Madre Teresa e il Significato Profondo di Amare Comunque la Vita

La vita è un libro aperto traboccante di amori, gioie, dolori, sogni, speranze, sofferenze e contiene tutte le nostre vicende amare, belle, coinvolgenti, intriganti, ricche di colpi di scena come un film variopinto. I protagonisti siamo noi, simili alle brillanti stelle che adornano il cielo oppure ai caldi raggi del sole, oppure ad una tempesta o ad un uragano. Sì, la vita è un cammino lungo, tortuoso e ripido, che racchiude i nostri segreti, custodisce i nostri sogni alati, nati o ancora non nati. Cerchiamo di vivere intensamente ogni secondo della nostra vita, perché il tempo vola come un lampo in un cielo sereno, sforziamoci di conoscere le altre creature, perché in esse scopriremo il segreto della nostra storia, del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro. La vita è una grande occasione che non va mai sprecata, come ci ha insegnato una donna minuta, una madre coraggiosa e tenace che ha trascorso la sua lunga esistenza tra i poveri, i lebbrosi, i paralitici, gli amputati, le donne stuprate e sfregiate. Questa donna, Madre Teresa di Calcutta, ci ha lasciato un grande insegnamento sull'amore incondizionato per la vita.

Ritratto di Madre Teresa di Calcutta, simbolico e ispiratore

L'Inno alla Vita di Madre Teresa: Apprezzare Ogni Momento

Madre Teresa di Calcutta ci offre un messaggio importante e semplice, specialmente nella sua poesia "Ama la vita", che ci insegna la gratitudine. Dobbiamo imparare ad apprezzare tutto ciò che abbiamo, tutti i momenti che la vita ci riserva, che siano belli o brutti. Non c’è spazio per l’oscurità, per il disagio, per la negatività. Tutti noi incontriamo delle difficoltà e affrontiamo attenzioni anche serie. Non va mai trascurato cosa sono costrette ad affrontare molte persone, molte famiglie. Malgrado questo, bisogna sempre reagire.

Il suo inno alla vita si compone di profonde affermazioni:

  • La vita è bellezza, ammirala.
  • La vita è un’opportunità, coglila.
  • La vita è beatitudine, assaporala.
  • La vita è un sogno, fanne una realtà.
  • La vita è una sfida, affrontala.
  • La vita è un dovere, compilo.
  • La vita è un gioco, giocalo.
  • La vita è preziosa, abbine cura.
  • La vita è una ricchezza, conservala.
  • La vita è amore, donala.
  • La vita è un mistero, scoprilo.
  • La vita è promessa, adempila.
  • La vita è tristezza, superala.
  • La vita è un inno, cantalo.
  • La vita è una lotta, accettala.
  • La vita è un’avventura, rischiala.
  • La vita è felicità, meritala.
  • La vita è la vita, difendila.

Potremmo concludere che la vita va vissuta con gioia e gratitudine, superando gli odi e i rancori che ancor oggi ci separano, macchiando il libro della vita con il sangue degli innocenti, bambini o adulti, ebrei, cristiani e musulmani e sporcandolo con l’odio, la violenza, l’ira, il pregiudizio, il razzismo e l’intolleranza.

Il Verbo Amare: Piccole Cose con Grande Amore

Madre Teresa ci ha insegnato che "Non possiamo sempre fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore". Il verbo amare è la gioia di far piacere a qualcuno. Dio ha inserito l'amore nelle gioie e nei dolori, perché gioire e soffrire per Lui ravviva la fiamma dell’amore. L'amore è presente nei rapporti col prossimo, nei quali domina il principio indiscutibile di non pensare, dire e fare se non quello che può far piacere al prossimo, come Dio comanda, e quindi per amore di Dio. Questo concetto si rifletteva anche nei suoi esami di coscienza, nei quali non mancava mai la domanda più importante e necessaria: “Oggi come e quanto ho amato Dio?”.

