo Tiepolo.

Fondazione e Sviluppo

Fu in una notte del 1234 che il doge Jacopo Tiepolo udì in sogno delle parole e vide una zona acquitrinosa, piena di meravigliosi fiori, sorvolata da bianche colombe e schiere di angeli in canto. Recatosi il giorno seguente al Senato per riferire l’accaduto, il doge ottenne di poter donare ai frati Domenicani il luogo apparsogli in sogno, ovvero l’attuale Campo dei Santi Giovanni e Paolo, nel quale fu in seguito eretta l’odierna Basilica, dedicata ai martiri romani del IV secolo Giovanni e Paolo.

I lavori di costruzione della chiesa duecentesca furono presto terminati. Tuttavia, la scelta della Basilica da parte di molti dogi e personaggi illustri come luogo di sepoltura portò alla necessità di ampliare ulteriormente la chiesa. L’opera fu intrapresa da due frati domenicani, fra Benvenuto da Bologna e fra Nicolò da Imola, e fu portata a termine nel 1368, come testimonia un’iscrizione posta nella prima arcata di sinistra presso l’organo. Successivamente, alcuni patrizi veneziani furono nominati Procuratori della fabbrica di S. Zanipolo per assicurare l’ultimazione e un continuo abbellimento della Basilica, che è tutt’oggi la chiesa più grande della città. Infine, a quasi due secoli dalla fondazione, il 14 novembre 1430, la chiesa fu finalmente consacrata.

Facciata della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia

Il Patrimonio Artistico e la Cura Pastorale

Da allora, la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia fu continuamente arricchita di monumenti sepolcrali, dipinti e sculture dei maggiori artisti veneziani, tra i quali Bellini, Cima da Conegliano, Palma il Giovane, Vivarini e Veronese. Inoltre, la crescente importanza della Basilica per le cerimonie di Stato portò alla demolizione del Coro nel 1682 per ottenere maggior spazio per le solenni funzioni cittadine.

Nel 1806, dopo quasi sei secoli, i Domenicani furono allontanati dalla loro gloriosa sede e il convento fu trasformato in ospedale, dapprima militare e poi civile. L’ex convento è tutt’ora sede dell’ospedale civile dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia, ospita la storica farmacia dell’ospedale - erede dell’antica spezieria del convento - e la Scuola Grande di San Marco. Nel 1810 nacque la parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo.

Da quasi ottocento anni, i frati dell’Ordine dei Predicatori custodiscono la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, cuore spirituale e civile della Serenissima. Oggi, come allora, la comunità vive e opera nel solco del carisma di san Domenico: «parlare con Dio e di Dio». La loro missione si esprime anzitutto nella cura pastorale della parrocchia, attraverso la celebrazione dei sacramenti, la disponibilità quotidiana per le confessioni, l’accompagnamento spirituale e l’annuncio della Parola, un fondamento mantenuto ininterrottamente dal 1236.

Fedeli alla vocazione di predicatori, i Domenicani annunciano il Vangelo mediante la predicazione, la catechesi e l’arte. L’immenso patrimonio artistico della Basilica - con i suoi monumenti dogali, i capolavori di Giovanni Bellini, del Piazzetta e di tanti altri maestri - non è per loro una semplice memoria del passato, ma uno strumento vivo d’evangelizzazione, capace di parlare al cuore di chi entra in questo spazio sacro. Proseguono inoltre la tradizione del convento come luogo di incontro culturale: fin dalle origini, grazie alla sua celebre biblioteca e all’opera di frati umanisti e filosofi, questo fu un crocevia tra Oriente ed Occidente. Oggi rinnovano quella vocazione promuovendo incontri, conferenze e occasioni di dialogo tra fede e cultura. Infine, si dedicano con particolare cura all’accoglienza di pellegrini e visitatori, desiderando che chiunque varchi la soglia della Basilica possa fare un’esperienza di bellezza e di fede, scoprendo un patrimonio spesso misconosciuto eppure tra i più straordinari di Venezia. La comunità, sebbene piccola, è radicata in una storia grande e si ispira all’esempio di quanti l'hanno preceduta in questo luogo, dal beato Giovanni Dominici (1356-1419) al Venerabile padre Giocondo Lorgna (1870-1928).

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