Don Tonino Palmese: il nuovo Garante dei detenuti e l'etica della riconciliazione

Un impegno al servizio dei diritti e della giustizia

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha nominato don Tonino Palmese nuovo Garante dei diritti dei detenuti per il capoluogo campano. Il sacerdote salesiano, 66 anni e oltre trenta di vocazione, porta con sé una lunga esperienza maturata nelle carceri e al fianco delle vittime dei reati. La sua nomina rappresenta un ponte tra la missione sacerdotale e l'impegno civile: come egli stesso afferma, la sua identità storica e sacerdotale coincidono, incarnando una fede che non separa il prete all'altare dal cittadino nella storia.

Foto di don Tonino Palmese durante un incontro istituzionale o in un contesto carcerario

La giustizia riparativa: oltre il perdono

Da circa vent'anni, in qualità di presidente della Fondazione Polis, don Palmese si occupa dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. Il suo lavoro si è concentrato sulla costruzione di un dialogo tra vittime e colpevoli, un percorso iniziato negli istituti di Nisida, Poggioreale e Secondigliano. Secondo il sacerdote, il vero "miracolo" consiste nell'esodo dalla rassegnazione, sia per chi ha subìto un torto, sia per chi ha commesso un errore.

  • Riconciliazione vs Perdono: Don Palmese sottolinea che il termine "perdono" viene spesso utilizzato in modo improprio, generando frustrazione. La riconciliazione, invece, è un processo maturo che nasce dal guardarsi negli occhi e dal fare memoria dell'accaduto.
  • Compassione: Imparare ad avere compassione dell'altro permette di superare l'odio e di riconoscere che, spesso, le parti in causa si trovano dalla stessa parte di fronte alla sofferenza.
Schema concettuale che illustra il processo di giustizia riparativa e l'incontro tra vittima e colpevole

La visione del carcere e la Costituzione

Nel ricoprire il ruolo di Garante, don Palmese intende porsi come una "sentinella" per il mantenimento della dignità umana. Egli richiama il personale carcerario a recuperare il ruolo di custodi e praticanti della Costituzione, che si traduce in prossimità verso il detenuto. L'obiettivo non è la soddisfazione di una vendetta, ma l'accompagnamento di chi deve riemergere da una condizione di sudditanza e morte.

Don Palmese evidenzia le criticità strutturali del sistema penitenziario, come il sovraffollamento e gli edifici fatiscenti, sottolineando che "nessuno ha il diritto di togliere la vita di un altro, ma nemmeno di abbrutire la vita di un altro". L'attività del Garante sarà svolta a titolo completamente gratuito, in continuità con il suo impegno etico e sociale.

Teologia, mafia e Chiesa

Il pensiero di don Palmese si estende anche al rapporto tra teologia, mafia e Chiesa. Egli mette in guardia contro una religiosità "naturale" o "cosmica", priva di una reale conversione, che ha talvolta alimentato una doppia morale conciliabile con l'essere mafioso. Le mafie, secondo il sacerdote, sono "strutture di peccato" e un rifiuto radicale di Dio.

La proposta di don Palmese è quella di un cristianesimo "vulnerabile ed empatico", capace di schierarsi con i non-persona, i poveri e gli sfruttati. Citando don Tonino Bello, egli pone l'accento sull'etica dell'altro, dove il cielo è il luogo privilegiato delle relazioni e la santità è una meta possibile per chiunque, nonostante il disagio, decida di restare pienamente persona.

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