Madre Teresa, con le sue opere pie e caritatevoli, ha salvato la vita di migliaia di persone, ha accolto e curato nei suoi centri moltissimi poveri, senza distinguere tra Hindu, Sik, cristiani, ebrei o musulmani. Non ha mai chiesto loro la carta d’identità, né le origini né l’appartenenza culturale, etnica o religiosa. Ha invece cercato, in chi aveva dinanzi, il fratello o la sorella da aiutare e salvare. La sua profonda fede si manifestava in preghiere come questa:

“Signore amatissimo, fa' ch'io possa vederti oggi e ogni giorno nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli. Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico, dello scontento, dell'arrogante, fa' ch'io possa ancora riconoscerti e dire: "Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti. Signore, dammi questa fede che vede chiaro, e allora il mio compito non sarà mai monotono, sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti... O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente, degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza, indulgente con i miei errori e che tiene conto dell'intenzione, perché la mia intenzione è di amarti e di servirti nella persona di ogni tuo malato.”

La Vita di Madre Teresa: Un Esempio Concreto di Carità

Madre Teresa di Calcutta, il cui nome di battesimo era Agnese Gonxha Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje. Ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore. All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928 per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, le Suore di Loreto, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola per ragazze, St. Mary, di cui divenne direttrice nel 1944.

Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. La sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime.” Le chiese di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri. Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 21 dicembre 1948 andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”.

Madre Teresa tra i poveri a Calcutta, esempio di dedizione

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente. Nel 1963 fondò i Fratelli Missionari della Carità e, successivamente, altri rami contemplativi e laici per rispondere alle necessità fisiche e spirituali dei poveri. Per questi nobili e impareggiabili atti di umanità, amore e sacrificio, nel 1979 Madre Teresa di Calcutta ricevette il Prestigioso Premio Balzan e l’ambito Premio Nobel per la pace. Morì da povera tra i più poveri della terra il 5 settembre 1997 a Calcutta. Il 19 ottobre 2003 Giovanni Paolo II la proclamò “beata”. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. Madre Teresa ci lascia un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità.

L'Amore che "Fa Male": La Carità Cristiana e il Dono di Sé

Nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace nel 1979, Madre Teresa spiegò che "l’amore, per essere vero, deve fare male". Questo concetto nasce dall'esperienza dell'amore di Gesù, che ha sofferto per noi. La carità cristiana è sulla linea del dono, del puro dono, come opera Dio con noi. La sua caratteristica è il cuore in azione e il disinteresse. Fare carità, per lei, significava dare il bicchiere d'acqua a chi ha sete, non costruire acquedotti; era un atto personale di amore e vicinanza.

Spesso, si tende a confondere la carità cristiana con l'assistenza sociale. L'assistenza sociale si può fare anche soltanto con le cose, a distanza, per delega. La vera carità cristiana, invece, ha per oggetto Dio stesso, e si manifesta nel prossimo. Solo chi ha il cuore pieno dell'amore per Dio può fare le "follie dell'amore", come spiegato da Madre Teresa, dedicandosi completamente ai malati e ai rifiutati, come hanno fatto Camillo de Lellis e il Cottolengo. L'eutanasia, ad esempio, è considerata una forma educata per dire rifiuto e abbandono, in contrapposizione all'amore incondizionato.

Madre Teresa ci ha rivelato il suo segreto: fu Gesù stesso che, apparendole per tre volte, le chiese di lasciare il convento per andare tra i più poveri dei poveri, e lei, per Lui, lo fece. Ha amato Gesù col cuore e ha lasciato il suo segreto a tutti noi, specialmente alle sue Figlie, le Missionarie della Carità, che si impegnano a rimanere almeno due ore al giorno davanti all’Eucarestia perché, come assicurava, “Chi non riconosce Gesù nell’Eucarestia non può riconoscerlo nei poveri”.

Questo amore è liberante, un segno messianico dove “i poveri saranno evangelizzati”. È terribile essere schiavizzati da chi ti ama, essere concupiti, peggio ancora strumentalizzati. Guglielmo da St. Thierry ha affermato “Tutto ciò che non è amore per Cristo è concupiscenza”, sottolineando come anche nel fare del bene ai fratelli, possiamo ricerchiamo noi stessi, il nostro piacere, il nostro interesse. Senza volerlo, possiamo strumentalizzare coloro che con le migliori intenzioni vogliamo aiutare. Per fare la carità cristiana ci vuole il cuore, serve il cuore perché i poveri vogliono soprattutto essere amati.

Suore Missionarie della Carità che assistono i bisognosi

La Difesa della Vita e l'Amore nella Famiglia

Madre Teresa sottolineava che il più grande distruttore della pace oggi è l'aborto, poiché è una guerra diretta, un'uccisione commessa dalla madre stessa. Faceva appello per restituire i bambini e faceva in modo che ogni bambino, nato o non nato, fosse desiderato. La sua congregazione combatteva l'aborto con le adozioni, salvando migliaia di vite e offrendo aiuto a ragazze madri.

Insegnava anche i metodi naturali di pianificazione familiare ai mendicanti, ai lebbrosi e agli abitanti degli slum, promuovendo l'auto-controllo per amore reciproco. Notava che le famiglie che praticavano questi metodi erano più sane e unite. Per lei, i poveri erano "grandi persone" che potevano insegnarci molte cose belle, come l'amore riconoscente di una donna morente che le disse solo "grazie", o l'uomo dal canale che moriva "come un angelo, amato e curato".

Madre Teresa credeva fermamente che l'amore comincia a casa. "La famiglia che prega insieme sta insieme". Sottolineava che non abbiamo bisogno di bombe e armi per portare la pace, ma semplicemente di stare insieme, amarci reciprocamente, portare quella pace, gioia e forza della presenza di ciascuno in casa. In questo modo si può superare il male, l'odio e la miseria nel mondo. L'amore, per essere vero, deve essere infuso in ogni azione, non importa quanto piccola sia. "Non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo".

Un esempio toccante è quello di un bambino Hindu di quattro anni che rinunciò al suo zucchero per tre giorni per darlo ai bambini di Madre Teresa, dimostrando la gioia e la profondità della condivisione d'amore. Per Madre Teresa, questa condivisione era essenziale: "Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere".

L'Eredità Spirituale: La Forza Mistica dell'Amore Divino

La vita interiore di Madre Teresa fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, che chiamò “l’oscurità”. Questa “dolorosa notte” della sua anima, iniziata quando aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurata tutta la vita, la condusse a un’unione ancora più profonda con Dio. Proprio la forza mistica di queste lezioni è la vera eredità di Madre Teresa. Lei si è abbandonata totalmente al piano divino, vivendo l'amore con gioia indicibile, nonostante l'apparente aridità spirituale, in un’ininterrotta unione d’amore con Gesù.

La sua vocazione all'amore, pur essendo totalizzante e personale, rivela e ripropone la vocazione universale di tutti. La sua straordinaria capacità di "inabissarsi nel mare dell'amore", approfittando della sua nullità per chiedere e ottenere tutto, e utilizzando con semplicità tutte le occasioni per renderle corpo e spazio dell'amore, la rende una guida e compagna di viaggio per la Chiesa e l'umanità del terzo millennio.

Il suo insegnamento fondamentale è che "Solo la sofferenza può generare delle anime" e che "senza l’amore tutte le opere sono un nulla". La sua vita, fin dall'infanzia, fu un dialogo d'amore in crescita, un amore che la plasmava e costruiva. Ella scoprì che "l’amore è davvero tutto, che senza amore tutto è niente, mentre con l’amore anche il nulla che è lei diventa tutto". La sua piccolezza non era un impedimento, ma una straordinaria opportunità per l'amore infinito di Dio di chinarsi su di lei e rivestirla della sua ricchezza. Questo profondo senso dell'amore di Dio per lei suscitava e fondava la sua risposta, trasformando la sua esistenza in una trasparente manifestazione della sua vocazione: essere l'Amore.

Madre Teresa di Calcutta | Documentario COMPLETO

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